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Previsioni Meteo

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L’atmosfera dentro il PD senese è serena, frutto senza dubbio della bella Festa in Fortezza e dell’impegno dei volontari, così come del paziente lavoro politico che Elisa Meloni ha svolto da Giugno ad oggi. Non era scontato e non era facile, ma così come nel PD abbiamo criticato le lacune politiche del passato, dobbiamo onestamente riconoscere al segretario/a la capacità di tenere insieme il partito, le sue anime e le diversificate aspirazioni. Un partito correntizio non trasmette grande fascino ai propri iscritti. Se però le sensibilità diverse competono sul terreno dell’elaborazione politica, allora sono un ricchezza. Noi cercheremo di “strattonare” il PD sui temi che per noi rivestono un ruolo fondamentale per un partito che abbia l’aspirazione a modificare le condizioni sociali e dare spazio a chi non gode di rendite di posizione. Un partito che guardi al futuro, insomma, senza buttare ciò che di buono ha elaborato finora, ma consapevole che lo scenario nazionale (e anche locale) è profondamente mutato.

Se dunque il cielo sopra il PD senese volge al sereno, non  altrettanto può dirsi del PD nazionale, dove i dirigenti sembrano tuttora presi da manie di protagonismo che ormai, più che disorientare l’elettorato, lo infastidiscono fino a deprimerlo. Abbiamo più volte detto che occorre una nuova classe politica capace di interpretare i mutamenti avvenuti nella società e nel mondo del lavoro. Quello che sta accadendo con il mutamento delle relazioni industriali in Italia, impone una riflessione su come si esce dal pantano di una competizione al ribasso salariale a vantaggio di una delocalizzazione verso Est. Occorre capire come i mutamenti climatici influenzeranno i flussi dell’immigrazione e la distribuzione del cibo, e sarà necessario capire rapidamente quali tipologie  di infrastrutture dovremo privilegiare in previsione del progressivo mutare delle fonti energetiche, dei bisogni di trasporto, dello sviluppo abitativo. In campo sanitario occorrerà aumentare la qualità dei servizi diminuendo i costi collettivi, e quindi sarà importante privilegiare la prevenzione delle malattie che incidono su una società opulenta. Dovremo probabilmente mettere mano ad una nuova legislazione in tema alimentare, in modo da incoraggiare la qualità dei prodotti e al tempo stesso la sostenibilità alimentare delle produzioni ed il corretto uso di queste. E dovremo davvero promuovere l’istruzione e la conoscenza, perché questo è l’unico investimento su cui avremo sempre un ritorno economico e sociale.

Ecco, io non credo che la nostra classe politica nel suo complesso, non solo quella del PD, sia capace di promuovere queste riforme. Semplicemente non le sente urgenti, forse non le capisce o semplicemente non ne vede alcun ritorno. Evidentemente ci saranno singoli che potranno ben rappresentare le esigenze sopracitate, ma dubito che questi saranno i dirigenti attuali, a cui più o meno tutti siamo affezionati (forse perché ci ricordano la nostra infanzia e già li vedevamo in TV).

Ancora una volta la politica della Regione Toscana ci viene in aiuto, e risulta sempre più evidente la vicinanza di un presidente come Enrico Rossi alle esigenze del cittadino comune. Forse perché, molto semplicemente, anche lui è un cittadino comune, nato da una famiglia semplice e abituato a fare le cose normalmente.

