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Il momento è ora

Il momento è ora

Riflessioni sull’ennesima annunciata crisi del berlusconismo.

Le evidenti difficoltà del Presidente del Consiglio nel tenere insieme la maggioranza di questo paese utilizzando il Parlamento come uno strumento per la difesa dei propri interessi ha visto negli ultimi anni l’allontanamento prima dell’UdC di Pier Ferdinando Casini ed oggi del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che seguito da una pattuglia di parlamentari, ha appena costituito un nuovo gruppo parlamentare e si prepara a fondare un nuovo partito politico di centrodestra.

L’uscita di Fini dal PdL rischia di trasformarsi prima ancora che in una crisi di governo in una crisi istituzionale. Da un lato infatti l’uscita dei deputati dal gruppo della PdL cancella la vasta maggioranza di parlamentari conquistata con le elezioni del 2008 e rende molto più difficoltoso il cammino parlamentare del Governo, soprattutto la realizzazione dell’agenda personale del presidente del consiglio. Dall’altro il doppio ruolo di Gianfranco Fini di leader di una nuova formazione politica e Presidente della Camera dei Deputati lo hanno reso bersaglio di attacchi che si sono trasformati in spallate alle istituzioni repubblicane, prima la Presidenza della Camera, poi il Parlamento, ora il Presidente della Repubblica.

Di fronte alle indebite pressioni sul Presidente della Repubblica, tese ad allontanare ogni possibile ipotesi di governo alternativo, è utile una rapida rilettura della contestata legge Calderoli che al terzo comma dell’art 3 prevede che :

Contestualmente al deposito del contrassegno di cui all’articolo 14, i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione.

Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall’articolo 92, secondo comma, della Costituzione

L’ultimo passaggio non di questo articolo non è affatto superfluo, ma sta anzi a ricondurre la legge Calderoli nei profili costituzionali di una repubblica parlamentare.

Dunque se la maggioranza dovesse dissolversi del tutto sarà dovere del Presidente della Repubblica verificare la possibilità di formare un governo sostenuto da una maggioranza effettivamente alternativa.

Esistono però anche ragioni di opportunità politica, l’Italia oggi ha più che mai bisogno di una guida autorevole. Tuttavia noi crediamo che una maggioranza sostenuta dalle forze di opposizione in appoggio a chi è stato per quasi due decenni alleato di Berlusconi e che ne condivide le proposte in materia di immigrazione, lavoro, ambiente, informazione, giustizia non sarebbe meno traballante del teatrino cui gli italiani stanno assistendo in questi giorni. Un eventuale governo alternativo non potrebbe che essere di transizione con pochi punti precisi quali una seria riforma della legge elettorale e delle regole dell’informazione.

Un compito non affatto semplice vista la distanza tra le posizioni della forze politiche. Lasciando da parte la questione dell’informazione, data l’impossibilità di un accordo che trovi una maggioranza nell’attuale parlamento, resta la discussione sull’eventualità di un accordo di scopo con il compito di gestire l’adozione una nuova legge elettorale.

Berlusconi e larga parte della maggioranza si limitano a proporre una modifica al premio di maggioranza al Senato per renderlo, come alla camera, nazionale. Questo garantirebbe alla coalizione più forte, probabilmente la sua, la maggioranza per governare a patto che non si verifichi un risultato come quello del 2006 dove Senato e Camera avrebbero prodotto due maggioranze diverse.

Dunque, al di là dei dettagli tecnici, oggi certamente Berlusconi può essere collocato nel campo dei difensori del bipolarismo, così come Di Pietro e fino a qualche settimana fa Fini. Tra i sostenitori di un sistema proporzionale senza vincoli di coalizione o premi di maggioranza c’è l’UdC oltre ad alcune forze della sinistra non rappresentate oggi in Parlamento. Ed il Partito Democratico?

Il Partito Democratico che nei prossimi mesi si troverà di fronte alla richiesta, da parte delle altre forze politiche, di un confronto sulla legge elettorale, di fronte alle probabili divisione anche interne su questa materia, deve far riferimento alle linee programmatiche già discusse in occasione dell’ultima Assemblea nazionale.

Nelle “linee per la modernizzazione e la riforma democratica dell’ordinamento costituzionale” la legge elettorale viene inquadrata all’interno di una più profonda riforma istituzionale dove è previsto un riequilibrio di poteri tra le due camere. In questa chiave il Partito Democratico ha individuato il un sistema “di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali” quale quello più indicato per garantire agli italiani il diritto di scegliere davvero i propri rappresentanti ed allo stesso tempo consentire la formazione di una solida maggioranza di governo.

In questo quadro il Partito Democratico si troverà a dover mediare tra un sostanziale status quo e le forze favorevoli alla chiusura della stagione bipolare.

Di fronte alle ipotesi di un ritorno ad un sistema proporzionale simile quello cui sono stati i scelti i nostri rappresentati fino al 1992, magari in questo caso senza la reintroduzione delle preferenze, il Partito Democratico dovrà sostenere le ragioni dei cittadini e difendere la necessita che il voto abbia valore e sia allo stesso tempo utile, quindi che il voto sia determinante nello scegliere il candidato percepito come più vicino alle proprie posizioni ed allo stesso tempo che questo possa contribuire alla formazione di una maggioranza stabile. Né le modifiche alla attuale legge elettorale, né il nostalgico ritorno al passato garantirebbero queste due caratteristiche del voto. Non solo, con il ritorno al proporzionale si incoraggerebbero le fughe centrifughe e verrebbero meno le condizioni che hanno visto la nascita del nostro partito: la necessità di riunire tutte le forze democratiche e riformiste dentro un grande progetto unitario superando i particolarismi.

Questa crisi non riguarda ormai soltanto il governo, ma coinvolge le istituzioni del nostro paese e rischia di minare le premesse per l’esistenza di una opposizione capace davvero di diventare alternativa, destinando il governo del paese ad accordi tattici tra segreterie di partito.

