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Previsioni Meteo

Previsioni Meteo

L’atmosfera dentro il PD senese è serena, frutto senza dubbio della bella Festa in Fortezza e dell’impegno dei volontari, così come del paziente lavoro politico che Elisa Meloni ha svolto da Giugno ad oggi. Non era scontato e non era facile, ma così come nel PD abbiamo criticato le lacune politiche del passato, dobbiamo onestamente riconoscere al segretario/a la capacità di tenere insieme il partito, le sue anime e le diversificate aspirazioni. Un partito correntizio non trasmette grande fascino ai propri iscritti. Se però le sensibilità diverse competono sul terreno dell’elaborazione politica, allora sono un ricchezza. Noi cercheremo di “strattonare” il PD sui temi che per noi rivestono un ruolo fondamentale per un partito che abbia l’aspirazione a modificare le condizioni sociali e dare spazio a chi non gode di rendite di posizione. Un partito che guardi al futuro, insomma, senza buttare ciò che di buono ha elaborato finora, ma consapevole che lo scenario nazionale (e anche locale) è profondamente mutato.

Se dunque il cielo sopra il PD senese volge al sereno, non  altrettanto può dirsi del PD nazionale, dove i dirigenti sembrano tuttora presi da manie di protagonismo che ormai, più che disorientare l’elettorato, lo infastidiscono fino a deprimerlo. Abbiamo più volte detto che occorre una nuova classe politica capace di interpretare i mutamenti avvenuti nella società e nel mondo del lavoro. Quello che sta accadendo con il mutamento delle relazioni industriali in Italia, impone una riflessione su come si esce dal pantano di una competizione al ribasso salariale a vantaggio di una delocalizzazione verso Est. Occorre capire come i mutamenti climatici influenzeranno i flussi dell’immigrazione e la distribuzione del cibo, e sarà necessario capire rapidamente quali tipologie  di infrastrutture dovremo privilegiare in previsione del progressivo mutare delle fonti energetiche, dei bisogni di trasporto, dello sviluppo abitativo. In campo sanitario occorrerà aumentare la qualità dei servizi diminuendo i costi collettivi, e quindi sarà importante privilegiare la prevenzione delle malattie che incidono su una società opulenta. Dovremo probabilmente mettere mano ad una nuova legislazione in tema alimentare, in modo da incoraggiare la qualità dei prodotti e al tempo stesso la sostenibilità alimentare delle produzioni ed il corretto uso di queste. E dovremo davvero promuovere l’istruzione e la conoscenza, perché questo è l’unico investimento su cui avremo sempre un ritorno economico e sociale.

Ecco, io non credo che la nostra classe politica nel suo complesso, non solo quella del PD, sia capace di promuovere queste riforme. Semplicemente non le sente urgenti, forse non le capisce o semplicemente non ne vede alcun ritorno. Evidentemente ci saranno singoli che potranno ben rappresentare le esigenze sopracitate, ma dubito che questi saranno i dirigenti attuali, a cui più o meno tutti siamo affezionati (forse perché ci ricordano la nostra infanzia e già li vedevamo in TV).

Ancora una volta la politica della Regione Toscana ci viene in aiuto, e risulta sempre più evidente la vicinanza di un presidente come Enrico Rossi alle esigenze del cittadino comune. Forse perché, molto semplicemente, anche lui è un cittadino comune, nato da una famiglia semplice e abituato a fare le cose normalmente.

Il PD deve essere il partito delle persone normali, che si stimano per i propri comportamenti, e in cui ci sia gusto ad essere “leali ma non conformisti”. Su questo, dobbiamo ancora lavorare, e se non è tardi, forse a Siena abbiamo imboccato la strada giusta. Si sa che un partito unito è la condizione prioritaria per affrontare le prossime campagne elettorali, ed è abbastanza certo che dovremo affrontarne sia di amministrative (previste) che di politiche (incombenti). Ma certo non basta per vincere le elezioni se il messaggio che trasmette all’esterno non è credibile o almeno un po’ convincente. La “svolta” di Bersani, da noi tanto invocata, forse è arrivata, con il suo richiamo al progetto Ulivo. Ci piace leggere questa svolta, come un richiamo allo “spirito dell’Ulivo” che permise ai partiti del 1996 di farsi portatori delle aspettative del proprio elettorato, ma molto di più, di farsi promotori di un senso comune di cittadinanza in uno stato sull’orlo del collasso. L’Ulivo guidato da Romani Prodi vedeva l’alleanza del Partito Democratico della Sinistra, del Partito Popolare, dei Verdi, Rinnovamento Italiano e l’accordo di desistenza con Rifondazione. Adesso il panorama politico è un po’ diverso: la pattuglia dei Diniani è alleata di Berlusconi, ed i Radicali, allora in qualche caso alleati con il centro-destra, hanno molto influenzato l’elaborazione del PD su temi importanti e sono nostri alleati leali. A Berlusconi hanno regalato Capezzone, brillante quanto disinvolto dal cambiare casacca in tempo reale. Allora il CCD, come adesso l’UDC esprimeva senza difficoltà posizioni tipicamente conservatrici (ovviamente a vantaggio di chi già gode di molti benefici). Casini e la sua pattuglia, così spregiudicati in Parlamento sono invece immobili nella società, ed esprimono visioni culturalmente analoghe a quelle del PDL, difficili quindi da coniugare con un’alleanza che vuole modificare questa società. Al di là della comunanza dei ruoli dei dirigenti politici nazionali, davvero non si capisce in cosa della nostra società potrebbe concretizzarsi un’azione di governo con l’UDC. Ne si capisce dove siano le ragioni di un terzo polo che abbia per protagonisti chi fino a qualche giorno o mese fa ha condiviso tutte le scelte di Berlusconi sui diritte, la giustizia, il lavoro.