Il PD deve essere il partito delle persone normali, che si stimano per i propri comportamenti, e in cui ci sia gusto ad essere “leali ma non conformisti”. Su questo, dobbiamo ancora lavorare, e se non è tardi, forse a Siena abbiamo imboccato la strada giusta. Si sa che un partito unito è la condizione prioritaria per affrontare le prossime campagne elettorali, ed è abbastanza certo che dovremo affrontarne sia di amministrative (previste) che di politiche (incombenti). Ma certo non basta per vincere le elezioni se il messaggio che trasmette all’esterno non è credibile o almeno un po’ convincente. La “svolta” di Bersani, da noi tanto invocata, forse è arrivata, con il suo richiamo al progetto Ulivo. Ci piace leggere questa svolta, come un richiamo allo “spirito dell’Ulivo” che permise ai partiti del 1996 di farsi portatori delle aspettative del proprio elettorato, ma molto di più, di farsi promotori di un senso comune di cittadinanza in uno stato sull’orlo del collasso. L’Ulivo guidato da Romani Prodi vedeva l’alleanza del Partito Democratico della Sinistra, del Partito Popolare, dei Verdi, Rinnovamento Italiano e l’accordo di desistenza con Rifondazione. Adesso il panorama politico è un po’ diverso: la pattuglia dei Diniani è alleata di Berlusconi, ed i Radicali, allora in qualche caso alleati con il centro-destra, hanno molto influenzato l’elaborazione del PD su temi importanti e sono nostri alleati leali. A Berlusconi hanno regalato Capezzone, brillante quanto disinvolto dal cambiare casacca in tempo reale. Allora il CCD, come adesso l’UDC esprimeva senza difficoltà posizioni tipicamente conservatrici (ovviamente a vantaggio di chi già gode di molti benefici). Casini e la sua pattuglia, così spregiudicati in Parlamento sono invece immobili nella società, ed esprimono visioni culturalmente analoghe a quelle del PDL, difficili quindi da coniugare con un’alleanza che vuole modificare questa società. Al di là della comunanza dei ruoli dei dirigenti politici nazionali, davvero non si capisce in cosa della nostra società potrebbe concretizzarsi un’azione di governo con l’UDC. Ne si capisce dove siano le ragioni di un terzo polo che abbia per protagonisti chi fino a qualche giorno o mese fa ha condiviso tutte le scelte di Berlusconi sui diritte, la giustizia, il lavoro.

Un questione questa della terzietà che si riproporrebbe anche in chiave locale se dovesse concretizzarsi un accordo con una forza che poco ha condiviso con la storia del centro sinistra e che e che incoraggerebbe l’IdV, nella campagna elettorale contro il PD.

Luigi Dallai

*Foto: Archivio Life

RIFLESSIONI SUL DOPO VOTO

RIFLESSIONI SUL DOPO VOTO

di Luigi Dallai. La premessa è che siano inevitabilmente più vicini a Vendola che a Casini, e quindi a D’Alema…, ma che nemmeno il buon Nichi avrebbe vinto se l’UDC si fosse schierata con il PDL. E’ un fatto che Adriana Poli Bortone abbia determinato consapevolmente la sconfitta del centrodestra pugliese, nella sola regione, forse insieme a Lazio e Marche, dove gli elettori dell’UDC possono davvero considerarsi l’ago della bilancia tra centrodestra e centrosinistra. Altrove, l’elettorato UDC sembra naturalmente incline a supportare il centrodestra, del quale condivide programmi e principi, e solo quando raggiunge percentuali rilevanti il suo elettorato diventa anche di opinione e antiberlusconiano. Come facilmente sperimentabile in Toscana, i progetti politici di PD e UDC sono per larga parte alternativi. Forse converrebbe discuterli nel merito evitando tatticismi che sfociano nel ridicolo e cercando di vedere se è possibile far coesistere le aspirazioni della gente di sinistra con le posizioni centriste. Altrimenti molto meglio lasciar perdere. Non sarebbero invece alternativi ai nostri i programmi dell’IdV, formazione spesso priva di grossa visibilità a livello locale, ma che prende percentuali significative un po’ dovunque sfruttando le incertezze del PD. Davvero si rischia di essere ripetitivi dicendo che la proposta politica del PD è contraddittoria.

