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La città dei democratici

La città dei democratici

Il percorso che il Partito Democratico della città ha scelto per individuare il proprio candidato a Sindaco, ha visto la convocazione dei 17 circoli della città per pronunciarsi sui nomi dei possibili candidati e per proporre idee per la città. Abbiamo elaborato un documento con le nostre proposte che abbiamo presentato in diversi circoli e i cui contenuti sono serviti da spunto per molti interventi.

Qui sotto trovate la versione che è stata presentata alla direzione comunale del PD e che è stata pubblicata nel Corriere di Siena di domenica 28 novembre.

Clicca qui per la versione più lunga che è stata sottoposta agli organismi dirigenti del PD e al candidato a sindaco

Nella primavera del 2011 i senesi eleggeranno un nuovo governo della città, in uno scenario caratterizzato da condizioni economiche e sociali ben diverse rispetto al passato. Il voto delle elezioni amministrative avverrà in un quadro politico nazionale confuso, dove il governo Berlusconi, incapace di affrontare i problemi del paese, avrà forse preso atto del proprio fallimento.
Sappiamo che esiste un elettorato progressista critico nei confronti del dibattito politico, propenso all’astensione oppure orientato verso un voto di protesta.

Noi crediamo che il Partito Democratico possa ancora essere il progetto che riporti gli italiani a credere nella politica come strumento per cambiare le cose e migliorare la vita delle persone. Noi pensiamo che forza di governo del centro sinistra che amministrerà la città, ed il paese, dipendano dalla forza e dal successo del Partito Democratico.

Queste sono alcune proposte discusse nelle assemblee di circolo di questi giorni e che vorremmo sottoporre all’attenzione dell’Assemblea Comunale del Partito Democratico

Un nuovo governo della città. Come affermato nel documento approvato dalla Direzione Comunale, il PD della città dovrà sottoporre “al giudizio elettorale della città una nuova classe dirigente che si misuri per la prima volta con il governo cittadino”. Chiediamo al candidato sindaco parità di genere nella composizione della giunta comunale, e che quest’ultima sia anagraficamente, socialmente e culturalmente eterogenea.

Il Partito Democratico ha un codice etico chiaro che garantisce i nostri elettori rispetto all’autonomia della politica dagli interessi privati e garantisce candidature limpide tramite un sistema di condizioni ostative. Nell’attuazione del codice etico chiediamo di seguire quella che è una prassi di molti paesi europei: domandare ai propri amministratori e rappresentanti di sottoscrivere all’atto della candidatura una dichiarazione sulla propria situazione lavorativa, patrimoniale e associativa.

Sapere e conoscenza, chiave del nostro sviluppo. I tagli alla cultura, alla scuola, all’Università, mostrano l’incapacità del governo nazionale di lavorare per il futuro del Paese. Le città italiane, e Siena in particolare, sono da sempre città dei saperi e delle conoscenze. La ripresa economica e la creazione di nuova occupazione non può che passare dall’investimento nella cultura, intesa nel suo significato plurale di conservazione, produzione e trasmissione. Questo comprende la valorizzazione dei beni artistici ed architettonici, la tutela del paesaggio, la difesa dei prodotti agroalimentari tradizionali ed ad indicazione geografica tipica. Cultura significa anche creazione di nuova conoscenza attraverso la ricerca, quindi rilanciando i settori più dinamici della nostra comunità a cominciare dai nostri due atenei, laboratorio del nostro futuro. Cultura che passa anche dal sostegno alla scuola pubblica, che il Comune, nel rispetto delle proprie prerogative, deve garantire nella forma di servizi a tariffe agevolate, e dove necessario, nell’attivazione di forme di supporto alle famiglie e ai  bambini in difficoltà. Cultura infine intesa come trasmissione della conoscenza e del sapere, quindi attraverso politiche capaci di promuovere le nostre eccellenze nel mondo.

Il lavoro, motore della crescita. Siena è destinata a dover affrontare una fase in cui sia i trasferimenti da parte dello stato sia le erogazioni della Fondazione MPS saranno inferiori a quanto ricevuto finora. Di fronte a risorse limitate Siena dovrà necessariamente mantenere i servizi essenziali senza deprimere l’economia.

La generosità dei senesi rispetto alle generazioni future  destinerà le erogazioni della Fondazione per investimenti produttivi piuttosto che per il bilancio corrente. Lo sforzo che la politica dovrà fare sarà dunque quello di sostenere le imprese che potranno garantire un’offerta lavorativa a figure altamente professionalizzate e specializzate. Pensiamo che Siena possa ospitare incubatori scientifici rivolti a discipline diverse, che attraggano dalla Toscana le competenze migliori.

I diritti della persona al centro della politica. Siena è una città democratica ed accogliente. In nessun caso potranno essere tollerate le politiche discriminatorie che troppo spesso ricorrono nel dibattito politico nazionale. Anche gli immigrati che scelgono di vivere nella nostra città devono sentirsi i genitori dei senesi di domani. A loro va garantita una piena integrazione. La società italiana sta mutando profondamente, e anche a Siena non deve mancare particolare attenzione ai diritti, uguali per tutti: senza discriminazioni di genere, di religione, orientamento sessuale, salute. Anche a Siena come in altri comuni della nostra provincia sia istituito un registro delle volontà di fine vita.

Il nostro territorio, la nostra ricchezza. Siena è cresciuta e continuerà a crescere nei prossimi anni. Tuttavia se è vero che una parte cospicua delle nuove costruzioni realizzate dovranno intervenire su un mercato insostenibile anche per le famiglie medie, dobbiamo rilevare che a fronte della presenza sul mercato di nuove strutture non si è rilevata una vera crescita dei residenti né determinando l’effetto calmieratore atteso.

In un momento in cui molti comuni hanno deciso di sviluppare piani senza consumo del territorio, Siena deve chiedersi se davvero una ulteriore e massiccia immissione sul mercato di nuove abitazioni nei prossimi anni come previsto dagli strumenti approvati o in corso di approvazione da parte del Consiglio comunale, sia necessaria, o se invece impoverirà il patrimonio paesaggistico che costituisce il componente fondamentale della nostra ricchezza.

La politica come servizio civico. Come ha affermato il presidente della regione Toscana Enrico Rossi, dobbiamo tornare a concepire la politica come “servizio civico”. Questo significherà sostituire le indennità con gettoni di presenza ma soprattutto ripensare i criteri di selezione per scegliere i componenti nominati dalla pubblica amministrazione, facendo prevalere il merito.

Noi sosteniamo l’attuale forma statutaria della Fondazione MPS e crediamo che spetti al Sindaco motivare le proprio scelte sulla composizione della deputazione e allo stesso temo crediamo chi è indicato per nomina pubblica debba rendere trasparenti i propri atti e sottoporli alla valutazione dei cittadini.

*Foto Edgar Barany

Siena 2011, la città dei democratici



Cittadini e politica: leali ma non conformisti

1. La politica come “servizio civico”.

2. Il nostro codice etico.

I contenuti:

1. Ambiente e territorio

2. Lavoro e Sviluppo

3. Conoscenza e sapere

4. La persona e la politica.

Cittadini e politica: leali ma non conformisti

Cittadini e politica

  • La politica come “servizio civico”
  • Limiti nelle retribuzioni e nel cumulo degli incarichi
  • Rispetto e promozione del codice etico.
  • Ricambio e rispetto della parità generi nella composizione del consiglio comunale

Il Partito Democratico è nato con lo scopo di riportare tra gli italiani la fiducia nella politica. In un momento in cui i partiti politici non godono di particolare fiducia tra i cittadini, dopo un decennio di campagne mediatiche di Berlusconi condotte cavalcando l’antipolitica, dopo la constata impossibilità per l’Italia di riconoscersi in un governo di centrosinistra stabile a causa della frammentazione del nostro schieramento, un nuovo progetto politico doveva riportare i democratici e i riformisti sotto le stesse bandiere, rispondendo alle esigenze del paese di unità e ritrovata governabilità.

Oggi dopo tre segretari ed una serie di sconfitte elettorali questo progetto è messo a dura prova. Eppure noi continuiamo a credere che un Partito Democratico forte sia l’unica alternativa al governo delle destre e all’ingovernabilità della vecchia coalizione di centro sinistra.

Sappiamo che esiste un elettorato progressista critico nei confronti del nostro partito, propenso all’astensione oppure orientato verso un voto di protesta in favore di liste che impropriamente cercano di connotarsi alternative al sistema, ma che finiscono per parlare il linguaggio delle destre ed in qualche caso di esprimere contenuti simili alle stesse.

I risultati delle ultime elezioni regionali hanno mostrato che prima ancora dei confini delle alleanze del centrosinistra è il consenso verso il PD a determinare la vittoria del centrosinistra. Dove il PD riesce a recuperare il suo elettorato critico il centrosinistra vince.

Oggi di fronte alla crisi della maggioranza parlamentare che sostiene Berlusconi, solo un Partito Democratico capace di mobilitare intorno ad un progetto riformista gli italiani altrimenti orientati verso l’astensione o il voto di protesta possiamo costruire l’alternativa ad un ennesimo governo delle destre.

