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Risparmiare sulla semina? Il resoconto

Risparmiare sulla semina? Il resoconto

Si è svolto Lunedì 7 Giugno un iniziativa pubblica a cura del gruppo senese del PD-Area Marino sul tema:

Risparmiare sulla semina? “Scuola” è la parola che disegna il futuro. Non è solo un capitolo del Bilancio dello Stato, ma il più  grande investimento sul capitale umano e sul futuro del nostro Paese. L’Educazione non si taglia. Qualità alla Scuola Pubblica.

Relatori: Francesca PUGLISI Responsabile Nazionale scuola del PD; Simonetta PELLEGRINI Assessore provinciale formazione professionale e istruzione ; Daniela LASTRI Consigliere regionale, responsabile regionale dell’Area Marino-Cambia l’Italia ed ex assessore all’Istruzione  del Comune di Firenze.

L’iniziativa rientra in un programma di “ascolto e proposte” che il Gruppo dell’Area Marino della Toscana ha organizzato negli ultimi mesi su temi quali “Futuro della natura” a Talamone; “Omofobia” a Follonica con Paola Concia e Ivan Scalfarotto; e “Diritti Civili – Biotestamento” a Colle Val d’Elsa con Simone Siliani.

I relatori si sono soffermati sugli effetti del “riordino Gelmini” degli ordinamenti scolastici superiori e sui tagli alla scuola primaria e secondaria di primo grado. “Riordino” e tagli che trovano la loro origine e la motivazione del loro inarrestabile procedere nella L. 133/2008, finalizzata a “razionalizzare” l’utilizzo delle risorse umane nella scuola al fine di conseguire un significativo risparmio nelle parti del bilancio dello stato destinata alla scuola pubblica.

Il “riordino” della scuola secondaria superiore, spacciato per riforma, rappresenta in realtà un aggiustamento dell’esistente, senza alcun salto di qualità nei modelli educativi e nell’organizzazione scolastica; un sicuro impoverimento professionale ed economico per le scuole, scambiato con le impraticabili possibilità offerte dall’autonomia:

per le scuole medie superiori, conferma l’impianto di una scuola organizzata per classi di età e per discipline, accentuando la gerarchizzazione “gentiliana” tra Licei, Istituti Tecnici e Istituti Professionali;

va in controtendenza rispetto ai tentativi di integrare le filiere del sistema di istruzione accentuandone la separatezza (licei | istruzione tecnica | istruzione professionale | istruzione e formazione professionale | formazione in apprendistato);

non fornisce mission e obiettivi chiari all’istruzione professionale, schiacciata fra istruzione tecnica e formazione professionale, affidandone le sorti alle alterne e divergenti strategie regionali;

taglia sensibilmente le ore nei tecnici e nei professionali e non le prevede ai licei, e riduce la compresenza dei docenti specialisti del laboratorio; con classi sempre più numerose e laboratori sempre peggio attrezzati per i tagli delle risorse, la tanto citata laboratorialità sarà “virtuale”;

manca del coraggio di ridurre la durata della scuola secondaria di un anno (per la ragione che non avrebbe consentito di fare immediatamente “cassa”) adeguandola al quadro europeo, presentando un anno terminale poco caratterizzato e significativo;

aumenta la consistenza numerica delle classi, frustrando la possibilità di personalizzare gli apprendimenti e obbligando a “seconde” scelte di ripiego, come già accade negli ordini inferiori, studenti e famiglie in “sovrannumero” rispetto al numero minimo e massimo di studenti per classe;

allontana dalla scuola gli insegnanti più giovani, frustrando motivazioni e investimenti;

non prevede alcuna innovazione sul versante della governance scolastica, sui modi e i tempi dell’organizzazione scolastica, rendendo difficilmente praticabile qualsiasi tentativo di innovare l’offerta formativa;

riconduce gli spazi dell’autonomia scolastica (attività opzionali, materie facoltative, arricchimento dell’offerta formativa) al “deserto delle risorse” rendendoli realizzabili solo facendo leva sull’acquisizione di risorse dagli Enti territoriali (su cui si sta abbattendo la scure della manovra economica) o direttamente dalle famiglie attraverso i contributi “volontari”;

non contiene alcuna idea nuova di scuola, in grado di affrontare la discesa dei livelli medi di preparazione dei giovani italiani, confrontati con i giovani europei, e di ripensare l’educazione nell’era dei “nativi digitali” e della globalizzazione.

