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Previsioni Meteo

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L’atmosfera dentro il PD senese è serena, frutto senza dubbio della bella Festa in Fortezza e dell’impegno dei volontari, così come del paziente lavoro politico che Elisa Meloni ha svolto da Giugno ad oggi. Non era scontato e non era facile, ma così come nel PD abbiamo criticato le lacune politiche del passato, dobbiamo onestamente riconoscere al segretario/a la capacità di tenere insieme il partito, le sue anime e le diversificate aspirazioni. Un partito correntizio non trasmette grande fascino ai propri iscritti. Se però le sensibilità diverse competono sul terreno dell’elaborazione politica, allora sono un ricchezza. Noi cercheremo di “strattonare” il PD sui temi che per noi rivestono un ruolo fondamentale per un partito che abbia l’aspirazione a modificare le condizioni sociali e dare spazio a chi non gode di rendite di posizione. Un partito che guardi al futuro, insomma, senza buttare ciò che di buono ha elaborato finora, ma consapevole che lo scenario nazionale (e anche locale) è profondamente mutato.

Se dunque il cielo sopra il PD senese volge al sereno, non  altrettanto può dirsi del PD nazionale, dove i dirigenti sembrano tuttora presi da manie di protagonismo che ormai, più che disorientare l’elettorato, lo infastidiscono fino a deprimerlo. Abbiamo più volte detto che occorre una nuova classe politica capace di interpretare i mutamenti avvenuti nella società e nel mondo del lavoro. Quello che sta accadendo con il mutamento delle relazioni industriali in Italia, impone una riflessione su come si esce dal pantano di una competizione al ribasso salariale a vantaggio di una delocalizzazione verso Est. Occorre capire come i mutamenti climatici influenzeranno i flussi dell’immigrazione e la distribuzione del cibo, e sarà necessario capire rapidamente quali tipologie  di infrastrutture dovremo privilegiare in previsione del progressivo mutare delle fonti energetiche, dei bisogni di trasporto, dello sviluppo abitativo. In campo sanitario occorrerà aumentare la qualità dei servizi diminuendo i costi collettivi, e quindi sarà importante privilegiare la prevenzione delle malattie che incidono su una società opulenta. Dovremo probabilmente mettere mano ad una nuova legislazione in tema alimentare, in modo da incoraggiare la qualità dei prodotti e al tempo stesso la sostenibilità alimentare delle produzioni ed il corretto uso di queste. E dovremo davvero promuovere l’istruzione e la conoscenza, perché questo è l’unico investimento su cui avremo sempre un ritorno economico e sociale.

Ecco, io non credo che la nostra classe politica nel suo complesso, non solo quella del PD, sia capace di promuovere queste riforme. Semplicemente non le sente urgenti, forse non le capisce o semplicemente non ne vede alcun ritorno. Evidentemente ci saranno singoli che potranno ben rappresentare le esigenze sopracitate, ma dubito che questi saranno i dirigenti attuali, a cui più o meno tutti siamo affezionati (forse perché ci ricordano la nostra infanzia e già li vedevamo in TV).

Ancora una volta la politica della Regione Toscana ci viene in aiuto, e risulta sempre più evidente la vicinanza di un presidente come Enrico Rossi alle esigenze del cittadino comune. Forse perché, molto semplicemente, anche lui è un cittadino comune, nato da una famiglia semplice e abituato a fare le cose normalmente.

Il PD deve essere il partito delle persone normali, che si stimano per i propri comportamenti, e in cui ci sia gusto ad essere “leali ma non conformisti”. Su questo, dobbiamo ancora lavorare, e se non è tardi, forse a Siena abbiamo imboccato la strada giusta. Si sa che un partito unito è la condizione prioritaria per affrontare le prossime campagne elettorali, ed è abbastanza certo che dovremo affrontarne sia di amministrative (previste) che di politiche (incombenti). Ma certo non basta per vincere le elezioni se il messaggio che trasmette all’esterno non è credibile o almeno un po’ convincente. La “svolta” di Bersani, da noi tanto invocata, forse è arrivata, con il suo richiamo al progetto Ulivo. Ci piace leggere questa svolta, come un richiamo allo “spirito dell’Ulivo” che permise ai partiti del 1996 di farsi portatori delle aspettative del proprio elettorato, ma molto di più, di farsi promotori di un senso comune di cittadinanza in uno stato sull’orlo del collasso. L’Ulivo guidato da Romani Prodi vedeva l’alleanza del Partito Democratico della Sinistra, del Partito Popolare, dei Verdi, Rinnovamento Italiano e l’accordo di desistenza con Rifondazione. Adesso il panorama politico è un po’ diverso: la pattuglia dei Diniani è alleata di Berlusconi, ed i Radicali, allora in qualche caso alleati con il centro-destra, hanno molto influenzato l’elaborazione del PD su temi importanti e sono nostri alleati leali. A Berlusconi hanno regalato Capezzone, brillante quanto disinvolto dal cambiare casacca in tempo reale. Allora il CCD, come adesso l’UDC esprimeva senza difficoltà posizioni tipicamente conservatrici (ovviamente a vantaggio di chi già gode di molti benefici). Casini e la sua pattuglia, così spregiudicati in Parlamento sono invece immobili nella società, ed esprimono visioni culturalmente analoghe a quelle del PDL, difficili quindi da coniugare con un’alleanza che vuole modificare questa società. Al di là della comunanza dei ruoli dei dirigenti politici nazionali, davvero non si capisce in cosa della nostra società potrebbe concretizzarsi un’azione di governo con l’UDC. Ne si capisce dove siano le ragioni di un terzo polo che abbia per protagonisti chi fino a qualche giorno o mese fa ha condiviso tutte le scelte di Berlusconi sui diritte, la giustizia, il lavoro.

