libertà Archivi

Tre lettere per tre segretari

Tre lettere per tre segretari

Verso una improbabile riforma elettorale

Nell’ultimo scorcio di agosto tre protagonisti della recente storia del centro sinistra italiano hanno scritto al Corriere della Sera e a La Repubblica portando le proprie preoccupazioni e proponendo alcune soluzioni alla crisi politica che caratterizza da mesi, o da anni, il nostro paese.

Tralasciando le critiche che da più parti sono venute rispetto all’opportunità ed alla forma degli interventi, le lettere di Veltroni (link), Bersani (link) e Rutelli (link) sono comunque dei validi tentativi di analisi e di proposta. Il terreno di confronto per tutte e tre sembra essere il sistema politico italiano, in particolare il sistema dei partiti ed il rapporto di questo con la legge elettorale.

Cominciando in ordine strettamente cronologico, Veltroni nella seconda parte della sua lunga lettera al Corriere porta avanti una strenua difesa del bipolarismo caratterizzato da “schieramenti fondati sulla comunanza dei valori e dei progetti”, un sistema rispetto a cui Berlusconi è stato “un limite drammatico”.

Bersani propone invece uno schema più complesso dove il bipolarismo e l’alternanza sono l’approdo finale di un processo politico, meta che però prevede prima una fase costituente in cui oltre alle forze progressiste tutte  le “forze contrarie al berlusconismo” possano convergere in una alleanza capace di riformare le istituzioni democratiche, cominciando dalla legge elettorale. Insomma secondo il segretario del Partito Democratico, poiché il superamento del berlusconismo non è possibile attraverso una “semplice alternanza di governo” è necessario il superamento almeno temporaneo del bipolarismo stesso.

Francesco Rutelli attraverso un semplice elenco puntato illustra quali saranno gli scenari futuri del paese. Anche se non è chiaro dove sia il nesso logico nei quattro punti illustrati propone una visione dell’Italia nuova e imputa proprio nel bipolarismo la principale causa dell’attuale crisi politica, concludendo con quello che sembra essere un auspicio piuttosto che una osservazione basata sui fatti: “un nuovo Polo politico nascerà. Nascerà su un coraggioso programma di governo”.

Il terreno di confronto è dunque ancora una volta il sistema dei partiti ed il suo rapporto con la società. Sebbene nelle scienze sociali parlare di leggi richieda una certa cautela, leggi intese come proposizioni derivanti da un sistema di assiomi e sottoposte ad una sistematica verifica empirica, esiste comunque un importante bagaglio di conoscenza accumulata sul rapporto tra istituzioni e sistemi politici.

Parlando di sistemi elettorali in particolare, l’insieme di proposizioni note come legge di Duverger, dal nome del sociologo francese, individuano, tra l’altro, una forte relazione tra il ricorso al sistema maggioritario ed la presenza di due grandi partiti. Più generalmente possiamo parlare di un approccio istituzionale che vede il sistema di partiti quale conseguenza della legge elettorale, cui si contrappone un approccio che invece cerca le principali spiegazioni al sistema di partiti nella natura dei partiti stessi e nelle spettro ideologico che caratterizza la società. Senza dover cercare di dimostrare la validità di questi approcci attraverso gli ultimi due decenni di storia politica italiana possiamo però fare alcune semplici osservazioni partendo dai risultati ottenuti dalle forze politiche dal 1994 ad oggi.

La prima è che pur rimanendo il nostro sistema politico quanto mai frammentato, la maggioranza degli italiani si è collocata dal 1994 in poi su due schieramenti ben definiti. Lo ha fatto con una legge elettorale mista di proporzionale e maggioritario, il Mattarellum dove i tre quarti dei deputati venivano celti in collegi uninominali e lo ha fatto sotto il sistema elettorale voluto da Berlusconi nel 2005 simpaticamente ribattezzato Porcellum, proporzionale con premio di maggioranza per la colazione vincente.

La seconda osservazione riguarda il rapporto tra partiti e cittadini. La nostra Costituzione individua proprio nei partiti il ruolo di tramite tra società e politica. Le forze politiche possono anche nascere in Parlamento, ma senza un confronto vero con i cittadini rimangono strumenti tattici per la creazione, o soprattutto lo sfascio, di maggioranze parlamentari, prive della legittimazione del voto popolare. In questi mesi si sta consolidando una forza politica di centro l’Alleanza per l’Italia nata da una mini scissione dal PD. All’inizio di settembre dovrebbe nascere Futuro e Libertà per l’Italia sostenuta da una pattuglia di deputati vicini al presidente della Camera Gianfranco Fini. E’ una importante conseguenza del divieto di mandato imperativo per i parlamentari, principio rivoluzionario che solo Berlusconi, dimostrandosi ancora una volta il contrario di un vero liberale, si affretta a stigmatizzare. Ora però per entrambe queste forze politiche la sfida dovrà essere anche forze nel paese per questo non sarà sufficiente soltanto una nuova legge elettorale proporzionale, sarà importante una proposta seria ai cittadini, senza di questa, ed i sondaggi parlano chiaro, il consenso di queste due nuove forze politiche sembra piuttosto limitato.

La terza osservazione è che la legge elettorale non può essere varata sull’emergenza di una crisi dei rapporti tra partiti e con lo scopo di favorirne alcuni rispetto ad altri. Questo è già accaduto nel 2005, la legge approvata infatti dal governo Berlusconi, ormai in evidente crisi di consensi, aveva infatti un obiettivo chiaro: garantire in qualche modo la tenuta del bipolarismo, assicurando però la rappresentanza politica delle formazioni più piccole a condizione che queste si alleino in coalizioni più grandi. Il risultato è stato quello di mantenere inalterata la riottosità delle forze politiche facendo aumentare, piuttosto che diminuire, i soggetti dotati di ciò che Sartori ha definito il “potenziale di ricatto”. Oltretutto la legge ha riposto completamente nelle mani delle segreterie dei partiti la scelta dei parlamentari, eletti in liste bloccate su base ragionale o sub regionale.

Per uscire dall’impasse che sembra imprigionare anche l’opposizione in uno dibattito sterile è bene ricordarsi che qualunque accordo politico sulle riforme istituzionali deve avere come obiettivo primario ricostruire il rapporto tra eletti ed elettori e tra società e partiti. Un rapporto talmente deteriorato che neanche la classe dirigente del nostro paese riconosce ai partiti alcun ruolo, come emerge chiaramente leggendo il testo di questo appello per l’uninominale firmato, forse distrattamente, anche da autorevoli esponenti del centro sinistra che nella foga di restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti vorrebbe togliere ai partiti il ruolo di tramite tra cittadini e politica che la costituzione stessa assegna loro.