Nella prossima primavera, indipendentemente dal destino del governo Berlusconi, i cittadini senesi saranno chiamati ad elegge i governo della città.

Noi crediamo che per il radicamento sul territorio, per il numero di iscritti, le responsabilità di governo, e per il dialogo intessuto con i cittadini, il Partito Democratico sia davvero il partito della città. Pensiamo che  un dibattito aperto tra militanti e dirigenti sia indispensabile per consolidare il PD nei luoghi di lavoro e sul territorio.

Per noi è evidente come la sfida lanciata a Siena da forze che si presentano con tanta disinvoltura come il cambiamento sia invece lo strumento di riproposizione di facce ben conosciute in città.

Noi crediamo che al partito della città spetti nei prossimi mesi sfidare l’opinione spesso diffusa che la politica sia utilizzata per l’affermazione di gruppi o per la promozione personale piuttosto che come amministrazione della cosa pubblica.

Noi pensiamo che sia compito del Partito Democratico dimostrare che la politica è fatta di contenuti e di proposte, che queste possano essere discusse in modo “leale ma non conformista”, e che solo con un Partito Democratico aperto, libero e forte avremo una Siena migliore.

Abbiamo identificato alcuni elementi che riguardano il rapporto tra cittadini e politica ed alcuni contenuti che proponiamo alla valutazione delle assemblee di circolo perché diventino patrimonio comune nel sostegno al candidato sindaco:

1. La politica come “servizio civico”.

Come ha affermato il presidente della regione Toscana Enrico Rossi, dobbiamo tornare a concepire la politica come “servizio civico”. Questo non significherà soltanto sostituire le indennità con gettoni di presenza come giustamente ha fatto il presidente Rossi, ma anche ripensare i criteri di selezione per scegliere i componenti dei consigli di amministrazione di fondazioni, società ed enti collegati alle amministrazione locale, criteri che devono essere fondati su dimostrate competenze, evitando allo stesso tempo il cumulo degli incarichi.

Per non lasciare inevasa una questione molto spesso usata strumentalmente, noi sosteniamo l’attuale forma statutaria della Fondazione MPS, perché riteniamo che i principi che l’hanno ispirata siano tuttora validi e rispondano all’esigenza di una gestione della Fondazione orientata agli interessi della collettività. Pensiamo che spetti al Sindaco motivare le scelta sulla composizione della deputazione e che chi è indicato per nomina pubblica debba rendere trasparenti i propri atti e sottoporli alla valutazione dei cittadini nelle forme che il Sindaco ed il Consiglio Comunale riterranno idonee.

Il percorso di costruzione della coalizione di centro-sinistra che il Segretario del PD cittadino sta perseguendo tende in maniera chiara a delineare un governo della città che si regga su una solida alleanza delle forze riformiste. Come sottolineato nel documento approvato dalla Direzione Comunale, il PD della città dovrà sottoporre “al giudizio elettorale della città una nuova classe dirigente che si misuri per la prima volta con il governo cittadino”.

Chiediamo al candidato sindaco parità di genere nella composizione della giunta comunale, e che quest’ultima sia anagraficamente, socialmente e culturalmente eterogenea.

2. Il nostro codice etico.

Il Partito Democratico ha un codice etico chiaro che garantisce i nostri elettori rispetto all’autonomia della politica dagli interessi privati e garantisce candidature limpide tramite un sistema di condizioni ostative alla candidatura. Nell’attuazione del codice etico chiediamo di seguire quella che è una prassi di molti paesi europei: domandare ai propri amministratori di sottoscrivere una dichiarazione sulla propria situazione lavorativa, associativa e patrimoniale. Poiché riteniamo che il rapporto di fiducia tra appartenenti allo stesso partito sia prioritario, chiediamo che siano i candidati stessi a valutare autonomamente e dunque a fornire in piena coscienza le informazioni che ritengono di stretta pertinenza con i ruoli politico-amministrativi a cui si candidano. A nostro avviso queste informazioni possono essere le medesime che vengono comunque rese accessibili anche in Italia nel momento in cui il candidato viene eletto nell’ente di riferimento.

  • Al fine di marcare la differenza tra i candidati del PD e quelli degli altri partiti, noi proponiamo dunque che i nostri candidati nelle liste per il Consiglio Comunale alle elezioni amministrative del 2011 rendano disponibili in forma pubblica alcune informazioni sul proprio profilo già in campagna elettorale.
  • Nel rispetto del codice etico del nostro partito chiediamo ai candidati di dichiarare eventuali questioni aperte con la giustizia.
  • Al fine di rendere di candidature libere da ogni condizionamento chiediamo ai nostri candidati di dichiarare eventuali nomi di finanziatori o sottoscrittori alla propria campagna elettorale.
  • Ai nostri candidati chiediamo inoltre di chiarire se la propria situazione lavorativa e/o patrimoniale possano sollevare eventuali conflitti di interesse con il proprio mandato e quale modalità intendano perseguire per affrontare la questione.
  • Chiediamo di dichiarare gli incarichi lavorativi e l’eventuale presenza in cariche di nomina pubblica, e di  menzionare l’eventuale adesione ad associazioni e l’iscrizione a sindacati.
  • Nel caso in cui il candidato fosse anche datore di lavoro chiediamo lui di dichiarare di essere in regola con tutte le norme che tutelano i diritti dei lavoratori.

I contenuti: territorio, lavoro, conoscenza, diritti.

Territorio, lavoro, conoscenza, diritti

  • Valorizzare la bellezza come origine della nostra ricchezza e chiave del nostro futuro
  • Fondare il futuro della città sul lavoro e l’impresa piuttosto che sulla crescita immobiliare
  • Rivolgere le risorse esterne disponibili in investimenti piuttosto che per compensare il bilancio corrente.
  • Siena, città dei saperi e delle conoscenze
  • Siena città dei diritti, aperta ed accogliente

1. Ambiente e territorio

Prima dei candidati, dei partiti o delle coalizioni vengono i contenuti e le politiche. Noi crediamo che sia stata riposta troppa fiducia da parte delle amministrazioni passate nella crescita continua del valore immobiliare quale volano per la crescita economica complessiva.

Di fronte a una popolazione cittadina sempre più anziana e sempre più bisognosa di servizi dedicati è stato giusto cercare di riequilibrare la bilancia demografica dando possibilità ai giovani e alla nuove famiglie di trasferirsi nel comune di Siena piuttosto che nei comuni limitrofi. Tuttavia se è vero che una parte cospicua delle nuove costruzioni realizzate e via di realizzazione dovevano intervenire su un mercato (quello della compravendita immobiliare e degli affitti) insostenibile anche per le famiglie medie, dobbiamo rilevare che a fronte della presenza sul mercato di nuove strutture non si è rilevata una vera crescita dei residenti.

La crescita dell’offerta immobiliare è avvenuta senza però determinare un vero effetto calmieratore sul prezzo delle case e senza produrre un aumento significativo della popolazione residente. Questa constatazione ci consente di fare due osservazioni importanti che spingono nella direzione di una revisione delle politiche abitative e della gestione dell’ambiente e del territorio.

La prima osservazione è che probabilmente molte delle nuove costruzioni non hanno avuto la destinazione sperata. Si sono invece trasformate in beni di investimento per privati, residenti e non, e per società che hanno considerato il territorio senese come un’appetibile opportunità speculativa. Si tratta dunque di una politica distributiva dove gli spazi del territorio appartenenti al pubblico o ai privati vengono trasformati in volumi destinati ad un mercato particolarmente redditizio, creando ricchezza per i proprietari dei terreni, per i costruttori e infine per gli investitori. Se questa politica distributiva ha portato risorse necessarie nelle casse comunali sotto forma di oneri di urbanizzazione e di tassazione sui nuovi immobili, non ha tuttavia contribuito a creare una ricchezza che rimanesse davvero nel territorio: le imprese di costruzione si affidano a manodopera esterna, magari subappaltando in quel mercato che potremmo definire “grigio” che è l’edilizia, non fanno crescere la professionalità delle imprese locali e alimentano un mercato al ribasso della manodopera.

La seconda osservazione che possiamo fare è che probabilmente la domanda di nuove costruzioni da parte di singole famiglie a scopo abitativo era quantomeno sovrastimata. Siena ha perso tra gli anni ‘70 e l’inizio degli anni 2000 quasi 10.000 residenti. E’ stato imputato l’esodo dei cittadini anche al costo degli immobili e all’assenza di contratti di locazione a buon mercato. In realtà la popolazione residente è invecchiata, e l’indice di natalità è tendenzialmente basso. A differenza di alcuni comuni limitrofi (Val d’Elsa, Val d’Arbia) Siena non ha visto l’arrivo di una popolazione immigrata di dimensioni considerevoli. Ma a Siena, l’invecchiamento demografico della popolazione è stato causato anche da un silenzioso esodo di giovani e adulti in cerca di lavoro. Nonostante la presenza di importanti istituzioni bancarie, di grandi aziende del settore bio-medicale, di un grande ospedale, e di un ateneo di medie dimensioni Siena non è stata in grado di offrire opportunità a tutti i giovani che sono entrati nel mercato del lavoro, sia diplomati che laureati.

