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UNA TERRA AD ALTA DENSITÀ DEMOCRATICA

Siena, 1 giugno 2010

Piattaforma politico – programmatica dell’Area Marino per il congresso dell’Unione territoriale di Siena

IL NOSTRO CAPITALE

I risultati delle ultime elezioni regionali hanno visto la provincia di Siena confermare i suoi tratti di terra dei democratici. Un cittadino su due nella nostra provincia ha sostenuto il Partito Democratico. Il radicamento e l’esistenza stessa del Partito Democratico discendono dunque dalla fiducia espressa dagli elettori, prima ancora che dai suoi dirigenti e dai suoi iscritti. Una fiducia che garantisce il funzionamento e la rappresentatività delle istituzioni ma che da sola, senza il lavoro dei dirigenti nel coinvolgere gli iscritti e gli elettori nell’elaborazione della politica e nei processi decisionali, non riuscirebbe a mette al riparo il nostro radicamento da una lenta frantumazione.

Nel nostro territorio, come nel resto del nostro paese, sono in atto processi di cambiamento del tessuto sociale ed economico che ridisegnano profondante i tratti delle nostre comunità. A rischio, oggi, non è solo il consenso alle forze politiche di centro sinistra, ma l’insieme intero di relazioni e valori condivisi alla base della vita democratica.

Il Partito Democratico nel nostro territorio contribuisce assieme alle altre formazioni politiche all’esistenza di quelle reti sociali e di rapporti tra cittadini che hanno un valore collettivo fondamentale. Il Partito Democratico con i suoi circoli, le sue feste e le sue iniziative è un attore fondamentale nella produzione di quel capitale sociale che è componente chiave per la costruzione ed il mantenimento della democrazia.

Questo capitale sociale si nutre di partecipazione, per sostenerlo è necessario allargare la partecipazione dei nostri elettori e dei nostri iscritti anche al di fuori delle naturali scadenze elettorali attraverso l’istituzione e l’identificazione di forum tematici permanenti quale luogo di elaborazione e proposta politica del partito cui sia garantito il diretto collegamento con gli organismi dirigenti accanto ad una adeguata organizzazione del loro lavoro.

UNA CASA NUOVA PER TUTTI

Il Partito Democratico è una casa nuova per tutti. Lo è per gli elettori e gli iscritti provenienti dai due principali partiti fondatori come lo è per tutti coloro i quali si sono avvicinati ad un partito politico per la prima volta. Il Partito Democratico non è però nato da un semplice restauro di uno dei suoi soggetti fondatori, ma è un edificio nuovo, con sensibilità diverse ed espressioni plurali, dotato di regole certe date dai propri statuti.

Come per ogni trasferimento in una nuova abitazione è normale che vi sia un periodo di adattamento nel quale cercare le proprie coordinate, come è normale fare riferimento alla vecchia abitazione per cercare di orizzontarsi. Oggi dopo due anni e mezzo possiamo dire di conoscere le nostre nuove coordinate.

Possiamo dire che questa è la casa di tutti e che il Partito Democratico riconosce e favorisce la libertà e il pluralismo interno. Possiamo dire che il Partito Democratico, nella ricerca di soluzioni unitarie ed autorevoli per la guida del partito nei rispettivi livelli territoriali, riconosce fin dalla composizione degli organi esecutivi tutte le proprie sensibilità. Possiamo dire che nel Partito Democratico tutte le componenti culturali hanno pari dignità e partecipano all’elaborazione politica condividendo l’accesso a tutte le risorse del partito.

Il Partito Democratico è la nostra nuova casa e tutti ne abbiamo le chiavi.

PERSONE AL SERVIZI DEI CITTADINI

Dopo due anni mezzo dalla propria fondazione il Partito Democratico si avvia con i congressi locali a chiudere la lunga fare transitoria che ha visto un continuo ricambio del proprio gruppo dirigente al livello nazionale come a quello locale. La chiusura di questa stagione congressuale deve consegnare alle unioni territoriali e comunali un gruppo dirigente riconoscibile e condiviso da tutto il partito. Al segretario territoriale ed ai segretari comunali viene chiesto l’impegno alla guida del partito per la durata del mandato prevista dalle regole statutarie. Con l’elezione dei segretari territoriali e comunali, il Partito Democratico si avvia a coinvolgere i propri iscritti in scelte che potranno essere modificate solo attraverso una nuova consultazione degli iscritti.