Per quanto riguarda gli effetti sulle scuole elementari sono già percepibili dalle famiglie e mettono in crisi un modello di qualità, come riconosciuto dai principali organismi internazionali. I tagli  portano alla  riduzione del tempo pieno nelle elementari, alla scomparsa della compresenza dei maestri, alla riduzione significativa dell’insegnamento di sostegno. In Provincia di Siena nel 2009/10 i tagli tra personale insegnante e non insegnante ha toccato 150 posti. Peggiore il quadro che si sta profilando per il prossimo anno scolastico. Il peggioramento del servizio educativo della scuola pubblica è sotto agli occhi di tutti: nell’immediato, si nega ad una parte delle famiglie il modello di scuola prescelto per i propri figli. Infine la situazione finanziaria delle scuole, al “collasso”, con il Governo centrale che si “dimentica” di saldare i debiti contratti verso i singoli istituti, costretti a fare ricorso improprio ai contributi volontari dei genitori.

I processi di riforma non sono in alcun modo orientati all’equità, accentuando un quadro di differenziali, territoriali, socio-culturali, intergenerazionali che costituiscono i nodi irrisolti della crisi del nostro paese.

La riunione, a cui sono intervenute circa 50 persone, si è caratterizzata per le numerose proposte uscite dagli interventi dei presenti, sia studenti, che insegnanti, che genitori. Fattore comune : “Riportare a considerare la cultura e la formazione un investimento per il futuro, responsabilizzando gli amministratori, i politici e gli operatori della scuola”.

Si è discusso delle modalità per contrastare la dispersione scolastica, con una scuola flessibile e capace di personalizzare i propri obiettivi, inclusiva e di qualità. Da più parti è stata avanzata la considerazione di quanto sia folle l’idea di ridurre gli investimenti in educazione (risparmiare sulla semina) e urgente la necessità di aumentare le risorse per il sistema di istruzione, come fanno in tutta Europa sulla base dei traguardi fissati da Lisbona 2020 (la conoscenza come fattore di ricchezza). Più risorse assegnate in modo selettivo, valorizzando le esperienze migliori e intervenendo sulle aree di criticità: autonomia e valutazione devono muoversi di pari passo, per consentire agli operatori della scuola, dal ministro agli insegnanti, di verificare la bontà delle scelte effettuate. E così restituire alla scuola una funzione sociale e di sviluppo dei territori.

Nelle conclusioni alcune proposte concrete per tutelare la qualità nelle scuole italiane. Tra queste:

rimettere al centro delle riforme lo studente e l’apprendimento, pur considerando la gravità dell’impatto diretto dei cambiamenti sui lavoratori della scuola e sul sistema sociale del paese;

dare piena attuazione al titolo V della costituzione, aumentando ruolo e responsabilità degli enti territoriali;

aggiornare i dispositivi dell’autonomia scolastica, potenziando la governance, anche con la presenza di nuove figure e ruoli, e procedendo celermente alla costruzione di un sistema nazionale di valutazione;

riformare lo status giuridico ed economico della professione insegnante, differenziando i ruoli e premiando l’impegno di coloro che operano nelle realtà più difficili;

rivedere i meccanismi di reclutamento del personale in modo da ridurre l’eta media del personale e non disperdere il patrimonio di motivazioni e professionalità dei docenti più giovani, spesso precari e a rischio di emarginazione lavorativa e sociale.

Gli organizzatori dell’iniziativa, nell’intento di portare un contributo concreto alla discussione che ci sarà nei Circoli Pd nelle prossime settimane per il rinnovo dei Coordinatori e Segretari Unioni Territoriali, metteranno prossimamente in Rete  ulteriori proposte emerse nel corso della serata.