Un questione questa della terzietà che si riproporrebbe anche in chiave locale se dovesse concretizzarsi un accordo con una forza che poco ha condiviso con la storia del centro sinistra e che e che incoraggerebbe l’IdV, nella campagna elettorale contro il PD.

Luigi Dallai

*Foto: Archivio Life

Risparmiare sulla semina? Il resoconto

Risparmiare sulla semina? Il resoconto

Si è svolto Lunedì 7 Giugno un iniziativa pubblica a cura del gruppo senese del PD-Area Marino sul tema:

Risparmiare sulla semina? “Scuola” è la parola che disegna il futuro. Non è solo un capitolo del Bilancio dello Stato, ma il più  grande investimento sul capitale umano e sul futuro del nostro Paese. L’Educazione non si taglia. Qualità alla Scuola Pubblica.

Relatori: Francesca PUGLISI Responsabile Nazionale scuola del PD; Simonetta PELLEGRINI Assessore provinciale formazione professionale e istruzione ; Daniela LASTRI Consigliere regionale, responsabile regionale dell’Area Marino-Cambia l’Italia ed ex assessore all’Istruzione  del Comune di Firenze.

L’iniziativa rientra in un programma di “ascolto e proposte” che il Gruppo dell’Area Marino della Toscana ha organizzato negli ultimi mesi su temi quali “Futuro della natura” a Talamone; “Omofobia” a Follonica con Paola Concia e Ivan Scalfarotto; e “Diritti Civili – Biotestamento” a Colle Val d’Elsa con Simone Siliani.

I relatori si sono soffermati sugli effetti del “riordino Gelmini” degli ordinamenti scolastici superiori e sui tagli alla scuola primaria e secondaria di primo grado. “Riordino” e tagli che trovano la loro origine e la motivazione del loro inarrestabile procedere nella L. 133/2008, finalizzata a “razionalizzare” l’utilizzo delle risorse umane nella scuola al fine di conseguire un significativo risparmio nelle parti del bilancio dello stato destinata alla scuola pubblica.

Il “riordino” della scuola secondaria superiore, spacciato per riforma, rappresenta in realtà un aggiustamento dell’esistente, senza alcun salto di qualità nei modelli educativi e nell’organizzazione scolastica; un sicuro impoverimento professionale ed economico per le scuole, scambiato con le impraticabili possibilità offerte dall’autonomia:

per le scuole medie superiori, conferma l’impianto di una scuola organizzata per classi di età e per discipline, accentuando la gerarchizzazione “gentiliana” tra Licei, Istituti Tecnici e Istituti Professionali;

va in controtendenza rispetto ai tentativi di integrare le filiere del sistema di istruzione accentuandone la separatezza (licei | istruzione tecnica | istruzione professionale | istruzione e formazione professionale | formazione in apprendistato);

non fornisce mission e obiettivi chiari all’istruzione professionale, schiacciata fra istruzione tecnica e formazione professionale, affidandone le sorti alle alterne e divergenti strategie regionali;

taglia sensibilmente le ore nei tecnici e nei professionali e non le prevede ai licei, e riduce la compresenza dei docenti specialisti del laboratorio; con classi sempre più numerose e laboratori sempre peggio attrezzati per i tagli delle risorse, la tanto citata laboratorialità sarà “virtuale”;

manca del coraggio di ridurre la durata della scuola secondaria di un anno (per la ragione che non avrebbe consentito di fare immediatamente “cassa”) adeguandola al quadro europeo, presentando un anno terminale poco caratterizzato e significativo;

aumenta la consistenza numerica delle classi, frustrando la possibilità di personalizzare gli apprendimenti e obbligando a “seconde” scelte di ripiego, come già accade negli ordini inferiori, studenti e famiglie in “sovrannumero” rispetto al numero minimo e massimo di studenti per classe;