I segretari ed i gruppi dirigenti delle unioni territoriali e comunali sono prima di tutto cittadini al servizio dei cittadini, cui è richiesto di rispettare le regole di incompatibilità previste dallo statuto nazionale e da quello regionale, accanto alla massima trasparenza riguardo alle eventuali appartenenze ad altra associazione e rispetto ad eventuali incarichi, pubblici e privati ricoperti al momento dell’incarico.

UNA RAPPRESENTANZA COSTRUITA INTORNO ALLA PERSONA

Il Partito Democratico ha negli organismi previsti dallo statuto nazionale e regionale la capacita di rappresentare i propri iscritti ed allo stesso tempo designare i necessari spazi e momenti di elaborazione politica e di confronto. Il largo numero dei componenti delle assemblee territoriali e comunali e della direzione provinciale ed il riequilibrio proporzionale previsto dai regolamenti congressuali corrono il rischio di disegnare organismi pletorici scarsamente frequentati e composti esclusivamente sulla base delle appartenenze alle differenti aree culturali.

Accanto alla necessaria rappresentanza di genere il Partito Democratico deve anche,  prendere in considerazione le diversità della nostra società, la voglia di mettersi a disposizione e le capacità dei singoli nella scelta dei candidati alle assemblee rappresentative ed ai direttivi. Il Partito Democratico nel farsi promotore del ricambio generazionale e della cultura del merito deve saper migliorarsi anche al proprio interno aprendosi alle migliori energie che la nostra società offre.

IL PARTITO DEI DIRITTI, D       ELL’AMBIENTE, DEL LAVORO

Il nostro territorio non è immune dai cambiamenti sociali ed economici che riguardano il nostro paese ed il mondo intero. Nuove tensioni politico sociale sono generate sia da fattori esterni al sistema locale sia interni.

Nella nostra provincia rispetto alla continua migrazione interna da altre aree del nostro paese si è innestata negli ultimi vent’anni una forte immigrazione da paesi stranieri. Oggi un residente su dieci nella nostra provincia ha origini straniere ed entro una generazione la geografia sociale del nostro territorio sarà profondamente mutata. Poiché l’immigrazione non può essere separata dalla questione della cittadinanza il Partito Democratico deve dotarsi di un forum provinciale permanente su diritti e cittadinanza e dove necessario deve coordinare eventuali tavoli comunali sullo stesso tema.

Accanto alla crisi finanziaria ed economica globale, la crisi dell’Università di Siena e la vera e propria emergenza nelle scuole dovuta ai tagli del Governo hanno messo in luce quanto la questione del lavoro riguardi anche nel nostro territorio le professioni intellettuali. Il Partito Democratico deve ripensare le questione lavoro confrontandosi con tutte le forme di precariato dotandosi di un forum tematico aperto a tutte le realtà contemporanee del lavoro e, dove necessario, ripensare il proprio approccio verso la scuola, l’università, la pubblica amministrazione.

La crescita economica nella nostra provincia ha troppo spesso sfruttato il consumo del territorio e cavalcato i movimenti del mercato immobiliare per creare nuova ricchezza. Il risultato è stato l’immissione di un numero considerevole di unità immobiliari, sopratutto nel capoluogo e nei comuni limitrofi senza risolvere il problema abitativo di molti cittadini. Il nostro territorio sconta ancora una fortissima carenza infrastrutturale con un dibattito che negli ultimi due anni e stato inutilmente prigioniero delle questione aeroporto. Il Partito Democratico deve subito dotarsi di uno strumento di confronto sulle questioni ambientali che si avvalga anche delle competenza scientifiche presenti sul territorio oltre che della partecipazione degli amministratori e delle forze imprenditoriali.

Oggi i temi ambientali si legano a quelli economici, in particolar modo in una fase di crisi economica e finanziaria dove il rapporto tra costi ambientali e benefici occupazionali delle tradizionali attività industriali è troppo elevato, e la pressione antropica sulle risorse (acqua, aria, energia) è probabilmente ad un limite. Il Partito Democratico deve dunque istituire un forum tematico relativo alle problematiche energetiche ed ambientali anche per il PD senese.