Un questione questa della terzietà che si riproporrebbe anche in chiave locale se dovesse concretizzarsi un accordo con una forza che poco ha condiviso con la storia del centro sinistra e che e che incoraggerebbe l’IdV, nella campagna elettorale contro il PD.

Luigi Dallai

*Foto: Archivio Life

Risparmiare sulla semina? Il resoconto

Risparmiare sulla semina? Il resoconto

Si è svolto Lunedì 7 Giugno un iniziativa pubblica a cura del gruppo senese del PD-Area Marino sul tema:

Risparmiare sulla semina? “Scuola” è la parola che disegna il futuro. Non è solo un capitolo del Bilancio dello Stato, ma il più  grande investimento sul capitale umano e sul futuro del nostro Paese. L’Educazione non si taglia. Qualità alla Scuola Pubblica.

Relatori: Francesca PUGLISI Responsabile Nazionale scuola del PD; Simonetta PELLEGRINI Assessore provinciale formazione professionale e istruzione ; Daniela LASTRI Consigliere regionale, responsabile regionale dell’Area Marino-Cambia l’Italia ed ex assessore all’Istruzione  del Comune di Firenze.

L’iniziativa rientra in un programma di “ascolto e proposte” che il Gruppo dell’Area Marino della Toscana ha organizzato negli ultimi mesi su temi quali “Futuro della natura” a Talamone; “Omofobia” a Follonica con Paola Concia e Ivan Scalfarotto; e “Diritti Civili – Biotestamento” a Colle Val d’Elsa con Simone Siliani.

I relatori si sono soffermati sugli effetti del “riordino Gelmini” degli ordinamenti scolastici superiori e sui tagli alla scuola primaria e secondaria di primo grado. “Riordino” e tagli che trovano la loro origine e la motivazione del loro inarrestabile procedere nella L. 133/2008, finalizzata a “razionalizzare” l’utilizzo delle risorse umane nella scuola al fine di conseguire un significativo risparmio nelle parti del bilancio dello stato destinata alla scuola pubblica.

Il “riordino” della scuola secondaria superiore, spacciato per riforma, rappresenta in realtà un aggiustamento dell’esistente, senza alcun salto di qualità nei modelli educativi e nell’organizzazione scolastica; un sicuro impoverimento professionale ed economico per le scuole, scambiato con le impraticabili possibilità offerte dall’autonomia:

per le scuole medie superiori, conferma l’impianto di una scuola organizzata per classi di età e per discipline, accentuando la gerarchizzazione “gentiliana” tra Licei, Istituti Tecnici e Istituti Professionali;

va in controtendenza rispetto ai tentativi di integrare le filiere del sistema di istruzione accentuandone la separatezza (licei | istruzione tecnica | istruzione professionale | istruzione e formazione professionale | formazione in apprendistato);

non fornisce mission e obiettivi chiari all’istruzione professionale, schiacciata fra istruzione tecnica e formazione professionale, affidandone le sorti alle alterne e divergenti strategie regionali;

taglia sensibilmente le ore nei tecnici e nei professionali e non le prevede ai licei, e riduce la compresenza dei docenti specialisti del laboratorio; con classi sempre più numerose e laboratori sempre peggio attrezzati per i tagli delle risorse, la tanto citata laboratorialità sarà “virtuale”;

manca del coraggio di ridurre la durata della scuola secondaria di un anno (per la ragione che non avrebbe consentito di fare immediatamente “cassa”) adeguandola al quadro europeo, presentando un anno terminale poco caratterizzato e significativo;

aumenta la consistenza numerica delle classi, frustrando la possibilità di personalizzare gli apprendimenti e obbligando a “seconde” scelte di ripiego, come già accade negli ordini inferiori, studenti e famiglie in “sovrannumero” rispetto al numero minimo e massimo di studenti per classe;

allontana dalla scuola gli insegnanti più giovani, frustrando motivazioni e investimenti;

non prevede alcuna innovazione sul versante della governance scolastica, sui modi e i tempi dell’organizzazione scolastica, rendendo difficilmente praticabile qualsiasi tentativo di innovare l’offerta formativa;

riconduce gli spazi dell’autonomia scolastica (attività opzionali, materie facoltative, arricchimento dell’offerta formativa) al “deserto delle risorse” rendendoli realizzabili solo facendo leva sull’acquisizione di risorse dagli Enti territoriali (su cui si sta abbattendo la scure della manovra economica) o direttamente dalle famiglie attraverso i contributi “volontari”;

non contiene alcuna idea nuova di scuola, in grado di affrontare la discesa dei livelli medi di preparazione dei giovani italiani, confrontati con i giovani europei, e di ripensare l’educazione nell’era dei “nativi digitali” e della globalizzazione.