allontana dalla scuola gli insegnanti più giovani, frustrando motivazioni e investimenti;

non prevede alcuna innovazione sul versante della governance scolastica, sui modi e i tempi dell’organizzazione scolastica, rendendo difficilmente praticabile qualsiasi tentativo di innovare l’offerta formativa;

riconduce gli spazi dell’autonomia scolastica (attività opzionali, materie facoltative, arricchimento dell’offerta formativa) al “deserto delle risorse” rendendoli realizzabili solo facendo leva sull’acquisizione di risorse dagli Enti territoriali (su cui si sta abbattendo la scure della manovra economica) o direttamente dalle famiglie attraverso i contributi “volontari”;

non contiene alcuna idea nuova di scuola, in grado di affrontare la discesa dei livelli medi di preparazione dei giovani italiani, confrontati con i giovani europei, e di ripensare l’educazione nell’era dei “nativi digitali” e della globalizzazione.

Per quanto riguarda gli effetti sulle scuole elementari sono già percepibili dalle famiglie e mettono in crisi un modello di qualità, come riconosciuto dai principali organismi internazionali. I tagli  portano alla  riduzione del tempo pieno nelle elementari, alla scomparsa della compresenza dei maestri, alla riduzione significativa dell’insegnamento di sostegno. In Provincia di Siena nel 2009/10 i tagli tra personale insegnante e non insegnante ha toccato 150 posti. Peggiore il quadro che si sta profilando per il prossimo anno scolastico. Il peggioramento del servizio educativo della scuola pubblica è sotto agli occhi di tutti: nell’immediato, si nega ad una parte delle famiglie il modello di scuola prescelto per i propri figli. Infine la situazione finanziaria delle scuole, al “collasso”, con il Governo centrale che si “dimentica” di saldare i debiti contratti verso i singoli istituti, costretti a fare ricorso improprio ai contributi volontari dei genitori.

I processi di riforma non sono in alcun modo orientati all’equità, accentuando un quadro di differenziali, territoriali, socio-culturali, intergenerazionali che costituiscono i nodi irrisolti della crisi del nostro paese.

La riunione, a cui sono intervenute circa 50 persone, si è caratterizzata per le numerose proposte uscite dagli interventi dei presenti, sia studenti, che insegnanti, che genitori. Fattore comune : “Riportare a considerare la cultura e la formazione un investimento per il futuro, responsabilizzando gli amministratori, i politici e gli operatori della scuola”.

Si è discusso delle modalità per contrastare la dispersione scolastica, con una scuola flessibile e capace di personalizzare i propri obiettivi, inclusiva e di qualità. Da più parti è stata avanzata la considerazione di quanto sia folle l’idea di ridurre gli investimenti in educazione (risparmiare sulla semina) e urgente la necessità di aumentare le risorse per il sistema di istruzione, come fanno in tutta Europa sulla base dei traguardi fissati da Lisbona 2020 (la conoscenza come fattore di ricchezza). Più risorse assegnate in modo selettivo, valorizzando le esperienze migliori e intervenendo sulle aree di criticità: autonomia e valutazione devono muoversi di pari passo, per consentire agli operatori della scuola, dal ministro agli insegnanti, di verificare la bontà delle scelte effettuate. E così restituire alla scuola una funzione sociale e di sviluppo dei territori.

Nelle conclusioni alcune proposte concrete per tutelare la qualità nelle scuole italiane. Tra queste:

rimettere al centro delle riforme lo studente e l’apprendimento, pur considerando la gravità dell’impatto diretto dei cambiamenti sui lavoratori della scuola e sul sistema sociale del paese;

dare piena attuazione al titolo V della costituzione, aumentando ruolo e responsabilità degli enti territoriali;

aggiornare i dispositivi dell’autonomia scolastica, potenziando la governance, anche con la presenza di nuove figure e ruoli, e procedendo celermente alla costruzione di un sistema nazionale di valutazione;

riformare lo status giuridico ed economico della professione insegnante, differenziando i ruoli e premiando l’impegno di coloro che operano nelle realtà più difficili;

rivedere i meccanismi di reclutamento del personale in modo da ridurre l’eta media del personale e non disperdere il patrimonio di motivazioni e professionalità dei docenti più giovani, spesso precari e a rischio di emarginazione lavorativa e sociale.

Gli organizzatori dell’iniziativa, nell’intento di portare un contributo concreto alla discussione che ci sarà nei Circoli Pd nelle prossime settimane per il rinnovo dei Coordinatori e Segretari Unioni Territoriali, metteranno prossimamente in Rete  ulteriori proposte emerse nel corso della serata.

*Nella foto: Carmel Woods School. Fonte Life

Circoli e Codice etico

Circoli e Codice etico

Di  Bruno Melani – PD Casole

Ho partecipato Sabato 12 a Firenze all’Assemblea Regionale del Partito Democratico. Un evento per fare un passo decisivo verso il radicamento del Partito Democratico.