Pierluigi Bersani ha ribadito più volte la volontà di parlare delle questione vere che interessano la gente, ma è stato il primo a lasciare questa affermazione priva di contenuti. A dire il vero non siamo affatto sicuri che il PD abbia una politica nazionale che possa affrontare i problemi della gente. Probabilmente non è facile averla, e certo non è facile averla se gli uomini che la rappresentano sono da decenni gli stessi, pur al mutare delle condizioni culturali, politiche ed economiche del paese. Essi basano la loro forza su rendite di posizione certe senza mai mettersi in discussione.

Ciò che appare chiaro è che senza una valutazione degli atti politici e/o amministrativi compiuti a livello locale, regionale, nazionale, non esisteranno mai figure nuove e dirompenti all’interno del PD. E’ sintomatico che di fronte agli scempi di questo governo in tema di scuola, ricerca, diritti, economia, ambiente, nessuno abbia potuto rivendicare gli atti compiuti dal governo Prodi. L’esempio contrario e virtuoso ce l’ha offerto Enrico Rossi, che ha più volte rivendicato le scelte compiute dalla giunta regionale di cui faceva parte. Ce l’ha offerto Nichi Vendola, che pure ha avuto una gestione regionale travagliata; e ce lo aveva offerto Renato Soru, tempo fa, ed in condizioni diverse. Si può gestire il potere in molti modi; chi ha amministrato la Regione Toscana l’ha utilizzato per migliorare le condizioni di vita di molte fasce di cittadini ed è riuscito a mantenere il consenso politico senza inseguire le parole d’ordine del momento. Chi ha amministrato la Puglia è passato indenne dal ciclone degli scandali sanitari perché è risultato chiaro chi faceva affari e chi no, anche all’interno di una stessa giunta. Chi ha amministrato la Sardegna è caduto per cause più interne alla nostra coalizione che esterne, e certo rimane uno dei simboli della possibile rinascita di una regione difficile e di un modo diverso di fare politica. La capacità di dare credibilità politica ad una proposta amministrativa sta tutta nella possibilità di rivendicare le scelte fatte, oppure criticare, con onestà intellettuale ma apertamente, le scelte non condivise. Non fare questo, significa spianare la strada ai movimenti di protesta ed in fin dei conti, abdicare all’orgoglio di un partito e di una tradizione che ha fatto del buon governo il caposaldo del proprio consenso. In Toscana lo abbiamo fatto, a Siena ancora no.

ANALISI DEL VOTO NAZIONALE PASSANDO PER COLLE V.E.

ANALISI DEL VOTO NAZIONALE PASSANDO PER COLLE V.E.

di Leonardo Boschi

A Colle di val d’Elsa, paese in cui vivo, il PD rispetto alle elezioni europee del 2009 ha guadagnato quasi il 5% raggiungendo il 51% e ciò potrebbe far sembrare tale risultato un elemento positivo e frutto di una buona campagna elettorale messa in campo dal PD colligiano in questi ultimi mesi. All’interno della realtà colligiana ci sono poi alcune zone (Quartaia, Castel S.Gimignano e Gracciano) in cui il PD sfiora il 60% mentre in altre realtà (Castello, Colle Bassa 1 e Campolungo) dove addirittura è sotto il 45%, tuttavia nel suo complesso il risultato sembrerebbe positivo. Continuando a parlare in termini percentuali abbiamo un elemento nuovo su cui riflettere e questo è rappresentato dall’avanzamento dell’IDV che senza avere fatto alcun tipo di campagna elettorale è passato dal 7% al 9% raggiungendo picchi del 12/13% nelle sezioni di Castello, La Badia e L’Agrestone e quindi andando ad attingere nell’elettorato di tutto il centrosinistra colligiano imponendosi così come seconda forza della coalizione e come terzo partito colligiano. Un elemento di notevole preoccupazione è a mio avviso rappresentato dal costante incremento dei voti della Lega Nord che ha raggiunto ormai il 7% con punte del 18% nel quartiere de La Badia. Se dall’analisi delle percentuali ci spostiamo al conteggio dei voti c’è a mio avviso poco di cui essere felici poiché vediamo che ad esempio il PD in meno di un anno ha perso oltre 800 voti e che l’incremento in termini percentuali è dovuto al fatto che l’astensione ha maggiormente penalizzato gli altri partiti (-1.094 voti del PDL) piuttosto che ad un recupero del PD e che in realtà l’unico partito ad incrementare i voti è l’IDV (+44 voti) e ciò nonostante un calo di circa 2.000 votanti nell’intero paese. Un altro elemento sui cui riflettere sono i 451 voti dati solamente al candidato alla presidenza Enrico Rossi che rappresentano oltre il 4% dei voti totali e che stanno ad indicare una disaffezione verso i partiti politici da parte degli elettori e ciò non riguarda solo il nostro paese, ma in misura maggiore anche tutto il resto della regione. Quest’ultimo elemento dovrebbe forse farci riflettere sulla bontà della legge elettorale della Toscana dove non si possono scegliere i candidati al consiglio regionale poiché “imposti” dai partiti mentre la gente vuole avere la possibilità di scegliere le persone e quindi dare le preferenze come dimostrato da voti dati solamente al candidato presidente e che riguardano tutti i candidati.