Per quanto riguarda gli effetti sulle scuole elementari sono già percepibili dalle famiglie e mettono in crisi un modello di qualità, come riconosciuto dai principali organismi internazionali. I tagli  portano alla  riduzione del tempo pieno nelle elementari, alla scomparsa della compresenza dei maestri, alla riduzione significativa dell’insegnamento di sostegno. In Provincia di Siena nel 2009/10 i tagli tra personale insegnante e non insegnante ha toccato 150 posti. Peggiore il quadro che si sta profilando per il prossimo anno scolastico. Il peggioramento del servizio educativo della scuola pubblica è sotto agli occhi di tutti: nell’immediato, si nega ad una parte delle famiglie il modello di scuola prescelto per i propri figli. Infine la situazione finanziaria delle scuole, al “collasso”, con il Governo centrale che si “dimentica” di saldare i debiti contratti verso i singoli istituti, costretti a fare ricorso improprio ai contributi volontari dei genitori.

I processi di riforma non sono in alcun modo orientati all’equità, accentuando un quadro di differenziali, territoriali, socio-culturali, intergenerazionali che costituiscono i nodi irrisolti della crisi del nostro paese.

La riunione, a cui sono intervenute circa 50 persone, si è caratterizzata per le numerose proposte uscite dagli interventi dei presenti, sia studenti, che insegnanti, che genitori. Fattore comune : “Riportare a considerare la cultura e la formazione un investimento per il futuro, responsabilizzando gli amministratori, i politici e gli operatori della scuola”.

Si è discusso delle modalità per contrastare la dispersione scolastica, con una scuola flessibile e capace di personalizzare i propri obiettivi, inclusiva e di qualità. Da più parti è stata avanzata la considerazione di quanto sia folle l’idea di ridurre gli investimenti in educazione (risparmiare sulla semina) e urgente la necessità di aumentare le risorse per il sistema di istruzione, come fanno in tutta Europa sulla base dei traguardi fissati da Lisbona 2020 (la conoscenza come fattore di ricchezza). Più risorse assegnate in modo selettivo, valorizzando le esperienze migliori e intervenendo sulle aree di criticità: autonomia e valutazione devono muoversi di pari passo, per consentire agli operatori della scuola, dal ministro agli insegnanti, di verificare la bontà delle scelte effettuate. E così restituire alla scuola una funzione sociale e di sviluppo dei territori.

Nelle conclusioni alcune proposte concrete per tutelare la qualità nelle scuole italiane. Tra queste:

rimettere al centro delle riforme lo studente e l’apprendimento, pur considerando la gravità dell’impatto diretto dei cambiamenti sui lavoratori della scuola e sul sistema sociale del paese;

dare piena attuazione al titolo V della costituzione, aumentando ruolo e responsabilità degli enti territoriali;

aggiornare i dispositivi dell’autonomia scolastica, potenziando la governance, anche con la presenza di nuove figure e ruoli, e procedendo celermente alla costruzione di un sistema nazionale di valutazione;

riformare lo status giuridico ed economico della professione insegnante, differenziando i ruoli e premiando l’impegno di coloro che operano nelle realtà più difficili;

rivedere i meccanismi di reclutamento del personale in modo da ridurre l’eta media del personale e non disperdere il patrimonio di motivazioni e professionalità dei docenti più giovani, spesso precari e a rischio di emarginazione lavorativa e sociale.

Gli organizzatori dell’iniziativa, nell’intento di portare un contributo concreto alla discussione che ci sarà nei Circoli Pd nelle prossime settimane per il rinnovo dei Coordinatori e Segretari Unioni Territoriali, metteranno prossimamente in Rete  ulteriori proposte emerse nel corso della serata.

*Nella foto: Carmel Woods School. Fonte Life

La capacità di indignarsi

La capacità di indignarsi

di Giancarlo Pagliai

Esiste ancora la capacità di indignarsi? A mio avviso è troppo blando il rumore e l’indignazione dei cittadini rispetto a situazioni e scelte scellerate effettuate dall’attuale Governo.

Come è possibile accettare la dichiarazione di “tutti” i telegiornali nazionali secondo i quali è stato un grande senso di responsabilità quello che ha spinto il neo-ministro Brancher a rassegnare le proprie dimissioni davanti ai giudici di un Tribunale, Tribunale nel quale “si trovava per una casualità dovuta al fato”.

Come è possibile accettare con una sorta di arrendevolezza la gabella del pedaggio sui raccordi Autostradali in base ad una percorrenza presunta, il richiamo al Medio Evo mi sembra appropriato, una rivoluzione culturale sarebbe opportuna e necessaria, ma quanti sono disposti a farla??

Quanti percepiscono il pericolo che può arrivare per la nostra democrazia dal bavaglio messo all’informazione dalla assurda legge sulle intercettazioni?

Ancora una volta appare chiara l’anomalia italiana, dove un Presidente del Consiglio è possessore di quasi tutti i mezzi di informazione e ne manipola quotidianamente le notizie da dare ai cittadini, tanto da creare un appiattimento generale e una sorta di soap-opera dove tutto sembra andare bene.

Difendiamoci da questa sorta di sonnifero culturale creando dibattiti e confronti su temi importanti quali sono il lavoro, l’ambiente, i diritti civili, l’informazione, la cultura; combattiamo quotidianamente l’attuale sistema.

Chiudo con una citazione di Flaiano che ben rappresenta l’attuale Governo: “Questa è una banda di incapaci, capace di tutto”.