Al di là dei progetti previsti di espansione nel territorio sud del comune, Siena deve oggi più che mai guardarsi allo specchio e riconoscere che la sua ricchezza architettonica deriva dall’unicità del rapporto tra edifici (nuovi e antichi) e verde antropizzato, combinazione che crea scenari straordinari tanto da rendere il nostro comune e la nostra provincia uno dei luoghi più ambiti per abitare al mondo. Siena deve chiedersi se davvero una ulteriore e massiccia immissione sul mercato di nuovi appartamenti nei prossimi cinque – dieci anni, come prevista dal nuovo Regolamento Urbanistico, sia necessaria, quando anche comuni vicini alla nostra realtà (es. Firenze) hanno deciso di sviluppare piani senza consumo del territorio. Siena deve inoltre chiedersi se questa espansione creerà davvero opportunità abitative per i giovani, se aumenterà il livello qualitativo di quartieri già densamente urbanizzati, se produrrà innovazione tecnologica nel settore edilizio, o se invece impoverirà il patrimonio paesaggistico che costituisce il componente fondamentale della propria ricchezza.

E’ dunque necessario muoversi verso un modello dove la ricchezza non sia più generata dalla crescita continua del valore immobiliare o da redditi derivanti da locazioni particolarmente alte nel nostro Comune. E’ necessaria una virata, dobbiamo far dipendere la nostra crescita dal lavoro e dalla capacità di inventare nuove forme di occupazione, piuttosto che dalla rendita.

2. Lavoro e Sviluppo

La nostra amministrazione ha potuto beneficiare oltre che del proprio normale bilancio anche di importantissimi trasferimenti da parte della Fondazione Monte dei Paschi. Oggi sappiamo che questi trasferimenti non saranno una certezza nei prossimi anni. La certezza che abbiamo è invece che i trasferimenti da parte del governo centrale saranno inferiori a quanto ricevuto finora, anche nell’ipotesi sperata di un governo di centro-sinistra alla guida del paese.

Di fronte a risorse inferiori la sfida dovrà necessariamente essere quella di mantenere servizi essenziali senza deprimere l’economia.

Partendo dalla preziosa indagine che il partito democratico ha svolto tramite la recente campagna di ascolto  dei cittadini senesi “Diccene Quattro” possiamo trarre alcuni suggerimenti. Una delle domande del questionario era infatti relativa alle priorità di erogazione delle risorse della Fondazione MPS. Ebbene la risposta che ha avuto la frequenza più alta tra i senesi è quella che chiede che queste risorse siano destinate al sostegno a nuovi investimenti per lo sviluppo, risposta seguita immediatamente da quella che chiede che queste risorse siano utilizzate con funzione calmieratrice delle tariffe dei servizi sociali.

Noi crediamo di interpretare la generosità dei senesi rispetto alle generazioni future quando diciamo che le erogazioni della Fondazione e di altre istituzioni dovranno essere utilizzate principalmente per investimenti produttivi. Dobbiamo valutare con lucidità quali servizi debbano essere prioritari per una società che investe poco nella formazione, cresce poco demograficamente e tende ad invecchiare con una rete di protezione sociale spesso non sufficiente. Dobbiamo chiederci se la scelta di rivedere le tariffe dei servizi comunali (es. mense scolastiche) sia prioritarie rispetto al rendere più efficiente la macchina pubblica. Siena vive per larga parte del settore terziario avanzato; dunque puntare alla più alta efficienza nel settore dei servizi pubblici è imprescindibile per una forza politica progressista.

Come sottolineato in precedenti elaborazioni del Partito Democratico gli effetti della crisi sono ancora largamente in atto e ci portano a pensare che il panorama economico del nostro paese, e quindi anche del nostro territorio, non sarà più lo stesso. Sappiamo che la Banca Monte dei Paschi e le altre istituzioni bancarie non saranno in grado di garantire l’offerta occupazionale degli anni passati. La crisi profonda del nostro Ateneo preoccupa tutta la città e le sue conseguenze non sono ancora completamente prevedibili. Sappiamo che si sono perse occasioni lavorative per le fasce più deboli della società che offrivano manodopera presso l’ateneo tramite cooperative sociali e di servizi. Inoltre alcuni ruoli tecnici amministrativi non hanno visto rinnovato il proprio contratto di lavoro. Molte posizioni di ricerca come dottorati e assegni di ricerca sono scomparse nell’ultimo anno accademico,  molte collaborazioni come i contratti di docenza sono state cancellate e in alcuni casi sono stati unilateralmente ridotti gli stipendi. Lo sforzo che la politica dovrà fare sarà dunque quello di sostenere le imprese private che possono garantire un’offerta lavorativa a figure altamente professionalizzate e specializzate. Pensiamo che Siena possa ospitare incubatori scientifici rivolti a discipline diverse, non esclusivamente biomedicali, che attraggano dalla Toscana le competenze migliori.

Per fare tutto questo sono necessari investimenti e capacità di valutazione. Dunque nel momento in cui le risorse sono minori diventa ancora più importante valutare bene le proprie scelte. Questo è il compito della politica intesa nel senso più alto della parola. Siena necessita di coinvolgere sul tema dello sviluppo le forze produttive della città con particolare attenzione a quei privati che potrebbero investire nel nostro territorio e a quei giovani che godono di formazione, capacità e idee, ma non dispongono degli strumenti e delle risorse economiche per attivare nuove attività imprenditoriali.

Come abbiamo sottolineato per la gestione del territorio, la nuova amministrazione non si troverà semplicemente di fronte alla domanda di un cambio di passo, ma di fronte alla necessità di un cambio di paradigma, ovvero al ripensamento dei riferimenti culturali, dei modelli di sviluppo e delle politiche di stimolo alla crescita.

3. Conoscenza e sapere

I tagli alla cultura, alla scuola, all’Università, mostrano ancora una volta la miopia del governo nazionale. Le città italiane, e Siena in particolare, sono da sempre città dei saperi e delle conoscenze. La ripresa economica e la creazione di nuova occupazione non può che passare dall’investimento nella cultura, cultura deve essere intesa nel suo significato plurale.

Il percorso di investimento comprende naturalmente la valorizzazione dei beni artistici ed architettonici, la tutela del paesaggio, la difesa dei prodotti agroalimentari tradizionali ed quelli ad indicazione geografica tipica. Dalla compresenza del patrimonio di beni, territorio e saperi diffusi dipendono le attività turistiche commerciali ed artigianali della nostra città e della nostra provincia. Si tratta di un delicato equilibrio che dobbiamo proteggere non solo come risorsa economica, ma come nostro tratto identificativo.

Ma il termine cultura non deve essere inteso solo come conservazione ma anche come creazione di nuova conoscenza attraverso la ricerca, rilanciando i settori più dinamici della nostra comunità a cominciare dai nostri due atenei laboratorio del nostro futuro. Pensiamo che l’Università debba essere più trasparente nel suo rapporto con le istituzioni, e debba tornare a far crescere culturalmente la città, piuttosto che trarre da essa finanziamenti per progetti locali di corto respiro. L’Università ben governata può essere un grande motore di sviluppo culturale e scientifico per la nostra città. Può tornare ad essere un polo di attrazione per studiosi non senesi, piuttosto che luogo per comodi impieghi sotto casa. Ma può e, secondo noi, deve farlo compatibilmente con le necessità di una ristrutturazione economica, in virtù delle proprie capacità e non in funzione del tessuto economico della società senese. Per essere più chiari, non ha senso pensare ad una ristrutturazione regionale delle università e una non meglio precisata idea di redistribuzione delle facoltà sulla base della presenza locale di una banca o di un’industria. Le scelte possono essere operate soltanto sulla base delle competenze presenti a livello dipartimentale. Ciò implica un percorso di trasparenza da parte dell’Università “da dentro a fuori” ed un percorso di curiosità della città verso il suo Ateneo “da fuori a dentro”. Perché le competenze di alto livello sono difficili da acquisire ed ancor più da diffondere in un tessuto cittadino da troppo tempo abituato a valutare più le tradizioni ed i titoli onorifici che il merito.

Cultura deve infine essere intesa come contenitore di trasmissione della conoscenza e del sapere. Le politiche culturali della nostra città devono essere capaci di promuovere le nostre eccellenze ben oltre i confini locali. In questo senso la candidatura di Siena a “Capitale Europea della Cultura 2019” rappresenta oltre che una sfida anche una occasione per riflettere su come viene comunicata nel modo la città.

4. La persona e la politica.

Siena è una città democratica ed accogliente. A Siena non può mancare una particolare attenzione ai “Diritti civili”, che devono essere uguali per tutti e non speciali per qualcuno, non possiamo più accettare discriminazioni e ingiustizie sociali che quotidianamente si consumano nel nostro Paese. Particolare attenzione va quindi rivolta alle donne, agli anziani, ai bambini, ai diversamente abili, al fine vita con l’istituzione dei Registri per il Testamento biologico, alle unioni civili anche tra persone dello stesso sesso (gli stessi diritti che ha una coppia eterosessuale unita in matrimonio, devono valere per ogni alta forma di convivenza). Una città come Siena non può tollerare le politiche berlusconiane sulla scuola, e tantomeno accettarle passivamente. In particolare, per quanto riguarda il settore della formazione scolastica, noi riteniamo che il Comune di Siena debba integrare, nelle forme che considererà legalmente percorribili, il supporto didattico necessario ai bambini in difficoltà e, nel rispetto delle proprie prerogative, monitorare la qualità dell’offerta didattica nella nostra città.