*Nella foto: Carmel Woods School. Fonte Life

Laicità, diritti civili e Biotestamento – note da Quartaia

Laicità, diritti civili e Biotestamento – note da Quartaia

Gli argomenti che sono stati trattati sabato scorso, durante l’iniziativa politica di Quartaia, riguardano la libertà ed i diritti di ognuno di noi e sono per questo molto sentiti dalla maggioranza degli italiani anche se purtroppo molto spesso non ci sono leggi specifiche che ci concedano la libertà di scegliere su questioni che riguardano solamente la nostra coscienza, il nostro corpo e la nostra anima.

Prima di tutto credo sia molto importante precisare che l’Italia è una Repubblica democratica ‘Laica’, come sancito dalla carta costituzionale, ma troppo spesso, soprattutto su questioni cosiddette ‘etiche’, il termine ‘Laico’ sembra scomparire dal vocabolario e dal pensiero di chi ci rappresenta in Parlamento. Essere laici, come precisa anche il giurista Stefano Rodotà in una recente intervista ad un quotidiano nazionale, non significa, essere ostili in via pregiudiziale ed immotivata alla Chiesa, al mondo cattolico e alla fede, quello si chiama laicismo ed è un pensiero estremista e di avversione alla fede ed alla Chiesa in generale.

Essere laico non ha nulla a che vedere con l’essere credenti o non credenti, ma significa credere fermamente nella divisione netta tra Stato e Chiesa, cosa peraltro detta e scritta anche nel Vangelo e dallo stesso Aldo Moro, che certo non era ateo, in un suo intervento al congresso della Democrazia Cristiana già nel lontano 1962.

E’ quindi con estrema laicità che dovremmo affrontare e regolamentare tutta una serie di problematiche che negli ultimi anni hanno avuto e continuano ad avere ripercussioni pesanti sia sulle libertà individuali di ognuno di noi sia sul più generale contesto delle ricerca scientifica. Mi riferisco a norme che regolamentino e puniscano l’omofobia, mi riferisco a leggi che regolamentino le unioni civili tra gay e a leggi che regolamentino il fine vita di ogni essere umano (il cosi detto testamento biologico).

Questi argomenti, come ribadisce anche il senatore Ignazio Marino nel suo ultimo libro, visti dall’ottica del cittadino e visti dall’ottica della maggioranza del Parlamento sono due cose diverse. Da una parte c’è chi chiede solo il rispetto dei diritti e della libertà, dalla’altra un mondo politico avvitato su se stesso che utilizza qualunque mezzo, in questo caso la legge, come un’arma da scagliare contro l’avversario politico, oppure come uno strumento per assecondare le pressioni di una parte della chiesa.

A causa dell’inerzia delle istituzioni nazionali a regolamentare tematiche delicate come queste, spesso sono le amministrazioni locali a sostituirsi con delibere specifiche. Questo è accaduto a Colle di Val d’Elsa sull’omofobia, sul testamento biologico e prima ancora sulle unioni civili ed è accaduto nella nostra Regione dove il neo governatore Rossi ha addirittura istituito un assessorato specifico contro l’omofobia.

E’ di questo e di molto altro che ne abbiamo parlate con Simone Siliani coordinatore regionale dell’area politica del PD – Cambia l’Italia, con Gabriele Marini presidente del consiglio comunale di Colle Val d’Elsa e con Niccolò Guicciardini consigliere provinciale e segretario provinciale dei Generazione Democratica.

Simone Siliani ha come sempre fatto un intervento superlativo su questioni delicate quali quelle della laicità, del testamento biologico, della bioetica e dei diritti civili in generale non mancando di attaccare anche una parte dei dirigenti del PD troppo spesso ambigui su queste questioni e troppo spesso autoreferenziali e pronti più a difendere i propri diritti che non quelli dei cittadini.

Gabriele Marini ha fatto una lucidissima relazione su quanto il comune di Colle Val d’Elsa dal 2005 ad oggi ha fatto su queste materie dimostrando una sensibilità notevole sulle questioni dei diritti dei cittadini.