Il Partito Democratico si adoperi dunque a cercare una soluzione condivisa che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti anche in assenza di una crisi formale, dove questo non fosse possibile e di fronte ad una maggioranza lacerata si presenti di fronte agli italiani preparandosi alle elezioni scegliendo il propri candidati con lo strumento che lo ha caratterizzato fin dalla sua fondazione: le primarie. E tuttavia, anche su queste, dovremo fare una riflessione seria. La promuoviamo noi che abbiamo appoggiato Ignazio Marino al congresso del PD, e che abbiamo fatto delle primarie uno dei valori fondativi del nostro partito. Si percepisce infatti, all’interno del PD e soprattutto tra gli iscritti al partito, una certa stanchezza per questo modi di selezionare i candidati alle varie cariche amministrative. Ovverosia, si percepisce molta stanchezza nel “ratificare” mediante finte primarie scelte già avvenute. Da qui, la critica alle primarie, forse perché strumento “meno consolidato” e quindi “corpo ancora estraneo” rispetto ad accordi di partito, criticabili, ma pur sempre “tradizionali” e comunque operati secondo il principio di delega degli iscritti ai dirigenti. Forse chi aveva in mente le primarie, pensava anche ad un partito più vivo, ed è probabilmente per questo, che l’ondata emotiva che ha fatto crescere il PD degli inizi, si è poi affievolita con le modifiche progressive del partito, della sua natura, del suo statuto.

*Foto: Campagna elettorale 1948, archivio Life

Torniamo a fare politica

Torniamo a fare politica

Il 25 giugno 2010 si è concluso il percorso congressuale del Partito Democratico nella provincia di Siena. Con l’election day si è chiusa finalmente la lunga stagione di costruzione del PD, con la costituzione degli organi rappresentativi della provincia, delle unioni comunali e dei direttivi di circolo.

Alle valutazioni molto spesso critiche che abbiamo avanzato nei riguardi della linea politica espressa dal gruppo dirigente, forse con durezza ma sempre con onestà intellettuale, è stata associata la nostra disponibilità a contribuire alla gestione ed all’elaborazione politica di questo partito.

L’Area Marino ha scelto dunque di partecipare ad un percorso congressuale unitario, ovvero di assumersi la responsabilità di accettare scelte da noi non propriamente condivise, e di condividere la responsabilità nella gestione del PD a tutti i livelli.

Chi vorrà seguirci con attenzione si accorgerà (se non è stato chiaro finora) quanto valga per noi il termine che caratterizza l’identità del nostro partito, “democratico”. Un termine spesso dato per scontato, ma faticoso da assumere in un partito che è stato aperto, plurale, riformista molto più nei propositi iniziali che nella pratica politica quotidiana.

Abbiamo deciso di condividere il percorso unitario con l’ambizione di migliorare il PD e con la consapevolezza dei limiti dettati dal risultato congressuale. Nei giorni scorsi abbiamo presentato le nostre proposte per il partito in questo documento e crediamo che queste siano state in buona parte accolte nella piattaforma di Elisa Meloni.

Facciamo gli auguri ad Elisa Meloni e a tutti i nuovi segretari delle Unioni Comunali e di circolo appena eletti ed a tutti i delegati delle assemblee territoriali. Dal loro lavoro dipenderà la capacità di questo partito di migliorare il proprio radicamento nel territorio per affrontare le difficili sfide che ci si pongono davanti.

*Nella foto: primo congresso dei Partigiani della Pace, 1949. Fonte Life

Risparmiare sulla semina? Il resoconto

Risparmiare sulla semina? Il resoconto

Si è svolto Lunedì 7 Giugno un iniziativa pubblica a cura del gruppo senese del PD-Area Marino sul tema:

Risparmiare sulla semina? “Scuola” è la parola che disegna il futuro. Non è solo un capitolo del Bilancio dello Stato, ma il più  grande investimento sul capitale umano e sul futuro del nostro Paese. L’Educazione non si taglia. Qualità alla Scuola Pubblica.

Relatori: Francesca PUGLISI Responsabile Nazionale scuola del PD; Simonetta PELLEGRINI Assessore provinciale formazione professionale e istruzione ; Daniela LASTRI Consigliere regionale, responsabile regionale dell’Area Marino-Cambia l’Italia ed ex assessore all’Istruzione  del Comune di Firenze.

L’iniziativa rientra in un programma di “ascolto e proposte” che il Gruppo dell’Area Marino della Toscana ha organizzato negli ultimi mesi su temi quali “Futuro della natura” a Talamone; “Omofobia” a Follonica con Paola Concia e Ivan Scalfarotto; e “Diritti Civili – Biotestamento” a Colle Val d’Elsa con Simone Siliani.

I relatori si sono soffermati sugli effetti del “riordino Gelmini” degli ordinamenti scolastici superiori e sui tagli alla scuola primaria e secondaria di primo grado. “Riordino” e tagli che trovano la loro origine e la motivazione del loro inarrestabile procedere nella L. 133/2008, finalizzata a “razionalizzare” l’utilizzo delle risorse umane nella scuola al fine di conseguire un significativo risparmio nelle parti del bilancio dello stato destinata alla scuola pubblica.

Il “riordino” della scuola secondaria superiore, spacciato per riforma, rappresenta in realtà un aggiustamento dell’esistente, senza alcun salto di qualità nei modelli educativi e nell’organizzazione scolastica; un sicuro impoverimento professionale ed economico per le scuole, scambiato con le impraticabili possibilità offerte dall’autonomia:

per le scuole medie superiori, conferma l’impianto di una scuola organizzata per classi di età e per discipline, accentuando la gerarchizzazione “gentiliana” tra Licei, Istituti Tecnici e Istituti Professionali;

va in controtendenza rispetto ai tentativi di integrare le filiere del sistema di istruzione accentuandone la separatezza (licei | istruzione tecnica | istruzione professionale | istruzione e formazione professionale | formazione in apprendistato);

non fornisce mission e obiettivi chiari all’istruzione professionale, schiacciata fra istruzione tecnica e formazione professionale, affidandone le sorti alle alterne e divergenti strategie regionali;

taglia sensibilmente le ore nei tecnici e nei professionali e non le prevede ai licei, e riduce la compresenza dei docenti specialisti del laboratorio; con classi sempre più numerose e laboratori sempre peggio attrezzati per i tagli delle risorse, la tanto citata laboratorialità sarà “virtuale”;

manca del coraggio di ridurre la durata della scuola secondaria di un anno (per la ragione che non avrebbe consentito di fare immediatamente “cassa”) adeguandola al quadro europeo, presentando un anno terminale poco caratterizzato e significativo;