Particolare sensibilità e attenzione va rivolta agli immigrati, in particolare a coloro che scelgono di vivere nella nostra città, e che dunque costituiscono un arricchimento culturale e sociale a cui va garantita una piena integrazione. Anche questa, a nostro avviso, passa da una migliore efficienza della macchina pubblica.

La città dei democratici (Long)

Cittadini e politica: leali ma non conformisti

1. La politica come “servizio civico”.

2. Il nostro codice etico.

I contenuti:

1. Ambiente e territorio

2. Lavoro e Sviluppo

3. Conoscenza e sapere

4. La persona e la politica.

Cittadini e politica: leali ma non conformisti

Cittadini e politica

  • La politica come “servizio civico”
  • Limiti nelle retribuzioni e nel cumulo degli incarichi
  • Rispetto e promozione del codice etico.
  • Ricambio e rispetto della parità generi nella composizione del consiglio comunale

Il Partito Democratico è nato con lo scopo di riportare tra gli italiani la fiducia nella politica. In un momento in cui i partiti politici non godono di particolare fiducia tra i cittadini, dopo un decennio di campagne mediatiche di Berlusconi condotte cavalcando l’antipolitica, dopo la constata impossibilità per l’Italia di riconoscersi in un governo di centrosinistra stabile a causa della frammentazione del nostro schieramento, un nuovo progetto politico doveva riportare i democratici e i riformisti sotto le stesse bandiere, rispondendo alle esigenze del paese di unità e ritrovata governabilità.

Oggi dopo tre segretari ed una serie di sconfitte elettorali questo progetto è messo a dura prova. Eppure noi continuiamo a credere che un Partito Democratico forte sia l’unica alternativa al governo delle destre e all’ingovernabilità della vecchia coalizione di centro sinistra.

Sappiamo che esiste un elettorato progressista critico nei confronti del nostro partito, propenso all’astensione oppure orientato verso un voto di protesta in favore di liste che impropriamente cercano di connotarsi alternative al sistema, ma che finiscono per parlare il linguaggio delle destre ed in qualche caso di esprimere contenuti simili alle stesse.

I risultati delle ultime elezioni regionali hanno mostrato che prima ancora dei confini delle alleanze del centrosinistra è il consenso verso il PD a determinare la vittoria del centrosinistra. Dove il PD riesce a recuperare il suo elettorato critico il centrosinistra vince.

Oggi di fronte alla crisi della maggioranza parlamentare che sostiene Berlusconi, solo un Partito Democratico capace di mobilitare intorno ad un progetto riformista gli italiani altrimenti orientati verso l’astensione o il voto di protesta possiamo costruire l’alternativa ad un ennesimo governo delle destre.

Nella prossima primavera, indipendentemente dal destino del governo Berlusconi, i cittadini senesi saranno chiamati ad elegge i governo della città.

Noi crediamo che per il radicamento sul territorio, per il numero di iscritti, le responsabilità di governo, e per il dialogo intessuto con i cittadini, il Partito Democratico sia davvero il partito della città. Pensiamo che  un dibattito aperto tra militanti e dirigenti sia indispensabile per consolidare il PD nei luoghi di lavoro e sul territorio.

Per noi è evidente come la sfida lanciata a Siena da forze che si presentano con tanta disinvoltura come il cambiamento sia invece lo strumento di riproposizione di facce ben conosciute in città.

Noi crediamo che al partito della città spetti nei prossimi mesi sfidare l’opinione spesso diffusa che la politica sia utilizzata per l’affermazione di gruppi o per la promozione personale piuttosto che come amministrazione della cosa pubblica.

Noi pensiamo che sia compito del Partito Democratico dimostrare che la politica è fatta di contenuti e di proposte, che queste possano essere discusse in modo “leale ma non conformista”, e che solo con un Partito Democratico aperto, libero e forte avremo una Siena migliore.

Abbiamo identificato alcuni elementi che riguardano il rapporto tra cittadini e politica ed alcuni contenuti che proponiamo alla valutazione delle assemblee di circolo perché diventino patrimonio comune nel sostegno al candidato sindaco:

1. La politica come “servizio civico”.

Come ha affermato il presidente della regione Toscana Enrico Rossi, dobbiamo tornare a concepire la politica come “servizio civico”. Questo non significherà soltanto sostituire le indennità con gettoni di presenza come giustamente ha fatto il presidente Rossi, ma anche ripensare i criteri di selezione per scegliere i componenti dei consigli di amministrazione di fondazioni, società ed enti collegati alle amministrazione locale, criteri che devono essere fondati su dimostrate competenze, evitando allo stesso tempo il cumulo degli incarichi.

Per non lasciare inevasa una questione molto spesso usata strumentalmente, noi sosteniamo l’attuale forma statutaria della Fondazione MPS, perché riteniamo che i principi che l’hanno ispirata siano tuttora validi e rispondano all’esigenza di una gestione della Fondazione orientata agli interessi della collettività. Pensiamo che spetti al Sindaco motivare le scelta sulla composizione della deputazione e che chi è indicato per nomina pubblica debba rendere trasparenti i propri atti e sottoporli alla valutazione dei cittadini nelle forme che il Sindaco ed il Consiglio Comunale riterranno idonee.

Il percorso di costruzione della coalizione di centro-sinistra che il Segretario del PD cittadino sta perseguendo tende in maniera chiara a delineare un governo della città che si regga su una solida alleanza delle forze riformiste. Come sottolineato nel documento approvato dalla Direzione Comunale, il PD della città dovrà sottoporre “al giudizio elettorale della città una nuova classe dirigente che si misuri per la prima volta con il governo cittadino”.

Chiediamo al candidato sindaco parità di genere nella composizione della giunta comunale, e che quest’ultima sia anagraficamente, socialmente e culturalmente eterogenea.

2. Il nostro codice etico.

Il Partito Democratico ha un codice etico chiaro che garantisce i nostri elettori rispetto all’autonomia della politica dagli interessi privati e garantisce candidature limpide tramite un sistema di condizioni ostative alla candidatura. Nell’attuazione del codice etico chiediamo di seguire quella che è una prassi di molti paesi europei: domandare ai propri amministratori di sottoscrivere una dichiarazione sulla propria situazione lavorativa, associativa e patrimoniale. Poiché riteniamo che il rapporto di fiducia tra appartenenti allo stesso partito sia prioritario, chiediamo che siano i candidati stessi a valutare autonomamente e dunque a fornire in piena coscienza le informazioni che ritengono di stretta pertinenza con i ruoli politico-amministrativi a cui si candidano. A nostro avviso queste informazioni possono essere le medesime che vengono comunque rese accessibili anche in Italia nel momento in cui il candidato viene eletto nell’ente di riferimento.

  • Al fine di marcare la differenza tra i candidati del PD e quelli degli altri partiti, noi proponiamo dunque che i nostri candidati nelle liste per il Consiglio Comunale alle elezioni amministrative del 2011 rendano disponibili in forma pubblica alcune informazioni sul proprio profilo già in campagna elettorale.
  • Nel rispetto del codice etico del nostro partito chiediamo ai candidati di dichiarare eventuali questioni aperte con la giustizia.
  • Al fine di rendere di candidature libere da ogni condizionamento chiediamo ai nostri candidati di dichiarare eventuali nomi di finanziatori o sottoscrittori alla propria campagna elettorale.
  • Ai nostri candidati chiediamo inoltre di chiarire se la propria situazione lavorativa e/o patrimoniale possano sollevare eventuali conflitti di interesse con il proprio mandato e quale modalità intendano perseguire per affrontare la questione.
  • Chiediamo di dichiarare gli incarichi lavorativi e l’eventuale presenza in cariche di nomina pubblica, e di  menzionare l’eventuale adesione ad associazioni e l’iscrizione a sindacati.
  • Nel caso in cui il candidato fosse anche datore di lavoro chiediamo lui di dichiarare di essere in regola con tutte le norme che tutelano i diritti dei lavoratori.

I contenuti: territorio, lavoro, conoscenza, diritti.

Territorio, lavoro, conoscenza, diritti

  • Valorizzare la bellezza come origine della nostra ricchezza e chiave del nostro futuro
  • Fondare il futuro della città sul lavoro e l’impresa piuttosto che sulla crescita immobiliare
  • Rivolgere le risorse esterne disponibili in investimenti piuttosto che per compensare il bilancio corrente.
  • Siena, città dei saperi e delle conoscenze
  • Siena città dei diritti, aperta ed accogliente

1. Ambiente e territorio

Prima dei candidati, dei partiti o delle coalizioni vengono i contenuti e le politiche. Noi crediamo che sia stata riposta troppa fiducia da parte delle amministrazioni passate nella crescita continua del valore immobiliare quale volano per la crescita economica complessiva.