*Nella foto: protesta studentesca a Yale. Archivio Life

UNA TERRA AD ALTA DENSITÀ DEMOCRATICA

Siena, 1 giugno 2010

Piattaforma politico – programmatica dell’Area Marino per il congresso dell’Unione territoriale di Siena

IL NOSTRO CAPITALE

I risultati delle ultime elezioni regionali hanno visto la provincia di Siena confermare i suoi tratti di terra dei democratici. Un cittadino su due nella nostra provincia ha sostenuto il Partito Democratico. Il radicamento e l’esistenza stessa del Partito Democratico discendono dunque dalla fiducia espressa dagli elettori, prima ancora che dai suoi dirigenti e dai suoi iscritti. Una fiducia che garantisce il funzionamento e la rappresentatività delle istituzioni ma che da sola, senza il lavoro dei dirigenti nel coinvolgere gli iscritti e gli elettori nell’elaborazione della politica e nei processi decisionali, non riuscirebbe a mette al riparo il nostro radicamento da una lenta frantumazione.

Nel nostro territorio, come nel resto del nostro paese, sono in atto processi di cambiamento del tessuto sociale ed economico che ridisegnano profondante i tratti delle nostre comunità. A rischio, oggi, non è solo il consenso alle forze politiche di centro sinistra, ma l’insieme intero di relazioni e valori condivisi alla base della vita democratica.

Il Partito Democratico nel nostro territorio contribuisce assieme alle altre formazioni politiche all’esistenza di quelle reti sociali e di rapporti tra cittadini che hanno un valore collettivo fondamentale. Il Partito Democratico con i suoi circoli, le sue feste e le sue iniziative è un attore fondamentale nella produzione di quel capitale sociale che è componente chiave per la costruzione ed il mantenimento della democrazia.

Questo capitale sociale si nutre di partecipazione, per sostenerlo è necessario allargare la partecipazione dei nostri elettori e dei nostri iscritti anche al di fuori delle naturali scadenze elettorali attraverso l’istituzione e l’identificazione di forum tematici permanenti quale luogo di elaborazione e proposta politica del partito cui sia garantito il diretto collegamento con gli organismi dirigenti accanto ad una adeguata organizzazione del loro lavoro.

UNA CASA NUOVA PER TUTTI

Il Partito Democratico è una casa nuova per tutti. Lo è per gli elettori e gli iscritti provenienti dai due principali partiti fondatori come lo è per tutti coloro i quali si sono avvicinati ad un partito politico per la prima volta. Il Partito Democratico non è però nato da un semplice restauro di uno dei suoi soggetti fondatori, ma è un edificio nuovo, con sensibilità diverse ed espressioni plurali, dotato di regole certe date dai propri statuti.

Come per ogni trasferimento in una nuova abitazione è normale che vi sia un periodo di adattamento nel quale cercare le proprie coordinate, come è normale fare riferimento alla vecchia abitazione per cercare di orizzontarsi. Oggi dopo due anni e mezzo possiamo dire di conoscere le nostre nuove coordinate.

Possiamo dire che questa è la casa di tutti e che il Partito Democratico riconosce e favorisce la libertà e il pluralismo interno. Possiamo dire che il Partito Democratico, nella ricerca di soluzioni unitarie ed autorevoli per la guida del partito nei rispettivi livelli territoriali, riconosce fin dalla composizione degli organi esecutivi tutte le proprie sensibilità. Possiamo dire che nel Partito Democratico tutte le componenti culturali hanno pari dignità e partecipano all’elaborazione politica condividendo l’accesso a tutte le risorse del partito.

Il Partito Democratico è la nostra nuova casa e tutti ne abbiamo le chiavi.

PERSONE AL SERVIZI DEI CITTADINI

Dopo due anni mezzo dalla propria fondazione il Partito Democratico si avvia con i congressi locali a chiudere la lunga fare transitoria che ha visto un continuo ricambio del proprio gruppo dirigente al livello nazionale come a quello locale. La chiusura di questa stagione congressuale deve consegnare alle unioni territoriali e comunali un gruppo dirigente riconoscibile e condiviso da tutto il partito. Al segretario territoriale ed ai segretari comunali viene chiesto l’impegno alla guida del partito per la durata del mandato prevista dalle regole statutarie. Con l’elezione dei segretari territoriali e comunali, il Partito Democratico si avvia a coinvolgere i propri iscritti in scelte che potranno essere modificate solo attraverso una nuova consultazione degli iscritti.

I segretari ed i gruppi dirigenti delle unioni territoriali e comunali sono prima di tutto cittadini al servizio dei cittadini, cui è richiesto di rispettare le regole di incompatibilità previste dallo statuto nazionale e da quello regionale, accanto alla massima trasparenza riguardo alle eventuali appartenenze ad altra associazione e rispetto ad eventuali incarichi, pubblici e privati ricoperti al momento dell’incarico.

UNA RAPPRESENTANZA COSTRUITA INTORNO ALLA PERSONA

Il Partito Democratico ha negli organismi previsti dallo statuto nazionale e regionale la capacita di rappresentare i propri iscritti ed allo stesso tempo designare i necessari spazi e momenti di elaborazione politica e di confronto. Il largo numero dei componenti delle assemblee territoriali e comunali e della direzione provinciale ed il riequilibrio proporzionale previsto dai regolamenti congressuali corrono il rischio di disegnare organismi pletorici scarsamente frequentati e composti esclusivamente sulla base delle appartenenze alle differenti aree culturali.

Accanto alla necessaria rappresentanza di genere il Partito Democratico deve anche,  prendere in considerazione le diversità della nostra società, la voglia di mettersi a disposizione e le capacità dei singoli nella scelta dei candidati alle assemblee rappresentative ed ai direttivi. Il Partito Democratico nel farsi promotore del ricambio generazionale e della cultura del merito deve saper migliorarsi anche al proprio interno aprendosi alle migliori energie che la nostra società offre.