Passando ad analizzare la situazione nazionale lo scenario è molto più difficile e preoccupante poiché se usciamo dalla Regione Toscana, dove il centrosinistra ed in particolare il PD, hanno dimostrato di tenere e di vincere grazie anche al notevole incremento di voti dell’IDV (che anche a livello regionale rappresenta il secondo partito della coalizione ed il terzo partito regionale), in quasi tutte le regioni perdiamo consensi e anche dove vinciamo la flessione è notevole e spesso a vantaggio della Lega Nord e/o del movimento cinque stelle di Grillo. La cosa grave è constatare che perdiamo non solo in regioni dove obbiettivamente non abbiamo governato bene (Campania e Puglia) e quindi dove era prevedibile una sconfitta, ma anche in Piemonte dove la Bresso aveva governato bene rappresentando al meglio la cultura laica, progressista ed ecologista. Le uniche sorprese positive, indipendentemente dall’esito finale, provengono dalla Puglia e dal Lazio, dove Vendola è riuscito a vincere di nuovo a furor di popolo e dove la Bonino nonostante la difficilissima situazione di partenza dovuta alle dimissioni di Marrazzo ha costretto a vincere al fotofinish la Polverini. Il motivo per cui la situazione è preoccupante è dovuta al fatto che in queste due ultime regioni i candidati non sono del PD e nel caso di Vendola in prima battuta era stato addirittura osteggiato dal PD. Tutto questo ci deve far riflettere poiché è mia opinione che in questo momento al PD manchino sia delle figure carismatiche nuove, dal momento che non possiamo continuare a mostrarci con la Bindi, la Turco o La Torre (come vedete non cito D’Alema), sia un progetto politico chiaro e nuovo sulla falsa riga di quello pugliese, che sta coinvolgendo molte persone e tra essi anche molti giovani, e perché no di quello della nostra amata Toscana. Stiamo continuando ad inseguire possibili alleanze con il centro ancor prima di parlare di programmi politici, quando poi in realtà l’alleanza con l’UDC, fatta eccezione per la Liguria e le Marche, non mi sembra che abbia dato grandi risultati e contemporaneamente a sinistra o presunta tale continuano a moltiplicarsi le liste che ci sottraggono voti ed in alcuni casi ci impediscono di vincere come in Piemonte con il candidato di Grillo. Io credo che dovremmo iniziare realmente a rinnovare la classe dirigente di questo partito ed iniziare a lavorare ad un progetto politico nuovo di medio periodo, che fino a qui non abbiamo avuto, che sia comprensibile e chiaro per le persone e che non sia visto solo come un gioco di potere. Se non andremo in questa direzione temo realmente che il nostro partito subisca una lenta implosione e così come sta avvenendo al Nord dove stiamo scomparendo piano piano ci riduciamo ad essere una piccola realtà politica di alcune regioni del centro Italia quando invece la Lega Nord sta diventando sempre più una realtà politica con connotazioni xenofobe e fortemente conservatrici che non incarna più il solo voto di protesta del Nord, ma sta diventando una realtà politica nazionale. Credo che questo rinnovamento del nostro partito debba necessariamente partire dal basso e quindi dalle realtà comunali e territoriali e pertanto credo che i congressi di primavera rappresentino una ottima opportunità da cogliere per avviare questo processo di rinnovamento.