Chiediamo infine che i coordinatori dei forum tematici siano membri effettivi dell’esecutivo e che siano scelti sulla base di competenze e autorevolezza dimostrate nei ruoli svolti nella società e nella vita pubblica.

La scuola Possibile

La scuola Possibile

di Guido Leoncini – Nel libro “Manifesto per la felicità”, recentemente pubblicato da Donzelli Editore, Stefano Bartolini ha considerato la scuola come una delle istituzioni più importanti per lo sviluppo della società.

La sua analisi si inserisce all’interno della più ampia tesi che il benessere dipenda in modo fondamentale dal capitale sociale ed in particolare dalla qualità delle relazioni tra le persone. Da ciò discende che la sostenibilità dello sviluppo debba essere valutata non solo in termini di sostenibilità ambientale, ma anche relazionale.

L’aspetto che mi interessa adesso sottolineare è l’impatto di tale teoria sulle possibilità di cambiamento della scuola. Prima di proporre una politica, infatti, è necessario avere una “visione” della scuola. Le idee proposte da Bartolini possono rappresentare un interessante contributo a tale visione.

Il fattore più importante che influenza la qualità delle nostre relazioni è la cultura ed i principali responsabili della diffusione dei valori in una società sono il sistema economico e le istituzioni formative: la scuola, la famiglia ed i mezzi di comunicazione di massa.

Scelte culturali e formative sbagliate generano per i bambini e per gli adolescenti problemi di adattamento all’età adulta. Vediamo perché.

L’uomo è, per sua natura, un essere sociale. L’uomo possiede la caratteristica fondamentale di essere “cooperativo”. Tale cooperazione è distintiva, rispetto alle altre specie, per l’importanza che i valori etici hanno nel sostenerla. Infatti, gran parte della cooperazione tra esseri umani non può essere spiegata da soli motivi razionali strumentali di vantaggio personale. Le diverse forme di cooperazione sono sostenute dalla capacità umana di provare empatia, generosità, onestà, lealtà, vergogna, senso di colpa, ecc. Sono, in definitiva, basate sui caratteri distintivi della natura umana.

Inoltre, gli esseri umani hanno due capacità molto spiccate rispetto agli altri animali: la capacità di adattamento individuale a un dato ambiente (incluso quello economico e sociale) e la capacità di cambiare l’ambiente adattandolo alle proprie esigenze. Questa seconda capacità è stata definita senso della possibilità e deriva dal fatto che il cervello umano ha la capacità di immaginare e, quindi, di progettare cambiamenti. Il senso della possibilità è alla base del nostro successo evolutivo, perché ci ha resi capaci di adattare l’ambiente alle nostre necessità. Ci ha reso possibile inventare tecnologie, istituzioni, regole, ambienti sociali e culture che hanno lo scopo di migliorare la nostra vita: questa è una delle nostre peculiarità biologiche fondamentali.

Le istituzioni formative principali, la famiglia e la scuola, privilegiano, però, troppo spesso, la capacità di adattamento individuale (altre istituzioni, come i media commerciali, si occupano invece prevalentemente di confinare il senso della possibilità nella sfera del possesso materiale dei beni di consumo).

Quando agisce con questa logica, la scuola promuove: l’immobilità, la segregazione fisica, la subordinazione ad un potere che esclude gli studenti dalle decisioni rilevanti che li riguardano, i rapporti eccessivamente competitivi. Ma così s’insegna un’amputazione della possibilità umana di coniugare la produzione con la piacevolezza, la partecipazione e la collaborazione.

Un tale tipo di formazione impone ai nostri giovani la rinuncia alla dotazione biologica più spiccata della nostra specie. Per questo è così difficile diventare adulti, per questo i rapporti sono così conflittuali.