Se questo accordo politico non dovesse, come sembra, essere all’orizzonte di fronte al rischio evidente che la crisi di governo paralizzi per mesi il nostro paese, il Partito Democratico nel prepararsi alle elezioni si prenda cura di ristabilire il principio della rappresentanza e di promuovere il rinnovamento della classe dirigente anche in assenza di riforme. In questa direzione è il caso di prendere seriamente in considerazione la proposta fatta il direttore de l’Unita, Concita De Gregorio per primarie in tutti i collegi. Una misura che non richiede una nuova maggioranza parlamentare e che, come scrive il direttore, farebbe in modi di restituire nelle mani dei cittadini la scelta dei candidati.

Francesco C.

*Foto Archivio Life

UNA TERRA AD ALTA DENSITÀ DEMOCRATICA

Siena, 1 giugno 2010

Piattaforma politico – programmatica dell’Area Marino per il congresso dell’Unione territoriale di Siena

IL NOSTRO CAPITALE

I risultati delle ultime elezioni regionali hanno visto la provincia di Siena confermare i suoi tratti di terra dei democratici. Un cittadino su due nella nostra provincia ha sostenuto il Partito Democratico. Il radicamento e l’esistenza stessa del Partito Democratico discendono dunque dalla fiducia espressa dagli elettori, prima ancora che dai suoi dirigenti e dai suoi iscritti. Una fiducia che garantisce il funzionamento e la rappresentatività delle istituzioni ma che da sola, senza il lavoro dei dirigenti nel coinvolgere gli iscritti e gli elettori nell’elaborazione della politica e nei processi decisionali, non riuscirebbe a mette al riparo il nostro radicamento da una lenta frantumazione.

Nel nostro territorio, come nel resto del nostro paese, sono in atto processi di cambiamento del tessuto sociale ed economico che ridisegnano profondante i tratti delle nostre comunità. A rischio, oggi, non è solo il consenso alle forze politiche di centro sinistra, ma l’insieme intero di relazioni e valori condivisi alla base della vita democratica.

Il Partito Democratico nel nostro territorio contribuisce assieme alle altre formazioni politiche all’esistenza di quelle reti sociali e di rapporti tra cittadini che hanno un valore collettivo fondamentale. Il Partito Democratico con i suoi circoli, le sue feste e le sue iniziative è un attore fondamentale nella produzione di quel capitale sociale che è componente chiave per la costruzione ed il mantenimento della democrazia.

Questo capitale sociale si nutre di partecipazione, per sostenerlo è necessario allargare la partecipazione dei nostri elettori e dei nostri iscritti anche al di fuori delle naturali scadenze elettorali attraverso l’istituzione e l’identificazione di forum tematici permanenti quale luogo di elaborazione e proposta politica del partito cui sia garantito il diretto collegamento con gli organismi dirigenti accanto ad una adeguata organizzazione del loro lavoro.

UNA CASA NUOVA PER TUTTI

Il Partito Democratico è una casa nuova per tutti. Lo è per gli elettori e gli iscritti provenienti dai due principali partiti fondatori come lo è per tutti coloro i quali si sono avvicinati ad un partito politico per la prima volta. Il Partito Democratico non è però nato da un semplice restauro di uno dei suoi soggetti fondatori, ma è un edificio nuovo, con sensibilità diverse ed espressioni plurali, dotato di regole certe date dai propri statuti.

Come per ogni trasferimento in una nuova abitazione è normale che vi sia un periodo di adattamento nel quale cercare le proprie coordinate, come è normale fare riferimento alla vecchia abitazione per cercare di orizzontarsi. Oggi dopo due anni e mezzo possiamo dire di conoscere le nostre nuove coordinate.

Possiamo dire che questa è la casa di tutti e che il Partito Democratico riconosce e favorisce la libertà e il pluralismo interno. Possiamo dire che il Partito Democratico, nella ricerca di soluzioni unitarie ed autorevoli per la guida del partito nei rispettivi livelli territoriali, riconosce fin dalla composizione degli organi esecutivi tutte le proprie sensibilità. Possiamo dire che nel Partito Democratico tutte le componenti culturali hanno pari dignità e partecipano all’elaborazione politica condividendo l’accesso a tutte le risorse del partito.

Il Partito Democratico è la nostra nuova casa e tutti ne abbiamo le chiavi.

PERSONE AL SERVIZI DEI CITTADINI

Dopo due anni mezzo dalla propria fondazione il Partito Democratico si avvia con i congressi locali a chiudere la lunga fare transitoria che ha visto un continuo ricambio del proprio gruppo dirigente al livello nazionale come a quello locale. La chiusura di questa stagione congressuale deve consegnare alle unioni territoriali e comunali un gruppo dirigente riconoscibile e condiviso da tutto il partito. Al segretario territoriale ed ai segretari comunali viene chiesto l’impegno alla guida del partito per la durata del mandato prevista dalle regole statutarie. Con l’elezione dei segretari territoriali e comunali, il Partito Democratico si avvia a coinvolgere i propri iscritti in scelte che potranno essere modificate solo attraverso una nuova consultazione degli iscritti.

I segretari ed i gruppi dirigenti delle unioni territoriali e comunali sono prima di tutto cittadini al servizio dei cittadini, cui è richiesto di rispettare le regole di incompatibilità previste dallo statuto nazionale e da quello regionale, accanto alla massima trasparenza riguardo alle eventuali appartenenze ad altra associazione e rispetto ad eventuali incarichi, pubblici e privati ricoperti al momento dell’incarico.

UNA RAPPRESENTANZA COSTRUITA INTORNO ALLA PERSONA

Il Partito Democratico ha negli organismi previsti dallo statuto nazionale e regionale la capacita di rappresentare i propri iscritti ed allo stesso tempo designare i necessari spazi e momenti di elaborazione politica e di confronto. Il largo numero dei componenti delle assemblee territoriali e comunali e della direzione provinciale ed il riequilibrio proporzionale previsto dai regolamenti congressuali corrono il rischio di disegnare organismi pletorici scarsamente frequentati e composti esclusivamente sulla base delle appartenenze alle differenti aree culturali.

Accanto alla necessaria rappresentanza di genere il Partito Democratico deve anche,  prendere in considerazione le diversità della nostra società, la voglia di mettersi a disposizione e le capacità dei singoli nella scelta dei candidati alle assemblee rappresentative ed ai direttivi. Il Partito Democratico nel farsi promotore del ricambio generazionale e della cultura del merito deve saper migliorarsi anche al proprio interno aprendosi alle migliori energie che la nostra società offre.

IL PARTITO DEI DIRITTI, D       ELL’AMBIENTE, DEL LAVORO

Il nostro territorio non è immune dai cambiamenti sociali ed economici che riguardano il nostro paese ed il mondo intero. Nuove tensioni politico sociale sono generate sia da fattori esterni al sistema locale sia interni.

Nella nostra provincia rispetto alla continua migrazione interna da altre aree del nostro paese si è innestata negli ultimi vent’anni una forte immigrazione da paesi stranieri. Oggi un residente su dieci nella nostra provincia ha origini straniere ed entro una generazione la geografia sociale del nostro territorio sarà profondamente mutata. Poiché l’immigrazione non può essere separata dalla questione della cittadinanza il Partito Democratico deve dotarsi di un forum provinciale permanente su diritti e cittadinanza e dove necessario deve coordinare eventuali tavoli comunali sullo stesso tema.