aumenta la consistenza numerica delle classi, frustrando la possibilità di personalizzare gli apprendimenti e obbligando a “seconde” scelte di ripiego, come già accade negli ordini inferiori, studenti e famiglie in “sovrannumero” rispetto al numero minimo e massimo di studenti per classe;

allontana dalla scuola gli insegnanti più giovani, frustrando motivazioni e investimenti;

non prevede alcuna innovazione sul versante della governance scolastica, sui modi e i tempi dell’organizzazione scolastica, rendendo difficilmente praticabile qualsiasi tentativo di innovare l’offerta formativa;

riconduce gli spazi dell’autonomia scolastica (attività opzionali, materie facoltative, arricchimento dell’offerta formativa) al “deserto delle risorse” rendendoli realizzabili solo facendo leva sull’acquisizione di risorse dagli Enti territoriali (su cui si sta abbattendo la scure della manovra economica) o direttamente dalle famiglie attraverso i contributi “volontari”;

non contiene alcuna idea nuova di scuola, in grado di affrontare la discesa dei livelli medi di preparazione dei giovani italiani, confrontati con i giovani europei, e di ripensare l’educazione nell’era dei “nativi digitali” e della globalizzazione.

Per quanto riguarda gli effetti sulle scuole elementari sono già percepibili dalle famiglie e mettono in crisi un modello di qualità, come riconosciuto dai principali organismi internazionali. I tagli  portano alla  riduzione del tempo pieno nelle elementari, alla scomparsa della compresenza dei maestri, alla riduzione significativa dell’insegnamento di sostegno. In Provincia di Siena nel 2009/10 i tagli tra personale insegnante e non insegnante ha toccato 150 posti. Peggiore il quadro che si sta profilando per il prossimo anno scolastico. Il peggioramento del servizio educativo della scuola pubblica è sotto agli occhi di tutti: nell’immediato, si nega ad una parte delle famiglie il modello di scuola prescelto per i propri figli. Infine la situazione finanziaria delle scuole, al “collasso”, con il Governo centrale che si “dimentica” di saldare i debiti contratti verso i singoli istituti, costretti a fare ricorso improprio ai contributi volontari dei genitori.

I processi di riforma non sono in alcun modo orientati all’equità, accentuando un quadro di differenziali, territoriali, socio-culturali, intergenerazionali che costituiscono i nodi irrisolti della crisi del nostro paese.

La riunione, a cui sono intervenute circa 50 persone, si è caratterizzata per le numerose proposte uscite dagli interventi dei presenti, sia studenti, che insegnanti, che genitori. Fattore comune : “Riportare a considerare la cultura e la formazione un investimento per il futuro, responsabilizzando gli amministratori, i politici e gli operatori della scuola”.

Si è discusso delle modalità per contrastare la dispersione scolastica, con una scuola flessibile e capace di personalizzare i propri obiettivi, inclusiva e di qualità. Da più parti è stata avanzata la considerazione di quanto sia folle l’idea di ridurre gli investimenti in educazione (risparmiare sulla semina) e urgente la necessità di aumentare le risorse per il sistema di istruzione, come fanno in tutta Europa sulla base dei traguardi fissati da Lisbona 2020 (la conoscenza come fattore di ricchezza). Più risorse assegnate in modo selettivo, valorizzando le esperienze migliori e intervenendo sulle aree di criticità: autonomia e valutazione devono muoversi di pari passo, per consentire agli operatori della scuola, dal ministro agli insegnanti, di verificare la bontà delle scelte effettuate. E così restituire alla scuola una funzione sociale e di sviluppo dei territori.

Nelle conclusioni alcune proposte concrete per tutelare la qualità nelle scuole italiane. Tra queste:

rimettere al centro delle riforme lo studente e l’apprendimento, pur considerando la gravità dell’impatto diretto dei cambiamenti sui lavoratori della scuola e sul sistema sociale del paese;

dare piena attuazione al titolo V della costituzione, aumentando ruolo e responsabilità degli enti territoriali;

aggiornare i dispositivi dell’autonomia scolastica, potenziando la governance, anche con la presenza di nuove figure e ruoli, e procedendo celermente alla costruzione di un sistema nazionale di valutazione;

riformare lo status giuridico ed economico della professione insegnante, differenziando i ruoli e premiando l’impegno di coloro che operano nelle realtà più difficili;

rivedere i meccanismi di reclutamento del personale in modo da ridurre l’eta media del personale e non disperdere il patrimonio di motivazioni e professionalità dei docenti più giovani, spesso precari e a rischio di emarginazione lavorativa e sociale.

Gli organizzatori dell’iniziativa, nell’intento di portare un contributo concreto alla discussione che ci sarà nei Circoli Pd nelle prossime settimane per il rinnovo dei Coordinatori e Segretari Unioni Territoriali, metteranno prossimamente in Rete  ulteriori proposte emerse nel corso della serata.

*Nella foto: Carmel Woods School. Fonte Life

UNA TERRA AD ALTA DENSITÀ DEMOCRATICA

Siena, 1 giugno 2010

Piattaforma politico – programmatica dell’Area Marino per il congresso dell’Unione territoriale di Siena

IL NOSTRO CAPITALE

I risultati delle ultime elezioni regionali hanno visto la provincia di Siena confermare i suoi tratti di terra dei democratici. Un cittadino su due nella nostra provincia ha sostenuto il Partito Democratico. Il radicamento e l’esistenza stessa del Partito Democratico discendono dunque dalla fiducia espressa dagli elettori, prima ancora che dai suoi dirigenti e dai suoi iscritti. Una fiducia che garantisce il funzionamento e la rappresentatività delle istituzioni ma che da sola, senza il lavoro dei dirigenti nel coinvolgere gli iscritti e gli elettori nell’elaborazione della politica e nei processi decisionali, non riuscirebbe a mette al riparo il nostro radicamento da una lenta frantumazione.

Nel nostro territorio, come nel resto del nostro paese, sono in atto processi di cambiamento del tessuto sociale ed economico che ridisegnano profondante i tratti delle nostre comunità. A rischio, oggi, non è solo il consenso alle forze politiche di centro sinistra, ma l’insieme intero di relazioni e valori condivisi alla base della vita democratica.

Il Partito Democratico nel nostro territorio contribuisce assieme alle altre formazioni politiche all’esistenza di quelle reti sociali e di rapporti tra cittadini che hanno un valore collettivo fondamentale. Il Partito Democratico con i suoi circoli, le sue feste e le sue iniziative è un attore fondamentale nella produzione di quel capitale sociale che è componente chiave per la costruzione ed il mantenimento della democrazia.