Di fronte a una popolazione cittadina sempre più anziana e sempre più bisognosa di servizi dedicati è stato giusto cercare di riequilibrare la bilancia demografica dando possibilità ai giovani e alla nuove famiglie di trasferirsi nel comune di Siena piuttosto che nei comuni limitrofi. Tuttavia se è vero che una parte cospicua delle nuove costruzioni realizzate e via di realizzazione dovevano intervenire su un mercato (quello della compravendita immobiliare e degli affitti) insostenibile anche per le famiglie medie, dobbiamo rilevare che a fronte della presenza sul mercato di nuove strutture non si è rilevata una vera crescita dei residenti.

La crescita dell’offerta immobiliare è avvenuta senza però determinare un vero effetto calmieratore sul prezzo delle case e senza produrre un aumento significativo della popolazione residente. Questa constatazione ci consente di fare due osservazioni importanti che spingono nella direzione di una revisione delle politiche abitative e della gestione dell’ambiente e del territorio.

La prima osservazione è che probabilmente molte delle nuove costruzioni non hanno avuto la destinazione sperata. Si sono invece trasformate in beni di investimento per privati, residenti e non, e per società che hanno considerato il territorio senese come un’appetibile opportunità speculativa. Si tratta dunque di una politica distributiva dove gli spazi del territorio appartenenti al pubblico o ai privati vengono trasformati in volumi destinati ad un mercato particolarmente redditizio, creando ricchezza per i proprietari dei terreni, per i costruttori e infine per gli investitori. Se questa politica distributiva ha portato risorse necessarie nelle casse comunali sotto forma di oneri di urbanizzazione e di tassazione sui nuovi immobili, non ha tuttavia contribuito a creare una ricchezza che rimanesse davvero nel territorio: le imprese di costruzione si affidano a manodopera esterna, magari subappaltando in quel mercato che potremmo definire “grigio” che è l’edilizia, non fanno crescere la professionalità delle imprese locali e alimentano un mercato al ribasso della manodopera.

La seconda osservazione che possiamo fare è che probabilmente la domanda di nuove costruzioni da parte di singole famiglie a scopo abitativo era quantomeno sovrastimata. Siena ha perso tra gli anni ‘70 e l’inizio degli anni 2000 quasi 10.000 residenti. E’ stato imputato l’esodo dei cittadini anche al costo degli immobili e all’assenza di contratti di locazione a buon mercato. In realtà la popolazione residente è invecchiata, e l’indice di natalità è tendenzialmente basso. A differenza di alcuni comuni limitrofi (Val d’Elsa, Val d’Arbia) Siena non ha visto l’arrivo di una popolazione immigrata di dimensioni considerevoli. Ma a Siena, l’invecchiamento demografico della popolazione è stato causato anche da un silenzioso esodo di giovani e adulti in cerca di lavoro. Nonostante la presenza di importanti istituzioni bancarie, di grandi aziende del settore bio-medicale, di un grande ospedale, e di un ateneo di medie dimensioni Siena non è stata in grado di offrire opportunità a tutti i giovani che sono entrati nel mercato del lavoro, sia diplomati che laureati.

Al di là dei progetti previsti di espansione nel territorio sud del comune, Siena deve oggi più che mai guardarsi allo specchio e riconoscere che la sua ricchezza architettonica deriva dall’unicità del rapporto tra edifici (nuovi e antichi) e verde antropizzato, combinazione che crea scenari straordinari tanto da rendere il nostro comune e la nostra provincia uno dei luoghi più ambiti per abitare al mondo. Siena deve chiedersi se davvero una ulteriore e massiccia immissione sul mercato di nuovi appartamenti nei prossimi cinque – dieci anni, come prevista dal nuovo Regolamento Urbanistico, sia necessaria, quando anche comuni vicini alla nostra realtà (es. Firenze) hanno deciso di sviluppare piani senza consumo del territorio. Siena deve inoltre chiedersi se questa espansione creerà davvero opportunità abitative per i giovani, se aumenterà il livello qualitativo di quartieri già densamente urbanizzati, se produrrà innovazione tecnologica nel settore edilizio, o se invece impoverirà il patrimonio paesaggistico che costituisce il componente fondamentale della propria ricchezza.

E’ dunque necessario muoversi verso un modello dove la ricchezza non sia più generata dalla crescita continua del valore immobiliare o da redditi derivanti da locazioni particolarmente alte nel nostro Comune. E’ necessaria una virata, dobbiamo far dipendere la nostra crescita dal lavoro e dalla capacità di inventare nuove forme di occupazione, piuttosto che dalla rendita.

2. Lavoro e Sviluppo

La nostra amministrazione ha potuto beneficiare oltre che del proprio normale bilancio anche di importantissimi trasferimenti da parte della Fondazione Monte dei Paschi. Oggi sappiamo che questi trasferimenti non saranno una certezza nei prossimi anni. La certezza che abbiamo è invece che i trasferimenti da parte del governo centrale saranno inferiori a quanto ricevuto finora, anche nell’ipotesi sperata di un governo di centro-sinistra alla guida del paese.

Di fronte a risorse inferiori la sfida dovrà necessariamente essere quella di mantenere servizi essenziali senza deprimere l’economia.

Partendo dalla preziosa indagine che il partito democratico ha svolto tramite la recente campagna di ascolto  dei cittadini senesi “Diccene Quattro” possiamo trarre alcuni suggerimenti. Una delle domande del questionario era infatti relativa alle priorità di erogazione delle risorse della Fondazione MPS. Ebbene la risposta che ha avuto la frequenza più alta tra i senesi è quella che chiede che queste risorse siano destinate al sostegno a nuovi investimenti per lo sviluppo, risposta seguita immediatamente da quella che chiede che queste risorse siano utilizzate con funzione calmieratrice delle tariffe dei servizi sociali.

Noi crediamo di interpretare la generosità dei senesi rispetto alle generazioni future quando diciamo che le erogazioni della Fondazione e di altre istituzioni dovranno essere utilizzate principalmente per investimenti produttivi. Dobbiamo valutare con lucidità quali servizi debbano essere prioritari per una società che investe poco nella formazione, cresce poco demograficamente e tende ad invecchiare con una rete di protezione sociale spesso non sufficiente. Dobbiamo chiederci se la scelta di rivedere le tariffe dei servizi comunali (es. mense scolastiche) sia prioritarie rispetto al rendere più efficiente la macchina pubblica. Siena vive per larga parte del settore terziario avanzato; dunque puntare alla più alta efficienza nel settore dei servizi pubblici è imprescindibile per una forza politica progressista.

Come sottolineato in precedenti elaborazioni del Partito Democratico gli effetti della crisi sono ancora largamente in atto e ci portano a pensare che il panorama economico del nostro paese, e quindi anche del nostro territorio, non sarà più lo stesso. Sappiamo che la Banca Monte dei Paschi e le altre istituzioni bancarie non saranno in grado di garantire l’offerta occupazionale degli anni passati. La crisi profonda del nostro Ateneo preoccupa tutta la città e le sue conseguenze non sono ancora completamente prevedibili. Sappiamo che si sono perse occasioni lavorative per le fasce più deboli della società che offrivano manodopera presso l’ateneo tramite cooperative sociali e di servizi. Inoltre alcuni ruoli tecnici amministrativi non hanno visto rinnovato il proprio contratto di lavoro. Molte posizioni di ricerca come dottorati e assegni di ricerca sono scomparse nell’ultimo anno accademico,  molte collaborazioni come i contratti di docenza sono state cancellate e in alcuni casi sono stati unilateralmente ridotti gli stipendi. Lo sforzo che la politica dovrà fare sarà dunque quello di sostenere le imprese private che possono garantire un’offerta lavorativa a figure altamente professionalizzate e specializzate. Pensiamo che Siena possa ospitare incubatori scientifici rivolti a discipline diverse, non esclusivamente biomedicali, che attraggano dalla Toscana le competenze migliori.

Per fare tutto questo sono necessari investimenti e capacità di valutazione. Dunque nel momento in cui le risorse sono minori diventa ancora più importante valutare bene le proprie scelte. Questo è il compito della politica intesa nel senso più alto della parola. Siena necessita di coinvolgere sul tema dello sviluppo le forze produttive della città con particolare attenzione a quei privati che potrebbero investire nel nostro territorio e a quei giovani che godono di formazione, capacità e idee, ma non dispongono degli strumenti e delle risorse economiche per attivare nuove attività imprenditoriali.

Come abbiamo sottolineato per la gestione del territorio, la nuova amministrazione non si troverà semplicemente di fronte alla domanda di un cambio di passo, ma di fronte alla necessità di un cambio di paradigma, ovvero al ripensamento dei riferimenti culturali, dei modelli di sviluppo e delle politiche di stimolo alla crescita.

3. Conoscenza e sapere

I tagli alla cultura, alla scuola, all’Università, mostrano ancora una volta la miopia del governo nazionale. Le città italiane, e Siena in particolare, sono da sempre città dei saperi e delle conoscenze. La ripresa economica e la creazione di nuova occupazione non può che passare dall’investimento nella cultura, cultura deve essere intesa nel suo significato plurale.