Come ricordava il Segretario Regionale Manciulli nel corso del suo intervento di apertura, il titolo del Congresso è “Fare Politica. In Toscana per l’Italia” tema ripreso da una frase di Nelson Mandela, quando ricordava che ciò che lo ha sorretto nei suoi 18 anni di carcere è stata la “passione di fare Politica”.

I delegati si sono suddivisi in commissioni con il compito di discutere tre documenti che saranno la base del dibattito nei Congressi locali che nei prossimi mesi si svolgeranno nei Circoli della Toscana.

Un elemento forte è emerso da questa Assemblea, la grande voglia della”base” del Partito di confrontarsi, di discutere, di proporre.

La Commissione “Radicamento del Partito” alla quale ho partecipato, ha visto oltre 30 interventi. Segretari di Circolo, Territoriali, Provinciali ed Amministratori hanno espresso una serie di valutazioni sul Partito che vorrebbero. Punti qualificanti della discussione sono stati, il richiamo al Codice Etico, al finanziamento dei Circoli, la comunicazione e il dibattito attraverso la Rete, la legge Toscana sulle Primarie, il rapporto Circoli – Esecutivo Territoriale – Amministratori.

Credo, che, solo se verranno recepite le indicazioni emerse, facendole proprie  nel documento per i Congressi, potremo dire che una vera nuova stagione è iniziata per il Partito Democratico.

Nei  Circoli senesi inizia un percorso di discussione dei documenti che poi ci porterà all’assemblea regionale di ottobre

Un primo fatto importante è che la candidatura a Segretario Territoriale Siena di Elisa Meloni, è unitaria. Mi aspetto quindi un programma  con proposte innovative, dove il ruolo dei Circoli e il Codice etico, trovino quella considerazione che il dibattito ha fatto emergere.

RIFLESSIONI SUL DOPO VOTO

RIFLESSIONI SUL DOPO VOTO

di Luigi Dallai. La premessa è che siano inevitabilmente più vicini a Vendola che a Casini, e quindi a D’Alema…, ma che nemmeno il buon Nichi avrebbe vinto se l’UDC si fosse schierata con il PDL. E’ un fatto che Adriana Poli Bortone abbia determinato consapevolmente la sconfitta del centrodestra pugliese, nella sola regione, forse insieme a Lazio e Marche, dove gli elettori dell’UDC possono davvero considerarsi l’ago della bilancia tra centrodestra e centrosinistra. Altrove, l’elettorato UDC sembra naturalmente incline a supportare il centrodestra, del quale condivide programmi e principi, e solo quando raggiunge percentuali rilevanti il suo elettorato diventa anche di opinione e antiberlusconiano. Come facilmente sperimentabile in Toscana, i progetti politici di PD e UDC sono per larga parte alternativi. Forse converrebbe discuterli nel merito evitando tatticismi che sfociano nel ridicolo e cercando di vedere se è possibile far coesistere le aspirazioni della gente di sinistra con le posizioni centriste. Altrimenti molto meglio lasciar perdere. Non sarebbero invece alternativi ai nostri i programmi dell’IdV, formazione spesso priva di grossa visibilità a livello locale, ma che prende percentuali significative un po’ dovunque sfruttando le incertezze del PD. Davvero si rischia di essere ripetitivi dicendo che la proposta politica del PD è contraddittoria.

Pierluigi Bersani ha ribadito più volte la volontà di parlare delle questione vere che interessano la gente, ma è stato il primo a lasciare questa affermazione priva di contenuti. A dire il vero non siamo affatto sicuri che il PD abbia una politica nazionale che possa affrontare i problemi della gente. Probabilmente non è facile averla, e certo non è facile averla se gli uomini che la rappresentano sono da decenni gli stessi, pur al mutare delle condizioni culturali, politiche ed economiche del paese. Essi basano la loro forza su rendite di posizione certe senza mai mettersi in discussione.