Accanto alla crisi finanziaria ed economica globale, la crisi dell’Università di Siena e la vera e propria emergenza nelle scuole dovuta ai tagli del Governo hanno messo in luce quanto la questione del lavoro riguardi anche nel nostro territorio le professioni intellettuali. Il Partito Democratico deve ripensare le questione lavoro confrontandosi con tutte le forme di precariato dotandosi di un forum tematico aperto a tutte le realtà contemporanee del lavoro e, dove necessario, ripensare il proprio approccio verso la scuola, l’università, la pubblica amministrazione.

La crescita economica nella nostra provincia ha troppo spesso sfruttato il consumo del territorio e cavalcato i movimenti del mercato immobiliare per creare nuova ricchezza. Il risultato è stato l’immissione di un numero considerevole di unità immobiliari, sopratutto nel capoluogo e nei comuni limitrofi senza risolvere il problema abitativo di molti cittadini. Il nostro territorio sconta ancora una fortissima carenza infrastrutturale con un dibattito che negli ultimi due anni e stato inutilmente prigioniero delle questione aeroporto. Il Partito Democratico deve subito dotarsi di uno strumento di confronto sulle questioni ambientali che si avvalga anche delle competenza scientifiche presenti sul territorio oltre che della partecipazione degli amministratori e delle forze imprenditoriali.

Oggi i temi ambientali si legano a quelli economici, in particolar modo in una fase di crisi economica e finanziaria dove il rapporto tra costi ambientali e benefici occupazionali delle tradizionali attività industriali è troppo elevato, e la pressione antropica sulle risorse (acqua, aria, energia) è probabilmente ad un limite. Il Partito Democratico deve dunque istituire un forum tematico relativo alle problematiche energetiche ed ambientali anche per il PD senese.

Chiediamo infine che i coordinatori dei forum tematici siano membri effettivi dell’esecutivo e che siano scelti sulla base di competenze e autorevolezza dimostrate nei ruoli svolti nella società e nella vita pubblica.

La scuola Possibile

La scuola Possibile

di Guido Leoncini – Nel libro “Manifesto per la felicità”, recentemente pubblicato da Donzelli Editore, Stefano Bartolini ha considerato la scuola come una delle istituzioni più importanti per lo sviluppo della società.

La sua analisi si inserisce all’interno della più ampia tesi che il benessere dipenda in modo fondamentale dal capitale sociale ed in particolare dalla qualità delle relazioni tra le persone. Da ciò discende che la sostenibilità dello sviluppo debba essere valutata non solo in termini di sostenibilità ambientale, ma anche relazionale.

L’aspetto che mi interessa adesso sottolineare è l’impatto di tale teoria sulle possibilità di cambiamento della scuola. Prima di proporre una politica, infatti, è necessario avere una “visione” della scuola. Le idee proposte da Bartolini possono rappresentare un interessante contributo a tale visione.

Il fattore più importante che influenza la qualità delle nostre relazioni è la cultura ed i principali responsabili della diffusione dei valori in una società sono il sistema economico e le istituzioni formative: la scuola, la famiglia ed i mezzi di comunicazione di massa.

Scelte culturali e formative sbagliate generano per i bambini e per gli adolescenti problemi di adattamento all’età adulta. Vediamo perché.

L’uomo è, per sua natura, un essere sociale. L’uomo possiede la caratteristica fondamentale di essere “cooperativo”. Tale cooperazione è distintiva, rispetto alle altre specie, per l’importanza che i valori etici hanno nel sostenerla. Infatti, gran parte della cooperazione tra esseri umani non può essere spiegata da soli motivi razionali strumentali di vantaggio personale. Le diverse forme di cooperazione sono sostenute dalla capacità umana di provare empatia, generosità, onestà, lealtà, vergogna, senso di colpa, ecc. Sono, in definitiva, basate sui caratteri distintivi della natura umana.

Inoltre, gli esseri umani hanno due capacità molto spiccate rispetto agli altri animali: la capacità di adattamento individuale a un dato ambiente (incluso quello economico e sociale) e la capacità di cambiare l’ambiente adattandolo alle proprie esigenze. Questa seconda capacità è stata definita senso della possibilità e deriva dal fatto che il cervello umano ha la capacità di immaginare e, quindi, di progettare cambiamenti. Il senso della possibilità è alla base del nostro successo evolutivo, perché ci ha resi capaci di adattare l’ambiente alle nostre necessità. Ci ha reso possibile inventare tecnologie, istituzioni, regole, ambienti sociali e culture che hanno lo scopo di migliorare la nostra vita: questa è una delle nostre peculiarità biologiche fondamentali.

Le istituzioni formative principali, la famiglia e la scuola, privilegiano, però, troppo spesso, la capacità di adattamento individuale (altre istituzioni, come i media commerciali, si occupano invece prevalentemente di confinare il senso della possibilità nella sfera del possesso materiale dei beni di consumo).

Quando agisce con questa logica, la scuola promuove: l’immobilità, la segregazione fisica, la subordinazione ad un potere che esclude gli studenti dalle decisioni rilevanti che li riguardano, i rapporti eccessivamente competitivi. Ma così s’insegna un’amputazione della possibilità umana di coniugare la produzione con la piacevolezza, la partecipazione e la collaborazione.

Un tale tipo di formazione impone ai nostri giovani la rinuncia alla dotazione biologica più spiccata della nostra specie. Per questo è così difficile diventare adulti, per questo i rapporti sono così conflittuali.

Ecco, dunque, che vengono delineate alcune idee utili a definire una visione complessiva della scuola:

Non si dovrebbe porre un’eccessiva concentrazione sui “risultati scolastici” tradizionali, perché implica la distruzione di altre forme di conoscenza. L’attenzione prevalente su esami, interrogazioni e “verifiche” (tanto peggio se basati sull’aspetto mnemonico) distrugge alcuni elementi basilari nell’apprendimento: il pensiero originale e critico, la sperimentazione, l’innovazione. In definitiva distrugge il senso della possibilità. La fretta generata da programmi estensivi e scadenze pressanti ha un effetto simile, in termini di distruzione delle capacità di riflessione.
Dovremmo, invece, promuovere l’apprendimento creativo ed esso richiede una varietà di possibilità di esprimere le proprie capacità e la propria preparazione. Oltre all’intelligenza cognitiva, abbiamo una varietà di intelligenze che dobbiamo coltivare, quella relazionale, sociale, fisica, emozionale, musicale… E’ necessario, quindi, aumentare le opportunità per gli sport, l’arte, il gioco, la creatività e la relazionalità. Ad esempio, una diminuzione della competizione ed un aumento del lavoro e delle valutazioni di gruppo dovrebbero promuovere le relazioni di cooperazione.
L’apprendimento creativo richiede che anche l’insegnante sia creativo. L’attuale pesante regime di obiettivi e prescrizioni centralizzate tende a demotivare la curiosità e l’immaginazione degli insegnanti. Dobbiamo arrivare alla consapevolezza che chi si prende cura dei giovani svolge un ruolo sociale importante e delicato.

