siena Archivi

Previsioni Meteo

Previsioni Meteo

L’atmosfera dentro il PD senese è serena, frutto senza dubbio della bella Festa in Fortezza e dell’impegno dei volontari, così come del paziente lavoro politico che Elisa Meloni ha svolto da Giugno ad oggi. Non era scontato e non era facile, ma così come nel PD abbiamo criticato le lacune politiche del passato, dobbiamo onestamente riconoscere al segretario/a la capacità di tenere insieme il partito, le sue anime e le diversificate aspirazioni. Un partito correntizio non trasmette grande fascino ai propri iscritti. Se però le sensibilità diverse competono sul terreno dell’elaborazione politica, allora sono un ricchezza. Noi cercheremo di “strattonare” il PD sui temi che per noi rivestono un ruolo fondamentale per un partito che abbia l’aspirazione a modificare le condizioni sociali e dare spazio a chi non gode di rendite di posizione. Un partito che guardi al futuro, insomma, senza buttare ciò che di buono ha elaborato finora, ma consapevole che lo scenario nazionale (e anche locale) è profondamente mutato.

Se dunque il cielo sopra il PD senese volge al sereno, non  altrettanto può dirsi del PD nazionale, dove i dirigenti sembrano tuttora presi da manie di protagonismo che ormai, più che disorientare l’elettorato, lo infastidiscono fino a deprimerlo. Abbiamo più volte detto che occorre una nuova classe politica capace di interpretare i mutamenti avvenuti nella società e nel mondo del lavoro. Quello che sta accadendo con il mutamento delle relazioni industriali in Italia, impone una riflessione su come si esce dal pantano di una competizione al ribasso salariale a vantaggio di una delocalizzazione verso Est. Occorre capire come i mutamenti climatici influenzeranno i flussi dell’immigrazione e la distribuzione del cibo, e sarà necessario capire rapidamente quali tipologie  di infrastrutture dovremo privilegiare in previsione del progressivo mutare delle fonti energetiche, dei bisogni di trasporto, dello sviluppo abitativo. In campo sanitario occorrerà aumentare la qualità dei servizi diminuendo i costi collettivi, e quindi sarà importante privilegiare la prevenzione delle malattie che incidono su una società opulenta. Dovremo probabilmente mettere mano ad una nuova legislazione in tema alimentare, in modo da incoraggiare la qualità dei prodotti e al tempo stesso la sostenibilità alimentare delle produzioni ed il corretto uso di queste. E dovremo davvero promuovere l’istruzione e la conoscenza, perché questo è l’unico investimento su cui avremo sempre un ritorno economico e sociale.

Ecco, io non credo che la nostra classe politica nel suo complesso, non solo quella del PD, sia capace di promuovere queste riforme. Semplicemente non le sente urgenti, forse non le capisce o semplicemente non ne vede alcun ritorno. Evidentemente ci saranno singoli che potranno ben rappresentare le esigenze sopracitate, ma dubito che questi saranno i dirigenti attuali, a cui più o meno tutti siamo affezionati (forse perché ci ricordano la nostra infanzia e già li vedevamo in TV).

Ancora una volta la politica della Regione Toscana ci viene in aiuto, e risulta sempre più evidente la vicinanza di un presidente come Enrico Rossi alle esigenze del cittadino comune. Forse perché, molto semplicemente, anche lui è un cittadino comune, nato da una famiglia semplice e abituato a fare le cose normalmente.

Il PD deve essere il partito delle persone normali, che si stimano per i propri comportamenti, e in cui ci sia gusto ad essere “leali ma non conformisti”. Su questo, dobbiamo ancora lavorare, e se non è tardi, forse a Siena abbiamo imboccato la strada giusta. Si sa che un partito unito è la condizione prioritaria per affrontare le prossime campagne elettorali, ed è abbastanza certo che dovremo affrontarne sia di amministrative (previste) che di politiche (incombenti). Ma certo non basta per vincere le elezioni se il messaggio che trasmette all’esterno non è credibile o almeno un po’ convincente. La “svolta” di Bersani, da noi tanto invocata, forse è arrivata, con il suo richiamo al progetto Ulivo. Ci piace leggere questa svolta, come un richiamo allo “spirito dell’Ulivo” che permise ai partiti del 1996 di farsi portatori delle aspettative del proprio elettorato, ma molto di più, di farsi promotori di un senso comune di cittadinanza in uno stato sull’orlo del collasso. L’Ulivo guidato da Romani Prodi vedeva l’alleanza del Partito Democratico della Sinistra, del Partito Popolare, dei Verdi, Rinnovamento Italiano e l’accordo di desistenza con Rifondazione. Adesso il panorama politico è un po’ diverso: la pattuglia dei Diniani è alleata di Berlusconi, ed i Radicali, allora in qualche caso alleati con il centro-destra, hanno molto influenzato l’elaborazione del PD su temi importanti e sono nostri alleati leali. A Berlusconi hanno regalato Capezzone, brillante quanto disinvolto dal cambiare casacca in tempo reale. Allora il CCD, come adesso l’UDC esprimeva senza difficoltà posizioni tipicamente conservatrici (ovviamente a vantaggio di chi già gode di molti benefici). Casini e la sua pattuglia, così spregiudicati in Parlamento sono invece immobili nella società, ed esprimono visioni culturalmente analoghe a quelle del PDL, difficili quindi da coniugare con un’alleanza che vuole modificare questa società. Al di là della comunanza dei ruoli dei dirigenti politici nazionali, davvero non si capisce in cosa della nostra società potrebbe concretizzarsi un’azione di governo con l’UDC. Ne si capisce dove siano le ragioni di un terzo polo che abbia per protagonisti chi fino a qualche giorno o mese fa ha condiviso tutte le scelte di Berlusconi sui diritte, la giustizia, il lavoro.