Questo capitale sociale si nutre di partecipazione, per sostenerlo è necessario allargare la partecipazione dei nostri elettori e dei nostri iscritti anche al di fuori delle naturali scadenze elettorali attraverso l’istituzione e l’identificazione di forum tematici permanenti quale luogo di elaborazione e proposta politica del partito cui sia garantito il diretto collegamento con gli organismi dirigenti accanto ad una adeguata organizzazione del loro lavoro.

UNA CASA NUOVA PER TUTTI

Il Partito Democratico è una casa nuova per tutti. Lo è per gli elettori e gli iscritti provenienti dai due principali partiti fondatori come lo è per tutti coloro i quali si sono avvicinati ad un partito politico per la prima volta. Il Partito Democratico non è però nato da un semplice restauro di uno dei suoi soggetti fondatori, ma è un edificio nuovo, con sensibilità diverse ed espressioni plurali, dotato di regole certe date dai propri statuti.

Come per ogni trasferimento in una nuova abitazione è normale che vi sia un periodo di adattamento nel quale cercare le proprie coordinate, come è normale fare riferimento alla vecchia abitazione per cercare di orizzontarsi. Oggi dopo due anni e mezzo possiamo dire di conoscere le nostre nuove coordinate.

Possiamo dire che questa è la casa di tutti e che il Partito Democratico riconosce e favorisce la libertà e il pluralismo interno. Possiamo dire che il Partito Democratico, nella ricerca di soluzioni unitarie ed autorevoli per la guida del partito nei rispettivi livelli territoriali, riconosce fin dalla composizione degli organi esecutivi tutte le proprie sensibilità. Possiamo dire che nel Partito Democratico tutte le componenti culturali hanno pari dignità e partecipano all’elaborazione politica condividendo l’accesso a tutte le risorse del partito.

Il Partito Democratico è la nostra nuova casa e tutti ne abbiamo le chiavi.

PERSONE AL SERVIZI DEI CITTADINI

Dopo due anni mezzo dalla propria fondazione il Partito Democratico si avvia con i congressi locali a chiudere la lunga fare transitoria che ha visto un continuo ricambio del proprio gruppo dirigente al livello nazionale come a quello locale. La chiusura di questa stagione congressuale deve consegnare alle unioni territoriali e comunali un gruppo dirigente riconoscibile e condiviso da tutto il partito. Al segretario territoriale ed ai segretari comunali viene chiesto l’impegno alla guida del partito per la durata del mandato prevista dalle regole statutarie. Con l’elezione dei segretari territoriali e comunali, il Partito Democratico si avvia a coinvolgere i propri iscritti in scelte che potranno essere modificate solo attraverso una nuova consultazione degli iscritti.

I segretari ed i gruppi dirigenti delle unioni territoriali e comunali sono prima di tutto cittadini al servizio dei cittadini, cui è richiesto di rispettare le regole di incompatibilità previste dallo statuto nazionale e da quello regionale, accanto alla massima trasparenza riguardo alle eventuali appartenenze ad altra associazione e rispetto ad eventuali incarichi, pubblici e privati ricoperti al momento dell’incarico.

UNA RAPPRESENTANZA COSTRUITA INTORNO ALLA PERSONA

Il Partito Democratico ha negli organismi previsti dallo statuto nazionale e regionale la capacita di rappresentare i propri iscritti ed allo stesso tempo designare i necessari spazi e momenti di elaborazione politica e di confronto. Il largo numero dei componenti delle assemblee territoriali e comunali e della direzione provinciale ed il riequilibrio proporzionale previsto dai regolamenti congressuali corrono il rischio di disegnare organismi pletorici scarsamente frequentati e composti esclusivamente sulla base delle appartenenze alle differenti aree culturali.

Accanto alla necessaria rappresentanza di genere il Partito Democratico deve anche,  prendere in considerazione le diversità della nostra società, la voglia di mettersi a disposizione e le capacità dei singoli nella scelta dei candidati alle assemblee rappresentative ed ai direttivi. Il Partito Democratico nel farsi promotore del ricambio generazionale e della cultura del merito deve saper migliorarsi anche al proprio interno aprendosi alle migliori energie che la nostra società offre.

IL PARTITO DEI DIRITTI, D       ELL’AMBIENTE, DEL LAVORO

Il nostro territorio non è immune dai cambiamenti sociali ed economici che riguardano il nostro paese ed il mondo intero. Nuove tensioni politico sociale sono generate sia da fattori esterni al sistema locale sia interni.

Nella nostra provincia rispetto alla continua migrazione interna da altre aree del nostro paese si è innestata negli ultimi vent’anni una forte immigrazione da paesi stranieri. Oggi un residente su dieci nella nostra provincia ha origini straniere ed entro una generazione la geografia sociale del nostro territorio sarà profondamente mutata. Poiché l’immigrazione non può essere separata dalla questione della cittadinanza il Partito Democratico deve dotarsi di un forum provinciale permanente su diritti e cittadinanza e dove necessario deve coordinare eventuali tavoli comunali sullo stesso tema.

Accanto alla crisi finanziaria ed economica globale, la crisi dell’Università di Siena e la vera e propria emergenza nelle scuole dovuta ai tagli del Governo hanno messo in luce quanto la questione del lavoro riguardi anche nel nostro territorio le professioni intellettuali. Il Partito Democratico deve ripensare le questione lavoro confrontandosi con tutte le forme di precariato dotandosi di un forum tematico aperto a tutte le realtà contemporanee del lavoro e, dove necessario, ripensare il proprio approccio verso la scuola, l’università, la pubblica amministrazione.

La crescita economica nella nostra provincia ha troppo spesso sfruttato il consumo del territorio e cavalcato i movimenti del mercato immobiliare per creare nuova ricchezza. Il risultato è stato l’immissione di un numero considerevole di unità immobiliari, sopratutto nel capoluogo e nei comuni limitrofi senza risolvere il problema abitativo di molti cittadini. Il nostro territorio sconta ancora una fortissima carenza infrastrutturale con un dibattito che negli ultimi due anni e stato inutilmente prigioniero delle questione aeroporto. Il Partito Democratico deve subito dotarsi di uno strumento di confronto sulle questioni ambientali che si avvalga anche delle competenza scientifiche presenti sul territorio oltre che della partecipazione degli amministratori e delle forze imprenditoriali.