Niccolò Guicciardini ha portato la sua testimonianza come referente dei giovani democratici su queste materie molto sentite dalle nuove generazioni invitando a sua volta tutto il PD a fare chiarezza su questi problemi molto sentiti dalla maggioranza degli italiani.

Leonardo Boschi
Cambia l’Italia Siena

Laicità, diritti civili e Biotestamento

Laicità, diritti civili e Biotestamento

“Laicità, diritti civili e Biotestamento – il ruolo politico delle amministrazioni locali”. Questo il titolo dell’incontro che organizziamo Sabato 5 Giugno alle ore 17.30 al Circolo di Quartaia.

All’incontro, coordinato da Leonardo Boschi parteciperanno:

Simone Siliani
Coordinatore regionale Cambia l’Italia

Gabriele Marini
presidente Consiglio Comunale di Colle Val d’Elsa

Niccolò Guicciardini
segretario provinciale Giovani Democratici

Seguirà un piccolo buffet.

Scaricate il volantino dell’iniziativa.

Democratici per i Referendum sull’Acqua Pubblica

Democratici per i Referendum sull’Acqua Pubblica

In questi giorni è partita la raccolta delle firme per i referendum abrogativi delle norme, volute dal governo, che – nella sostanza – impongono di collocare sul mercato la gestione di tutti i servizi pubblici essenziali locali, e che dunque determineranno anche per l’acqua gestioni ispirate a logiche privatistiche, con tutto quel che ne consegue.

Si tratta di una pessima legge, perché impone di vendere importanti quote pubbliche delle aziende erogatrici, anche contro la volontà delle comunità e delle istituzioni locali.

Non possiamo accettare la visione ideologica secondo la quale solo l’intervento del privato e il mercato possono garantire efficienza e funzionalità operative.

Al contrario, proprio sulla gestione dell’acqua occorre essere certi che a prevalere sia l’interesse pubblico, e che non si producano gli effetti distorsivi a danno degli utenti e dei consumatori che la ricerca del profitto inevitabilmente provoca, soprattutto in una situazione di assenza di concorrenza.

Come giustamente si dice, l’acqua è un bene comune, essenziale e insostituibile per la vita, deve essere garantita a tutti nel rispetto dei vincoli ambientali e al massimo livello di qualità, secondo principi di equità, solidarietà e sostenibilità.

Anche acquedotti, depuratori e fognature sono  beni pubblici, da gestire con criteri di efficienza ed economicità secondo logiche industriali in grado di assicurare costi sostenibili e qualità del servizio. E non può che spettare all’autonomia delle varie realtà locali decidere come meglio applicare questi principi, da cui però non si può derogare.

Bene ha fatto perciò il Partito Democratico ad opporsi con forza in Parlamento all’approvazione di queste norme, imposte solo attraverso l’ennesimo voto di  fiducia. Occorre portare questa battaglia ideale anche tra i cittadini.

Dobbiamo affermare con forza che solo i valori del servizio pubblico possono garantire una corretta gestione degli acquedotti e di tutte le aziende erogatrici di servizi pubblici, contrastando l’opinione – questa si tutta ideologica e politica – che la privatizzazione sia la panacea di tutti i mali della struttura pubblica.

Con altrettanta chiarezza diciamo anche che non ci accontentiamo del controllo pubblico sulla gestione, come non possiamo accettare localismi o visioni nostalgiche del buon “vecchio tempo antico”.

Vogliamo un servizio pubblico efficace come e più di un’impresa privata.

Chi ha a cuore l’interesse pubblico non deve avere nessuna remora verso processi di aggregazione capaci di assicurare alle aziende distributrici le dimensioni e le capacità necessarie per gestire, al meglio e nell’interesse dei cittadini, servizi così rilevanti ed importanti.

Altrettanto importante è la tutela dei diritti dei cittadini e degli utenti.

L’esperienza insegna che non basta la proprietà pubblica perché d’incanto spariscano i problemi delle aziende.