Un questione questa della terzietà che si riproporrebbe anche in chiave locale se dovesse concretizzarsi un accordo con una forza che poco ha condiviso con la storia del centro sinistra e che e che incoraggerebbe l’IdV, nella campagna elettorale contro il PD.

Luigi Dallai

*Foto: Archivio Life

Risparmiare sulla semina? La pessima riforma del duo Gelmini – Tremonti

Risparmiare sulla semina? La pessima riforma del duo Gelmini – Tremonti

La scuola è la vita quotidiana di studenti, professori, custodi, dirigenti, segretari, tecnici, è il pensiero di milioni di famiglie ed è il banco di prova della capacità e della lungimiranza della classe dirigente politica ed intellettuale.

Anche quest’anno, come quello passato, la scure dei tagli della riforma Gelmini – Tremonti ha colpito duramente i lavoratori del comparto scuola con fortissime riduzioni. Questo comporterà la formazione di classi con un numero di alunni sempre più elevati (fino a 30 o più alunni per classe), l’accorpamento di classi distinte, la diminuzione delle ore di sostegno, l’eliminazione delle compresenze nelle scuole elementari, il blocco del turnover e degli scatti di anzianità con la conseguente riduzione di posti di lavoro per i precari.

L’articolo 34 della Costituzione garantisce a tutti il diritto allo studio:

La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

Una scuola pubblica e di qualità è il miglior investimento di un paese per il proprio futuro.

Per questi motivi saremo presenti, con l’onorevole del PD Susanna Cenni, martedì 7 Settembre alle operazioni di nomina dei docenti pre protestare contro i tagli indiscrimati di questa cosidetta “riforma”.
Scarica il volantino: la pessima riforma

Ampugnano e dintorni

Ampugnano e dintorni

Chi si è rallegrato degli accadimenti che hanno portato al ridimensionamento delle ipotesi di ampliamento dell’aeroporto, non ha colto il punto della discussione. Il “totem di Ampugnano” è stato infatti uno dei temi che più hanno movimentato il dibattito giornalistico senese, ma né l’inconsistenza del piano operativo (link Piano Galaxy), né l’opposizione del comitato di cittadini, né il crescente ancorché timoroso dissenso all’interno del PD, avrebbero bloccato il proposito di potenziare significativamente l’aeroporto di Ampugnano se la procedura di privatizzazione fosse avvenuta secondo le norme vigenti (link lettera enac) e soprattutto se il potenziamento di questa infrastruttura fosse stato davvero economicamente sostenibile.

E’ dunque, e in primo luogo, la definizione delle sedi del dibattito e delle decisione politiche che andrebbe discussa. Sulla questione di Ampugnano si sono infatti confrontati due distinti schieramenti: da una parte il comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto, e dall’altra una vasta compagine percepita nel suo complesso come “governativa”, favorevole ma con posizioni anche diversificate. La discussione ha messo in evidenza le difficoltà di immaginare una trasformazione qualitativa della rete infrastrutturale del nostro territorio; al contrario ha prevalso, nelle opinioni di chi ha sponsorizzato lo sviluppo dell’aeroporto, una visione dello sviluppo economico della provincia di Siena legata ad aspetti puramente quantitativi. E’ difficile negare che un’accresciuta capacità nel sistema dei trasporti, quale essa sia, porti con sé un indotto, turistico, commerciale, logistico. Pare tuttavia improbabile che lo sviluppo del nostro territorio possa essere attuato attraverso una crescita “casuale” (estemporanea?) delle infrastrutture, che non tenga conto delle particolarità del nostro territorio.

E’ legittimo che il fondo Galaxy promuova i propri interessi sul nostro territorio; ed altrettanto legittimo che ci siano comitati di cittadini contrari al progetto pilota per l’ampliamento dell’aeroporto. Non stupisce che quest’ultimo trovi consenso negli amministratori della società aeroportuale stessa; una maggiore capacità di approfondimento sarebbe invece auspicabile da parte di coloro che sono i rappresentanti delle amministrazioni locali in seno al consiglio di amministrazione della società aeroportuale. E’ perfettamente legittimo che ci siano gruppi, giornali, associazioni, partiti che sostengono pervicacemente l’una o l’altra posizione. E tuttavia, al di là delle ragioni condivisibili contro l’ampliamento, sono le istituzioni locali a dover verificare la fondatezza del progetto, fugare i dubbi sui rischi per l’ambiente, decidere cosa fare e poi rispondere politicamente ed elettoralmente delle proprie scelte. Su queste scelte è mancato un dibattito politico vero che provasse a descrivere le possibili interazioni del nostro sistema di trasporto a livello regionale. Di recente l’Amministrazione comunale ha comunicato l’intenzione di dismettere le proprie quote all’interno della società aeroportuale (link articolo corriere). Su questo, il Partito Democratico è in sintonia con l’Amministrazione. Con lucidità, il neo-presidente della società aeroportuale ha auspicato che la presenza dell’aeroporto di Ampugnano sia considerata “strategica” all’interno del sistema infrastrutturale della nostra zona, indipendentemente da chi finanzierà gli attuali (pochi) lavori di adeguamento della pista. Su questo punto invece conviene che il PD discuta approfonditamente, molto di più di quanto fatto finora e molto più “laicamente”, affinché le varie posizioni si confrontino senza pregiudizi. I molti dubbi che Ampugnano sia da considerarsi strategico devono essere risolti anche di attraverso una seria valutazione della spesa che gli enti locali dovranno sostenere a fronte della eventuale uscita del socio privato. Le reali necessità infrastrutturali che la nostra provincia e la Toscana devono soddisfare nell’immediato futuro e la collocazione geografica dell’aeroporto di Ampugnano all’interno della provincia forse non sono così legate, e converrebbe iniziare a ragionare su come integrare le infrastrutture esistenti e quelle potenzialmente realizzabili in un quadro che veda coinvolte province confinanti. In questo quadro l’asse strategico punterebbe verso est/sud-est invece che ovest/sud-ovest.