Ecco, dunque, che vengono delineate alcune idee utili a definire una visione complessiva della scuola:

Non si dovrebbe porre un’eccessiva concentrazione sui “risultati scolastici” tradizionali, perché implica la distruzione di altre forme di conoscenza. L’attenzione prevalente su esami, interrogazioni e “verifiche” (tanto peggio se basati sull’aspetto mnemonico) distrugge alcuni elementi basilari nell’apprendimento: il pensiero originale e critico, la sperimentazione, l’innovazione. In definitiva distrugge il senso della possibilità. La fretta generata da programmi estensivi e scadenze pressanti ha un effetto simile, in termini di distruzione delle capacità di riflessione.
Dovremmo, invece, promuovere l’apprendimento creativo ed esso richiede una varietà di possibilità di esprimere le proprie capacità e la propria preparazione. Oltre all’intelligenza cognitiva, abbiamo una varietà di intelligenze che dobbiamo coltivare, quella relazionale, sociale, fisica, emozionale, musicale… E’ necessario, quindi, aumentare le opportunità per gli sport, l’arte, il gioco, la creatività e la relazionalità. Ad esempio, una diminuzione della competizione ed un aumento del lavoro e delle valutazioni di gruppo dovrebbero promuovere le relazioni di cooperazione.
L’apprendimento creativo richiede che anche l’insegnante sia creativo. L’attuale pesante regime di obiettivi e prescrizioni centralizzate tende a demotivare la curiosità e l’immaginazione degli insegnanti. Dobbiamo arrivare alla consapevolezza che chi si prende cura dei giovani svolge un ruolo sociale importante e delicato.

L’apprendimento funziona molto meglio quando è associato ad emozioni positive. E’ necessario costruire programmi che siano interessanti per gli studenti. Anche il contenuto tecnico ed utile per il mondo del lavoro può essere insegnato congiuntamente alla parte più “interessante” della materia (stessa logica dovrebbe essere usata per sviluppare lo studio delle lingue straniere, dell’informatica, ecc). Quando non si applica questo approccio, gli

studenti sono chiamati a studiare non perché sia interessante in sé, ma per motivazioni esclusivamente estrinseche.

Ma una tale formazione, basata su idee del secolo scorso, si rivela anacronistica e produce effetti negativi sia dal punto di vista umano che economico. Infatti, le economie avanzate sono ormai in una fase in cui le determinanti decisive saranno la creatività e le relazioni umane, piuttosto che la “disciplina” della forza lavoro. I Paesi che lo capiranno per primi e riorganizzeranno la scuola di conseguenza, avranno grandi vantaggi competitivi.
Dovrebbero essere introdotti insegnamenti specifici riguardanti la vita sociale: educazione civica, diritto pubblico, ecc.

Uno dei tratti più sorprendenti della cultura dominante contemporanea è che il sistema sociale viene percepito come ingovernabile. Eppure la nostra cultura è largamente figlia dell’idea di progresso. Il senso più profondo di tale idea è che sia possibile agire per migliorare le cose. Ormai invece larga parte delle persone è dominata dalla percezione di una deriva sociale ineluttabile, della quale nessuno è veramente disposto a dichiararsi responsabile. Larga parte della cultura occidentale è diventata depressa, sperimenta un senso d’impossibilità di indirizzare le cose verso un miglioramento. Eppure l’ambiente economico e sociale è un prodotto umano e come tale può essere orientato verso il benessere.

E’ la limitazione del senso della possibilità che produce questa mancata consapevolezza. E’ per questo che ci troviamo a vivere, ognuno da solo, l’ineluttabilità di cose che sentiamo più grandi di noi, ma che in realtà minacciano la qualità della nostra vita e il futuro dei nostri figli.

E’ in tale contesto che le relazioni dei giovani si deteriorano. Bullismo, ribellismo, vandalismo hanno un andamento epidemico che segnala un crescente disagio relazionale.

Per questo la scuola deve essere il motore del cambiamento. Devono essere ripensati i metodi di insegnamento, i programmi, la gestione dell’istituzione e l’organizzazione degli spazi.

La scuola possibile
C’è una lunga storia di esperimenti scolastici con una forte enfasi sul rispetto delle esigenze fisiche e temporali degli studenti, sul loro benessere, sulla loro partecipazione, sul rilassamento della gerarchia tra docenti e discenti, sulla promozione della cooperazione e della creatività, sull’associare il piacere all’apprendimento.