Il percorso di investimento comprende naturalmente la valorizzazione dei beni artistici ed architettonici, la tutela del paesaggio, la difesa dei prodotti agroalimentari tradizionali ed quelli ad indicazione geografica tipica. Dalla compresenza del patrimonio di beni, territorio e saperi diffusi dipendono le attività turistiche commerciali ed artigianali della nostra città e della nostra provincia. Si tratta di un delicato equilibrio che dobbiamo proteggere non solo come risorsa economica, ma come nostro tratto identificativo.

Ma il termine cultura non deve essere inteso solo come conservazione ma anche come creazione di nuova conoscenza attraverso la ricerca, rilanciando i settori più dinamici della nostra comunità a cominciare dai nostri due atenei laboratorio del nostro futuro. Pensiamo che l’Università debba essere più trasparente nel suo rapporto con le istituzioni, e debba tornare a far crescere culturalmente la città, piuttosto che trarre da essa finanziamenti per progetti locali di corto respiro. L’Università ben governata può essere un grande motore di sviluppo culturale e scientifico per la nostra città. Può tornare ad essere un polo di attrazione per studiosi non senesi, piuttosto che luogo per comodi impieghi sotto casa. Ma può e, secondo noi, deve farlo compatibilmente con le necessità di una ristrutturazione economica, in virtù delle proprie capacità e non in funzione del tessuto economico della società senese. Per essere più chiari, non ha senso pensare ad una ristrutturazione regionale delle università e una non meglio precisata idea di redistribuzione delle facoltà sulla base della presenza locale di una banca o di un’industria. Le scelte possono essere operate soltanto sulla base delle competenze presenti a livello dipartimentale. Ciò implica un percorso di trasparenza da parte dell’Università “da dentro a fuori” ed un percorso di curiosità della città verso il suo Ateneo “da fuori a dentro”. Perché le competenze di alto livello sono difficili da acquisire ed ancor più da diffondere in un tessuto cittadino da troppo tempo abituato a valutare più le tradizioni ed i titoli onorifici che il merito.

Cultura deve infine essere intesa come contenitore di trasmissione della conoscenza e del sapere. Le politiche culturali della nostra città devono essere capaci di promuovere le nostre eccellenze ben oltre i confini locali. In questo senso la candidatura di Siena a “Capitale Europea della Cultura 2019” rappresenta oltre che una sfida anche una occasione per riflettere su come viene comunicata nel modo la città.

4. La persona e la politica.

Siena è una città democratica ed accogliente. A Siena non può mancare una particolare attenzione ai “Diritti civili”, che devono essere uguali per tutti e non speciali per qualcuno, non possiamo più accettare discriminazioni e ingiustizie sociali che quotidianamente si consumano nel nostro Paese. Particolare attenzione va quindi rivolta alle donne, agli anziani, ai bambini, ai diversamente abili, al fine vita con l’istituzione dei Registri per il Testamento biologico, alle unioni civili anche tra persone dello stesso sesso (gli stessi diritti che ha una coppia eterosessuale unita in matrimonio, devono valere per ogni alta forma di convivenza). Una città come Siena non può tollerare le politiche berlusconiane sulla scuola, e tantomeno accettarle passivamente. In particolare, per quanto riguarda il settore della formazione scolastica, noi riteniamo che il Comune di Siena debba integrare, nelle forme che considererà legalmente percorribili, il supporto didattico necessario ai bambini in difficoltà e, nel rispetto delle proprie prerogative, monitorare la qualità dell’offerta didattica nella nostra città.

Particolare sensibilità e attenzione va rivolta agli immigrati, in particolare a coloro che scelgono di vivere nella nostra città, e che dunque costituiscono un arricchimento culturale e sociale a cui va garantita una piena integrazione. Anche questa, a nostro avviso, passa da una migliore efficienza della macchina pubblica.

Una tappa per un nuovo impegno

Una tappa per un nuovo impegno

- di Franco Ceccuzzi
La sconfitta di Obama nelle elezioni di mid term sembra avere tante cause tra le quali non si può escludere la crescente impotenza delle nazioni a governare il ciclo economico. Due anni fa gli americani avevano scelto il primo presidente di colore della loro storia, per voltare pagina rispetto ai repubblicani, considerati, a ragione, responsabili della recessione più profonda del dopoguerra. Il 2 novembre scorso i repubblicani hanno riconquistato la maggioranza alla Camera premiati da un voto di protesta che punisce Obama perché non ha ancora condotto gli Stati Uniti fuori dalla crisi economica. Si cambia, nonostante che i risultati attesi non siano nella disponibilità di chi governa. Un sistema bipolare che funziona e che rispecchia l’umore e le aspettative di questo grande paese. Per l’Italia non si può dire altrettanto. Con un governo paralizzato da mesi per la crisi politica della sua maggioranza, con un premier interessato solo alla sua exit strategy personale per sfuggire ai processi, e divenuto esempio negativo e disgustoso nei comportamenti privati, l’Italia paga ancora più duramente la crisi economica e sta precipitando nell’immagine internazionale. Eppure l’alternativa non decolla. Se i partiti svolgono una funzione storica quella del Pd, in questa fase della vita del paese, e proprio quella di rendere credibile l’alternativa al centrodestra dopo la fine del berlusconismo. Serve un nuovo progetto per l’Italia ed una nuova classe dirigente che vada ben oltre la terza edizione del governo de l’Ulivo che ebbe la stagione più feconda nel 1996 e quella già stanca e meno produttiva nel 2006. Questo percorso il PD lo ha imboccato con fatica e soprattutto non e ancora un cantiere aperto. La convention di Firenze organizzata da Matteo Renzi può costituire una tappa per suscitare nuovo impegno e raccogliere energie che trovano nelle forme e nei linguaggi in uso nel partito un ostacolo alla propria espressione. L’importante e che il Pd sappia cogliere i segnali che arriveranno da questa tre giorni e che questo sforzo di elaborazione sia utile per rafforzarlo. Il Pd in Toscana può accogliere con soddisfazione questo evento perché esprime al tempo stesso esperienze di governo di valore nazionale come Enrico Rossi e tanti sindaci, e una nuova leva di dirigenti trentenni con molte donne alla guida delle organizzazioni territoriali. Se da Firenze parte una sfida per il rinnovamento del Pd, la Toscana sarà protagonista attiva per dimostrare che si può tenere insieme alta capacita di governo e ricambio continuo dei gruppi dirigenti, come dimostra anche il fatto che da noi le prime esperienze di primarie si sono svolte già vent’anni fa. Per questo al di la delle provocazioni dell’eccesso di personalismo, che certo non è segno di rinnovamento, la convention di Renzi merita di essere seguita con attenzione.
Con questo spirito sabato prossimo andrò a Firenze.

Previsioni Meteo

Previsioni Meteo

L’atmosfera dentro il PD senese è serena, frutto senza dubbio della bella Festa in Fortezza e dell’impegno dei volontari, così come del paziente lavoro politico che Elisa Meloni ha svolto da Giugno ad oggi. Non era scontato e non era facile, ma così come nel PD abbiamo criticato le lacune politiche del passato, dobbiamo onestamente riconoscere al segretario/a la capacità di tenere insieme il partito, le sue anime e le diversificate aspirazioni. Un partito correntizio non trasmette grande fascino ai propri iscritti. Se però le sensibilità diverse competono sul terreno dell’elaborazione politica, allora sono un ricchezza. Noi cercheremo di “strattonare” il PD sui temi che per noi rivestono un ruolo fondamentale per un partito che abbia l’aspirazione a modificare le condizioni sociali e dare spazio a chi non gode di rendite di posizione. Un partito che guardi al futuro, insomma, senza buttare ciò che di buono ha elaborato finora, ma consapevole che lo scenario nazionale (e anche locale) è profondamente mutato.

Se dunque il cielo sopra il PD senese volge al sereno, non  altrettanto può dirsi del PD nazionale, dove i dirigenti sembrano tuttora presi da manie di protagonismo che ormai, più che disorientare l’elettorato, lo infastidiscono fino a deprimerlo. Abbiamo più volte detto che occorre una nuova classe politica capace di interpretare i mutamenti avvenuti nella società e nel mondo del lavoro. Quello che sta accadendo con il mutamento delle relazioni industriali in Italia, impone una riflessione su come si esce dal pantano di una competizione al ribasso salariale a vantaggio di una delocalizzazione verso Est. Occorre capire come i mutamenti climatici influenzeranno i flussi dell’immigrazione e la distribuzione del cibo, e sarà necessario capire rapidamente quali tipologie  di infrastrutture dovremo privilegiare in previsione del progressivo mutare delle fonti energetiche, dei bisogni di trasporto, dello sviluppo abitativo. In campo sanitario occorrerà aumentare la qualità dei servizi diminuendo i costi collettivi, e quindi sarà importante privilegiare la prevenzione delle malattie che incidono su una società opulenta. Dovremo probabilmente mettere mano ad una nuova legislazione in tema alimentare, in modo da incoraggiare la qualità dei prodotti e al tempo stesso la sostenibilità alimentare delle produzioni ed il corretto uso di queste. E dovremo davvero promuovere l’istruzione e la conoscenza, perché questo è l’unico investimento su cui avremo sempre un ritorno economico e sociale.