Né il pericolo della degenerazione burocratica del rapporto con i cittadini può esser evitato con i numeri verdi o insoddisfacenti  “call center”.

Occorre perciò pensare a forme nuove di tutela degli interessi degli utenti che servano da stimolo e controllo all’efficienza delle aziende erogatrici.

Riteniamo, perciò,  necessario introdurre forme di controllo sociale sull’attività ed i programmi delle aziende erogatrici, in cui sia possibile un confronto tra le istituzioni, gli utenti,  le organizzazioni dei consumatori e le categorie sociali.

Proponiamo anche di creare una struttura “amica” del cittadino, una figura di garante degli utenti,  eventualmente estendendo in modo incisivo i poteri dei Difensori Civici regionali, a cui qualunque utente  possa  rivolgersi  con forme semplici e senza spese  per  segnalare disservizi e chiedere la tutela dei propri diritti.

La società chiede alla politica di cambiare, di ritrovare una maggiore sintonia con i cittadini. Non è una richiesta da poco, ma la condizione necessaria per il PD e l’intero centrosinistra per vincere la sfida con la destra.

Si tratta di quella “buona politica” di cui il nostro paese ha un disperato bisogno.

Con convinzione, dunque, daremo il nostro contributo perché il PD dia vita ad una proposta di legge di iniziativa popolare per una completa e radicale riforma del servizio idrico.

Di questo impegno è parte anche l’appoggio, che oggi vogliamo manifestare, alla raccolta delle 500.000 firme necessarie per l’indizione dei referendum.

Per noi è la stessa battaglia, che chiediamo a tutti i cittadini di sostenere.

Daniela Lastri, Simone Siliani, Alessandro Lo Presti, Massimo Matteoli, Giuliano Gasparotti, Luigi Dallai, Simone Mangani, Samuele agostini, Margherita Rinaldi, Marina Manfrotto, Davide Leonelli, Giacomo Zucchelli, Donatella Becattini, Giorgio Pernisco, Anna Rita Panetta, David Corsi.

Bersani, Sanremo e La Musica

Bersani, Sanremo e La Musica

di Simone Siliani. Sabato sera abbiamo imparato che a Pierluigi Bersani, segretario del partito al quale sono iscritto, piace la musica. A me verrebbe subito da commentare: “Bene, e allora cosa c’entra Sanremo?”, che, al massimo stando al suo nome, è il festival della canzone italiana, cioè di una forma particolare e ben limitata della musica. Ora, anche ammesso che non di una furbizia elettoralistica o d’immagine non si sia trattato bensì di una genuina passione per la musica, ci sarebbe da trarre qualche considerazione non sui gusti ma sulla reale competenza in relazione alla musica – che pure dichiara di amare – del segretario del Pd. A costo di essere etichettato come snob dal mio segretario, vorrei dire che, siccome Bersani fa di mestiere il politico e dice di amare la musica, allora spenda la sua immagine pubblica per difendere e diffondere davvero la musica. Vada a qualche teatro d’opera, quelli che il goveno Berlusconi sta mettendo sul lastrico tagliando selvaggiamente il Fondo Unico per lo Spettacolo (a dire il vero, non è che i Governi del Centrosinistra abbiamo dimostrato di tenerci molto); oppure vada a visitare qualche conservatorio o scuola di musica (parimenti massacrati da una politica colpevolmente sorda alla musica e ai giovani musicisti) e dica qualcosa di intelligente per difenderle; ancora, faccia qualcosa per i giovani che tentano o stentano a trovare luoghi dove suonare, registrare, produrre la loro musica. Se davvero Bersani ama la musica, faccia qualcosa per essa, invece di servirsi di un suo simulacro preso a pretesto per mettere in scena uno spettacolo di mediocre livello televisivo e di nessun valore culturale (così, per essere snob fino in fondo, mi sembra di poter definire Sanremo). Già, la cultura: per essere “popolari” secondo la vulgata bersaniana bisogna piegarsi a questi miserevoli livelli. Ma la cultura popolare ha ben altre profondità e anche attualità che forse il nostro segretario neppure immagina. Siccome Bersani sarà a Firenze il prossimo 15 marzo, potrebbe cogliere l’opportunità per farsi un giro della musica (popolare e non, ma purtroppo per lui la musica è… musica e basta, senza aggettivi) nella nostra città; magari fare un salto a visitare l’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, oppure alla Scuola di Musica di Fiesole, o all’Orchestra Regionale Toscana, oppure al Pinocchio Jazz festival, o al Musicus Concentus, o a qualche concerto al Mandela Forum; se restasse ancora un paio di giorni potrebbe andare a sentire Nicola Piovani al Teatro Puccini. Insomma, potrebbe scoprire se la Canzone Popolare ha ancora qualcosa da dirci (come cantava il buon Fossati e con lui l’Ulivo qualche anno fa), ma non lo avrà certo scoperto a Sanremo.