Questo tipo di esperienze si sono concentrate prevalentemente sui bambini, ma anche nella scuola per i giovani ci sono esperimenti innovativi e di successo. Essi dimostrano che è possibile conciliare lo star bene con l’essere produttivi. Prova ne è, ad esempio, il successo sul mercato del lavoro degli studenti dei Liberal Arts Colleges, l’istituzione che più assomiglia al progetto delineato nel libro di Bartolini. Si tratta di università private americane, che producono laureati di ottimo livello, la cui filosofia può essere riassunta dalla presentazione che il Knox College fa di se stesso sul sito web: “Knox ha un’inclinazione unica per l’auto espressione, lo scambio d’idee e la discussione tollerante. Gli studenti sono incoraggiati a intraprendere i loro personali progetti di ricerca, partecipare a programmi fuori dal campus, progettare le loro specializzazioni (…). Gli studenti partecipano attivamente alla gestione dell’università e i problemi sono apertamente discussi dentro e fuori le classi. Acquisterai la libertà di sviluppare il tuo piano di studi personale, modellato unicamente sui tuoi fini formativi e sulle tue aspirazioni nella vita (…). Questo ti darà la completa padronanza della tua formazione”.

La domanda se la nostra scuola trasmetta un messaggio simile è ovviamente solo retorica.

Il Rilancio dell’Università – Idee per il risanamento dell’Ateneo senese

Il Rilancio dell’Università – Idee per il risanamento dell’Ateneo senese

Giovedì 3 e venerdì 4 giugno, nella Sala delle Balie del Santa Maria della Scala, l’Unione comunale del PD di Siena organizza un incontro per discutere del futuro dell’Ateneo.

I lavori inizieranno Giovedì 3 alle ore 16.30 con un video con brevi interviste a studenti, docenti, personale amministrativo e cittadini senesi.

A seguire gli interventi:

  • Siena città universitaria e i servizi del diritto allo studio
    Giovanni Avena
  • L’Università e la ricerca nel rapporto con la cura, l’assistenza ed il sevizio sanitario
    Lorenzo Brenci
  • La ricerca, il territorio, l’impresa
    Francesco Carnesecchi
  • La qualità della didattica e la tipologia dell’offerta formativa
    Fulvio Mancuso
  • Il sistema di governo dell’Università e la sostenibilità economica
    Dino Marchese

A seguire alle ore 18.00 il dibattito.

Venerdì inizio alle ore 17.00 con il video “Lo stato del sistema universitario italiano e la proposta di riforma del governo”. A seguire tavola rotonda conclusiva con la partecipazione di Giuseppe Fioroni, Stella Targetti, Maurizio Cenni, Simone Bezzini, Franco Ceccuzzi.

Scarica il programma completo.

Il Governo della Toscana

Il Governo della Toscana

Di Francesco C. Enrico Rossi è stato presente in questi giorni a diverse iniziative nella nostra provincia. Chi ha già avuto modo di seguire Enrico Rossi in una delle sue tappe, dovrebbe aver cominciato a familiarizzare con l’approccio pragmatico e poco retorico del candidato alla presidenza. Un atteggiamento orientato a considerare le politiche pubbliche come strumento di soluzione dei problemi dei cittadini infatti gli incontri con Rossi hanno sopratutto rappresentato un’occasione importate per capire in quale direzione andrà il governo della nostra regione. Una questione di non poco conto, visto che le regione Toscana ha avuto e continuerà ad avere, insieme alle altre istituzioni del nostro territorio, un compito di supplenza obbligato dalla quasi completa assenza del governo nazionale. Un esempio per tutti è dato dall’acquisto del policlinico Le Scotte recentemente deliberato dalla giunta regionale che rappresenta un trasferimento quasi diretto di risorse al nostro ateneo attraversato dalla crisi di liquidità che tutti conosciamo.
Ma le politiche regionali non sono fatte solo di trasferimenti di risorse destinate a salvare situazioni in crisi. Le politiche regionali devono intervenire sul nodo principale che il governo Berlusconi non vuol affrontare o forse preferisce incoraggiare: quello della disuguaglianza.
L’immagine dell’Italia come una società immobile sembra essere ormai un noioso ritornello. Oggi però dovremmo cambiare parole perché le scelte fatte dal legislatore negli ultimi dieci anni più che rallentare la mobilità sociale hanno aumentato il divario tra ricchi e poveri. La società che ci lascerà in eredità il governo Berlusconi è quella delle barriere all’ingresso nella scuola, nel mondo del lavoro e nelle professioni.
La regione Toscana dovrà allora, nei limiti delle sue competenze, continuare a sostenere quelle politiche pubbliche che, specie in assenza di crescita economica, garantiscono il pieno sviluppo della persona: scuole di qualità , sanità e politiche della salute universali, università aperte e pubbliche. Farlo non vuol dire semplicemente chiedere più risorse, ma riflettere su come queste risorse sono allocate. Non è un compito semplice da affrontare, ma se l’esempio che verrà seguito sarà quello delle politiche della salute allora la strada giusta è già stata intrapresa.
Delineate queste sfide, le scelte che la Toscana farà nei prossimi dieci anni dipenderanno da una valida squadra di governo. Il nostro augurio è che l’impegno di Rossi a fare scelte in piena autonomia sia rispettato e che nel futuro governo della regione oltre alla fondamentale necessità di parità di genere il solo criterio di scelta sia dato dalle capacità dimostrate nei ruoli svolti nella società e nella vita pubblica.