IL PARTITO DEI DIRITTI, D       ELL’AMBIENTE, DEL LAVORO

Il nostro territorio non è immune dai cambiamenti sociali ed economici che riguardano il nostro paese ed il mondo intero. Nuove tensioni politico sociale sono generate sia da fattori esterni al sistema locale sia interni.

Nella nostra provincia rispetto alla continua migrazione interna da altre aree del nostro paese si è innestata negli ultimi vent’anni una forte immigrazione da paesi stranieri. Oggi un residente su dieci nella nostra provincia ha origini straniere ed entro una generazione la geografia sociale del nostro territorio sarà profondamente mutata. Poiché l’immigrazione non può essere separata dalla questione della cittadinanza il Partito Democratico deve dotarsi di un forum provinciale permanente su diritti e cittadinanza e dove necessario deve coordinare eventuali tavoli comunali sullo stesso tema.

Accanto alla crisi finanziaria ed economica globale, la crisi dell’Università di Siena e la vera e propria emergenza nelle scuole dovuta ai tagli del Governo hanno messo in luce quanto la questione del lavoro riguardi anche nel nostro territorio le professioni intellettuali. Il Partito Democratico deve ripensare le questione lavoro confrontandosi con tutte le forme di precariato dotandosi di un forum tematico aperto a tutte le realtà contemporanee del lavoro e, dove necessario, ripensare il proprio approccio verso la scuola, l’università, la pubblica amministrazione.

La crescita economica nella nostra provincia ha troppo spesso sfruttato il consumo del territorio e cavalcato i movimenti del mercato immobiliare per creare nuova ricchezza. Il risultato è stato l’immissione di un numero considerevole di unità immobiliari, sopratutto nel capoluogo e nei comuni limitrofi senza risolvere il problema abitativo di molti cittadini. Il nostro territorio sconta ancora una fortissima carenza infrastrutturale con un dibattito che negli ultimi due anni e stato inutilmente prigioniero delle questione aeroporto. Il Partito Democratico deve subito dotarsi di uno strumento di confronto sulle questioni ambientali che si avvalga anche delle competenza scientifiche presenti sul territorio oltre che della partecipazione degli amministratori e delle forze imprenditoriali.

Oggi i temi ambientali si legano a quelli economici, in particolar modo in una fase di crisi economica e finanziaria dove il rapporto tra costi ambientali e benefici occupazionali delle tradizionali attività industriali è troppo elevato, e la pressione antropica sulle risorse (acqua, aria, energia) è probabilmente ad un limite. Il Partito Democratico deve dunque istituire un forum tematico relativo alle problematiche energetiche ed ambientali anche per il PD senese.

Chiediamo infine che i coordinatori dei forum tematici siano membri effettivi dell’esecutivo e che siano scelti sulla base di competenze e autorevolezza dimostrate nei ruoli svolti nella società e nella vita pubblica.

Il Rilancio dell’Università – Idee per il risanamento dell’Ateneo senese

Il Rilancio dell’Università – Idee per il risanamento dell’Ateneo senese

Giovedì 3 e venerdì 4 giugno, nella Sala delle Balie del Santa Maria della Scala, l’Unione comunale del PD di Siena organizza un incontro per discutere del futuro dell’Ateneo.

I lavori inizieranno Giovedì 3 alle ore 16.30 con un video con brevi interviste a studenti, docenti, personale amministrativo e cittadini senesi.

A seguire gli interventi:

  • Siena città universitaria e i servizi del diritto allo studio
    Giovanni Avena
  • L’Università e la ricerca nel rapporto con la cura, l’assistenza ed il sevizio sanitario
    Lorenzo Brenci
  • La ricerca, il territorio, l’impresa
    Francesco Carnesecchi
  • La qualità della didattica e la tipologia dell’offerta formativa
    Fulvio Mancuso
  • Il sistema di governo dell’Università e la sostenibilità economica
    Dino Marchese

A seguire alle ore 18.00 il dibattito.

Venerdì inizio alle ore 17.00 con il video “Lo stato del sistema universitario italiano e la proposta di riforma del governo”. A seguire tavola rotonda conclusiva con la partecipazione di Giuseppe Fioroni, Stella Targetti, Maurizio Cenni, Simone Bezzini, Franco Ceccuzzi.

Scarica il programma completo.