Dobbiamo chiederci quale sia il tipo di utente che si muoverà attraverso il territorio senese nei prossimi dieci o venti anni; per lo più sarà un cittadino che si sposta quotidianamente da un capo all’altro della provincia per lavoro, oppure un pendolare che si sposta sul territorio regionale e nazionale, o ancora un turista interessato alla Toscana, al Chianti, a Siena, al Palio. Dovremo quindi pensare a questa tipologia di utente e dunque privilegiare coloro che “attraversano” il territorio, fisicamente e culturalmente, non coloro che pensano Siena come lo sfondo da cartolina per il tempo di una cena in Piazza del Campo.

E’ stato giustamente osservato dagli organi di stampa che il progetto relativo al potenziamento di Ampugnano risale ad almeno venticinque-trenta anni fa, e che anche in passate legislature si è cercato di promuovere l’opera. L’ipotesi di ampliamento di Ampugnano poteva infatti essere un’opportunità di sviluppo per Siena e la sua provincia venti o trenta anni fa. Adesso è un progetto di  parecchi anni fa che deve fare i conti con le condizioni di sviluppo economico del nostro territorio, mutate rispetto al passato, ed ancor più con le sfide energetiche, e quindi infrastrutturali, dell’intero territorio nazionale nei prossimi anni.

Allo stesso tempo è mutato profondamente lo scenario globale che ha visto la fine di un ciclo espansivo del settore e della capacità di attrarre investimenti, fine che ha toccato Ampugnano molto da vicino. Non è un caso che infatti che l’intenzione dei ministeri del Tesoro dei tre paesi soci del fondo Galaxy stiano riflettendo sulla necessita di liquidare il fondo stesso per dirigere risorse utili su altre iniziative quali ad esempio il fondo energia ed ambiente 2020 (Link Reuters), conosciuto anche come fondo Margherita (Link EiB).

La Provincia di Siena sta pagando oggi lo scotto delle scelte  favorevoli al trasporto su gomma operate nei passati venti, trent’anni, a livello locale e regionale, nonché al modello che ha caratterizzato la crescita dell’Italia, tutto imperniato sull’utilizzo dei combustibili fossili come fonte di energia per il trasporto. Con l’aeroporto, a Siena si è proposta per il futuro la prosecuzione di questo modello: spostamenti teoricamente rapidi (ma non si contano le ore di attesa), agili (ma l’ente per la sicurezza aerea ha già sancito che sono troppi gli scali aeroportuali sul territorio italiano), comodi (ma un aeroporto medio-piccolo serve solo per voli intermedi), energeticamente dipendenti dal costo del carburante (progressivamente sempre più elevato) e soprattutto non riconvertibili.

Chi si è posto con onestà intellettuale di fronte alla possibilità di ampliare l’aeroporto non si è potuto sottrarre all’evidente necessità di migliorare i collegamenti ferroviari della provincia. Questa necessità, anch’essa su un asse nord-ovest/sud-est prescinde da qualsiasi altro intervento infrastrutturale, e se fosse soddisfatta risolverebbe di colpo anche il problema dell’aeroporto senza bisogno di interventi su Ampugnano, rendendo i cittadini senesi dignitosamente collegati con i due scali toscani di Pisa e Firenze. E’ persino superfluo paragonare le prospettive di successo e di sostenibilità economica del trasporto su rotaia (sul treno si muovono persone e merci) rispetto a quelle del trasporto aereo. Se dunque ammodernare la rete ferroviaria che collega Siena agli snodi principali (Empoli, Firenze Rifredi, ma anche Chiusi e Arezzo) in modo da ridurre il tragitto ad un tempo inferiore all’ora di viaggio è una priorità per il prossimo futuro (3-5 anni), cosa fare invece nell’immediato? La risposta sta ancora una volta nel privilegiare la qualità degli interventi più che la quantità degli stessi: ovvero nel “migliorare il tempo” del viaggio ferroviario. E’ facile calcolare il costo, peraltro minimo, di servizi offerti sul treno, quali disponibilità di connessioni elettriche ed efficiente ricezione telefonica, servizi telematici wi-fi, minimi servizi bar e giornali. Come si può capire, servizi basilari che forse non hanno lo stesso appeal dei progetti aeroportuali. Tuttavia, nell’immediato, questi servizi renderebbero fruibile il tempo da trascorrere sulle carrozze ferroviarie, creerebbero un modesto indotto economico e di posti di lavoro, e renderebbero gli spostamenti ferroviari molto più appetibili di quelli su gomma.