Regionali 2010 Risultati di Siena

Regionali 2010 Risultati di Siena

In questo sito predisposto dall’Unione Comunale trovate i risultati delle Elezioni Regionali 2010:
https://sites.google.com/site/pdsienarisultati2010/risultati

Presto un nostro commento.

La chiusura dei comizi elettorali

La chiusura dei comizi elettorali

Tra pochi giorni i cittadini toscani saranno chiamati ad eleggere il nuovo Consiglio Regionale e, contestualmente, il Presidente delle Regione. La democrazia si costruisce con la partecipazione ed anche in questa occasione è importate il voto di tutti. Per questo ti chiediamo di sostenere insieme ai democratici la candidatura di Enrico Rossi ed il Partito Democratico con la certezza che il successo di Enrico Rossi sarà il
successo della Toscana.

Questa campagna elettorale si chiude nel triste silenzio del servizio pubblico imposto dal governo. In nessun paese democratico alla vigilia di importanti elezioni locali viene imposto il silenzio dei maggiori programmi di
approfondimento politico. In nessun paese democratico il capo del governo offende le autorità preposte a garantire il rispetto delle regole chiede la chiusura di programmi televisivi o impone l’allontanamento di giornalisti sgraditi.

Per difendere la libertà di informazione ed il servizio pubblico ci associamo all’iniziativa della Fnsi – Federazione Nazionale della Stampa Italiana – che ha deciso di organizzare “Rai per una notte”, uno sciopero bianco per la difesa della libertà di stampa e dell’informazione.

Giovedì 25 marzo, dalle ore 21 parteciperemo alla Saletta dei Mutilati, la Lizza Siena, all’evento in sostegno della libertà di comunicazione, assieme ad altre forze politiche ed ad associazioni cittadine.
Sarà effettuato il collegamento con il Paladozza di Bologna, dove si svolgerà la trasmissione condotta da Michele Santoro con la partecipazione di Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro, la squadra
di Annozero e molti altri ospiti del mondo del giornalismo e dello spettacolo.