L’acqua pubblica non si svende

L’acqua pubblica non si svende

Una recente legge del governo Berlusconi prevede l’affidamento della gestione di alcuni servizi pubblici locali a favore di imprenditori privati e la cessazione degli affidamenti a società interamente pubbliche e controllate dai Comuni entro il 31.12.2011. Il governo Berlusconi espropria così gli enti locali e le comunità locali della libertà della possibilità di scegliere la forma attraverso la quale gestire ed erogare i servizi pubblici locali.
La privatizzazione dell’acqua è un epilogo da scongiurare essendo l’acqua un bene comune e non un bene da commercializzare indipendentemente dalla sua tutela. L’utilizzo sostenibile delle risorse idropotabili del nostro territorio e l’ottimizzazione delle reti idriche sono necessariamente alternative al concetto di privatizzazione della gestione della risorsa. Per chi gestirà la distribuzione saranno infatti maggiori gli introiti quanta più acqua verrà consumata. Questo non può che portare ad un progressivo impoverimento delle risorse idropotabili a disposizione delle future generazioni, fenomeno già in atto a causa della diminuzione delle precipitazioni atmosferiche sul lungo periodo. Si dovranno invece gestire le risorse idriche in funzione di un miglior utilizzo e di una riduzione degli sprechi.
Nei Paesi della UE, dopo sporadici tentativi di privatizzazione di alcuni servizi pubblici locali e dopo aver constatato l’abbassamento della qualità dei servizi ed un vertiginoso incremento delle tariffe, si è registrata una decisa e ferma inversione di tendenza verso la ripubblicizzazione degli stessi (ad esempio il Comune di Parigi ha avviato l’iter di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato).
Consapevoli che l’obbiettivo del quorum di ogni referendum sia difficile da raggiungere, riteniamo che questa battaglia in favore della gestione pubblica dell’acqua rappresenti l’occasione migliore per affermare un valore imprescindibile nelle politiche di sinistra e contrastare la privatizzazione dei beni primari operata dalla destra.
Riteniamo che l’iniziativa referendaria non sia in conflitto con il proposito di una legge di iniziativa popolare sull’acqua i cui tempi però saranno molto lunghi. Sollecitiamo dunque il PD a discutere al suo interno e con la società in merito alle modalità ottimali di gestione delle risorse idropotabili ed a farsi portatore in Parlamento di una nuova proposta di legge volta alla regolamentare della materia in oggetto.
Cambia l’Italia – PD Area Marino Siena

Democratici per i Referendum sull’Acqua Pubblica

Democratici per i Referendum sull’Acqua Pubblica

In questi giorni è partita la raccolta delle firme per i referendum abrogativi delle norme, volute dal governo, che – nella sostanza – impongono di collocare sul mercato la gestione di tutti i servizi pubblici essenziali locali, e che dunque determineranno anche per l’acqua gestioni ispirate a logiche privatistiche, con tutto quel che ne consegue.

Si tratta di una pessima legge, perché impone di vendere importanti quote pubbliche delle aziende erogatrici, anche contro la volontà delle comunità e delle istituzioni locali.

Non possiamo accettare la visione ideologica secondo la quale solo l’intervento del privato e il mercato possono garantire efficienza e funzionalità operative.

Al contrario, proprio sulla gestione dell’acqua occorre essere certi che a prevalere sia l’interesse pubblico, e che non si producano gli effetti distorsivi a danno degli utenti e dei consumatori che la ricerca del profitto inevitabilmente provoca, soprattutto in una situazione di assenza di concorrenza.

Come giustamente si dice, l’acqua è un bene comune, essenziale e insostituibile per la vita, deve essere garantita a tutti nel rispetto dei vincoli ambientali e al massimo livello di qualità, secondo principi di equità, solidarietà e sostenibilità.

Anche acquedotti, depuratori e fognature sono  beni pubblici, da gestire con criteri di efficienza ed economicità secondo logiche industriali in grado di assicurare costi sostenibili e qualità del servizio. E non può che spettare all’autonomia delle varie realtà locali decidere come meglio applicare questi principi, da cui però non si può derogare.

Bene ha fatto perciò il Partito Democratico ad opporsi con forza in Parlamento all’approvazione di queste norme, imposte solo attraverso l’ennesimo voto di  fiducia. Occorre portare questa battaglia ideale anche tra i cittadini.

Dobbiamo affermare con forza che solo i valori del servizio pubblico possono garantire una corretta gestione degli acquedotti e di tutte le aziende erogatrici di servizi pubblici, contrastando l’opinione – questa si tutta ideologica e politica – che la privatizzazione sia la panacea di tutti i mali della struttura pubblica.

Con altrettanta chiarezza diciamo anche che non ci accontentiamo del controllo pubblico sulla gestione, come non possiamo accettare localismi o visioni nostalgiche del buon “vecchio tempo antico”.

Vogliamo un servizio pubblico efficace come e più di un’impresa privata.

Chi ha a cuore l’interesse pubblico non deve avere nessuna remora verso processi di aggregazione capaci di assicurare alle aziende distributrici le dimensioni e le capacità necessarie per gestire, al meglio e nell’interesse dei cittadini, servizi così rilevanti ed importanti.

Altrettanto importante è la tutela dei diritti dei cittadini e degli utenti.

L’esperienza insegna che non basta la proprietà pubblica perché d’incanto spariscano i problemi delle aziende.

Né il pericolo della degenerazione burocratica del rapporto con i cittadini può esser evitato con i numeri verdi o insoddisfacenti  “call center”.

Occorre perciò pensare a forme nuove di tutela degli interessi degli utenti che servano da stimolo e controllo all’efficienza delle aziende erogatrici.

Riteniamo, perciò,  necessario introdurre forme di controllo sociale sull’attività ed i programmi delle aziende erogatrici, in cui sia possibile un confronto tra le istituzioni, gli utenti,  le organizzazioni dei consumatori e le categorie sociali.

Proponiamo anche di creare una struttura “amica” del cittadino, una figura di garante degli utenti,  eventualmente estendendo in modo incisivo i poteri dei Difensori Civici regionali, a cui qualunque utente  possa  rivolgersi  con forme semplici e senza spese  per  segnalare disservizi e chiedere la tutela dei propri diritti.

La società chiede alla politica di cambiare, di ritrovare una maggiore sintonia con i cittadini. Non è una richiesta da poco, ma la condizione necessaria per il PD e l’intero centrosinistra per vincere la sfida con la destra.