L’apprendimento funziona molto meglio quando è associato ad emozioni positive. E’ necessario costruire programmi che siano interessanti per gli studenti. Anche il contenuto tecnico ed utile per il mondo del lavoro può essere insegnato congiuntamente alla parte più “interessante” della materia (stessa logica dovrebbe essere usata per sviluppare lo studio delle lingue straniere, dell’informatica, ecc). Quando non si applica questo approccio, gli

studenti sono chiamati a studiare non perché sia interessante in sé, ma per motivazioni esclusivamente estrinseche.

Ma una tale formazione, basata su idee del secolo scorso, si rivela anacronistica e produce effetti negativi sia dal punto di vista umano che economico. Infatti, le economie avanzate sono ormai in una fase in cui le determinanti decisive saranno la creatività e le relazioni umane, piuttosto che la “disciplina” della forza lavoro. I Paesi che lo capiranno per primi e riorganizzeranno la scuola di conseguenza, avranno grandi vantaggi competitivi.
Dovrebbero essere introdotti insegnamenti specifici riguardanti la vita sociale: educazione civica, diritto pubblico, ecc.

Uno dei tratti più sorprendenti della cultura dominante contemporanea è che il sistema sociale viene percepito come ingovernabile. Eppure la nostra cultura è largamente figlia dell’idea di progresso. Il senso più profondo di tale idea è che sia possibile agire per migliorare le cose. Ormai invece larga parte delle persone è dominata dalla percezione di una deriva sociale ineluttabile, della quale nessuno è veramente disposto a dichiararsi responsabile. Larga parte della cultura occidentale è diventata depressa, sperimenta un senso d’impossibilità di indirizzare le cose verso un miglioramento. Eppure l’ambiente economico e sociale è un prodotto umano e come tale può essere orientato verso il benessere.

E’ la limitazione del senso della possibilità che produce questa mancata consapevolezza. E’ per questo che ci troviamo a vivere, ognuno da solo, l’ineluttabilità di cose che sentiamo più grandi di noi, ma che in realtà minacciano la qualità della nostra vita e il futuro dei nostri figli.

E’ in tale contesto che le relazioni dei giovani si deteriorano. Bullismo, ribellismo, vandalismo hanno un andamento epidemico che segnala un crescente disagio relazionale.

Per questo la scuola deve essere il motore del cambiamento. Devono essere ripensati i metodi di insegnamento, i programmi, la gestione dell’istituzione e l’organizzazione degli spazi.

La scuola possibile
C’è una lunga storia di esperimenti scolastici con una forte enfasi sul rispetto delle esigenze fisiche e temporali degli studenti, sul loro benessere, sulla loro partecipazione, sul rilassamento della gerarchia tra docenti e discenti, sulla promozione della cooperazione e della creatività, sull’associare il piacere all’apprendimento.

Questo tipo di esperienze si sono concentrate prevalentemente sui bambini, ma anche nella scuola per i giovani ci sono esperimenti innovativi e di successo. Essi dimostrano che è possibile conciliare lo star bene con l’essere produttivi. Prova ne è, ad esempio, il successo sul mercato del lavoro degli studenti dei Liberal Arts Colleges, l’istituzione che più assomiglia al progetto delineato nel libro di Bartolini. Si tratta di università private americane, che producono laureati di ottimo livello, la cui filosofia può essere riassunta dalla presentazione che il Knox College fa di se stesso sul sito web: “Knox ha un’inclinazione unica per l’auto espressione, lo scambio d’idee e la discussione tollerante. Gli studenti sono incoraggiati a intraprendere i loro personali progetti di ricerca, partecipare a programmi fuori dal campus, progettare le loro specializzazioni (…). Gli studenti partecipano attivamente alla gestione dell’università e i problemi sono apertamente discussi dentro e fuori le classi. Acquisterai la libertà di sviluppare il tuo piano di studi personale, modellato unicamente sui tuoi fini formativi e sulle tue aspirazioni nella vita (…). Questo ti darà la completa padronanza della tua formazione”.

La domanda se la nostra scuola trasmetta un messaggio simile è ovviamente solo retorica.

La cosa Berlusconi

La cosa Berlusconi

di José Saramago

http://caderno.josesaramago.org/2009/06/08/a-coisa-berlusconi/

Questo articolo, con questo stesso titolo, è stato pubblicato ieri sul quotidiano spagnolo “El País”, che me lo aveva espressamente commissionato. Considerando che in questo blog ho lasciato alcuni commenti sulle prodezze del primo ministro italiano, sarebbe strano non mettere anche qui questo testo. In futuro ce ne saranno sicuramente altri, visto che Berlusconi non rinuncerà a quello che è e a quello che fa. Né lo farò anch’io.

La Cosa Berlusconi

Non trovo altro nome con cui chiamarlo. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo rigurgito non dovesse strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodergli le vene distruggendo il cuore di una delle più ricche culture europee. I valori fondanti dell’umana convivenza vengono calpestati ogni giorno dalle viscide zampe della cosa Berlusconi che, tra i suoi vari talenti, possiede anche la funambolica abilità di abusare delle parole, stravolgendone l’intenzione e il significato, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito attraverso cui ha raggiunto il potere. L’ho chiamato delinquente e di questo non mi pento. Per ragioni di carattere semantico e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente in Italia possiede una carica più negativa che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa. È stato per rendere in modo chiaro ed efficace quello che penso della cosa Berlusconi che ho utilizzato il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli ha attribuito nel corso del tempo, nonostante mi sembri molto improbabile che Dante l’abbia mai utilizzato. Delinquenza, nel mio portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica quotidiana della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o a dettami morali”. La definizione calza senza fare una piega alla cosa Belusconi, a tal punto che sembra essere più la sua seconda pelle che qualcosa che si indossa per l’occasione. È da tanti anni che la cosa Belusconi commette crimini di variabile ma sempre dimostrata gravità. Al di là di questo, non solo ha disobbedito alle leggi ma, peggio ancora, se ne è costruite altre su misura per salvaguardare i suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, per quanto riguarda i dettami morali invece, non vale neanche la pena parlarne, tutti sanno in Italia e nel mondo che la cosa Belusconi è oramai da molto tempo caduto nella più assoluta abiezione. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinché gli potesse servire da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui stanno trascinando i valori di libertà e dignità di cui erano pregne la musica di Verdi e le gesta di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del secolo XIX, durante la lotta per l’unità, una guida spirituale per l’Europa e gli europei. È questo che la cosa Berlusconi vuole buttare nel sacco dell’immondizia della Storia. Gli italiani glielo permetteranno?
8 giugno 2009
Abbiamo scelto di pubblicare questo articolo come saluto allo scrittore.
La versione italiana e tratta dal quaderno di Saramago curato da Massimo Lafronza

http://quadernodisaramago.wordpress.com/2009/06/08/la-cosa-berlusconi/

Laicità, diritti civili e Biotestamento – note da Quartaia

Laicità, diritti civili e Biotestamento – note da Quartaia

Gli argomenti che sono stati trattati sabato scorso, durante l’iniziativa politica di Quartaia, riguardano la libertà ed i diritti di ognuno di noi e sono per questo molto sentiti dalla maggioranza degli italiani anche se purtroppo molto spesso non ci sono leggi specifiche che ci concedano la libertà di scegliere su questioni che riguardano solamente la nostra coscienza, il nostro corpo e la nostra anima.