Oggi i temi ambientali si legano a quelli economici, in particolar modo in una fase di crisi economica e finanziaria dove il rapporto tra costi ambientali e benefici occupazionali delle tradizionali attività industriali è troppo elevato, e la pressione antropica sulle risorse (acqua, aria, energia) è probabilmente ad un limite. Il Partito Democratico deve dunque istituire un forum tematico relativo alle problematiche energetiche ed ambientali anche per il PD senese.

Chiediamo infine che i coordinatori dei forum tematici siano membri effettivi dell’esecutivo e che siano scelti sulla base di competenze e autorevolezza dimostrate nei ruoli svolti nella società e nella vita pubblica.

Documenti

Election day 2010

Primarie del 25 ottobre 2009,  i nostri candidati:

Laicità, diritti civili e Biotestamento – note da Quartaia

Laicità, diritti civili e Biotestamento – note da Quartaia

Gli argomenti che sono stati trattati sabato scorso, durante l’iniziativa politica di Quartaia, riguardano la libertà ed i diritti di ognuno di noi e sono per questo molto sentiti dalla maggioranza degli italiani anche se purtroppo molto spesso non ci sono leggi specifiche che ci concedano la libertà di scegliere su questioni che riguardano solamente la nostra coscienza, il nostro corpo e la nostra anima.

Prima di tutto credo sia molto importante precisare che l’Italia è una Repubblica democratica ‘Laica’, come sancito dalla carta costituzionale, ma troppo spesso, soprattutto su questioni cosiddette ‘etiche’, il termine ‘Laico’ sembra scomparire dal vocabolario e dal pensiero di chi ci rappresenta in Parlamento. Essere laici, come precisa anche il giurista Stefano Rodotà in una recente intervista ad un quotidiano nazionale, non significa, essere ostili in via pregiudiziale ed immotivata alla Chiesa, al mondo cattolico e alla fede, quello si chiama laicismo ed è un pensiero estremista e di avversione alla fede ed alla Chiesa in generale.

Essere laico non ha nulla a che vedere con l’essere credenti o non credenti, ma significa credere fermamente nella divisione netta tra Stato e Chiesa, cosa peraltro detta e scritta anche nel Vangelo e dallo stesso Aldo Moro, che certo non era ateo, in un suo intervento al congresso della Democrazia Cristiana già nel lontano 1962.

E’ quindi con estrema laicità che dovremmo affrontare e regolamentare tutta una serie di problematiche che negli ultimi anni hanno avuto e continuano ad avere ripercussioni pesanti sia sulle libertà individuali di ognuno di noi sia sul più generale contesto delle ricerca scientifica. Mi riferisco a norme che regolamentino e puniscano l’omofobia, mi riferisco a leggi che regolamentino le unioni civili tra gay e a leggi che regolamentino il fine vita di ogni essere umano (il cosi detto testamento biologico).

Questi argomenti, come ribadisce anche il senatore Ignazio Marino nel suo ultimo libro, visti dall’ottica del cittadino e visti dall’ottica della maggioranza del Parlamento sono due cose diverse. Da una parte c’è chi chiede solo il rispetto dei diritti e della libertà, dalla’altra un mondo politico avvitato su se stesso che utilizza qualunque mezzo, in questo caso la legge, come un’arma da scagliare contro l’avversario politico, oppure come uno strumento per assecondare le pressioni di una parte della chiesa.

A causa dell’inerzia delle istituzioni nazionali a regolamentare tematiche delicate come queste, spesso sono le amministrazioni locali a sostituirsi con delibere specifiche. Questo è accaduto a Colle di Val d’Elsa sull’omofobia, sul testamento biologico e prima ancora sulle unioni civili ed è accaduto nella nostra Regione dove il neo governatore Rossi ha addirittura istituito un assessorato specifico contro l’omofobia.

E’ di questo e di molto altro che ne abbiamo parlate con Simone Siliani coordinatore regionale dell’area politica del PD – Cambia l’Italia, con Gabriele Marini presidente del consiglio comunale di Colle Val d’Elsa e con Niccolò Guicciardini consigliere provinciale e segretario provinciale dei Generazione Democratica.

Simone Siliani ha come sempre fatto un intervento superlativo su questioni delicate quali quelle della laicità, del testamento biologico, della bioetica e dei diritti civili in generale non mancando di attaccare anche una parte dei dirigenti del PD troppo spesso ambigui su queste questioni e troppo spesso autoreferenziali e pronti più a difendere i propri diritti che non quelli dei cittadini.

Gabriele Marini ha fatto una lucidissima relazione su quanto il comune di Colle Val d’Elsa dal 2005 ad oggi ha fatto su queste materie dimostrando una sensibilità notevole sulle questioni dei diritti dei cittadini.

Niccolò Guicciardini ha portato la sua testimonianza come referente dei giovani democratici su queste materie molto sentite dalle nuove generazioni invitando a sua volta tutto il PD a fare chiarezza su questi problemi molto sentiti dalla maggioranza degli italiani.