Si potrà dire, a ragione, che il progetto di ampliamento di Ampugnano sarebbe (stato) finanziato, mentre quello, forse più costoso, del potenziamento della rete ferroviaria non ha risorse pubbliche attualmente disponibili. Su questo punto occorre assumere posizioni politiche molto chiare: non si può pretendere una risposta economica immediata agli investimenti in tema di mobilità e si deve attingere a finanziamenti pubblici. Il senso della responsabilità pubblica, che è stato alla base della battaglia per mantenere la banca MPS legata al territorio, mi induce a pensare che anche le spese relative al trasporto pubblico, quando si dimostrino strategiche per lo sviluppo economico e culturale del nostro territorio, debbano attingere agli utili, se non nell’immediato, almeno quelli prossimi futuri, della nostra banca; è infatti vitale che le scelte e le priorità infrastrutturali siano governate in funzione dell’interesse complessivo della società senese. Si tratta insomma di recuperare quella capacità di governo di “sistemi complessi” che è stata la dote principale delle amministrazioni di sinistra del nostro territorio. Questo è possibile, se ad una politica che tuteli il patrimonio culturale e paesaggistico della provincia si affianca una politica che promuova l’innovazione tecnologica, le reti telematiche, il trasporto dei saperi e del lavoro oltre che delle persone. Una politica che finalmente promuova l’efficienza e le capacità di inventare e non solo la riproposizione di cliché politici ormai insufficienti per competere con le sfide moderne.

Torniamo a fare politica

Torniamo a fare politica

Il 25 giugno 2010 si è concluso il percorso congressuale del Partito Democratico nella provincia di Siena. Con l’election day si è chiusa finalmente la lunga stagione di costruzione del PD, con la costituzione degli organi rappresentativi della provincia, delle unioni comunali e dei direttivi di circolo.

Alle valutazioni molto spesso critiche che abbiamo avanzato nei riguardi della linea politica espressa dal gruppo dirigente, forse con durezza ma sempre con onestà intellettuale, è stata associata la nostra disponibilità a contribuire alla gestione ed all’elaborazione politica di questo partito.

L’Area Marino ha scelto dunque di partecipare ad un percorso congressuale unitario, ovvero di assumersi la responsabilità di accettare scelte da noi non propriamente condivise, e di condividere la responsabilità nella gestione del PD a tutti i livelli.

Chi vorrà seguirci con attenzione si accorgerà (se non è stato chiaro finora) quanto valga per noi il termine che caratterizza l’identità del nostro partito, “democratico”. Un termine spesso dato per scontato, ma faticoso da assumere in un partito che è stato aperto, plurale, riformista molto più nei propositi iniziali che nella pratica politica quotidiana.

Abbiamo deciso di condividere il percorso unitario con l’ambizione di migliorare il PD e con la consapevolezza dei limiti dettati dal risultato congressuale. Nei giorni scorsi abbiamo presentato le nostre proposte per il partito in questo documento e crediamo che queste siano state in buona parte accolte nella piattaforma di Elisa Meloni.

Facciamo gli auguri ad Elisa Meloni e a tutti i nuovi segretari delle Unioni Comunali e di circolo appena eletti ed a tutti i delegati delle assemblee territoriali. Dal loro lavoro dipenderà la capacità di questo partito di migliorare il proprio radicamento nel territorio per affrontare le difficili sfide che ci si pongono davanti.

*Nella foto: primo congresso dei Partigiani della Pace, 1949. Fonte Life

Risparmiare sulla semina? Il resoconto

Risparmiare sulla semina? Il resoconto

Si è svolto Lunedì 7 Giugno un iniziativa pubblica a cura del gruppo senese del PD-Area Marino sul tema:

Risparmiare sulla semina? “Scuola” è la parola che disegna il futuro. Non è solo un capitolo del Bilancio dello Stato, ma il più  grande investimento sul capitale umano e sul futuro del nostro Paese. L’Educazione non si taglia. Qualità alla Scuola Pubblica.

Relatori: Francesca PUGLISI Responsabile Nazionale scuola del PD; Simonetta PELLEGRINI Assessore provinciale formazione professionale e istruzione ; Daniela LASTRI Consigliere regionale, responsabile regionale dell’Area Marino-Cambia l’Italia ed ex assessore all’Istruzione  del Comune di Firenze.

L’iniziativa rientra in un programma di “ascolto e proposte” che il Gruppo dell’Area Marino della Toscana ha organizzato negli ultimi mesi su temi quali “Futuro della natura” a Talamone; “Omofobia” a Follonica con Paola Concia e Ivan Scalfarotto; e “Diritti Civili – Biotestamento” a Colle Val d’Elsa con Simone Siliani.

I relatori si sono soffermati sugli effetti del “riordino Gelmini” degli ordinamenti scolastici superiori e sui tagli alla scuola primaria e secondaria di primo grado. “Riordino” e tagli che trovano la loro origine e la motivazione del loro inarrestabile procedere nella L. 133/2008, finalizzata a “razionalizzare” l’utilizzo delle risorse umane nella scuola al fine di conseguire un significativo risparmio nelle parti del bilancio dello stato destinata alla scuola pubblica.