Prima di tutto credo sia molto importante precisare che l’Italia è una Repubblica democratica ‘Laica’, come sancito dalla carta costituzionale, ma troppo spesso, soprattutto su questioni cosiddette ‘etiche’, il termine ‘Laico’ sembra scomparire dal vocabolario e dal pensiero di chi ci rappresenta in Parlamento. Essere laici, come precisa anche il giurista Stefano Rodotà in una recente intervista ad un quotidiano nazionale, non significa, essere ostili in via pregiudiziale ed immotivata alla Chiesa, al mondo cattolico e alla fede, quello si chiama laicismo ed è un pensiero estremista e di avversione alla fede ed alla Chiesa in generale.

Essere laico non ha nulla a che vedere con l’essere credenti o non credenti, ma significa credere fermamente nella divisione netta tra Stato e Chiesa, cosa peraltro detta e scritta anche nel Vangelo e dallo stesso Aldo Moro, che certo non era ateo, in un suo intervento al congresso della Democrazia Cristiana già nel lontano 1962.

E’ quindi con estrema laicità che dovremmo affrontare e regolamentare tutta una serie di problematiche che negli ultimi anni hanno avuto e continuano ad avere ripercussioni pesanti sia sulle libertà individuali di ognuno di noi sia sul più generale contesto delle ricerca scientifica. Mi riferisco a norme che regolamentino e puniscano l’omofobia, mi riferisco a leggi che regolamentino le unioni civili tra gay e a leggi che regolamentino il fine vita di ogni essere umano (il cosi detto testamento biologico).

Questi argomenti, come ribadisce anche il senatore Ignazio Marino nel suo ultimo libro, visti dall’ottica del cittadino e visti dall’ottica della maggioranza del Parlamento sono due cose diverse. Da una parte c’è chi chiede solo il rispetto dei diritti e della libertà, dalla’altra un mondo politico avvitato su se stesso che utilizza qualunque mezzo, in questo caso la legge, come un’arma da scagliare contro l’avversario politico, oppure come uno strumento per assecondare le pressioni di una parte della chiesa.

A causa dell’inerzia delle istituzioni nazionali a regolamentare tematiche delicate come queste, spesso sono le amministrazioni locali a sostituirsi con delibere specifiche. Questo è accaduto a Colle di Val d’Elsa sull’omofobia, sul testamento biologico e prima ancora sulle unioni civili ed è accaduto nella nostra Regione dove il neo governatore Rossi ha addirittura istituito un assessorato specifico contro l’omofobia.

E’ di questo e di molto altro che ne abbiamo parlate con Simone Siliani coordinatore regionale dell’area politica del PD – Cambia l’Italia, con Gabriele Marini presidente del consiglio comunale di Colle Val d’Elsa e con Niccolò Guicciardini consigliere provinciale e segretario provinciale dei Generazione Democratica.

Simone Siliani ha come sempre fatto un intervento superlativo su questioni delicate quali quelle della laicità, del testamento biologico, della bioetica e dei diritti civili in generale non mancando di attaccare anche una parte dei dirigenti del PD troppo spesso ambigui su queste questioni e troppo spesso autoreferenziali e pronti più a difendere i propri diritti che non quelli dei cittadini.

Gabriele Marini ha fatto una lucidissima relazione su quanto il comune di Colle Val d’Elsa dal 2005 ad oggi ha fatto su queste materie dimostrando una sensibilità notevole sulle questioni dei diritti dei cittadini.

Niccolò Guicciardini ha portato la sua testimonianza come referente dei giovani democratici su queste materie molto sentite dalle nuove generazioni invitando a sua volta tutto il PD a fare chiarezza su questi problemi molto sentiti dalla maggioranza degli italiani.

Leonardo Boschi
Cambia l’Italia Siena

L’acqua pubblica non si svende

L’acqua pubblica non si svende

Una recente legge del governo Berlusconi prevede l’affidamento della gestione di alcuni servizi pubblici locali a favore di imprenditori privati e la cessazione degli affidamenti a società interamente pubbliche e controllate dai Comuni entro il 31.12.2011. Il governo Berlusconi espropria così gli enti locali e le comunità locali della libertà della possibilità di scegliere la forma attraverso la quale gestire ed erogare i servizi pubblici locali.
La privatizzazione dell’acqua è un epilogo da scongiurare essendo l’acqua un bene comune e non un bene da commercializzare indipendentemente dalla sua tutela. L’utilizzo sostenibile delle risorse idropotabili del nostro territorio e l’ottimizzazione delle reti idriche sono necessariamente alternative al concetto di privatizzazione della gestione della risorsa. Per chi gestirà la distribuzione saranno infatti maggiori gli introiti quanta più acqua verrà consumata. Questo non può che portare ad un progressivo impoverimento delle risorse idropotabili a disposizione delle future generazioni, fenomeno già in atto a causa della diminuzione delle precipitazioni atmosferiche sul lungo periodo. Si dovranno invece gestire le risorse idriche in funzione di un miglior utilizzo e di una riduzione degli sprechi.
Nei Paesi della UE, dopo sporadici tentativi di privatizzazione di alcuni servizi pubblici locali e dopo aver constatato l’abbassamento della qualità dei servizi ed un vertiginoso incremento delle tariffe, si è registrata una decisa e ferma inversione di tendenza verso la ripubblicizzazione degli stessi (ad esempio il Comune di Parigi ha avviato l’iter di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato).
Consapevoli che l’obbiettivo del quorum di ogni referendum sia difficile da raggiungere, riteniamo che questa battaglia in favore della gestione pubblica dell’acqua rappresenti l’occasione migliore per affermare un valore imprescindibile nelle politiche di sinistra e contrastare la privatizzazione dei beni primari operata dalla destra.
Riteniamo che l’iniziativa referendaria non sia in conflitto con il proposito di una legge di iniziativa popolare sull’acqua i cui tempi però saranno molto lunghi. Sollecitiamo dunque il PD a discutere al suo interno e con la società in merito alle modalità ottimali di gestione delle risorse idropotabili ed a farsi portatore in Parlamento di una nuova proposta di legge volta alla regolamentare della materia in oggetto.
Cambia l’Italia – PD Area Marino Siena

Da Follonica contro l’omofobia

Da Follonica contro l’omofobia

Interventi e riflessioni di Giuliano Gasparotti, Davide Leonelli e Luisa Trudy sulla bella iniziativa di sabato 15 maggio a Follonica organizzata da Cambia l’Italia Grosseto insieme al PD di Follonica e www.laicitaediritti.org