Leonardo Boschi
Cambia l’Italia Siena

L’acqua pubblica non si svende

L’acqua pubblica non si svende

Una recente legge del governo Berlusconi prevede l’affidamento della gestione di alcuni servizi pubblici locali a favore di imprenditori privati e la cessazione degli affidamenti a società interamente pubbliche e controllate dai Comuni entro il 31.12.2011. Il governo Berlusconi espropria così gli enti locali e le comunità locali della libertà della possibilità di scegliere la forma attraverso la quale gestire ed erogare i servizi pubblici locali.
La privatizzazione dell’acqua è un epilogo da scongiurare essendo l’acqua un bene comune e non un bene da commercializzare indipendentemente dalla sua tutela. L’utilizzo sostenibile delle risorse idropotabili del nostro territorio e l’ottimizzazione delle reti idriche sono necessariamente alternative al concetto di privatizzazione della gestione della risorsa. Per chi gestirà la distribuzione saranno infatti maggiori gli introiti quanta più acqua verrà consumata. Questo non può che portare ad un progressivo impoverimento delle risorse idropotabili a disposizione delle future generazioni, fenomeno già in atto a causa della diminuzione delle precipitazioni atmosferiche sul lungo periodo. Si dovranno invece gestire le risorse idriche in funzione di un miglior utilizzo e di una riduzione degli sprechi.
Nei Paesi della UE, dopo sporadici tentativi di privatizzazione di alcuni servizi pubblici locali e dopo aver constatato l’abbassamento della qualità dei servizi ed un vertiginoso incremento delle tariffe, si è registrata una decisa e ferma inversione di tendenza verso la ripubblicizzazione degli stessi (ad esempio il Comune di Parigi ha avviato l’iter di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato).
Consapevoli che l’obbiettivo del quorum di ogni referendum sia difficile da raggiungere, riteniamo che questa battaglia in favore della gestione pubblica dell’acqua rappresenti l’occasione migliore per affermare un valore imprescindibile nelle politiche di sinistra e contrastare la privatizzazione dei beni primari operata dalla destra.
Riteniamo che l’iniziativa referendaria non sia in conflitto con il proposito di una legge di iniziativa popolare sull’acqua i cui tempi però saranno molto lunghi. Sollecitiamo dunque il PD a discutere al suo interno e con la società in merito alle modalità ottimali di gestione delle risorse idropotabili ed a farsi portatore in Parlamento di una nuova proposta di legge volta alla regolamentare della materia in oggetto.
Cambia l’Italia – PD Area Marino Siena

Democratici per i Referendum sull’Acqua Pubblica

Democratici per i Referendum sull’Acqua Pubblica

In questi giorni è partita la raccolta delle firme per i referendum abrogativi delle norme, volute dal governo, che – nella sostanza – impongono di collocare sul mercato la gestione di tutti i servizi pubblici essenziali locali, e che dunque determineranno anche per l’acqua gestioni ispirate a logiche privatistiche, con tutto quel che ne consegue.

Si tratta di una pessima legge, perché impone di vendere importanti quote pubbliche delle aziende erogatrici, anche contro la volontà delle comunità e delle istituzioni locali.

Non possiamo accettare la visione ideologica secondo la quale solo l’intervento del privato e il mercato possono garantire efficienza e funzionalità operative.

Al contrario, proprio sulla gestione dell’acqua occorre essere certi che a prevalere sia l’interesse pubblico, e che non si producano gli effetti distorsivi a danno degli utenti e dei consumatori che la ricerca del profitto inevitabilmente provoca, soprattutto in una situazione di assenza di concorrenza.

Come giustamente si dice, l’acqua è un bene comune, essenziale e insostituibile per la vita, deve essere garantita a tutti nel rispetto dei vincoli ambientali e al massimo livello di qualità, secondo principi di equità, solidarietà e sostenibilità.

Anche acquedotti, depuratori e fognature sono  beni pubblici, da gestire con criteri di efficienza ed economicità secondo logiche industriali in grado di assicurare costi sostenibili e qualità del servizio. E non può che spettare all’autonomia delle varie realtà locali decidere come meglio applicare questi principi, da cui però non si può derogare.

Bene ha fatto perciò il Partito Democratico ad opporsi con forza in Parlamento all’approvazione di queste norme, imposte solo attraverso l’ennesimo voto di  fiducia. Occorre portare questa battaglia ideale anche tra i cittadini.

Dobbiamo affermare con forza che solo i valori del servizio pubblico possono garantire una corretta gestione degli acquedotti e di tutte le aziende erogatrici di servizi pubblici, contrastando l’opinione – questa si tutta ideologica e politica – che la privatizzazione sia la panacea di tutti i mali della struttura pubblica.

Con altrettanta chiarezza diciamo anche che non ci accontentiamo del controllo pubblico sulla gestione, come non possiamo accettare localismi o visioni nostalgiche del buon “vecchio tempo antico”.

Vogliamo un servizio pubblico efficace come e più di un’impresa privata.

Chi ha a cuore l’interesse pubblico non deve avere nessuna remora verso processi di aggregazione capaci di assicurare alle aziende distributrici le dimensioni e le capacità necessarie per gestire, al meglio e nell’interesse dei cittadini, servizi così rilevanti ed importanti.

Altrettanto importante è la tutela dei diritti dei cittadini e degli utenti.

L’esperienza insegna che non basta la proprietà pubblica perché d’incanto spariscano i problemi delle aziende.

Né il pericolo della degenerazione burocratica del rapporto con i cittadini può esser evitato con i numeri verdi o insoddisfacenti  “call center”.

Occorre perciò pensare a forme nuove di tutela degli interessi degli utenti che servano da stimolo e controllo all’efficienza delle aziende erogatrici.

Riteniamo, perciò,  necessario introdurre forme di controllo sociale sull’attività ed i programmi delle aziende erogatrici, in cui sia possibile un confronto tra le istituzioni, gli utenti,  le organizzazioni dei consumatori e le categorie sociali.

Proponiamo anche di creare una struttura “amica” del cittadino, una figura di garante degli utenti,  eventualmente estendendo in modo incisivo i poteri dei Difensori Civici regionali, a cui qualunque utente  possa  rivolgersi  con forme semplici e senza spese  per  segnalare disservizi e chiedere la tutela dei propri diritti.

La società chiede alla politica di cambiare, di ritrovare una maggiore sintonia con i cittadini. Non è una richiesta da poco, ma la condizione necessaria per il PD e l’intero centrosinistra per vincere la sfida con la destra.

Si tratta di quella “buona politica” di cui il nostro paese ha un disperato bisogno.

Con convinzione, dunque, daremo il nostro contributo perché il PD dia vita ad una proposta di legge di iniziativa popolare per una completa e radicale riforma del servizio idrico.

Di questo impegno è parte anche l’appoggio, che oggi vogliamo manifestare, alla raccolta delle 500.000 firme necessarie per l’indizione dei referendum.

Per noi è la stessa battaglia, che chiediamo a tutti i cittadini di sostenere.

Daniela Lastri, Simone Siliani, Alessandro Lo Presti, Massimo Matteoli, Giuliano Gasparotti, Luigi Dallai, Simone Mangani, Samuele agostini, Margherita Rinaldi, Marina Manfrotto, Davide Leonelli, Giacomo Zucchelli, Donatella Becattini, Giorgio Pernisco, Anna Rita Panetta, David Corsi.