Il “riordino” della scuola secondaria superiore, spacciato per riforma, rappresenta in realtà un aggiustamento dell’esistente, senza alcun salto di qualità nei modelli educativi e nell’organizzazione scolastica; un sicuro impoverimento professionale ed economico per le scuole, scambiato con le impraticabili possibilità offerte dall’autonomia:

per le scuole medie superiori, conferma l’impianto di una scuola organizzata per classi di età e per discipline, accentuando la gerarchizzazione “gentiliana” tra Licei, Istituti Tecnici e Istituti Professionali;

va in controtendenza rispetto ai tentativi di integrare le filiere del sistema di istruzione accentuandone la separatezza (licei | istruzione tecnica | istruzione professionale | istruzione e formazione professionale | formazione in apprendistato);

non fornisce mission e obiettivi chiari all’istruzione professionale, schiacciata fra istruzione tecnica e formazione professionale, affidandone le sorti alle alterne e divergenti strategie regionali;

taglia sensibilmente le ore nei tecnici e nei professionali e non le prevede ai licei, e riduce la compresenza dei docenti specialisti del laboratorio; con classi sempre più numerose e laboratori sempre peggio attrezzati per i tagli delle risorse, la tanto citata laboratorialità sarà “virtuale”;

manca del coraggio di ridurre la durata della scuola secondaria di un anno (per la ragione che non avrebbe consentito di fare immediatamente “cassa”) adeguandola al quadro europeo, presentando un anno terminale poco caratterizzato e significativo;

aumenta la consistenza numerica delle classi, frustrando la possibilità di personalizzare gli apprendimenti e obbligando a “seconde” scelte di ripiego, come già accade negli ordini inferiori, studenti e famiglie in “sovrannumero” rispetto al numero minimo e massimo di studenti per classe;

allontana dalla scuola gli insegnanti più giovani, frustrando motivazioni e investimenti;

non prevede alcuna innovazione sul versante della governance scolastica, sui modi e i tempi dell’organizzazione scolastica, rendendo difficilmente praticabile qualsiasi tentativo di innovare l’offerta formativa;

riconduce gli spazi dell’autonomia scolastica (attività opzionali, materie facoltative, arricchimento dell’offerta formativa) al “deserto delle risorse” rendendoli realizzabili solo facendo leva sull’acquisizione di risorse dagli Enti territoriali (su cui si sta abbattendo la scure della manovra economica) o direttamente dalle famiglie attraverso i contributi “volontari”;

non contiene alcuna idea nuova di scuola, in grado di affrontare la discesa dei livelli medi di preparazione dei giovani italiani, confrontati con i giovani europei, e di ripensare l’educazione nell’era dei “nativi digitali” e della globalizzazione.

Per quanto riguarda gli effetti sulle scuole elementari sono già percepibili dalle famiglie e mettono in crisi un modello di qualità, come riconosciuto dai principali organismi internazionali. I tagli  portano alla  riduzione del tempo pieno nelle elementari, alla scomparsa della compresenza dei maestri, alla riduzione significativa dell’insegnamento di sostegno. In Provincia di Siena nel 2009/10 i tagli tra personale insegnante e non insegnante ha toccato 150 posti. Peggiore il quadro che si sta profilando per il prossimo anno scolastico. Il peggioramento del servizio educativo della scuola pubblica è sotto agli occhi di tutti: nell’immediato, si nega ad una parte delle famiglie il modello di scuola prescelto per i propri figli. Infine la situazione finanziaria delle scuole, al “collasso”, con il Governo centrale che si “dimentica” di saldare i debiti contratti verso i singoli istituti, costretti a fare ricorso improprio ai contributi volontari dei genitori.

I processi di riforma non sono in alcun modo orientati all’equità, accentuando un quadro di differenziali, territoriali, socio-culturali, intergenerazionali che costituiscono i nodi irrisolti della crisi del nostro paese.

La riunione, a cui sono intervenute circa 50 persone, si è caratterizzata per le numerose proposte uscite dagli interventi dei presenti, sia studenti, che insegnanti, che genitori. Fattore comune : “Riportare a considerare la cultura e la formazione un investimento per il futuro, responsabilizzando gli amministratori, i politici e gli operatori della scuola”.

Si è discusso delle modalità per contrastare la dispersione scolastica, con una scuola flessibile e capace di personalizzare i propri obiettivi, inclusiva e di qualità. Da più parti è stata avanzata la considerazione di quanto sia folle l’idea di ridurre gli investimenti in educazione (risparmiare sulla semina) e urgente la necessità di aumentare le risorse per il sistema di istruzione, come fanno in tutta Europa sulla base dei traguardi fissati da Lisbona 2020 (la conoscenza come fattore di ricchezza). Più risorse assegnate in modo selettivo, valorizzando le esperienze migliori e intervenendo sulle aree di criticità: autonomia e valutazione devono muoversi di pari passo, per consentire agli operatori della scuola, dal ministro agli insegnanti, di verificare la bontà delle scelte effettuate. E così restituire alla scuola una funzione sociale e di sviluppo dei territori.

Nelle conclusioni alcune proposte concrete per tutelare la qualità nelle scuole italiane. Tra queste:

rimettere al centro delle riforme lo studente e l’apprendimento, pur considerando la gravità dell’impatto diretto dei cambiamenti sui lavoratori della scuola e sul sistema sociale del paese;

dare piena attuazione al titolo V della costituzione, aumentando ruolo e responsabilità degli enti territoriali;

aggiornare i dispositivi dell’autonomia scolastica, potenziando la governance, anche con la presenza di nuove figure e ruoli, e procedendo celermente alla costruzione di un sistema nazionale di valutazione;

riformare lo status giuridico ed economico della professione insegnante, differenziando i ruoli e premiando l’impegno di coloro che operano nelle realtà più difficili;

rivedere i meccanismi di reclutamento del personale in modo da ridurre l’eta media del personale e non disperdere il patrimonio di motivazioni e professionalità dei docenti più giovani, spesso precari e a rischio di emarginazione lavorativa e sociale.