Area Marino – Cambia l’Italia

Avanti senza correnti e seguendo il “metodo Marino: laicità e coerenza”.

Avanti senza correnti e seguendo il “metodo Marino: laicità e coerenza”.

Le proposte dei sottomarini.
Mentre la crisi economica sembra battere con più violenza nella nostra provincia, si delinea anche il quadro di riferimento politico del PD, che come forza di governo deve giornalmente elaborare strategie di contrasto alla crisi. Le primarie del PD si sono inserite in questo contesto, e onestamente, dobbiamo riconoscere ai molti che si sono spesi per le mozioni, si sono calate nel tessuto delle nostra provincia, ed hanno cercato di produrre una discussione che partisse dal merito delle questioni e dei problemi. Sono state dunque un momento vero di discussione su temi di valore nazionale, ma anche su temi puramente locali. Io ho sostenuto la candidatura di Ignazio Marino, che ha ottenuto un buon risultato a Siena e in tutta la Toscana. Molti di noi “marinai”non si aspettavano che così tanta gente a Siena ed in Italia andasse a votare per Ignazio Marino, che trascurasse gli oggettivi limiti della nostra proposta sul territorio, della nostra visibilità su molte questioni, in fin dei conti, della nostra poca forza organizzativa. In politica l’organizzazione conta, e molto. Tuttavia, con Ignazio Marino e attraverso la nostra proposta hanno contato le idee, il progetto, la prospettiva di un partito diverso, più umano perché più vicino alla voglia di politica delle persone; in definitiva di un partito più disposto ad approfondire la complessità delle questioni e meno a barcamenarsi con i posizionamenti tattici, fatti per non scontentare nessuno. Facendo volantinaggio (grazie per la pazienza alla sorveglianza dei supermercati….ma si vede che volantinare a 40 anni fa un po’ pena, oppure tenerezza..) ho potuto vedere la disponibilità al confronto delle giovani coppie, delle mamme con le buste in mano, degli anziani simpatici e solidali (che però ci dicevano avrebbero votato Bersani). Evidentemente esiste una politica che non genera disgusto e nemmeno aspettative di ricompensa. Almeno a Siena ho percepito che è così, anche se troppe volte il mandato che gli elettori hanno conferito alla sinistra senese non si è poi tradotto nelle speranze che vi erano state riposte. Nell’intervento all’assemblea nazionale dell’11 ottobre Marino ha elencato con chiarezza le sue priorità: formazione, ambiente , diritti. Noi ripartiamo da qui e cerchiamo di ampliare questi punti programmatici imprescindibili, adattandoli al momento di crisi che stanno vivendo il territorio senese ed alcune delle sue istituzioni. Ci sono infatti diversi modi di essere di sinistra. Noi abbiamo deciso di essere, o almeno provare ad essere, la sinistra che finito il congresso non sia ostaggio di correnti o di nostalgie, ma che abbia l’orgoglio del “metodo Marino”, quello delle scelte fatte secondo il ”metodo della laicità e della coerenza”. Chi vorrà seguire questo metodo, troverà in noi degli interlocutori aperti ed affidabili. E chi per primo, soprattutto fra chi dirige e governa, vorrà seguire questo metodo, innescherà un effetto domino nella società senese che gli verrà riconosciuto per il futuro. Il metodo Marino è quello di affrontare la regolamentazione del mercato per aumentare le possibilità di crescita per tutti gli attori sociali, per aumentare, quindi, l’uguaglianza e la libertà, scommettendo sulle competenze e sulla conoscenza; quello di incoraggiare l’economia agricola di qualità della nostra provincia guardando al valore del lavoro delle persone prima ancora del valore dei prodotti; è quello di alzare lo sguardo verso il mondo dei precari della scuola e dell’università senza snobbarli perché non hanno rappresentanza; è quello di incoraggiare la meritocrazia delle capacità e non il privilegio dei titoli legali. Discutere insomma a viso aperto e cercare il confronto per dare una forma migliore al significato del fare politica, ed in fine dei conti, qui, a Siena, dare una forma migliore al Partito Democratico, ai circoli, al ruolo dei militanti. Noi discuteremo con chi vorrà confrontarsi con noi su queste basi e cercheremo di dare impulso alla larga parte del PD che si ritrova nei valori espressi dalla nostra mozione e che magari, alle primarie, ha preferito votare per un altro segretario. L’unanimismo, in particolare cercato a livello regionale, non è utile al nostro partito, ma la conflittualità, spesso strumentale e fine a se stessa, è persino peggiore. E comunque, disse Confucio: è più vergognoso non fidarsi dei propri amici, che venire traditi da essi.