Da Follonica contro l’omofobia

Da Follonica contro l’omofobia

Interventi e riflessioni di Giuliano Gasparotti, Davide Leonelli e Luisa Trudy sulla bella iniziativa di sabato 15 maggio a Follonica organizzata da Cambia l’Italia Grosseto insieme al PD di Follonica e www.laicitaediritti.org

A FOLLONICA UNA BELLA PAGINA DI POLITICA SCRITTA INSIEME di Giuliano Gasparotti

Energia.
E’ la parola che mi viene subito in mente ripensando alla bella iniziativa di ieri a Follonica, Basta Omofobia. C’era un’atmosfera straordinaria, autentica, di grande passione.
Senz’altro l’intervento di don BARBERO è riuscito ad innestare quel clima di grande unione e grande slancio che in occasioni molto rare mi è capitato di vivere, di sentire, di respirare.
Confesso che ascoltare parole come quelle hanno fatto vacillare le mie granitiche convizioni agnostiche.
E poi la grande Paola CONCIA, Ivan SCALFAROTTO, Pasquale, Luigia ed i discorsi di tutti noi che abbiamo all’istante stracciato scalette ed impostazioni tipiche da relatori per parlare a braccio, per comunicare quello che si avvertiva in un clima positivo e di grande commozione.
Una doverosa riflessione sulla libertà e sulla democrazia, sul coraggio che si deve avere per denunciare episodi gravi di chi utilizza i valori che appartengono a tutti per riempirli di stupida violenza.
Pensavo a Marx quando commentando Guesde e Lafargue disse “tout que je sais, c’est que je ne suis pas marxiste”…
E in un attimo, ascoltando quelle parole, guardando quegli occhi, è stato un rapido ripercorrere i tanti momenti di sconforto, di solitudine, di felicità, di soddisfazione, di passione, di lotta.
I traumi passati, le esperienze di ciascuno, questo essere diretti e liberi, chiari nell’affermare con sincerità e senza alcuna retorica quei valori di giustizia e di eguaglianza vissuti nelle vite di ciascuno dei presenti.
Quanti sacrifici, quante incomprensioni, quanta fatica, quanta energia per scrivere una pagina di bella Politica.
Ne vale la pena? Dopo ieri, penso proprio di sì.
Difficile comunicare o far capire a chi non c’era cosa è successo.
Era una semplice iniziativa politica che si è trasformata in una un’esperienza bella.
Condivisa da tutti, leggibile negli sguardi soddisfatti e pieni di speranza che si leggevano negli occhi di tutti, anche di coloro che erano presenti con una buona dose di diffidenza.
Una volta tanto non si è parlato di regole, candidature, incarichi, posti, ambizioni personali leggibili in tanti, troppi interventi ben costruiti ma di maniera, strumentali e vuoti.
Forse ne avevamo tutti un gran bisogno: ricaricarci per andare avanti insieme ed uniti ancora più forti di prima.
Avanti tutta ragazzi!!!
E non perdiamoci mai di vista…

Giuliano Gasparotti

CHI NON C’ERA SI E’ PERSO QUALCOSA DI GRANDE !! di Davide Leonelli

Ho ancora la pelle d’oca.
Nella mia testa si rincorrono le parole di Don Franco Barbero: sentire parlare di laicità da un parroco credo davvero sia il massimo. Don Franco è stato unico, unico nel suo genere. Un uomo prima di tutto. Non avrei mai smesso di ascoltarlo e ammetto di essermi commosso nel sentirlo parlare.
Un parroco così lo vorremmo tutti. Un parroco che per vivere non accetta soldi dal Vaticano. Proprio come avrebbe voluto Gesù. E proprio come non fa il Vaticano.
Un uomo che ha sofferto e che ha aiutato centinaia di donne e di uomini in difficoltà. un uomo che parla d’amore, senza discriminazioni e senza retorica, che fa suo il messaggio di Gesù, riproponendolo ogni giorno della sua vita, con l’esempio.
Un uomo che parla di grinta, di coraggio ,affetto e tenerezza.

C’era la sala piena di gente , tanti i ragazzi . E’ stato davvero un successo…. sinceramente ci speravo ma non me lo aspettavo. Un successo soprattutto dell’organizzazione, che ha saputo far arrivare relatori come Don Barbero, Pasquale Quaranta, Giuliano GASPAROTTI, l’onorevole Anna Paola CONCIA e il vice presidente del nostro Partito Democratico Ivan SCALFAROTTO.

Ed ha scelto di farli arrivare lontano da campagne elettorali e da esigenze di voto, solo per parlare con la gente, per ascoltare.
Questa è Cambia l’Italia. Questo è quello che vogliamo.
Davvero chi non c’era si è perso qualcosa di grande.
Davide Lionelli

RABBIA E PASSIONE di Luisa Trudy

Un fine settimana intenso di emozioni. Di cuore, di passione, di rabbia e di entusiasmo.
Venerdì sera l’assemblea degli iscritti al mio ex circolo. Si votata per il nuovo coordinatore, posto che era vacante fin da gennaio. Ho ricevuto l’invito, pure se non ho ancora rinnovato la tessera e sono andata ad ascoltare. Rinnovo del coordinatore, analisi del voto, erano diversi i temi.
Mi sono trovata ad assistere al massacro di tutto quello in cui credo, di tutti i motivi per i quali mi sono avvicinata alla “politica”. Uno per uno.

Demonizzato l’uso della Rete, nonostante lo Statuto del PD, che al primo articolo, comma 9 recita: ” Il Partito Democratico assicura un Sistema informativo per la partecipazione basato sulle tecnologie telematiche adeguato a favorire il dibattito interno e a far circolare rapidamente tutte le informazioni necessarie a tale scopo. Il Sistema informativo per la partecipazione consente ad elettori ed iscritti, tramite l’accesso alla rete internet, di essere informati, di partecipare al dibattito interno e di fare proposte. Il Partito rende liberamente accessibili per questa via tutte le informazioni sulla sua vita interna, ivi compreso il bilancio, e sulle riunioni e le deliberazioni degli organismi dirigenti. I dirigenti e gli eletti del Partito sono tenuti a rendere pubbliche le proprie attività attraverso il Sistema informativo per la partecipazione.”

Qualcuno potrebbe ricordarlo ai nostri di dirigenti? Qualcuno potrebbe obbligare chi ha un ruolo di dirigenza a leggersi lo Statuto del partito che rappresenta?