Gli organizzatori dell’iniziativa, nell’intento di portare un contributo concreto alla discussione che ci sarà nei Circoli Pd nelle prossime settimane per il rinnovo dei Coordinatori e Segretari Unioni Territoriali, metteranno prossimamente in Rete  ulteriori proposte emerse nel corso della serata.

*Nella foto: Carmel Woods School. Fonte Life

UNA TERRA AD ALTA DENSITÀ DEMOCRATICA

Siena, 1 giugno 2010

Piattaforma politico – programmatica dell’Area Marino per il congresso dell’Unione territoriale di Siena

IL NOSTRO CAPITALE

I risultati delle ultime elezioni regionali hanno visto la provincia di Siena confermare i suoi tratti di terra dei democratici. Un cittadino su due nella nostra provincia ha sostenuto il Partito Democratico. Il radicamento e l’esistenza stessa del Partito Democratico discendono dunque dalla fiducia espressa dagli elettori, prima ancora che dai suoi dirigenti e dai suoi iscritti. Una fiducia che garantisce il funzionamento e la rappresentatività delle istituzioni ma che da sola, senza il lavoro dei dirigenti nel coinvolgere gli iscritti e gli elettori nell’elaborazione della politica e nei processi decisionali, non riuscirebbe a mette al riparo il nostro radicamento da una lenta frantumazione.

Nel nostro territorio, come nel resto del nostro paese, sono in atto processi di cambiamento del tessuto sociale ed economico che ridisegnano profondante i tratti delle nostre comunità. A rischio, oggi, non è solo il consenso alle forze politiche di centro sinistra, ma l’insieme intero di relazioni e valori condivisi alla base della vita democratica.

Il Partito Democratico nel nostro territorio contribuisce assieme alle altre formazioni politiche all’esistenza di quelle reti sociali e di rapporti tra cittadini che hanno un valore collettivo fondamentale. Il Partito Democratico con i suoi circoli, le sue feste e le sue iniziative è un attore fondamentale nella produzione di quel capitale sociale che è componente chiave per la costruzione ed il mantenimento della democrazia.

Questo capitale sociale si nutre di partecipazione, per sostenerlo è necessario allargare la partecipazione dei nostri elettori e dei nostri iscritti anche al di fuori delle naturali scadenze elettorali attraverso l’istituzione e l’identificazione di forum tematici permanenti quale luogo di elaborazione e proposta politica del partito cui sia garantito il diretto collegamento con gli organismi dirigenti accanto ad una adeguata organizzazione del loro lavoro.

UNA CASA NUOVA PER TUTTI

Il Partito Democratico è una casa nuova per tutti. Lo è per gli elettori e gli iscritti provenienti dai due principali partiti fondatori come lo è per tutti coloro i quali si sono avvicinati ad un partito politico per la prima volta. Il Partito Democratico non è però nato da un semplice restauro di uno dei suoi soggetti fondatori, ma è un edificio nuovo, con sensibilità diverse ed espressioni plurali, dotato di regole certe date dai propri statuti.

Come per ogni trasferimento in una nuova abitazione è normale che vi sia un periodo di adattamento nel quale cercare le proprie coordinate, come è normale fare riferimento alla vecchia abitazione per cercare di orizzontarsi. Oggi dopo due anni e mezzo possiamo dire di conoscere le nostre nuove coordinate.

Possiamo dire che questa è la casa di tutti e che il Partito Democratico riconosce e favorisce la libertà e il pluralismo interno. Possiamo dire che il Partito Democratico, nella ricerca di soluzioni unitarie ed autorevoli per la guida del partito nei rispettivi livelli territoriali, riconosce fin dalla composizione degli organi esecutivi tutte le proprie sensibilità. Possiamo dire che nel Partito Democratico tutte le componenti culturali hanno pari dignità e partecipano all’elaborazione politica condividendo l’accesso a tutte le risorse del partito.

Il Partito Democratico è la nostra nuova casa e tutti ne abbiamo le chiavi.

PERSONE AL SERVIZI DEI CITTADINI

Dopo due anni mezzo dalla propria fondazione il Partito Democratico si avvia con i congressi locali a chiudere la lunga fare transitoria che ha visto un continuo ricambio del proprio gruppo dirigente al livello nazionale come a quello locale. La chiusura di questa stagione congressuale deve consegnare alle unioni territoriali e comunali un gruppo dirigente riconoscibile e condiviso da tutto il partito. Al segretario territoriale ed ai segretari comunali viene chiesto l’impegno alla guida del partito per la durata del mandato prevista dalle regole statutarie. Con l’elezione dei segretari territoriali e comunali, il Partito Democratico si avvia a coinvolgere i propri iscritti in scelte che potranno essere modificate solo attraverso una nuova consultazione degli iscritti.

I segretari ed i gruppi dirigenti delle unioni territoriali e comunali sono prima di tutto cittadini al servizio dei cittadini, cui è richiesto di rispettare le regole di incompatibilità previste dallo statuto nazionale e da quello regionale, accanto alla massima trasparenza riguardo alle eventuali appartenenze ad altra associazione e rispetto ad eventuali incarichi, pubblici e privati ricoperti al momento dell’incarico.

