Il commento del Sen. Ignazio Marino. Roma, 30 aprile – “Sarebbe un errore non fare autocritica oggi e non ammettere che il centro-sinistra esce sconfitto dalle elezioni regionali. Nel PD hanno prevalso le alchimie strategiche di un gruppo dirigente che opera senza ascoltare il paese, e infatti gli elettori non hanno capito e in molti casi hanno preferito un voto di protesta”. Così il senatore del PD Ignazio Marino commenta il risultato delle elezioni regionali.
“Va sottolineato il fallimento della classe dirigente del centro-sinistra nel sud, tranne in Puglia – afferma Marino – l’andamento caotico del PD in regioni come il Lazio e la Puglia, l’incapacità di interpretare le esigenze concrete del nord. Non si può pensare di trovare la soluzione ai problemi reali dei cittadini nel tatticismo delle alleanze. Le persone chiedono e meritano una visione più ampia e lungimirante della politica, fatta di programmi e idee concrete: dal no al nucleare a una politica che salvaguardi chi continua a perdere il posto di lavoro a una sanità trasparente e senza sprechi e poi diciamo una volta per tutte basta ad indagati nelle liste. Io credo che al centro-sinistra sia troppo vago nel progetto di società che propone: per esempio, sul lavoro Pierluigi Bersani aveva annunciato mesi fa la volontà di arrivare in tempi brevissimi a una posizione di sintesi per l’intero PD. Non se ne vede traccia. Lo stesso vale per i diritti o il welfare. Invece di compiacersi per la somma dei voti, si ammetta che non si è capito il Paese e si mettano in campo da oggi programmi concreti. Personalmente lavorerò con tutte le mie forze affinché questo avvenga ma dobbiamo voltare pagina senza esitazione”.
Quanto al risultato della Lega, Ignazio Marino conclude: “La Lega vince perché ha proposte chiare, sa dire sì o no, interpreta alcune esigenze delle persone. Io non condivido quasi nessun aspetto della politica della Lega ma non posso nascondere che il PD ha l’urgenza di recuperare sul territorio la fiducia della gente con determinazione e costruttiva autocritica. La politica di palazzo perde, sempre”.
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Il Governo della Toscana
Di Francesco C. Enrico Rossi è stato presente in questi giorni a diverse iniziative nella nostra provincia. Chi ha già avuto modo di seguire Enrico Rossi in una delle sue tappe, dovrebbe aver cominciato a familiarizzare con l’approccio pragmatico e poco retorico del candidato alla presidenza. Un atteggiamento orientato a considerare le politiche pubbliche come strumento di soluzione dei problemi dei cittadini infatti gli incontri con Rossi hanno sopratutto rappresentato un’occasione importate per capire in quale direzione andrà il governo della nostra regione. Una questione di non poco conto, visto che le regione Toscana ha avuto e continuerà ad avere, insieme alle altre istituzioni del nostro territorio, un compito di supplenza obbligato dalla quasi completa assenza del governo nazionale. Un esempio per tutti è dato dall’acquisto del policlinico Le Scotte recentemente deliberato dalla giunta regionale che rappresenta un trasferimento quasi diretto di risorse al nostro ateneo attraversato dalla crisi di liquidità che tutti conosciamo.
Ma le politiche regionali non sono fatte solo di trasferimenti di risorse destinate a salvare situazioni in crisi. Le politiche regionali devono intervenire sul nodo principale che il governo Berlusconi non vuol affrontare o forse preferisce incoraggiare: quello della disuguaglianza.
L’immagine dell’Italia come una società immobile sembra essere ormai un noioso ritornello. Oggi però dovremmo cambiare parole perché le scelte fatte dal legislatore negli ultimi dieci anni più che rallentare la mobilità sociale hanno aumentato il divario tra ricchi e poveri. La società che ci lascerà in eredità il governo Berlusconi è quella delle barriere all’ingresso nella scuola, nel mondo del lavoro e nelle professioni.
La regione Toscana dovrà allora, nei limiti delle sue competenze, continuare a sostenere quelle politiche pubbliche che, specie in assenza di crescita economica, garantiscono il pieno sviluppo della persona: scuole di qualità , sanità e politiche della salute universali, università aperte e pubbliche. Farlo non vuol dire semplicemente chiedere più risorse, ma riflettere su come queste risorse sono allocate. Non è un compito semplice da affrontare, ma se l’esempio che verrà seguito sarà quello delle politiche della salute allora la strada giusta è già stata intrapresa.
Delineate queste sfide, le scelte che la Toscana farà nei prossimi dieci anni dipenderanno da una valida squadra di governo. Il nostro augurio è che l’impegno di Rossi a fare scelte in piena autonomia sia rispettato e che nel futuro governo della regione oltre alla fondamentale necessità di parità di genere il solo criterio di scelta sia dato dalle capacità dimostrate nei ruoli svolti nella società e nella vita pubblica.
Area Marino – Cambia l’Italia
Marino a Terranuova Bracciolini
Domenica 28 febbraio 2010 ore 10.00 a Terranuova Bracciolini (AR) presso la Sala Consiliare Ignazio Marino parteciperà ad un incontro pubblico organizzato dal Circolo Sanità Welfare del PD di Arezzo per parlare insieme di tre grandi temi: etica, morale e laicità.
Una vergogna il voto sulla RU486
La commissione Sanità del Senato ha approvato oggi con il voto favorevole di PdL e Lega il documento finale, presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini, che chiede al governo di fermare la procedura di immissione in commercio della RU486 in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 ed il farmaco.
Ancora una volta la maggioranza di governo per nascondere le proprie divisioni interne fa una scelta politica su una questione tecnica già ampiamente discussa degli organismi delegati.
L’Agenzia Italiana del Farmaco, ente tecnico e neutrale ha già autorizzato la distribuzione del farmaco nel pieno rispetto della legge 194: l’uso e la commercializzazione della RU486 sono infatti consentiti solo in ospedale.
Alle retoriche di partito ed agli interessi di parte si sacrifica ancora una volta l’altro. Le fanfare del Governo dimenticano l’umanità e riaffermano un potere che salda gli interessi dei conservatori, quello sulla donna e sul suo corpo, la cui misteriosa e “pericolosa” identità deve essere costretta nei rigidi canoni della sofferenza.
Una donna da proteggere dicono, da se stessa, dalla libertà, dall’incapacità di fare scelte sofferte, ma pur sempre scelte dimenticando secoli di filosofia politica e di diritto.
Qual è il prossimo passo? Cosa si nasconde dietro questo provvedimento?
L’obiettivo, quello vero, messo in pratica da molti medici antiabortisti e supportato dal Governo è l’attacco alla legge 194, un attacco velato, un attacco ipocrita che si ammanta della difesa della donna salvo poi trattarla come oggetto da riproduzione.
Sabato 28 novembre in occasione della manifestazione contro la violenza sulle donne saremo in piazza per un motivo di più.
In nome di uno stato laico l’area Marino insieme a tutto il PD è pronta ad affollare la stampa, le piazze, a combattere in Parlamento contro il provvedimento del Governo.