Luigi Dallai Assemblea Nazionale

Lista Regionale

benenati BENENATI SABRINA. Sono nata in Sicilia il 12.11.1960, vivo a San Gimignano da sedici anni. Sono docente a contratto all’Università di Siena e attualmente svolgo le funzioni di assessore all’Innovazione, alla Tutela dell’Ambiente e dei Diritti nel Comune di San Gimignano. Continuo a credere che la politica e i partiti abbiano un ruolo molto importante da svolgere per la società, e che debbano farlo con coraggio, coerenza, chiarezza, e convinzione.
carnesecchi2 CARNESECCHI FRANCESCO. Sono nato a Siena trentaquattro anni fa. Sono sposato con Carolin. Vivo tra Firenze, dove mi sono laureato, e Siena, dove lavoro come assegnista di ricerca presso la facoltà di Scienze Politiche.
Il PD è il primo partito a cui mi sono iscritto. Sostengo la candidatura di Ignazio Marino a segretario perché voglio tornare ad essere orgoglioso di vivere in questo paese.
grey DE ANGELIS GIULIANA. Nata Siena il 09.05.1945. Torraiola. Dal 1991operatrice nel volontariato sociale. Socia fondatrice di varie associazioni. Attualmente consigliere comunale al Comune di Siena.
leonardo copy BOSCHI LEONARDO. Leonardo Boschi nato a Colle di Val d’Elsa il 25/01/1970 e qui residente dalla nascita.
Laureato in Scienze Economiche Bancarie si occupa di consulenza aziendale presso la CNA di Siena di cui è dipendente dal 1997. Membro del CdA di Colle Promozione SpA. E’ iscritto al PD dalla sua costituzione.
banchi BANCHI MARTA. Sono nata ad Abbadia San Salvatore il 05.07.1968. Lavoro come impiegata in Telecom Italia dove ricopro da qualche anno anche il ruolo di Rappresentante Sindacale.Da anni faccio volontariato presso una fraternità nel Casentino. Credo in un PD che possa essere finalmente la casa di coloro che hanno a cuore i diritti di tutti, il rispetto degli altri e dell’ambiente.
melani MELANI BRUNO. Ho 58 anni, sono nato a Siena. Amo il volontariato, sono pensionato.
grey SCARFIELLO CHIARA
scarpelli SCARPELLI ADRIANO. Nato a Liesta Svizzere il 16.03.64. Domiciliato a Colle di Val D’Elsa, vivo la politica e l’impegno civile dall’età di 15 anni, dirigente dell’arci provinciale di Siena impegnato nella promozione sociale e nel volontariato da oltre 20 anni tra i fondatori del PD nella convinzione che è l’unico modo per provare a creare una “nuova politica”
cateni CATENI NELIDA. Nata a Foiano della Chiana il 11/11/1955 residente a Valiano di Montepulciano appassionata di politica da sempre, ma iscritta al PD dal marzo 2009, con la voglia di migliorare questo partito sono responsabile amministrativa di un’ azienda che installa impianti fotovoltaici.
zanelli ZANELLI MASSIMO. Nato a Torrita di Siena il 31-08-1974 è architetto.
salvadori SALVADORI LETIZIA. Sono nata a Poggibonsi nel 1971 e vivo qui. Insegno inglese nelle scuole medie dal 2001; sono vincitrice di concorso e quindi entrata di ruolo. Prima ho lavorato per il Centro Sperimentale del Mobile e dell’Arredamento, un centro servizi per le imprese del legno e dell’arredamento. Ho studiato a Firenze; mi sono laureata in lingue presso la facoltà di Lettere. Ho vissuto in Inghilterra per un po’ di tempo e ho sempre viaggiato molto, per piacere e anche per lavoro.