UNA RAPPRESENTANZA COSTRUITA INTORNO ALLA PERSONA

Il Partito Democratico ha negli organismi previsti dallo statuto nazionale e regionale la capacita di rappresentare i propri iscritti ed allo stesso tempo designare i necessari spazi e momenti di elaborazione politica e di confronto. Il largo numero dei componenti delle assemblee territoriali e comunali e della direzione provinciale ed il riequilibrio proporzionale previsto dai regolamenti congressuali corrono il rischio di disegnare organismi pletorici scarsamente frequentati e composti esclusivamente sulla base delle appartenenze alle differenti aree culturali.

Accanto alla necessaria rappresentanza di genere il Partito Democratico deve anche,  prendere in considerazione le diversità della nostra società, la voglia di mettersi a disposizione e le capacità dei singoli nella scelta dei candidati alle assemblee rappresentative ed ai direttivi. Il Partito Democratico nel farsi promotore del ricambio generazionale e della cultura del merito deve saper migliorarsi anche al proprio interno aprendosi alle migliori energie che la nostra società offre.

IL PARTITO DEI DIRITTI, D       ELL’AMBIENTE, DEL LAVORO

Il nostro territorio non è immune dai cambiamenti sociali ed economici che riguardano il nostro paese ed il mondo intero. Nuove tensioni politico sociale sono generate sia da fattori esterni al sistema locale sia interni.

Nella nostra provincia rispetto alla continua migrazione interna da altre aree del nostro paese si è innestata negli ultimi vent’anni una forte immigrazione da paesi stranieri. Oggi un residente su dieci nella nostra provincia ha origini straniere ed entro una generazione la geografia sociale del nostro territorio sarà profondamente mutata. Poiché l’immigrazione non può essere separata dalla questione della cittadinanza il Partito Democratico deve dotarsi di un forum provinciale permanente su diritti e cittadinanza e dove necessario deve coordinare eventuali tavoli comunali sullo stesso tema.

Accanto alla crisi finanziaria ed economica globale, la crisi dell’Università di Siena e la vera e propria emergenza nelle scuole dovuta ai tagli del Governo hanno messo in luce quanto la questione del lavoro riguardi anche nel nostro territorio le professioni intellettuali. Il Partito Democratico deve ripensare le questione lavoro confrontandosi con tutte le forme di precariato dotandosi di un forum tematico aperto a tutte le realtà contemporanee del lavoro e, dove necessario, ripensare il proprio approccio verso la scuola, l’università, la pubblica amministrazione.

La crescita economica nella nostra provincia ha troppo spesso sfruttato il consumo del territorio e cavalcato i movimenti del mercato immobiliare per creare nuova ricchezza. Il risultato è stato l’immissione di un numero considerevole di unità immobiliari, sopratutto nel capoluogo e nei comuni limitrofi senza risolvere il problema abitativo di molti cittadini. Il nostro territorio sconta ancora una fortissima carenza infrastrutturale con un dibattito che negli ultimi due anni e stato inutilmente prigioniero delle questione aeroporto. Il Partito Democratico deve subito dotarsi di uno strumento di confronto sulle questioni ambientali che si avvalga anche delle competenza scientifiche presenti sul territorio oltre che della partecipazione degli amministratori e delle forze imprenditoriali.

Oggi i temi ambientali si legano a quelli economici, in particolar modo in una fase di crisi economica e finanziaria dove il rapporto tra costi ambientali e benefici occupazionali delle tradizionali attività industriali è troppo elevato, e la pressione antropica sulle risorse (acqua, aria, energia) è probabilmente ad un limite. Il Partito Democratico deve dunque istituire un forum tematico relativo alle problematiche energetiche ed ambientali anche per il PD senese.

Chiediamo infine che i coordinatori dei forum tematici siano membri effettivi dell’esecutivo e che siano scelti sulla base di competenze e autorevolezza dimostrate nei ruoli svolti nella società e nella vita pubblica.

Documenti

Election day 2010

Primarie del 25 ottobre 2009,  i nostri candidati:

Circoli e Codice etico

Circoli e Codice etico

Di  Bruno Melani – PD Casole

Ho partecipato Sabato 12 a Firenze all’Assemblea Regionale del Partito Democratico. Un evento per fare un passo decisivo verso il radicamento del Partito Democratico.

Come ricordava il Segretario Regionale Manciulli nel corso del suo intervento di apertura, il titolo del Congresso è “Fare Politica. In Toscana per l’Italia” tema ripreso da una frase di Nelson Mandela, quando ricordava che ciò che lo ha sorretto nei suoi 18 anni di carcere è stata la “passione di fare Politica”.

I delegati si sono suddivisi in commissioni con il compito di discutere tre documenti che saranno la base del dibattito nei Congressi locali che nei prossimi mesi si svolgeranno nei Circoli della Toscana.

Un elemento forte è emerso da questa Assemblea, la grande voglia della”base” del Partito di confrontarsi, di discutere, di proporre.

La Commissione “Radicamento del Partito” alla quale ho partecipato, ha visto oltre 30 interventi. Segretari di Circolo, Territoriali, Provinciali ed Amministratori hanno espresso una serie di valutazioni sul Partito che vorrebbero. Punti qualificanti della discussione sono stati, il richiamo al Codice Etico, al finanziamento dei Circoli, la comunicazione e il dibattito attraverso la Rete, la legge Toscana sulle Primarie, il rapporto Circoli – Esecutivo Territoriale – Amministratori.

Credo, che, solo se verranno recepite le indicazioni emerse, facendole proprie  nel documento per i Congressi, potremo dire che una vera nuova stagione è iniziata per il Partito Democratico.