Ciò che appare chiaro è che senza una valutazione degli atti politici e/o amministrativi compiuti a livello locale, regionale, nazionale, non esisteranno mai figure nuove e dirompenti all’interno del PD. E’ sintomatico che di fronte agli scempi di questo governo in tema di scuola, ricerca, diritti, economia, ambiente, nessuno abbia potuto rivendicare gli atti compiuti dal governo Prodi. L’esempio contrario e virtuoso ce l’ha offerto Enrico Rossi, che ha più volte rivendicato le scelte compiute dalla giunta regionale di cui faceva parte. Ce l’ha offerto Nichi Vendola, che pure ha avuto una gestione regionale travagliata; e ce lo aveva offerto Renato Soru, tempo fa, ed in condizioni diverse. Si può gestire il potere in molti modi; chi ha amministrato la Regione Toscana l’ha utilizzato per migliorare le condizioni di vita di molte fasce di cittadini ed è riuscito a mantenere il consenso politico senza inseguire le parole d’ordine del momento. Chi ha amministrato la Puglia è passato indenne dal ciclone degli scandali sanitari perché è risultato chiaro chi faceva affari e chi no, anche all’interno di una stessa giunta. Chi ha amministrato la Sardegna è caduto per cause più interne alla nostra coalizione che esterne, e certo rimane uno dei simboli della possibile rinascita di una regione difficile e di un modo diverso di fare politica. La capacità di dare credibilità politica ad una proposta amministrativa sta tutta nella possibilità di rivendicare le scelte fatte, oppure criticare, con onestà intellettuale ma apertamente, le scelte non condivise. Non fare questo, significa spianare la strada ai movimenti di protesta ed in fin dei conti, abdicare all’orgoglio di un partito e di una tradizione che ha fatto del buon governo il caposaldo del proprio consenso. In Toscana lo abbiamo fatto, a Siena ancora no.

ANALISI DEL VOTO NAZIONALE PASSANDO PER COLLE V.E.

ANALISI DEL VOTO NAZIONALE PASSANDO PER COLLE V.E.

di Leonardo Boschi

A Colle di val d’Elsa, paese in cui vivo, il PD rispetto alle elezioni europee del 2009 ha guadagnato quasi il 5% raggiungendo il 51% e ciò potrebbe far sembrare tale risultato un elemento positivo e frutto di una buona campagna elettorale messa in campo dal PD colligiano in questi ultimi mesi. All’interno della realtà colligiana ci sono poi alcune zone (Quartaia, Castel S.Gimignano e Gracciano) in cui il PD sfiora il 60% mentre in altre realtà (Castello, Colle Bassa 1 e Campolungo) dove addirittura è sotto il 45%, tuttavia nel suo complesso il risultato sembrerebbe positivo. Continuando a parlare in termini percentuali abbiamo un elemento nuovo su cui riflettere e questo è rappresentato dall’avanzamento dell’IDV che senza avere fatto alcun tipo di campagna elettorale è passato dal 7% al 9% raggiungendo picchi del 12/13% nelle sezioni di Castello, La Badia e L’Agrestone e quindi andando ad attingere nell’elettorato di tutto il centrosinistra colligiano imponendosi così come seconda forza della coalizione e come terzo partito colligiano. Un elemento di notevole preoccupazione è a mio avviso rappresentato dal costante incremento dei voti della Lega Nord che ha raggiunto ormai il 7% con punte del 18% nel quartiere de La Badia. Se dall’analisi delle percentuali ci spostiamo al conteggio dei voti c’è a mio avviso poco di cui essere felici poiché vediamo che ad esempio il PD in meno di un anno ha perso oltre 800 voti e che l’incremento in termini percentuali è dovuto al fatto che l’astensione ha maggiormente penalizzato gli altri partiti (-1.094 voti del PDL) piuttosto che ad un recupero del PD e che in realtà l’unico partito ad incrementare i voti è l’IDV (+44 voti) e ciò nonostante un calo di circa 2.000 votanti nell’intero paese. Un altro elemento sui cui riflettere sono i 451 voti dati solamente al candidato alla presidenza Enrico Rossi che rappresentano oltre il 4% dei voti totali e che stanno ad indicare una disaffezione verso i partiti politici da parte degli elettori e ciò non riguarda solo il nostro paese, ma in misura maggiore anche tutto il resto della regione. Quest’ultimo elemento dovrebbe forse farci riflettere sulla bontà della legge elettorale della Toscana dove non si possono scegliere i candidati al consiglio regionale poiché “imposti” dai partiti mentre la gente vuole avere la possibilità di scegliere le persone e quindi dare le preferenze come dimostrato da voti dati solamente al candidato presidente e che riguardano tutti i candidati.