La politica dovrebbe avere, in questo momento così difficile per il paese e per i suoi cittadini, ben altro da fare che non prestarsi ad operazioni di dubbio gusto per promuovere una propria immagine da rotocalco o da gossip del giorno dopo. Dopo Sanremo, proseguendo per questa strada “popolare” cosa c’è? “Amici”, il “Grande Fratello”, “l’isola dei famosi”? La musica, caro Pierluigi, è una cosa troppo seria per essere lasciata ad improvvisati estimatori: occupati sì della musica, ma getta la tua autorevolezza e il tuo partito in una battaglia culturale per la promozione dei luoghi, delle istituzioni, dei progetti che producono la cultura musicale di questo paese.

Due ultime considerazioni. Non mi pare che la battuta “Mi fa piacere che salgano sul palco gli operai di Termini Imerese: perché costringerli a salire sul tetto? Portiamoli a Sanremo” sia stata particolarmente felice. E, in ogni caso, dopo la salita sul proscenio sanremese di una delegazione degli operai, non mi pare che si sia risolto alcunché, perché questo dovrebbe essere il compito della politica che non può pensare di delegare allo share televisivo quello che non riesce a fare con le armi che le sono proprie.

Infine, già che eri a Sanremo, forse potevi anche dire che le parole (non la musica, non l’intonazione) della canzone di Emanuele Filiberto-Pupo erano incostituzionali e comunque inaccettabili nel paese che i Savoia hanno lasciato in mano al fascismo e all’invasore nazista il paese e che quando hanno avuto la grazia di poterci ritornare, la prima cosa che ha pensato di fare è stata quella di chiedere un indennizzo economico. Non sarebbe stato un atteggiamento snob, anzi molto popolare direi.
Tratto dal Blog di Siliani

Cartoline da Orvieto – 1

Cartoline da Orvieto – 1

di  Luigi D. Siamo tornati dalla due giorni di Orvieto, di cui hanno parlato l’Unità, Libero, la Stampa, il Riformista e per un mezzo rigo la Repubblica. Potete trovare la rassegna stampa e l’intervento di Ignazio Marino sul sito http://www.ignaziomarino.it/. Raccolte le idee e letti i resoconti dei giornali, cerco di illustrarvi cosa è stato detto. La Mozione Marino, ovvero la ex Mozione Marino, per come è stata definita nei due gg di Orvieto, si è trasformata nell’associazione “cambia l’Italia”, secondo la definizione data dall’Unità, ovvero secondo l’Area Marino, secondo quanto riportato dal Riformista. Andando con ordine: 1) ci siamo dati una struttura centrale che organizzativamente fa capo a Michele Meta, ed un portale che funzioni da rete di comunicazione:http://www.cambialitalia.it/.