Vi aspettiamo

PD_Area Marino_Cambia l’Italia

Il Governo della Toscana

Il Governo della Toscana

Di Francesco C. Enrico Rossi è stato presente in questi giorni a diverse iniziative nella nostra provincia. Chi ha già avuto modo di seguire Enrico Rossi in una delle sue tappe, dovrebbe aver cominciato a familiarizzare con l’approccio pragmatico e poco retorico del candidato alla presidenza. Un atteggiamento orientato a considerare le politiche pubbliche come strumento di soluzione dei problemi dei cittadini infatti gli incontri con Rossi hanno sopratutto rappresentato un’occasione importate per capire in quale direzione andrà il governo della nostra regione. Una questione di non poco conto, visto che le regione Toscana ha avuto e continuerà ad avere, insieme alle altre istituzioni del nostro territorio, un compito di supplenza obbligato dalla quasi completa assenza del governo nazionale. Un esempio per tutti è dato dall’acquisto del policlinico Le Scotte recentemente deliberato dalla giunta regionale che rappresenta un trasferimento quasi diretto di risorse al nostro ateneo attraversato dalla crisi di liquidità che tutti conosciamo.
Ma le politiche regionali non sono fatte solo di trasferimenti di risorse destinate a salvare situazioni in crisi. Le politiche regionali devono intervenire sul nodo principale che il governo Berlusconi non vuol affrontare o forse preferisce incoraggiare: quello della disuguaglianza.
L’immagine dell’Italia come una società immobile sembra essere ormai un noioso ritornello. Oggi però dovremmo cambiare parole perché le scelte fatte dal legislatore negli ultimi dieci anni più che rallentare la mobilità sociale hanno aumentato il divario tra ricchi e poveri. La società che ci lascerà in eredità il governo Berlusconi è quella delle barriere all’ingresso nella scuola, nel mondo del lavoro e nelle professioni.
La regione Toscana dovrà allora, nei limiti delle sue competenze, continuare a sostenere quelle politiche pubbliche che, specie in assenza di crescita economica, garantiscono il pieno sviluppo della persona: scuole di qualità , sanità e politiche della salute universali, università aperte e pubbliche. Farlo non vuol dire semplicemente chiedere più risorse, ma riflettere su come queste risorse sono allocate. Non è un compito semplice da affrontare, ma se l’esempio che verrà seguito sarà quello delle politiche della salute allora la strada giusta è già stata intrapresa.
Delineate queste sfide, le scelte che la Toscana farà nei prossimi dieci anni dipenderanno da una valida squadra di governo. Il nostro augurio è che l’impegno di Rossi a fare scelte in piena autonomia sia rispettato e che nel futuro governo della regione oltre alla fondamentale necessità di parità di genere il solo criterio di scelta sia dato dalle capacità dimostrate nei ruoli svolti nella società e nella vita pubblica.

Area Marino – Cambia l’Italia

I Cie e il Giardino Dei Sogni

I Cie e il Giardino Dei Sogni

L’intervento di Giancarlo P. all’Assemblea territoriale del 20 febbraio. Premetto che ritengo Enrico Rossi il miglior candidato che il PD potesse esprimere, condivido le priorità evidenziate nell’accordo di coalizione, LA TUTELA DELL’AMBIENTE, IL NO AL NUCLERARE, LA SCUOLA , IL SOCIALE, LO SVILUPPO ECONOMICO, L’ATTENZIONE PER LE POTICHE GIOVANILI

Devo però ribadire, avendolo già fatto in occasione della campagna di ascolto promossa dal PD provinciale, ma molto SPESSO  SI ASCOLTA MA NON SI SENTE,  una critica su un passaggio, a mio avviso importante del programma, e questa è l’occasione giusta per esprimere questa mia perplessità.

Come tutti sapete, l’obiettivo del ministro dell’Interno, è  di aprire nuove strutture: ogni regione dovrà avere un CIE, i Centri per l’identificazione e l’espulsione degli immigrati irregolari. Dall’8 agosto 2009, con l’entrata in vigore della legge n. 94, il termine massimo di permanenza degli stranieri in tali centri è passato da 60 a 180 giorni complessivi.

Attualmente i centri operativi in ITALIA sono 13:

Rossi, in una intervista a L’UNITA’ del 29 gennaio aveva testualmente dichiarato di “NON ESSERE PREGIUDIZIALMENTE CONTRARIO” all’apertura di un centro in Toscana, scatenando le critiche di tutta la Sinistra e non solo, ha successivamente cercato di addolcire tale dichiarazione dicendo di: «Non volere centri di detenzione dove non si rispettano i diritti umani. Sarà fondamentale il ruolo degli enti locali e del volontariato per umanizzare la permanenza degli immigrati limitandone i tempi ed evitare che diventi una carcerazione preventiva. Piccoli centri gestiti in collaborazione con volontariato e mediatori culturali dove gli immigrati privi di documenti possono essere trattenuti nel rispetto della loro dignità, in attesa di essere identificati. E dove, per quelli che sono disponibili ad accogliere eventuali offerte di lavoro, possono essere avviati percorsi di regolarizzazione».

Credo che il GIARDINO DEI SOGNI ipotizzato da Rossi si scontri fatalmente con la legge sul reato di clandestinità introdotto dall’attuale Governo e con una intolleranza sempre più diffusa nel nostro Paese.