Passando ad analizzare la situazione nazionale lo scenario è molto più difficile e preoccupante poiché se usciamo dalla Regione Toscana, dove il centrosinistra ed in particolare il PD, hanno dimostrato di tenere e di vincere grazie anche al notevole incremento di voti dell’IDV (che anche a livello regionale rappresenta il secondo partito della coalizione ed il terzo partito regionale), in quasi tutte le regioni perdiamo consensi e anche dove vinciamo la flessione è notevole e spesso a vantaggio della Lega Nord e/o del movimento cinque stelle di Grillo. La cosa grave è constatare che perdiamo non solo in regioni dove obbiettivamente non abbiamo governato bene (Campania e Puglia) e quindi dove era prevedibile una sconfitta, ma anche in Piemonte dove la Bresso aveva governato bene rappresentando al meglio la cultura laica, progressista ed ecologista. Le uniche sorprese positive, indipendentemente dall’esito finale, provengono dalla Puglia e dal Lazio, dove Vendola è riuscito a vincere di nuovo a furor di popolo e dove la Bonino nonostante la difficilissima situazione di partenza dovuta alle dimissioni di Marrazzo ha costretto a vincere al fotofinish la Polverini. Il motivo per cui la situazione è preoccupante è dovuta al fatto che in queste due ultime regioni i candidati non sono del PD e nel caso di Vendola in prima battuta era stato addirittura osteggiato dal PD. Tutto questo ci deve far riflettere poiché è mia opinione che in questo momento al PD manchino sia delle figure carismatiche nuove, dal momento che non possiamo continuare a mostrarci con la Bindi, la Turco o La Torre (come vedete non cito D’Alema), sia un progetto politico chiaro e nuovo sulla falsa riga di quello pugliese, che sta coinvolgendo molte persone e tra essi anche molti giovani, e perché no di quello della nostra amata Toscana. Stiamo continuando ad inseguire possibili alleanze con il centro ancor prima di parlare di programmi politici, quando poi in realtà l’alleanza con l’UDC, fatta eccezione per la Liguria e le Marche, non mi sembra che abbia dato grandi risultati e contemporaneamente a sinistra o presunta tale continuano a moltiplicarsi le liste che ci sottraggono voti ed in alcuni casi ci impediscono di vincere come in Piemonte con il candidato di Grillo. Io credo che dovremmo iniziare realmente a rinnovare la classe dirigente di questo partito ed iniziare a lavorare ad un progetto politico nuovo di medio periodo, che fino a qui non abbiamo avuto, che sia comprensibile e chiaro per le persone e che non sia visto solo come un gioco di potere. Se non andremo in questa direzione temo realmente che il nostro partito subisca una lenta implosione e così come sta avvenendo al Nord dove stiamo scomparendo piano piano ci riduciamo ad essere una piccola realtà politica di alcune regioni del centro Italia quando invece la Lega Nord sta diventando sempre più una realtà politica con connotazioni xenofobe e fortemente conservatrici che non incarna più il solo voto di protesta del Nord, ma sta diventando una realtà politica nazionale. Credo che questo rinnovamento del nostro partito debba necessariamente partire dal basso e quindi dalle realtà comunali e territoriali e pertanto credo che i congressi di primavera rappresentino una ottima opportunità da cogliere per avviare questo processo di rinnovamento.

Regionali 2010 Risultati di Siena

Regionali 2010 Risultati di Siena

In questo sito predisposto dall’Unione Comunale trovate i risultati delle Elezioni Regionali 2010:
https://sites.google.com/site/pdsienarisultati2010/risultati

Presto un nostro commento.

La chiusura dei comizi elettorali

La chiusura dei comizi elettorali

Tra pochi giorni i cittadini toscani saranno chiamati ad eleggere il nuovo Consiglio Regionale e, contestualmente, il Presidente delle Regione. La democrazia si costruisce con la partecipazione ed anche in questa occasione è importate il voto di tutti. Per questo ti chiediamo di sostenere insieme ai democratici la candidatura di Enrico Rossi ed il Partito Democratico con la certezza che il successo di Enrico Rossi sarà il
successo della Toscana.

Questa campagna elettorale si chiude nel triste silenzio del servizio pubblico imposto dal governo. In nessun paese democratico alla vigilia di importanti elezioni locali viene imposto il silenzio dei maggiori programmi di
approfondimento politico. In nessun paese democratico il capo del governo offende le autorità preposte a garantire il rispetto delle regole chiede la chiusura di programmi televisivi o impone l’allontanamento di giornalisti sgraditi.

Per difendere la libertà di informazione ed il servizio pubblico ci associamo all’iniziativa della Fnsi – Federazione Nazionale della Stampa Italiana – che ha deciso di organizzare “Rai per una notte”, uno sciopero bianco per la difesa della libertà di stampa e dell’informazione.

Giovedì 25 marzo, dalle ore 21 parteciperemo alla Saletta dei Mutilati, la Lizza Siena, all’evento in sostegno della libertà di comunicazione, assieme ad altre forze politiche ed ad associazioni cittadine.
Sarà effettuato il collegamento con il Paladozza di Bologna, dove si svolgerà la trasmissione condotta da Michele Santoro con la partecipazione di Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro, la squadra
di Annozero e molti altri ospiti del mondo del giornalismo e dello spettacolo.