A FOLLONICA UNA BELLA PAGINA DI POLITICA SCRITTA INSIEME di Giuliano Gasparotti

Energia.
E’ la parola che mi viene subito in mente ripensando alla bella iniziativa di ieri a Follonica, Basta Omofobia. C’era un’atmosfera straordinaria, autentica, di grande passione.
Senz’altro l’intervento di don BARBERO è riuscito ad innestare quel clima di grande unione e grande slancio che in occasioni molto rare mi è capitato di vivere, di sentire, di respirare.
Confesso che ascoltare parole come quelle hanno fatto vacillare le mie granitiche convizioni agnostiche.
E poi la grande Paola CONCIA, Ivan SCALFAROTTO, Pasquale, Luigia ed i discorsi di tutti noi che abbiamo all’istante stracciato scalette ed impostazioni tipiche da relatori per parlare a braccio, per comunicare quello che si avvertiva in un clima positivo e di grande commozione.
Una doverosa riflessione sulla libertà e sulla democrazia, sul coraggio che si deve avere per denunciare episodi gravi di chi utilizza i valori che appartengono a tutti per riempirli di stupida violenza.
Pensavo a Marx quando commentando Guesde e Lafargue disse “tout que je sais, c’est que je ne suis pas marxiste”…
E in un attimo, ascoltando quelle parole, guardando quegli occhi, è stato un rapido ripercorrere i tanti momenti di sconforto, di solitudine, di felicità, di soddisfazione, di passione, di lotta.
I traumi passati, le esperienze di ciascuno, questo essere diretti e liberi, chiari nell’affermare con sincerità e senza alcuna retorica quei valori di giustizia e di eguaglianza vissuti nelle vite di ciascuno dei presenti.
Quanti sacrifici, quante incomprensioni, quanta fatica, quanta energia per scrivere una pagina di bella Politica.
Ne vale la pena? Dopo ieri, penso proprio di sì.
Difficile comunicare o far capire a chi non c’era cosa è successo.
Era una semplice iniziativa politica che si è trasformata in una un’esperienza bella.
Condivisa da tutti, leggibile negli sguardi soddisfatti e pieni di speranza che si leggevano negli occhi di tutti, anche di coloro che erano presenti con una buona dose di diffidenza.
Una volta tanto non si è parlato di regole, candidature, incarichi, posti, ambizioni personali leggibili in tanti, troppi interventi ben costruiti ma di maniera, strumentali e vuoti.
Forse ne avevamo tutti un gran bisogno: ricaricarci per andare avanti insieme ed uniti ancora più forti di prima.
Avanti tutta ragazzi!!!
E non perdiamoci mai di vista…

Giuliano Gasparotti

CHI NON C’ERA SI E’ PERSO QUALCOSA DI GRANDE !! di Davide Leonelli

Ho ancora la pelle d’oca.
Nella mia testa si rincorrono le parole di Don Franco Barbero: sentire parlare di laicità da un parroco credo davvero sia il massimo. Don Franco è stato unico, unico nel suo genere. Un uomo prima di tutto. Non avrei mai smesso di ascoltarlo e ammetto di essermi commosso nel sentirlo parlare.
Un parroco così lo vorremmo tutti. Un parroco che per vivere non accetta soldi dal Vaticano. Proprio come avrebbe voluto Gesù. E proprio come non fa il Vaticano.
Un uomo che ha sofferto e che ha aiutato centinaia di donne e di uomini in difficoltà. un uomo che parla d’amore, senza discriminazioni e senza retorica, che fa suo il messaggio di Gesù, riproponendolo ogni giorno della sua vita, con l’esempio.
Un uomo che parla di grinta, di coraggio ,affetto e tenerezza.

C’era la sala piena di gente , tanti i ragazzi . E’ stato davvero un successo…. sinceramente ci speravo ma non me lo aspettavo. Un successo soprattutto dell’organizzazione, che ha saputo far arrivare relatori come Don Barbero, Pasquale Quaranta, Giuliano GASPAROTTI, l’onorevole Anna Paola CONCIA e il vice presidente del nostro Partito Democratico Ivan SCALFAROTTO.

Ed ha scelto di farli arrivare lontano da campagne elettorali e da esigenze di voto, solo per parlare con la gente, per ascoltare.
Questa è Cambia l’Italia. Questo è quello che vogliamo.
Davvero chi non c’era si è perso qualcosa di grande.
Davide Lionelli

RABBIA E PASSIONE di Luisa Trudy

Un fine settimana intenso di emozioni. Di cuore, di passione, di rabbia e di entusiasmo.
Venerdì sera l’assemblea degli iscritti al mio ex circolo. Si votata per il nuovo coordinatore, posto che era vacante fin da gennaio. Ho ricevuto l’invito, pure se non ho ancora rinnovato la tessera e sono andata ad ascoltare. Rinnovo del coordinatore, analisi del voto, erano diversi i temi.
Mi sono trovata ad assistere al massacro di tutto quello in cui credo, di tutti i motivi per i quali mi sono avvicinata alla “politica”. Uno per uno.

Demonizzato l’uso della Rete, nonostante lo Statuto del PD, che al primo articolo, comma 9 recita: ” Il Partito Democratico assicura un Sistema informativo per la partecipazione basato sulle tecnologie telematiche adeguato a favorire il dibattito interno e a far circolare rapidamente tutte le informazioni necessarie a tale scopo. Il Sistema informativo per la partecipazione consente ad elettori ed iscritti, tramite l’accesso alla rete internet, di essere informati, di partecipare al dibattito interno e di fare proposte. Il Partito rende liberamente accessibili per questa via tutte le informazioni sulla sua vita interna, ivi compreso il bilancio, e sulle riunioni e le deliberazioni degli organismi dirigenti. I dirigenti e gli eletti del Partito sono tenuti a rendere pubbliche le proprie attività attraverso il Sistema informativo per la partecipazione.”

Qualcuno potrebbe ricordarlo ai nostri di dirigenti? Qualcuno potrebbe obbligare chi ha un ruolo di dirigenza a leggersi lo Statuto del partito che rappresenta?

Viene il sospetto che la libertà che Internet offre crei non pochi problemi.
Diciamo che è più di un sospetto :)))

Demonizzate le primarie, con rabbia, persino con arroganza. Nonostante che la dirigenza locale avesse firmato l’appello “primarie vere, primarie sempre”, che ho personalmente sottoposto loro. E su internet, il demonio, ne resta traccia incancellabile. :)

Mi sono alzata e ho deciso che non era più il momento di tacere. Ho difeso quello in cui credevo, con la mia inesperienza, ma con il cuore, ed ho denunciato 4 anni in cui sono stata trattata solo come un operatore a costo zero, proprio per lavorare in quel settore che adesso dicono di odiare. Ho denunciato come nessuno mi abbia fatto sentire accolta o mi abbia mai chiesto che cosa ci facessi li, perchè, per la prima volta nella mia vita, mi fossi avvicinata ad un partito. Ero solo manovalanza.
Su Internet, solo su Internet, ho conosciuto persone che mi hanno accolta come in una famiglia. Che mi hanno fatta crescere, che mi hanno regalato parte della loro esperienza, che mi hanno consigliata. Un po’ quello che accadeva nel partito di una volta. Prima che diventasse un ufficio di collocamento. Il partito dove militava mio nonno. Dove per le persone c’era rispetto, affetto e considerazione.