Rimango dell’idea che la discussione sul tema “Sicurezza” sia pretestuoso e strumentale, oltre che gonfiato ad arte da chi non vuole che si affrontino i problemi veri e drammatici del nostro Paese, viene usato un problema reale, ma non il principale in questo momento, come diversivo alla tragica situazione economica, alla precarietà del lavoro, alla difficoltà per molte famiglie di arrivare a fine mese, alla mediocrità del sistema scolastico, alla libertà di informazione, alla omologazione del pensiero, alla deriva xenofoba……

Chiedere Sicurezza è un diritto naturale, ma questo termine viene troppo generalizzato e usato spesso in modo improprio, non è la stessa cosa combattere la criminalità o desiderare un lavoro sicuro, non è la stessa cosa difendere la propria incolumità o difendere i propri privilegi, a tal proposito prendo a prestito uno spezzone dell’articolo che Don Luigi Ciotti ha scritto recentemente per L’Unità, lo cito testualmente, è a mio parere molto significativo:

-È come se ci sentissimo tutti su una nave in balia delle onde, e sapendo che il numero delle scialuppe è limitato, il rischio di affondare ci fa percepire il nostro prossimo come un concorrente, uno che potrebbe salvarsi al nostro posto. La reazione è allora di scacciare dalla nave quelli considerati “di troppo”, e pazienza se sono quasi sempre i più vulnerabili. La logica del capro espiatorio – alimentata anche da un uso irresponsabile di parole e immagini, da un´informazione a volte pronta a fomentare odi e paure – funziona così. Ci si accanisce su chi sta sotto di noi, su chi è più indifeso, senza capire che questa è una logica suicida che potrebbe trasformare noi stessi un giorno in vittime-

Ecco, io vorrei risolvere il problema aumentando il numero delle scialuppe e non diminuendo coloro che ne potrebbero usufruire, vorrei creare tutti i presupposti per una sempre più larga integrazione e convivenza civile, chi vive ai margini ed è continuamente offeso nella propria dignità ha molte più probabilità di delinquere, i CIE non possono in nessun modo rappresentare una scialuppa di salvataggio, al contrario sono luoghi di ingiustizia sociale che fomentano la violenza.

La Toscana si è sempre detta contraria a questi centri, ribadendolo anche con una recente legge regionale sull’immigrazione, se discontinuità ci deve essere con il passato, è bene che ci sia sulle cose sbagliate, per cercare di migliorarle e non su quelle giuste, la solidarietà, la tolleranza, l’accoglienza, l’istruzione aiutano sicuramente di più di una detenzione inumana, anche se in un “piccolo Centro”, come vorrebbe Enrico Rossi.

Sul sito web di Enrico Rossi Presidente è pubblicata una campagna di comunicazione e partecipazione dal titolo: “LA TOSCANA CHE VOGLIO” , dove ogni cittadino può inserire un proprio commento, ebbene il primo commento postato è di una ragazza di nome Linda e recita così: “La toscana che voglio non discrimina. la toscana che voglio guarda e agisce con gli occhi di un bambino. fa bilanci di genere (bambino, anziano, uomo, donna).
la toscana che voglio ha la priorità di riconoscere e difendere i diritti degli immigrati e di chi è discriminato”

Sono personalmente convinto che se il 30 novembre del 1786  in Toscana ci fossero stati i Centri di Identificazione ed espulsione, oggi con ogni probabilità non festeggeremo in quella data soltanto l’Abolizione della pena di morte, ma sicuramente anche la soppressione dei CIE.

Io non vorrei che tra qualche anno il mio partito  venisse ricordato per essere stato il primo ad istituire i CIE nella mia “civilissima e accogliente” regione.

(Intervento di Giancarlo Pagliai all’Assemblea provinciale del PD di Siena in data 20 febbraio ’10)

Nella foto il centro di identificazione e espulsione che orge tra l’aeroporto di Fiumicino e la Fiera di Roma. Altre foto del centro sono visibili qui