Si tratta di quella “buona politica” di cui il nostro paese ha un disperato bisogno.

Con convinzione, dunque, daremo il nostro contributo perché il PD dia vita ad una proposta di legge di iniziativa popolare per una completa e radicale riforma del servizio idrico.

Di questo impegno è parte anche l’appoggio, che oggi vogliamo manifestare, alla raccolta delle 500.000 firme necessarie per l’indizione dei referendum.

Per noi è la stessa battaglia, che chiediamo a tutti i cittadini di sostenere.

Daniela Lastri, Simone Siliani, Alessandro Lo Presti, Massimo Matteoli, Giuliano Gasparotti, Luigi Dallai, Simone Mangani, Samuele agostini, Margherita Rinaldi, Marina Manfrotto, Davide Leonelli, Giacomo Zucchelli, Donatella Becattini, Giorgio Pernisco, Anna Rita Panetta, David Corsi.

RIFLESSIONI SUL DOPO VOTO

RIFLESSIONI SUL DOPO VOTO

di Luigi Dallai. La premessa è che siano inevitabilmente più vicini a Vendola che a Casini, e quindi a D’Alema…, ma che nemmeno il buon Nichi avrebbe vinto se l’UDC si fosse schierata con il PDL. E’ un fatto che Adriana Poli Bortone abbia determinato consapevolmente la sconfitta del centrodestra pugliese, nella sola regione, forse insieme a Lazio e Marche, dove gli elettori dell’UDC possono davvero considerarsi l’ago della bilancia tra centrodestra e centrosinistra. Altrove, l’elettorato UDC sembra naturalmente incline a supportare il centrodestra, del quale condivide programmi e principi, e solo quando raggiunge percentuali rilevanti il suo elettorato diventa anche di opinione e antiberlusconiano. Come facilmente sperimentabile in Toscana, i progetti politici di PD e UDC sono per larga parte alternativi. Forse converrebbe discuterli nel merito evitando tatticismi che sfociano nel ridicolo e cercando di vedere se è possibile far coesistere le aspirazioni della gente di sinistra con le posizioni centriste. Altrimenti molto meglio lasciar perdere. Non sarebbero invece alternativi ai nostri i programmi dell’IdV, formazione spesso priva di grossa visibilità a livello locale, ma che prende percentuali significative un po’ dovunque sfruttando le incertezze del PD. Davvero si rischia di essere ripetitivi dicendo che la proposta politica del PD è contraddittoria.

Pierluigi Bersani ha ribadito più volte la volontà di parlare delle questione vere che interessano la gente, ma è stato il primo a lasciare questa affermazione priva di contenuti. A dire il vero non siamo affatto sicuri che il PD abbia una politica nazionale che possa affrontare i problemi della gente. Probabilmente non è facile averla, e certo non è facile averla se gli uomini che la rappresentano sono da decenni gli stessi, pur al mutare delle condizioni culturali, politiche ed economiche del paese. Essi basano la loro forza su rendite di posizione certe senza mai mettersi in discussione.

Ciò che appare chiaro è che senza una valutazione degli atti politici e/o amministrativi compiuti a livello locale, regionale, nazionale, non esisteranno mai figure nuove e dirompenti all’interno del PD. E’ sintomatico che di fronte agli scempi di questo governo in tema di scuola, ricerca, diritti, economia, ambiente, nessuno abbia potuto rivendicare gli atti compiuti dal governo Prodi. L’esempio contrario e virtuoso ce l’ha offerto Enrico Rossi, che ha più volte rivendicato le scelte compiute dalla giunta regionale di cui faceva parte. Ce l’ha offerto Nichi Vendola, che pure ha avuto una gestione regionale travagliata; e ce lo aveva offerto Renato Soru, tempo fa, ed in condizioni diverse. Si può gestire il potere in molti modi; chi ha amministrato la Regione Toscana l’ha utilizzato per migliorare le condizioni di vita di molte fasce di cittadini ed è riuscito a mantenere il consenso politico senza inseguire le parole d’ordine del momento. Chi ha amministrato la Puglia è passato indenne dal ciclone degli scandali sanitari perché è risultato chiaro chi faceva affari e chi no, anche all’interno di una stessa giunta. Chi ha amministrato la Sardegna è caduto per cause più interne alla nostra coalizione che esterne, e certo rimane uno dei simboli della possibile rinascita di una regione difficile e di un modo diverso di fare politica. La capacità di dare credibilità politica ad una proposta amministrativa sta tutta nella possibilità di rivendicare le scelte fatte, oppure criticare, con onestà intellettuale ma apertamente, le scelte non condivise. Non fare questo, significa spianare la strada ai movimenti di protesta ed in fin dei conti, abdicare all’orgoglio di un partito e di una tradizione che ha fatto del buon governo il caposaldo del proprio consenso. In Toscana lo abbiamo fatto, a Siena ancora no.

Arrivano Loro

Arrivano Loro

Di Francesco C. Uno delle migliori invenzioni satiriche degli ultimi anni è l’esperimento di comicità collettiva del sito Spinoza.it. Oggi a ridosso dei primi risultati delle elezioni regionali il sito riportava una battuta micidiale:

«Mi ha chiamato mio cugino da Padova. Dice che ha dovuto fare lo 0039».