Ecco, io non credo che la nostra classe politica nel suo complesso, non solo quella del PD, sia capace di promuovere queste riforme. Semplicemente non le sente urgenti, forse non le capisce o semplicemente non ne vede alcun ritorno. Evidentemente ci saranno singoli che potranno ben rappresentare le esigenze sopracitate, ma dubito che questi saranno i dirigenti attuali, a cui più o meno tutti siamo affezionati (forse perché ci ricordano la nostra infanzia e già li vedevamo in TV).

Ancora una volta la politica della Regione Toscana ci viene in aiuto, e risulta sempre più evidente la vicinanza di un presidente come Enrico Rossi alle esigenze del cittadino comune. Forse perché, molto semplicemente, anche lui è un cittadino comune, nato da una famiglia semplice e abituato a fare le cose normalmente.

Il PD deve essere il partito delle persone normali, che si stimano per i propri comportamenti, e in cui ci sia gusto ad essere “leali ma non conformisti”. Su questo, dobbiamo ancora lavorare, e se non è tardi, forse a Siena abbiamo imboccato la strada giusta. Si sa che un partito unito è la condizione prioritaria per affrontare le prossime campagne elettorali, ed è abbastanza certo che dovremo affrontarne sia di amministrative (previste) che di politiche (incombenti). Ma certo non basta per vincere le elezioni se il messaggio che trasmette all’esterno non è credibile o almeno un po’ convincente. La “svolta” di Bersani, da noi tanto invocata, forse è arrivata, con il suo richiamo al progetto Ulivo. Ci piace leggere questa svolta, come un richiamo allo “spirito dell’Ulivo” che permise ai partiti del 1996 di farsi portatori delle aspettative del proprio elettorato, ma molto di più, di farsi promotori di un senso comune di cittadinanza in uno stato sull’orlo del collasso. L’Ulivo guidato da Romani Prodi vedeva l’alleanza del Partito Democratico della Sinistra, del Partito Popolare, dei Verdi, Rinnovamento Italiano e l’accordo di desistenza con Rifondazione. Adesso il panorama politico è un po’ diverso: la pattuglia dei Diniani è alleata di Berlusconi, ed i Radicali, allora in qualche caso alleati con il centro-destra, hanno molto influenzato l’elaborazione del PD su temi importanti e sono nostri alleati leali. A Berlusconi hanno regalato Capezzone, brillante quanto disinvolto dal cambiare casacca in tempo reale. Allora il CCD, come adesso l’UDC esprimeva senza difficoltà posizioni tipicamente conservatrici (ovviamente a vantaggio di chi già gode di molti benefici). Casini e la sua pattuglia, così spregiudicati in Parlamento sono invece immobili nella società, ed esprimono visioni culturalmente analoghe a quelle del PDL, difficili quindi da coniugare con un’alleanza che vuole modificare questa società. Al di là della comunanza dei ruoli dei dirigenti politici nazionali, davvero non si capisce in cosa della nostra società potrebbe concretizzarsi un’azione di governo con l’UDC. Ne si capisce dove siano le ragioni di un terzo polo che abbia per protagonisti chi fino a qualche giorno o mese fa ha condiviso tutte le scelte di Berlusconi sui diritte, la giustizia, il lavoro.

Un questione questa della terzietà che si riproporrebbe anche in chiave locale se dovesse concretizzarsi un accordo con una forza che poco ha condiviso con la storia del centro sinistra e che e che incoraggerebbe l’IdV, nella campagna elettorale contro il PD.

Luigi Dallai

*Foto: Archivio Life

RIFLESSIONI SUL DOPO VOTO

RIFLESSIONI SUL DOPO VOTO

di Luigi Dallai. La premessa è che siano inevitabilmente più vicini a Vendola che a Casini, e quindi a D’Alema…, ma che nemmeno il buon Nichi avrebbe vinto se l’UDC si fosse schierata con il PDL. E’ un fatto che Adriana Poli Bortone abbia determinato consapevolmente la sconfitta del centrodestra pugliese, nella sola regione, forse insieme a Lazio e Marche, dove gli elettori dell’UDC possono davvero considerarsi l’ago della bilancia tra centrodestra e centrosinistra. Altrove, l’elettorato UDC sembra naturalmente incline a supportare il centrodestra, del quale condivide programmi e principi, e solo quando raggiunge percentuali rilevanti il suo elettorato diventa anche di opinione e antiberlusconiano. Come facilmente sperimentabile in Toscana, i progetti politici di PD e UDC sono per larga parte alternativi. Forse converrebbe discuterli nel merito evitando tatticismi che sfociano nel ridicolo e cercando di vedere se è possibile far coesistere le aspirazioni della gente di sinistra con le posizioni centriste. Altrimenti molto meglio lasciar perdere. Non sarebbero invece alternativi ai nostri i programmi dell’IdV, formazione spesso priva di grossa visibilità a livello locale, ma che prende percentuali significative un po’ dovunque sfruttando le incertezze del PD. Davvero si rischia di essere ripetitivi dicendo che la proposta politica del PD è contraddittoria.

Pierluigi Bersani ha ribadito più volte la volontà di parlare delle questione vere che interessano la gente, ma è stato il primo a lasciare questa affermazione priva di contenuti. A dire il vero non siamo affatto sicuri che il PD abbia una politica nazionale che possa affrontare i problemi della gente. Probabilmente non è facile averla, e certo non è facile averla se gli uomini che la rappresentano sono da decenni gli stessi, pur al mutare delle condizioni culturali, politiche ed economiche del paese. Essi basano la loro forza su rendite di posizione certe senza mai mettersi in discussione.

Ciò che appare chiaro è che senza una valutazione degli atti politici e/o amministrativi compiuti a livello locale, regionale, nazionale, non esisteranno mai figure nuove e dirompenti all’interno del PD. E’ sintomatico che di fronte agli scempi di questo governo in tema di scuola, ricerca, diritti, economia, ambiente, nessuno abbia potuto rivendicare gli atti compiuti dal governo Prodi. L’esempio contrario e virtuoso ce l’ha offerto Enrico Rossi, che ha più volte rivendicato le scelte compiute dalla giunta regionale di cui faceva parte. Ce l’ha offerto Nichi Vendola, che pure ha avuto una gestione regionale travagliata; e ce lo aveva offerto Renato Soru, tempo fa, ed in condizioni diverse. Si può gestire il potere in molti modi; chi ha amministrato la Regione Toscana l’ha utilizzato per migliorare le condizioni di vita di molte fasce di cittadini ed è riuscito a mantenere il consenso politico senza inseguire le parole d’ordine del momento. Chi ha amministrato la Puglia è passato indenne dal ciclone degli scandali sanitari perché è risultato chiaro chi faceva affari e chi no, anche all’interno di una stessa giunta. Chi ha amministrato la Sardegna è caduto per cause più interne alla nostra coalizione che esterne, e certo rimane uno dei simboli della possibile rinascita di una regione difficile e di un modo diverso di fare politica. La capacità di dare credibilità politica ad una proposta amministrativa sta tutta nella possibilità di rivendicare le scelte fatte, oppure criticare, con onestà intellettuale ma apertamente, le scelte non condivise. Non fare questo, significa spianare la strada ai movimenti di protesta ed in fin dei conti, abdicare all’orgoglio di un partito e di una tradizione che ha fatto del buon governo il caposaldo del proprio consenso. In Toscana lo abbiamo fatto, a Siena ancora no.

ANALISI DEL VOTO NAZIONALE PASSANDO PER COLLE V.E.

ANALISI DEL VOTO NAZIONALE PASSANDO PER COLLE V.E.

di Leonardo Boschi

A Colle di val d’Elsa, paese in cui vivo, il PD rispetto alle elezioni europee del 2009 ha guadagnato quasi il 5% raggiungendo il 51% e ciò potrebbe far sembrare tale risultato un elemento positivo e frutto di una buona campagna elettorale messa in campo dal PD colligiano in questi ultimi mesi. All’interno della realtà colligiana ci sono poi alcune zone (Quartaia, Castel S.Gimignano e Gracciano) in cui il PD sfiora il 60% mentre in altre realtà (Castello, Colle Bassa 1 e Campolungo) dove addirittura è sotto il 45%, tuttavia nel suo complesso il risultato sembrerebbe positivo. Continuando a parlare in termini percentuali abbiamo un elemento nuovo su cui riflettere e questo è rappresentato dall’avanzamento dell’IDV che senza avere fatto alcun tipo di campagna elettorale è passato dal 7% al 9% raggiungendo picchi del 12/13% nelle sezioni di Castello, La Badia e L’Agrestone e quindi andando ad attingere nell’elettorato di tutto il centrosinistra colligiano imponendosi così come seconda forza della coalizione e come terzo partito colligiano. Un elemento di notevole preoccupazione è a mio avviso rappresentato dal costante incremento dei voti della Lega Nord che ha raggiunto ormai il 7% con punte del 18% nel quartiere de La Badia. Se dall’analisi delle percentuali ci spostiamo al conteggio dei voti c’è a mio avviso poco di cui essere felici poiché vediamo che ad esempio il PD in meno di un anno ha perso oltre 800 voti e che l’incremento in termini percentuali è dovuto al fatto che l’astensione ha maggiormente penalizzato gli altri partiti (-1.094 voti del PDL) piuttosto che ad un recupero del PD e che in realtà l’unico partito ad incrementare i voti è l’IDV (+44 voti) e ciò nonostante un calo di circa 2.000 votanti nell’intero paese. Un altro elemento sui cui riflettere sono i 451 voti dati solamente al candidato alla presidenza Enrico Rossi che rappresentano oltre il 4% dei voti totali e che stanno ad indicare una disaffezione verso i partiti politici da parte degli elettori e ciò non riguarda solo il nostro paese, ma in misura maggiore anche tutto il resto della regione. Quest’ultimo elemento dovrebbe forse farci riflettere sulla bontà della legge elettorale della Toscana dove non si possono scegliere i candidati al consiglio regionale poiché “imposti” dai partiti mentre la gente vuole avere la possibilità di scegliere le persone e quindi dare le preferenze come dimostrato da voti dati solamente al candidato presidente e che riguardano tutti i candidati.