Viene il sospetto che la libertà che Internet offre crei non pochi problemi.
Diciamo che è più di un sospetto :)))

Demonizzate le primarie, con rabbia, persino con arroganza. Nonostante che la dirigenza locale avesse firmato l’appello “primarie vere, primarie sempre”, che ho personalmente sottoposto loro. E su internet, il demonio, ne resta traccia incancellabile. :)

Mi sono alzata e ho deciso che non era più il momento di tacere. Ho difeso quello in cui credevo, con la mia inesperienza, ma con il cuore, ed ho denunciato 4 anni in cui sono stata trattata solo come un operatore a costo zero, proprio per lavorare in quel settore che adesso dicono di odiare. Ho denunciato come nessuno mi abbia fatto sentire accolta o mi abbia mai chiesto che cosa ci facessi li, perchè, per la prima volta nella mia vita, mi fossi avvicinata ad un partito. Ero solo manovalanza.
Su Internet, solo su Internet, ho conosciuto persone che mi hanno accolta come in una famiglia. Che mi hanno fatta crescere, che mi hanno regalato parte della loro esperienza, che mi hanno consigliata. Un po’ quello che accadeva nel partito di una volta. Prima che diventasse un ufficio di collocamento. Il partito dove militava mio nonno. Dove per le persone c’era rispetto, affetto e considerazione.

Ne sono uscita sconsolata. Ed ho deciso (e detto pubblicamente) che non rinnoverò la mia tessera. Sicuramente non qui.

Poi la giornata di sabato, l’iniziativa contro l’omofobia, per la quale ho lavorato per due mesi. Un altro mondo, un altro partito, un altro pianeta.
Abbracci, strette di mano, sorrisi, incoraggiamenti reciproci. La consapevolezza di lottare per qualcosa che esula da logiche elettorali o di candidature. Un impegno di solidarietà, di apertura. Un partito che lotta a fianco di chi si trova a vivere la discriminazione ogni giorno della propria vita. Mi sono commossa per l’intensità degli interventi e quelle lacrime hanno lavato via anche tutta la rabbia accumulata la sera prima.
Siamo riusciti ad avere dei relatori impagabili, che ringrazio, uno per uno. Per la loro umanità, per la delicatezza e per il coraggio. Don Barbero è stato meraviglioso. Ho avuto occasione di parlarci anche alla fine del convegno ed è riuscito a riconciliarmi, con poche parole, con il mio difficile rapporto con la religione. I suoi occhi ti trasmettono la gioia di una scelta di vita, la scelta di lottare per gli altri, a fianco degli altri.
E poi Pasquale Quaranta, che ci ha raccontato la sua storia, le difficoltà attraversate, la sua famiglia, il suo incontro con il sacerdote. E quindi Anna Paola Concia, Ivan Scalfarotto, Giuliano Gasparotti, Luigia Panarello, che si sono raccontati, con semplicità, con umanità. Come uomini e donne, spogliati del ruolo istituzionale che ricoprono. Luigia, il ricordo di quella mano stretta e degli occhi commossi di Don Franco, mi rimarranno per sempre.

A chi è stato presente, ed erano tante persone davvero, è arrivato forte e chiaro il nostro messaggio, che la politica non è fatta solo di poltrone, di candidature, di scambi. Ma è anche partecipazione, solidarietà, vicinanza. Anche e soprattutto lontano dai giochi elettorali.
Sabato l’abbiamo dimostrato.
Un ringraziamento particolare ad Iva Boldrini, bravissima moderatrice ed instancabile organizzatrice ed a Stefania Mulè, che ha recitato splendidamente alcune lettere dal libro di Don Barbero, contribuendo a creare l’atmosfera speciale che noi tutti abbiamo respirato.

Barbara, del partito che ho conosciuto sabato, la tessera la vorrei.. mi aiuti tu vero?

Luisa Trudy

Il valore delle primarie: patto intoccabile tra democratici e cittadini

Il valore delle primarie: patto intoccabile tra democratici e cittadini

di Ivan Scalfarotto
(da l’Unità di oggi)

Da qualche giorno serpeggia nel PD il timore che la prossima Assemblea Nazionale possa votare modifiche statutarie che indeboliscano le primarie. L’allarme è stato lanciato da Salvatore Vassallo con un’email che si è diffusa in rete con un effetto a valanga che non mi ha certamente sorpreso. Le primarie costituiscono la parte più preziosa del DNA del Partito Democratico. Non tanto in sé, come rito catartico o usanza tribale, ma come elemento rappresentativo di ciò che più e meglio incarna l’essenza stessa di quello che è stato il progetto che ha dato vita al partito e che tante speranze e aspettative ha sollevato in tanta parte del Paese. Le primarie hanno un valore così caro al cuore dei democratici perché esse sono il modo in cui si declina e si materializza quell’apertura del partito nuovo alla società che è il motivo stesso per cui il PD è nato.

Un partito aperto, un partito il cui senso è superare il confine artificiale tra politica e società civile, un partito i cui circoli sono luoghi accoglienti e dove più si è meglio si sta (non il contrario), un partito che rappresenta uno strumento semplice e accessibile per il cittadino che decida di donare parte del proprio tempo alla comunità: è per questo che abbiamo fondato il PD. Non è stato un parto semplice, archiviare la storia dei partiti e le storie di vita di tanti militanti non è stato certamente un sacrificio banale da compiere, eppure la promessa che gli ultimi congressi dei DS e della Margherita fecero al Paese era proprio questa: riempire il vuoto e la distanza tra la politica e il paese, provare a tendere la mano ai tanti italiani che vivevano la politica come qualcosa di estraneo e di altro da sé, offrire uno strumento che interpretasse la complessità dei nostri tempi flettendosi all’esterno e provando ad andare incontro al Paese, invece di aspettare che per necessità o per mancanza di alternative il Paese si decidesse ad andargli incontro.

Tutto questo hanno finito col rappresentare le primarie: milioni di italiani che con la loro partecipazione civile hanno affermato il desiderio di contribuire al destino delle idee di progresso, di modernizzazione, di inclusione che tanta fatica hanno fatto in questi anni a trovare forza e cittadinanza in Italia. Qualsiasi cosa si decida in Assemblea, bisognerà ricordare che quel solenne patto di apertura sta al PD come i principi fondamentali della Costituzione stanno alla nostra Repubblica. Fondamentale come una pietra angolare, intoccabile come un pilastro.