Per una mozione che pesca tra movimenti e associazioni, fino quasi ad essere essa stessa un movimento, darsi una struttura e far convivere senza eccessive fibrillazioni un’anima molto spontaneista ed un’anima molto partitica, non è cosa da poco. Chiedere, come ha fatto Marino, maggiore coinvolgimento all’interno del PD, sollecitarci a non rifuggire le battaglie elettorali, sia amministrative che partitiche, vuol dire nella sostanza, formare una “specie di corrente” dentro il PD.  Una “specie di corrente” che cerchi tuttavia di portare nel PD pezzi di società e istanze nuove e diverse da quelle già presenti; che voglia essere cioè qualcosa di ben definito negli argomenti, ma di indefinito nelle appartenenze. Ovvero, alla fin fine, essere “una specie di corrente” che fa l’esatto contrario di quello che farebbe una corrente, dove le appartenenze sono ben definite e le argomentazioni molto variabili.

Dunque, per non perderci nelle definizioni, una parte del PD che si identifica nel modo di essere di Marino, che è un po’ dentro e un po’ fuori dagli schemi dell’attuale PD; e che inevitabilmente guarda alle aree politiche impersonificate da Emma Bonino e Nichi Vendola, figure a loro volta rappresentative di valori ben più ampi di quelli rivendicati dai Radicali e da Sinistra e Libertà (o forse soltanto persone coerenti con i propri valori..). Un’area del PD che ha molte affinità con l’area politica dell’Idv, e forse molte meno con Di Pietro..Un’area dove rimane naturale assumere dei “sì” e dei “no” ragionati, ma pur sempre dei “sì” e dei “no”. Se il PD fosse un partito ben definito,  maturo nei suoi contenuti, in cui è effettivamente avvenuta una sintesi tra culture e tradizioni diverse, potremmo pensare che l’area Marino oppure “cambia l’Italia” ha un ruolo di confine, perché si pone a cavallo del partito facendosi portatrice delle istanze più moderne che salgono dalla società. Essa è invece l’area della sinistra che perfettamente incarna il concetto di Partito Democratico e che, nella sostanza, restaura le assi portanti del vecchio Ulivo, dove culture politiche diverse intersecavano il bisogno di cambiamento del paese e la disponibilità di ampie fasce della popolazione, a farsi carico delle difficoltà del cambiamento. Forse non è un caso che D’Alema, Bertinotti ed i politici più conservatori e più legati alle rendite di potere interne alla sinistra siano agli antipodi dell’area Marino.

La bussola per “cambiare l’Italia” è regolata dalla questione dei diritti civili, delle regole del mercato del lavoro, della tutela dell’ambiente, la difesa del diritto all’istruzione. Queste sono le nostre parole d’ordine; su queste noi saremo “associazione”, appoggeremo i movimenti in atto nella società, sfideremo la pesantezza e la poca coerenza che spesso hanno caratterizzato il PD. E a ben vedere, in ognuna di queste parole si riflettono i doveri imprescindibili per poter rivendicare i diritti con coerenza. La battaglia per un approccio laico alle leggi che investono la sfera privata, il chiaro “no” al nucleare, le proposte per i contratti di lavoro di una società profondamente diversa e più ingiusta di quella che della generazione precedente, hanno spostato i temi del dibattito congressuale del PD. Questi temi sono adesso affrontati in Parlamento, e chi ha vinto il congresso del PD sostanzialmente in nome della preservazione di un partito antico, si trova adesso ad affrontarli impreparato e spesso in affanno rispetto alle logiche insensate del governo.

Non tutto è chiaro su come procederemo e su quale sarà l’approdo del dibattito interno all’area Marino. Su molti aspetti dovremo riflettere al nostro interno e cercare di conciliare posizioni diverse. Sul territorio nazionale l’area Marino si darà coordinamenti regionali e ampia libertà di strutturarsi a seconda delle nessità/possibilità locali. In Toscana, Daniela Lastri formerà un coordinamento, e Simone Siliani ha garantito la continuazione del suo impegno politico/organizzatico per far crescere l”area Marino nella nostra regione. Iniziamo la navigazione dunque, senza la certezza dell’approdo finale, ma con la voglia di fare un viaggio insieme ad altri compagni. Ed in definitiva, con la convinzione che il tragitto sarà molto interessante.

Primarie a Siena. Primi Commenti

Primarie a Siena. Primi Commenti

Le nostre liste si confermano terze sia al nazionale  sia al regionale dove superiamo la lista “Democratici Made In Toscana per Manciulli” e quella  ”Con David Sassoli Semplicemente Democratici Per Franceschini per Agostino Fragai”.