Passando ad analizzare la situazione nazionale lo scenario è molto più difficile e preoccupante poiché se usciamo dalla Regione Toscana, dove il centrosinistra ed in particolare il PD, hanno dimostrato di tenere e di vincere grazie anche al notevole incremento di voti dell’IDV (che anche a livello regionale rappresenta il secondo partito della coalizione ed il terzo partito regionale), in quasi tutte le regioni perdiamo consensi e anche dove vinciamo la flessione è notevole e spesso a vantaggio della Lega Nord e/o del movimento cinque stelle di Grillo. La cosa grave è constatare che perdiamo non solo in regioni dove obbiettivamente non abbiamo governato bene (Campania e Puglia) e quindi dove era prevedibile una sconfitta, ma anche in Piemonte dove la Bresso aveva governato bene rappresentando al meglio la cultura laica, progressista ed ecologista. Le uniche sorprese positive, indipendentemente dall’esito finale, provengono dalla Puglia e dal Lazio, dove Vendola è riuscito a vincere di nuovo a furor di popolo e dove la Bonino nonostante la difficilissima situazione di partenza dovuta alle dimissioni di Marrazzo ha costretto a vincere al fotofinish la Polverini. Il motivo per cui la situazione è preoccupante è dovuta al fatto che in queste due ultime regioni i candidati non sono del PD e nel caso di Vendola in prima battuta era stato addirittura osteggiato dal PD. Tutto questo ci deve far riflettere poiché è mia opinione che in questo momento al PD manchino sia delle figure carismatiche nuove, dal momento che non possiamo continuare a mostrarci con la Bindi, la Turco o La Torre (come vedete non cito D’Alema), sia un progetto politico chiaro e nuovo sulla falsa riga di quello pugliese, che sta coinvolgendo molte persone e tra essi anche molti giovani, e perché no di quello della nostra amata Toscana. Stiamo continuando ad inseguire possibili alleanze con il centro ancor prima di parlare di programmi politici, quando poi in realtà l’alleanza con l’UDC, fatta eccezione per la Liguria e le Marche, non mi sembra che abbia dato grandi risultati e contemporaneamente a sinistra o presunta tale continuano a moltiplicarsi le liste che ci sottraggono voti ed in alcuni casi ci impediscono di vincere come in Piemonte con il candidato di Grillo. Io credo che dovremmo iniziare realmente a rinnovare la classe dirigente di questo partito ed iniziare a lavorare ad un progetto politico nuovo di medio periodo, che fino a qui non abbiamo avuto, che sia comprensibile e chiaro per le persone e che non sia visto solo come un gioco di potere. Se non andremo in questa direzione temo realmente che il nostro partito subisca una lenta implosione e così come sta avvenendo al Nord dove stiamo scomparendo piano piano ci riduciamo ad essere una piccola realtà politica di alcune regioni del centro Italia quando invece la Lega Nord sta diventando sempre più una realtà politica con connotazioni xenofobe e fortemente conservatrici che non incarna più il solo voto di protesta del Nord, ma sta diventando una realtà politica nazionale. Credo che questo rinnovamento del nostro partito debba necessariamente partire dal basso e quindi dalle realtà comunali e territoriali e pertanto credo che i congressi di primavera rappresentino una ottima opportunità da cogliere per avviare questo processo di rinnovamento.

Regionali 2010 Risultati di Siena

Regionali 2010 Risultati di Siena

In questo sito predisposto dall’Unione Comunale trovate i risultati delle Elezioni Regionali 2010:
https://sites.google.com/site/pdsienarisultati2010/risultati

Presto un nostro commento.

La chiusura dei comizi elettorali

La chiusura dei comizi elettorali

Tra pochi giorni i cittadini toscani saranno chiamati ad eleggere il nuovo Consiglio Regionale e, contestualmente, il Presidente delle Regione. La democrazia si costruisce con la partecipazione ed anche in questa occasione è importate il voto di tutti. Per questo ti chiediamo di sostenere insieme ai democratici la candidatura di Enrico Rossi ed il Partito Democratico con la certezza che il successo di Enrico Rossi sarà il
successo della Toscana.

Questa campagna elettorale si chiude nel triste silenzio del servizio pubblico imposto dal governo. In nessun paese democratico alla vigilia di importanti elezioni locali viene imposto il silenzio dei maggiori programmi di
approfondimento politico. In nessun paese democratico il capo del governo offende le autorità preposte a garantire il rispetto delle regole chiede la chiusura di programmi televisivi o impone l’allontanamento di giornalisti sgraditi.

Per difendere la libertà di informazione ed il servizio pubblico ci associamo all’iniziativa della Fnsi – Federazione Nazionale della Stampa Italiana – che ha deciso di organizzare “Rai per una notte”, uno sciopero bianco per la difesa della libertà di stampa e dell’informazione.

Giovedì 25 marzo, dalle ore 21 parteciperemo alla Saletta dei Mutilati, la Lizza Siena, all’evento in sostegno della libertà di comunicazione, assieme ad altre forze politiche ed ad associazioni cittadine.
Sarà effettuato il collegamento con il Paladozza di Bologna, dove si svolgerà la trasmissione condotta da Michele Santoro con la partecipazione di Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro, la squadra
di Annozero e molti altri ospiti del mondo del giornalismo e dello spettacolo.

Vi aspettiamo

PD_Area Marino_Cambia l’Italia

Il Governo della Toscana

Il Governo della Toscana

Di Francesco C. Enrico Rossi è stato presente in questi giorni a diverse iniziative nella nostra provincia. Chi ha già avuto modo di seguire Enrico Rossi in una delle sue tappe, dovrebbe aver cominciato a familiarizzare con l’approccio pragmatico e poco retorico del candidato alla presidenza. Un atteggiamento orientato a considerare le politiche pubbliche come strumento di soluzione dei problemi dei cittadini infatti gli incontri con Rossi hanno sopratutto rappresentato un’occasione importate per capire in quale direzione andrà il governo della nostra regione. Una questione di non poco conto, visto che le regione Toscana ha avuto e continuerà ad avere, insieme alle altre istituzioni del nostro territorio, un compito di supplenza obbligato dalla quasi completa assenza del governo nazionale. Un esempio per tutti è dato dall’acquisto del policlinico Le Scotte recentemente deliberato dalla giunta regionale che rappresenta un trasferimento quasi diretto di risorse al nostro ateneo attraversato dalla crisi di liquidità che tutti conosciamo.
Ma le politiche regionali non sono fatte solo di trasferimenti di risorse destinate a salvare situazioni in crisi. Le politiche regionali devono intervenire sul nodo principale che il governo Berlusconi non vuol affrontare o forse preferisce incoraggiare: quello della disuguaglianza.
L’immagine dell’Italia come una società immobile sembra essere ormai un noioso ritornello. Oggi però dovremmo cambiare parole perché le scelte fatte dal legislatore negli ultimi dieci anni più che rallentare la mobilità sociale hanno aumentato il divario tra ricchi e poveri. La società che ci lascerà in eredità il governo Berlusconi è quella delle barriere all’ingresso nella scuola, nel mondo del lavoro e nelle professioni.
La regione Toscana dovrà allora, nei limiti delle sue competenze, continuare a sostenere quelle politiche pubbliche che, specie in assenza di crescita economica, garantiscono il pieno sviluppo della persona: scuole di qualità , sanità e politiche della salute universali, università aperte e pubbliche. Farlo non vuol dire semplicemente chiedere più risorse, ma riflettere su come queste risorse sono allocate. Non è un compito semplice da affrontare, ma se l’esempio che verrà seguito sarà quello delle politiche della salute allora la strada giusta è già stata intrapresa.
Delineate queste sfide, le scelte che la Toscana farà nei prossimi dieci anni dipenderanno da una valida squadra di governo. Il nostro augurio è che l’impegno di Rossi a fare scelte in piena autonomia sia rispettato e che nel futuro governo della regione oltre alla fondamentale necessità di parità di genere il solo criterio di scelta sia dato dalle capacità dimostrate nei ruoli svolti nella società e nella vita pubblica.

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