Ne sono uscita sconsolata. Ed ho deciso (e detto pubblicamente) che non rinnoverò la mia tessera. Sicuramente non qui.

Poi la giornata di sabato, l’iniziativa contro l’omofobia, per la quale ho lavorato per due mesi. Un altro mondo, un altro partito, un altro pianeta.
Abbracci, strette di mano, sorrisi, incoraggiamenti reciproci. La consapevolezza di lottare per qualcosa che esula da logiche elettorali o di candidature. Un impegno di solidarietà, di apertura. Un partito che lotta a fianco di chi si trova a vivere la discriminazione ogni giorno della propria vita. Mi sono commossa per l’intensità degli interventi e quelle lacrime hanno lavato via anche tutta la rabbia accumulata la sera prima.
Siamo riusciti ad avere dei relatori impagabili, che ringrazio, uno per uno. Per la loro umanità, per la delicatezza e per il coraggio. Don Barbero è stato meraviglioso. Ho avuto occasione di parlarci anche alla fine del convegno ed è riuscito a riconciliarmi, con poche parole, con il mio difficile rapporto con la religione. I suoi occhi ti trasmettono la gioia di una scelta di vita, la scelta di lottare per gli altri, a fianco degli altri.
E poi Pasquale Quaranta, che ci ha raccontato la sua storia, le difficoltà attraversate, la sua famiglia, il suo incontro con il sacerdote. E quindi Anna Paola Concia, Ivan Scalfarotto, Giuliano Gasparotti, Luigia Panarello, che si sono raccontati, con semplicità, con umanità. Come uomini e donne, spogliati del ruolo istituzionale che ricoprono. Luigia, il ricordo di quella mano stretta e degli occhi commossi di Don Franco, mi rimarranno per sempre.

A chi è stato presente, ed erano tante persone davvero, è arrivato forte e chiaro il nostro messaggio, che la politica non è fatta solo di poltrone, di candidature, di scambi. Ma è anche partecipazione, solidarietà, vicinanza. Anche e soprattutto lontano dai giochi elettorali.
Sabato l’abbiamo dimostrato.
Un ringraziamento particolare ad Iva Boldrini, bravissima moderatrice ed instancabile organizzatrice ed a Stefania Mulè, che ha recitato splendidamente alcune lettere dal libro di Don Barbero, contribuendo a creare l’atmosfera speciale che noi tutti abbiamo respirato.

Barbara, del partito che ho conosciuto sabato, la tessera la vorrei.. mi aiuti tu vero?

Luisa Trudy

La chiusura dei comizi elettorali

La chiusura dei comizi elettorali

Tra pochi giorni i cittadini toscani saranno chiamati ad eleggere il nuovo Consiglio Regionale e, contestualmente, il Presidente delle Regione. La democrazia si costruisce con la partecipazione ed anche in questa occasione è importate il voto di tutti. Per questo ti chiediamo di sostenere insieme ai democratici la candidatura di Enrico Rossi ed il Partito Democratico con la certezza che il successo di Enrico Rossi sarà il
successo della Toscana.

Questa campagna elettorale si chiude nel triste silenzio del servizio pubblico imposto dal governo. In nessun paese democratico alla vigilia di importanti elezioni locali viene imposto il silenzio dei maggiori programmi di
approfondimento politico. In nessun paese democratico il capo del governo offende le autorità preposte a garantire il rispetto delle regole chiede la chiusura di programmi televisivi o impone l’allontanamento di giornalisti sgraditi.

Per difendere la libertà di informazione ed il servizio pubblico ci associamo all’iniziativa della Fnsi – Federazione Nazionale della Stampa Italiana – che ha deciso di organizzare “Rai per una notte”, uno sciopero bianco per la difesa della libertà di stampa e dell’informazione.

Giovedì 25 marzo, dalle ore 21 parteciperemo alla Saletta dei Mutilati, la Lizza Siena, all’evento in sostegno della libertà di comunicazione, assieme ad altre forze politiche ed ad associazioni cittadine.
Sarà effettuato il collegamento con il Paladozza di Bologna, dove si svolgerà la trasmissione condotta da Michele Santoro con la partecipazione di Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro, la squadra
di Annozero e molti altri ospiti del mondo del giornalismo e dello spettacolo.

Vi aspettiamo

PD_Area Marino_Cambia l’Italia

I Cie e il Giardino Dei Sogni

I Cie e il Giardino Dei Sogni

L’intervento di Giancarlo P. all’Assemblea territoriale del 20 febbraio. Premetto che ritengo Enrico Rossi il miglior candidato che il PD potesse esprimere, condivido le priorità evidenziate nell’accordo di coalizione, LA TUTELA DELL’AMBIENTE, IL NO AL NUCLERARE, LA SCUOLA , IL SOCIALE, LO SVILUPPO ECONOMICO, L’ATTENZIONE PER LE POTICHE GIOVANILI

Devo però ribadire, avendolo già fatto in occasione della campagna di ascolto promossa dal PD provinciale, ma molto SPESSO  SI ASCOLTA MA NON SI SENTE,  una critica su un passaggio, a mio avviso importante del programma, e questa è l’occasione giusta per esprimere questa mia perplessità.

Come tutti sapete, l’obiettivo del ministro dell’Interno, è  di aprire nuove strutture: ogni regione dovrà avere un CIE, i Centri per l’identificazione e l’espulsione degli immigrati irregolari. Dall’8 agosto 2009, con l’entrata in vigore della legge n. 94, il termine massimo di permanenza degli stranieri in tali centri è passato da 60 a 180 giorni complessivi.

Attualmente i centri operativi in ITALIA sono 13:

Rossi, in una intervista a L’UNITA’ del 29 gennaio aveva testualmente dichiarato di “NON ESSERE PREGIUDIZIALMENTE CONTRARIO” all’apertura di un centro in Toscana, scatenando le critiche di tutta la Sinistra e non solo, ha successivamente cercato di addolcire tale dichiarazione dicendo di: «Non volere centri di detenzione dove non si rispettano i diritti umani. Sarà fondamentale il ruolo degli enti locali e del volontariato per umanizzare la permanenza degli immigrati limitandone i tempi ed evitare che diventi una carcerazione preventiva. Piccoli centri gestiti in collaborazione con volontariato e mediatori culturali dove gli immigrati privi di documenti possono essere trattenuti nel rispetto della loro dignità, in attesa di essere identificati. E dove, per quelli che sono disponibili ad accogliere eventuali offerte di lavoro, possono essere avviati percorsi di regolarizzazione».