Forse possiamo dirci soddisfatti, qui la Lega non è il primo partito come in Veneto, non insegue il PdL come in altre regioni del nord, non ha superato le due cifre come in Liguria ed in Emilia Romagna.

Nella nostra provincia la Lega Nord si è fermata al 6% dopo l’1% del 2006, il 2% del 2008 il 5% del 2009. Ho passato un giorno e mezzo al seggio in una atmosfera di cortese collaborazione insieme ai carabinieri, agli scrutatori agli altri rappresentanti di lista vedendo passare i nostri elettori. La sezione dove sono stato rappresentante di lista, la stessa dove voto, raccoglie le belle ville di Val di Pugna, casali ristrutturati della Strada di Certosa ed i palazzi più recenti del Ruffolo. Ora mi chiedo chi siano quei 50 cittadini che hanno votato Lega Nord. Mi chiedo se si tratti della signora con il SUV infastidita dalla clientela del Bar dei Due Ponti quando si ferma a comprare il giornale oppure dell’operaio della Whirpool preoccupato dalla presenza di tutti quei muratori nei cantieri di Viale Toselli che non parlano la nostra lingua.

Piuttosto però di chiederci chi siano gli elettori che cedono al fascino del sapone anti immigrati distribuito nelle piazze, dobbiamo preparaci fin da adesso a dare a tutti gli elettori delle proposte politiche assieme a tutte le forze democratiche. Perché il rischio è la rinuncia ad essere protagonisti dell’agenda politica e l’alternativa che dovevamo costruire noi l’hanno costruita gli altri, altrove: in Piemonte per esempio.

Mercedes Bresso è stata una studiosa dell’economia verde, quando nessuno ne parlava ancora, per lei ecologica non è una parola con cui riempirsi la bocca ma è un campo di ricerca dove è riconosciuta al livello internazionale. La Bresso è quella delle lunghe trattative per la TAV, ma anche quella delle straordinarie Olimpiadi d’Inverno del 2006. La Bresso è stata sconfitta da Roberto Cota (nella foto il secondo da destra) per cui probabilmente economia verde significa imbottigliare l’acqua del Pò. La sua sconfitta è la dimostrazione della mancanza di un progetto serio per crescere, ormai sopravvivere nel Nord nonostante una tanto ricercata alleanza con l’Unione di Centro che doveva essere il fulcro della strategia del PD. Troppo facile sarebbe dare la colpa alla lista dei grillini, il contro argomento inviterebbe alla necessità di allearsi allora anche con la Lega Padana (che include Forza Toro e Fiamma Tricolore tra gli altri).

Il centro sinistra non perde solo il Piemonte governato bene, perde anche la Calabria e la Campania governate meno che bene e perde il Lazio dove aveva lanciato la sua sfida più innovativa e coraggiosa. Anche nelle nostre più regioni più sicure i risultati non sono entusiasmanti. Ma la sconfitta del Piemonte è la più grave perché giunge ancora una volta, come una cosa inattesa. L’unica vittoria è quella di Vendola, che ricordiamolo era il candidato alle primarie di SeL, noi avevamo proposto Boccia. Eppure il Partito Democratico si salva, fa meglio dei propri candidati e si mostra davvero come un progetto di lungo periodo: quale altro partito sopravvive a tre sconfitte e tre segretari in due anni? Eppure non cresce. Di fronte a questo governo e a questa destra è incapace di raccogliere lo scontento che cavalcano Di Pietro e le nuove liste Cinque Stelle.

Foto dal Quotidiano Nazionale. A Pian del Re la tradizionale cerimonia del prelievo dell’acqua dalla sorgente del Po, Roberto Calderoli, Umberto Bossi, Roberto Cota e Mario Borghezio.

La chiusura dei comizi elettorali

La chiusura dei comizi elettorali

Tra pochi giorni i cittadini toscani saranno chiamati ad eleggere il nuovo Consiglio Regionale e, contestualmente, il Presidente delle Regione. La democrazia si costruisce con la partecipazione ed anche in questa occasione è importate il voto di tutti. Per questo ti chiediamo di sostenere insieme ai democratici la candidatura di Enrico Rossi ed il Partito Democratico con la certezza che il successo di Enrico Rossi sarà il
successo della Toscana.

Questa campagna elettorale si chiude nel triste silenzio del servizio pubblico imposto dal governo. In nessun paese democratico alla vigilia di importanti elezioni locali viene imposto il silenzio dei maggiori programmi di
approfondimento politico. In nessun paese democratico il capo del governo offende le autorità preposte a garantire il rispetto delle regole chiede la chiusura di programmi televisivi o impone l’allontanamento di giornalisti sgraditi.

Per difendere la libertà di informazione ed il servizio pubblico ci associamo all’iniziativa della Fnsi – Federazione Nazionale della Stampa Italiana – che ha deciso di organizzare “Rai per una notte”, uno sciopero bianco per la difesa della libertà di stampa e dell’informazione.

Giovedì 25 marzo, dalle ore 21 parteciperemo alla Saletta dei Mutilati, la Lizza Siena, all’evento in sostegno della libertà di comunicazione, assieme ad altre forze politiche ed ad associazioni cittadine.
Sarà effettuato il collegamento con il Paladozza di Bologna, dove si svolgerà la trasmissione condotta da Michele Santoro con la partecipazione di Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro, la squadra
di Annozero e molti altri ospiti del mondo del giornalismo e dello spettacolo.

Vi aspettiamo

PD_Area Marino_Cambia l’Italia