Nei  Circoli senesi inizia un percorso di discussione dei documenti che poi ci porterà all’assemblea regionale di ottobre

Un primo fatto importante è che la candidatura a Segretario Territoriale Siena di Elisa Meloni, è unitaria. Mi aspetto quindi un programma  con proposte innovative, dove il ruolo dei Circoli e il Codice etico, trovino quella considerazione che il dibattito ha fatto emergere.

Laicità, diritti civili e Biotestamento – note da Quartaia

Laicità, diritti civili e Biotestamento – note da Quartaia

Gli argomenti che sono stati trattati sabato scorso, durante l’iniziativa politica di Quartaia, riguardano la libertà ed i diritti di ognuno di noi e sono per questo molto sentiti dalla maggioranza degli italiani anche se purtroppo molto spesso non ci sono leggi specifiche che ci concedano la libertà di scegliere su questioni che riguardano solamente la nostra coscienza, il nostro corpo e la nostra anima.

Prima di tutto credo sia molto importante precisare che l’Italia è una Repubblica democratica ‘Laica’, come sancito dalla carta costituzionale, ma troppo spesso, soprattutto su questioni cosiddette ‘etiche’, il termine ‘Laico’ sembra scomparire dal vocabolario e dal pensiero di chi ci rappresenta in Parlamento. Essere laici, come precisa anche il giurista Stefano Rodotà in una recente intervista ad un quotidiano nazionale, non significa, essere ostili in via pregiudiziale ed immotivata alla Chiesa, al mondo cattolico e alla fede, quello si chiama laicismo ed è un pensiero estremista e di avversione alla fede ed alla Chiesa in generale.

Essere laico non ha nulla a che vedere con l’essere credenti o non credenti, ma significa credere fermamente nella divisione netta tra Stato e Chiesa, cosa peraltro detta e scritta anche nel Vangelo e dallo stesso Aldo Moro, che certo non era ateo, in un suo intervento al congresso della Democrazia Cristiana già nel lontano 1962.

E’ quindi con estrema laicità che dovremmo affrontare e regolamentare tutta una serie di problematiche che negli ultimi anni hanno avuto e continuano ad avere ripercussioni pesanti sia sulle libertà individuali di ognuno di noi sia sul più generale contesto delle ricerca scientifica. Mi riferisco a norme che regolamentino e puniscano l’omofobia, mi riferisco a leggi che regolamentino le unioni civili tra gay e a leggi che regolamentino il fine vita di ogni essere umano (il cosi detto testamento biologico).

Questi argomenti, come ribadisce anche il senatore Ignazio Marino nel suo ultimo libro, visti dall’ottica del cittadino e visti dall’ottica della maggioranza del Parlamento sono due cose diverse. Da una parte c’è chi chiede solo il rispetto dei diritti e della libertà, dalla’altra un mondo politico avvitato su se stesso che utilizza qualunque mezzo, in questo caso la legge, come un’arma da scagliare contro l’avversario politico, oppure come uno strumento per assecondare le pressioni di una parte della chiesa.

A causa dell’inerzia delle istituzioni nazionali a regolamentare tematiche delicate come queste, spesso sono le amministrazioni locali a sostituirsi con delibere specifiche. Questo è accaduto a Colle di Val d’Elsa sull’omofobia, sul testamento biologico e prima ancora sulle unioni civili ed è accaduto nella nostra Regione dove il neo governatore Rossi ha addirittura istituito un assessorato specifico contro l’omofobia.

E’ di questo e di molto altro che ne abbiamo parlate con Simone Siliani coordinatore regionale dell’area politica del PD – Cambia l’Italia, con Gabriele Marini presidente del consiglio comunale di Colle Val d’Elsa e con Niccolò Guicciardini consigliere provinciale e segretario provinciale dei Generazione Democratica.

Simone Siliani ha come sempre fatto un intervento superlativo su questioni delicate quali quelle della laicità, del testamento biologico, della bioetica e dei diritti civili in generale non mancando di attaccare anche una parte dei dirigenti del PD troppo spesso ambigui su queste questioni e troppo spesso autoreferenziali e pronti più a difendere i propri diritti che non quelli dei cittadini.

Gabriele Marini ha fatto una lucidissima relazione su quanto il comune di Colle Val d’Elsa dal 2005 ad oggi ha fatto su queste materie dimostrando una sensibilità notevole sulle questioni dei diritti dei cittadini.

Niccolò Guicciardini ha portato la sua testimonianza come referente dei giovani democratici su queste materie molto sentite dalle nuove generazioni invitando a sua volta tutto il PD a fare chiarezza su questi problemi molto sentiti dalla maggioranza degli italiani.

Leonardo Boschi
Cambia l’Italia Siena

Risparmiare sulla semina?

Risparmiare sulla semina?

Risparmiare sulla semina?
Scuola” è la parola che disegna il futuro. Non è solo un capitolo del Bilancio dello Stato, ma il più  grande investimento sul capitale umano e sul futuro del nostro Paese.

Ne parliamo lunedì 7 Giugno ore 21.00 alla Saletta dei Mutilati, La Lizza, Siena con:

Francesca PUGLISI
Responsabile scuola del PD

Simonetta PELLEGRINI
Assessore provinciale formazione professionale e istruzione

Daniela LASTRI
Consigliere regionale, responsabile regionale di “Cambia l Italia”

Scarica il volantino dell’iniziativa.