Credo che il GIARDINO DEI SOGNI ipotizzato da Rossi si scontri fatalmente con la legge sul reato di clandestinità introdotto dall’attuale Governo e con una intolleranza sempre più diffusa nel nostro Paese.

Rimango dell’idea che la discussione sul tema “Sicurezza” sia pretestuoso e strumentale, oltre che gonfiato ad arte da chi non vuole che si affrontino i problemi veri e drammatici del nostro Paese, viene usato un problema reale, ma non il principale in questo momento, come diversivo alla tragica situazione economica, alla precarietà del lavoro, alla difficoltà per molte famiglie di arrivare a fine mese, alla mediocrità del sistema scolastico, alla libertà di informazione, alla omologazione del pensiero, alla deriva xenofoba……

Chiedere Sicurezza è un diritto naturale, ma questo termine viene troppo generalizzato e usato spesso in modo improprio, non è la stessa cosa combattere la criminalità o desiderare un lavoro sicuro, non è la stessa cosa difendere la propria incolumità o difendere i propri privilegi, a tal proposito prendo a prestito uno spezzone dell’articolo che Don Luigi Ciotti ha scritto recentemente per L’Unità, lo cito testualmente, è a mio parere molto significativo:

-È come se ci sentissimo tutti su una nave in balia delle onde, e sapendo che il numero delle scialuppe è limitato, il rischio di affondare ci fa percepire il nostro prossimo come un concorrente, uno che potrebbe salvarsi al nostro posto. La reazione è allora di scacciare dalla nave quelli considerati “di troppo”, e pazienza se sono quasi sempre i più vulnerabili. La logica del capro espiatorio – alimentata anche da un uso irresponsabile di parole e immagini, da un´informazione a volte pronta a fomentare odi e paure – funziona così. Ci si accanisce su chi sta sotto di noi, su chi è più indifeso, senza capire che questa è una logica suicida che potrebbe trasformare noi stessi un giorno in vittime-

Ecco, io vorrei risolvere il problema aumentando il numero delle scialuppe e non diminuendo coloro che ne potrebbero usufruire, vorrei creare tutti i presupposti per una sempre più larga integrazione e convivenza civile, chi vive ai margini ed è continuamente offeso nella propria dignità ha molte più probabilità di delinquere, i CIE non possono in nessun modo rappresentare una scialuppa di salvataggio, al contrario sono luoghi di ingiustizia sociale che fomentano la violenza.

La Toscana si è sempre detta contraria a questi centri, ribadendolo anche con una recente legge regionale sull’immigrazione, se discontinuità ci deve essere con il passato, è bene che ci sia sulle cose sbagliate, per cercare di migliorarle e non su quelle giuste, la solidarietà, la tolleranza, l’accoglienza, l’istruzione aiutano sicuramente di più di una detenzione inumana, anche se in un “piccolo Centro”, come vorrebbe Enrico Rossi.

Sul sito web di Enrico Rossi Presidente è pubblicata una campagna di comunicazione e partecipazione dal titolo: “LA TOSCANA CHE VOGLIO” , dove ogni cittadino può inserire un proprio commento, ebbene il primo commento postato è di una ragazza di nome Linda e recita così: “La toscana che voglio non discrimina. la toscana che voglio guarda e agisce con gli occhi di un bambino. fa bilanci di genere (bambino, anziano, uomo, donna).
la toscana che voglio ha la priorità di riconoscere e difendere i diritti degli immigrati e di chi è discriminato”

Sono personalmente convinto che se il 30 novembre del 1786  in Toscana ci fossero stati i Centri di Identificazione ed espulsione, oggi con ogni probabilità non festeggeremo in quella data soltanto l’Abolizione della pena di morte, ma sicuramente anche la soppressione dei CIE.

Io non vorrei che tra qualche anno il mio partito  venisse ricordato per essere stato il primo ad istituire i CIE nella mia “civilissima e accogliente” regione.

(Intervento di Giancarlo Pagliai all’Assemblea provinciale del PD di Siena in data 20 febbraio ’10)

Nella foto il centro di identificazione e espulsione che orge tra l’aeroporto di Fiumicino e la Fiera di Roma. Altre foto del centro sono visibili qui


Per Eluana, per scegliere. Ignazio Marino: “Scriviamo a Fini”

Per Eluana, per scegliere. Ignazio Marino: “Scriviamo a Fini”

video

Il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro, dopo 17 anni passati senza coscienza in un letto, divenne finalmente libera. Potremmo dire, anzi, liberata. Da due forze straordinarie: l’impegno instancabile di suo padre Beppino, un autentico “eroe civile”, e il sussulto democratico di una parte del Paese che rifiutava un’idea di Stato non laico, pronto a imporre terapie ad una persona prolungandone l’agonia.

Il dibattito sul testamento biologico fu allora travolto e reimpostato con un’altra velocità, e così in Senato si arrivò all’approvazione di una legge contro la libertà di scelta, contro il principio dell’autodeterminazione dell’individuo. La legge allora approvata dalla destra è ora in discussione alla Commissione Affari Sociali della Camera e rischia di essere presto definitiva. Se fosse approvata senza modifiche sostanziali tutti noi saremo obbligati a terapie mediche quali nutrizione e idratazione artificiali, anche se ci siamo chiaramente detti contrari ad esse, anche se dovessero prolungare inutilmente la nostra agonia.

In questo messaggio video il senatore Ignazio Marino, da sempre in prima fila su questa battaglia, ci ricorda che dobbiamo impegnarci tutti affinché non venga dato il via libera a una legge contro la libertà di scegliere. La strada da percorrere è quella di un confronto aperto e libero da condizionamenti ideologici, per una legge che tutti condividano. Per questo l’idea lanciata da Ignazio – anche attraverso Cambialitalia – è quella di promuovere un’azione di pressione sul presidente della Camera Gianfranco Fini, che peraltro ha spesso mostrato importanti aperture su questo tema. E’ il momento di far sentire la nostra voce scrivendo al presidente Fini attraverso il suo indirizzo email istituzionale, fini_g@camera.it.

Chi vuole può usare questo modello di lettera.

Presidente Fini,
sono un sostenitore dell’appello per il testamento biologico (www.appellotestamentobiologico.it) promosso dal senatore Ignazio Marino e da numerose personalità del mondo giuridico, scientifico e culturale italiano.
La legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, approvata dal Senato sarà presto all’esame dell’Aula della Camera dei Deputati.

Le scrivo per invitarLa a non ignorare la mia voce.
Chiedo una legge per il diritto alla salute ma contro l’obbligo alle terapie.
Chiedo una legge laica, tracciata nel solco dell’art. 32 della nostra Costituzione.

Mi auguro che il Suo contributo sia determinante nell’aprire una nuova fase di riflessione e condivisione su un testo che attualmente è contro le evidenze scientifiche e la libertà individuale.
Un confronto che consenta di uscire da un’impostazione ideologica, rendendo la legge utile per le persone in modo che ciascuno possa scegliere liberamente a quali terapie sottoporsi e a quali rinunciare.

Grazie

Firma