Vi aspettiamo

PD_Area Marino_Cambia l’Italia

Il Governo della Toscana

Il Governo della Toscana

Di Francesco C. Enrico Rossi è stato presente in questi giorni a diverse iniziative nella nostra provincia. Chi ha già avuto modo di seguire Enrico Rossi in una delle sue tappe, dovrebbe aver cominciato a familiarizzare con l’approccio pragmatico e poco retorico del candidato alla presidenza. Un atteggiamento orientato a considerare le politiche pubbliche come strumento di soluzione dei problemi dei cittadini infatti gli incontri con Rossi hanno sopratutto rappresentato un’occasione importate per capire in quale direzione andrà il governo della nostra regione. Una questione di non poco conto, visto che le regione Toscana ha avuto e continuerà ad avere, insieme alle altre istituzioni del nostro territorio, un compito di supplenza obbligato dalla quasi completa assenza del governo nazionale. Un esempio per tutti è dato dall’acquisto del policlinico Le Scotte recentemente deliberato dalla giunta regionale che rappresenta un trasferimento quasi diretto di risorse al nostro ateneo attraversato dalla crisi di liquidità che tutti conosciamo.
Ma le politiche regionali non sono fatte solo di trasferimenti di risorse destinate a salvare situazioni in crisi. Le politiche regionali devono intervenire sul nodo principale che il governo Berlusconi non vuol affrontare o forse preferisce incoraggiare: quello della disuguaglianza.
L’immagine dell’Italia come una società immobile sembra essere ormai un noioso ritornello. Oggi però dovremmo cambiare parole perché le scelte fatte dal legislatore negli ultimi dieci anni più che rallentare la mobilità sociale hanno aumentato il divario tra ricchi e poveri. La società che ci lascerà in eredità il governo Berlusconi è quella delle barriere all’ingresso nella scuola, nel mondo del lavoro e nelle professioni.
La regione Toscana dovrà allora, nei limiti delle sue competenze, continuare a sostenere quelle politiche pubbliche che, specie in assenza di crescita economica, garantiscono il pieno sviluppo della persona: scuole di qualità , sanità e politiche della salute universali, università aperte e pubbliche. Farlo non vuol dire semplicemente chiedere più risorse, ma riflettere su come queste risorse sono allocate. Non è un compito semplice da affrontare, ma se l’esempio che verrà seguito sarà quello delle politiche della salute allora la strada giusta è già stata intrapresa.
Delineate queste sfide, le scelte che la Toscana farà nei prossimi dieci anni dipenderanno da una valida squadra di governo. Il nostro augurio è che l’impegno di Rossi a fare scelte in piena autonomia sia rispettato e che nel futuro governo della regione oltre alla fondamentale necessità di parità di genere il solo criterio di scelta sia dato dalle capacità dimostrate nei ruoli svolti nella società e nella vita pubblica.

Area Marino – Cambia l’Italia

Green Economy

Green Economy

Di Leonardo Boschi – In una conferenza stampa del 14 febbraio scorso il presidente uscente della regione Claudio Martini ha dichiarato: «Lascio una Toscana sofferente per via delle difficoltà mondiali. Ma non ho dubbi: attraverso la green economy questa regione si risolleverà. La ricetta giusta è formare un mega distretto dello sviluppo sostenibile, delle energie rinnovabili, delle novità legate al miglioramento della qualità della vita…».

In una intervista rilasciata alcuni giorni dopo, ad un quotidiano, il direttore dell’IRPET Nicola Bellini ha ribadito: «Se veramente si crede nella green economy, è allora giunto il momento di farla uscire dagli slogan di moda e di farle mettere le radici. E perché non nelle periferie della Toscana dal momento che ci sono alcune aree della regione, periferiche rispetto a Firenze, che presentano alti potenziali di crescita? ».

A mio avviso la Valdelsa può diventare uno dei territori all’avanguardia nel settore della green economy, recitando così un ruolo da protagonista nella nuova rivoluzione industriale, connessa alle tecnologie pulite, all’ efficienza energetica e alle fonti rinnovabili. Abbiamo tutte le carte in regola per fare del nostro territorio un modello non solo nella produzione di energie rinnovabili, ma anche nell’attrazione di investimenti e risorse per quelle aziende che vorrebbero operare in questo settore.

La nostra area sta attraversando una pesante crisi economica dovuta anche al settore del cristallo prima e del camper poi ed è per questo che dovremmo puntare ad una riconversione delle nostre imprese e farle investire nella green economy per far diventare la Valdelsa un punto di eccellenza delle tecnologie pulite e delle energie rinnovabili. Ciò oltre a rilanciare il nostro tessuto economico contribuirebbe a creare nuova occupazione ed allo stesso tempo a salvaguardare l’ambiente per le generazioni future.

E’ apprezzabile ed incoraggiante che con il rilevante contributo della Fonazione MPS si investa in Valdelsa nella nanotecnologia attraverso la costituzione di Siena Nanotech, tuttavia io auspico che la regione Toscana inizi davvero, al di la degli slogan, ad investire nella green economy ed investa in questo settore qualcosa in più rispetto allo scarso 1% del proprio POR (dati FESR per il periodo 2007/2010) seguendo l’esempio di altre regioni tra cui la regione Puglia che è al primo posto con il 10% di investimenti del suo Piano Operativo Regionale.