In entrambi i casi superiamo di qualche punto decimale il 10%. Nella provincia di Siena oltre 3200 cittadini hanno dato fiducia al progetto di Ignazio Marino e Simone Siliani e soprattutto hanno dato fiducia ai nostri candidati.

Mentre manca ancora la certezza sull’elezione di Luigi Dallai all’Assemblea nazionale, siamo certi dell’elezione dei primi sei candidati della nostra lista regionale:

Sabrina Benenati, Francesco Carnesecchi, Giuliana De Angelis, Leonardo Boschi, Marta Banchi, Bruno Melani.

I risultati dell’assemblea regionale

VOTI %
Con Bersani 2009 Per Manciulli 15444 49.63%
Democratici Made In Toscana per Manciulli 3043 9.78%
ANDREA MANCIULLI
Siliani Per Marino Segretario 3243 10.42%
SIMONE SILIANI
Democratici con Dario Franceschini per Agostino Fragai 8117 26.09%
Con David Sassoli Semplicemente Democratici Per Franceschini per Agostino Fragai 1129 3.63%
AGOSTINO FRAGAI

Perché ho scelto Ignazio Marino

Sono senese e quindi mi piacciono il bianco e il nero, le scelte chiare, nette, le posizioni prive di ambiguità; non condivido i tentativi, spesso infruttuosi di ottenere di più tenendo il piede in due staffe. Marino mi ha dato da subito l’impressione di voler rifondare un partito la cui dirigenza sia pronta ad una fondamentale coerenza di idee ed azioni. Ha dichiarato ad alta voce e senza incertezze il suo disegno basato su principi fondamentali di equità, rispetto, laicità, meritocrazia. Mi ha convinto di testa, di cuore e di pancia e spero che, anche se non dovesse diventare segretario, chiunque vinca tenga conto di questa parte di popolo, soprattutto giovane e qualificata, che chiede al partito coerenza, onestà intellettuale e capacità di presentare un disegno politico credibile e condivisibile.

Giuliana De Angelis candidata nella lista della Provincia di Siena in appoggio alla candidatura di Simone Siliani

Io sto con Marino e Siliani

Ho deciso di sostenere la candidatura di Simone Siliani a segretario regionale del Partito Democratico e di Ignazio Marino a segretario nazionale perchè sono fermamente convinto che l’Italia abbia bisogno di una rivoluzione democratica. Il Partito democratico è un grande progetto politico che deve essere pensato come un pensiero lungo e non legato alle contingenze politiche attuali.

Ci vuole per nuovo pensiero politico: il pensiero democratico appunto e questo non l’ho trovato né nella Mozione Bersani, né in quella Franceschini.
Il Partito di Bersani mi sembra un ferro vecchio del Novecento, rivolto ad una parte della società, chiuso al rinnovamento e alla complessità della società attuale, un brusco ritorno indietro.
Nella mozione Franceschini c’è un maggior respiro, ma anche un coacervo di idee diverse e contrastanti, proprio su un tema per me fondamentale: la laicità come modo di vivere e di essere. Non mi piace il manicheismo di Franceschini piu’ volte e spesso ripreso. Il mondo non si divide in buoni e cattivi, e tutti gli uomini hanno almeno una parte di verità in quello che dicono. La campagna che sta conducendo è molto irritata e astiosa.No non ci siamo.
Io voglio un Partito Democratico molto radicale sui diritti delle persone, molto liberale in economia e che lotta contro le conventicole e le corporazioni tutte italiane. Voglio un partito molto sociale nel ripensare il welfare attorno ad un ciclo di vita ormai profondamente cambiato.
Voglio un partito “dei circoli”, veramente democratico e trasparente.Per questo il 25 Ottobre voterò alle primarie per Marino e Siliani.
Claudio Lucii
Coordinatore Prov.le Mozione Marino
Candidato all’assemblea Regionale per la lista “Siliani per Marino Segretario”.