borgia BORGIANNI GUIDO. Sono nato a Monticiano (SI) il 16 Novembre 1955. Sono un tecnico in automazione , responsabile dell’ufficio assistenza / post vendita della azienda metalmeccanica dove lavoro da 14 anni .
Dal 14 Ottobre 2007 ho iniziato a dare attività politica attiva e voglio cambiare il PD dall’interno , credo in Marino per la chiarezza dei concetti e perchè mi ritrovo nei suoi VALORI e nel modo di fare .
bassi BASSI CATIA. Sono nata a Poggibonsi il 15_9_1955. Mi occupo di servizi alla persona e faccio volontariato. Sono anche madre e una acquerellista steneriana per passione. Credo nel PD perché desidero un partito concreto che sappia accogliere le diversità della sinistra e unirle in un progetto forte per tutti i cittadini.
grey BERTI NICOLA
PERTICI PATRIZIA
lucii LUCII CLAUDIO. Sono nato a Poggibonsi il 30.5.57. Medico psichiatra resp. servizo salute mentale usl 7, residente a Poggibonsi. Iscritto al PCI nel 1976, consigliere comunale a Poggibonsi per 14 anni di cui 4 come capogruppo dei DS. Membro dell’assemblea comunale PD di Poggibonsi. Ho aderito alla mozione Marino pervchè in Italia c’è bisogno di una rivoluzione democratica e di un grande PD.
grey IULIANO PASQUINA, nata in Svizzera nel 1966, sposata,dipendente e responsabile di settore in un Supermercato, componente del Direttivo nel Circolo PD di Acquaviva e dell’Assemblea comunale di Montepulciano, crede in Marino e con lui nella possibilità di rinnovamento.
grey Tanzarella Fausto
grey Repetto Simonetta
grey NATALINI MAURO, nato nel 1949, sono Presidente del Comitato di Partecipazione di Acquaviva e membro del Direttivo del locale Circolo PD, mi occupo inoltre di sport, e sono responsabile del settore giovanile della società sportiva locale, della quale ho rivestito anchela carica di Presidente
grey Tancredi Chiaradele
grey GIANNINI GIOVANNINO, nato nel 1947, dipendente nel settore Termo-idraulico, sposato, una figlia, membro del Direttivo del Circolo del PD di Acquaviva, convinto sostenitore di ignazio Marino in primo luogo per la sua capacità di parlare chiaro.
Baldo Silvia
Tanzini Paolo
Ciccopiedi Eugenia
Lari Massimo
Lorenzoni Chiara
Leoncini Guido

Ignazio Marino a Siena – Il Racconto

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Un pubblico interessato e attento.
La sala dei Mutilati piena di elettori democratici ha accolto Ignazio Marino, candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico. Dopo aver incontrato i volontari di Poggibonsi, il Sen. Marino è stato intervistato da Concita De Gregorio, direttrice de L’Unità. Marino ha conquistato un pubblico di elettori ed iscritti del Pd, con la sua umanità e la sua determinazione. Per più di tre ore ha scandito i suoi “si” ed i suoi “no”, contrapposti alle posizioni dei suoi due avversari, giudicate troppo ambigue.

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