Bersani, Sanremo e La Musica

Bersani, Sanremo e La Musica

di Simone Siliani. Sabato sera abbiamo imparato che a Pierluigi Bersani, segretario del partito al quale sono iscritto, piace la musica. A me verrebbe subito da commentare: “Bene, e allora cosa c’entra Sanremo?”, che, al massimo stando al suo nome, è il festival della canzone italiana, cioè di una forma particolare e ben limitata della musica. Ora, anche ammesso che non di una furbizia elettoralistica o d’immagine non si sia trattato bensì di una genuina passione per la musica, ci sarebbe da trarre qualche considerazione non sui gusti ma sulla reale competenza in relazione alla musica – che pure dichiara di amare – del segretario del Pd. A costo di essere etichettato come snob dal mio segretario, vorrei dire che, siccome Bersani fa di mestiere il politico e dice di amare la musica, allora spenda la sua immagine pubblica per difendere e diffondere davvero la musica. Vada a qualche teatro d’opera, quelli che il goveno Berlusconi sta mettendo sul lastrico tagliando selvaggiamente il Fondo Unico per lo Spettacolo (a dire il vero, non è che i Governi del Centrosinistra abbiamo dimostrato di tenerci molto); oppure vada a visitare qualche conservatorio o scuola di musica (parimenti massacrati da una politica colpevolmente sorda alla musica e ai giovani musicisti) e dica qualcosa di intelligente per difenderle; ancora, faccia qualcosa per i giovani che tentano o stentano a trovare luoghi dove suonare, registrare, produrre la loro musica. Se davvero Bersani ama la musica, faccia qualcosa per essa, invece di servirsi di un suo simulacro preso a pretesto per mettere in scena uno spettacolo di mediocre livello televisivo e di nessun valore culturale (così, per essere snob fino in fondo, mi sembra di poter definire Sanremo). Già, la cultura: per essere “popolari” secondo la vulgata bersaniana bisogna piegarsi a questi miserevoli livelli. Ma la cultura popolare ha ben altre profondità e anche attualità che forse il nostro segretario neppure immagina. Siccome Bersani sarà a Firenze il prossimo 15 marzo, potrebbe cogliere l’opportunità per farsi un giro della musica (popolare e non, ma purtroppo per lui la musica è… musica e basta, senza aggettivi) nella nostra città; magari fare un salto a visitare l’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, oppure alla Scuola di Musica di Fiesole, o all’Orchestra Regionale Toscana, oppure al Pinocchio Jazz festival, o al Musicus Concentus, o a qualche concerto al Mandela Forum; se restasse ancora un paio di giorni potrebbe andare a sentire Nicola Piovani al Teatro Puccini. Insomma, potrebbe scoprire se la Canzone Popolare ha ancora qualcosa da dirci (come cantava il buon Fossati e con lui l’Ulivo qualche anno fa), ma non lo avrà certo scoperto a Sanremo.

La politica dovrebbe avere, in questo momento così difficile per il paese e per i suoi cittadini, ben altro da fare che non prestarsi ad operazioni di dubbio gusto per promuovere una propria immagine da rotocalco o da gossip del giorno dopo. Dopo Sanremo, proseguendo per questa strada “popolare” cosa c’è? “Amici”, il “Grande Fratello”, “l’isola dei famosi”? La musica, caro Pierluigi, è una cosa troppo seria per essere lasciata ad improvvisati estimatori: occupati sì della musica, ma getta la tua autorevolezza e il tuo partito in una battaglia culturale per la promozione dei luoghi, delle istituzioni, dei progetti che producono la cultura musicale di questo paese.

Due ultime considerazioni. Non mi pare che la battuta “Mi fa piacere che salgano sul palco gli operai di Termini Imerese: perché costringerli a salire sul tetto? Portiamoli a Sanremo” sia stata particolarmente felice. E, in ogni caso, dopo la salita sul proscenio sanremese di una delegazione degli operai, non mi pare che si sia risolto alcunché, perché questo dovrebbe essere il compito della politica che non può pensare di delegare allo share televisivo quello che non riesce a fare con le armi che le sono proprie.

Infine, già che eri a Sanremo, forse potevi anche dire che le parole (non la musica, non l’intonazione) della canzone di Emanuele Filiberto-Pupo erano incostituzionali e comunque inaccettabili nel paese che i Savoia hanno lasciato in mano al fascismo e all’invasore nazista il paese e che quando hanno avuto la grazia di poterci ritornare, la prima cosa che ha pensato di fare è stata quella di chiedere un indennizzo economico. Non sarebbe stato un atteggiamento snob, anzi molto popolare direi.
Tratto dal Blog di Siliani