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Parola chiave: “Indignazione”

Parola chiave: “Indignazione”

di Giancarlo Pagliai

C’è un’Italia diversa da quella rappresentata dal Presidente del Consiglio e da i suoi mezzi di informazione.

C’è un paese che non è solo il paese di Scilipoti e di Borghezio.

Ci sono giovani che non credono che  partecipare a un reality  sia l’unico modo per vedere realizzati i propri sogni.

Ci sono tanti cittadini  profondamente indignati per tutto quello che sta succedendo intorno a loro.

Siamo indignati nel vedere un Parlamento ingessato a discutere solo e soltanto di quella, che con presunzione viene definita riforma della Giustizia, mascherando miseramente l’unico vero obiettivo, quello di salvare una sola persona dai processi in corso, causando danni irreversibili per tanti altri procedimenti penali, uno per tutti il processo sulla Strage alla stazione di Viareggio.

Quanti sono a conoscenza del pericolo che può arrivare per la nostra democrazia dalla prescrizione breve e dal bavaglio messo alle indagini della magistratura dalla assurda legge sulle intercettazioni?

Ormai Berlusconi è sempre più simile a Cluenzio, spero per il paese, anzi ne sono convinto, che l’avvocato Ghedini non è paragonabile a Marco Tullio Cicerone.

Siamo indignati nel vedere parlamentari che dovrebbero sventolare alta la bandiera dell’onestà e della moralità, far finta di credere, solo per il proprio tornaconto personale, che una giovane ragazza  viene pagata  per non indurla alla prostituzione, e pronti a credere alla ridicola versione che il Premier ha agito nel pieno rispetto delle sue funzioni perché convinto  si trattasse della nipote di Mubarak.

Nemmeno il grande Totò, nonostante la sua brillante fantasia sarebbe arrivato a tanto.

Siamo indignati nell’assistere al comportamento esecrabile di chi, anziché cercare di risolvere i problemi dei giovani, li invita a casa propria per esaudire le proprie maniache ossessioni o racconta loro aneddoti e barzellette che ormai fanno ridere solo lui, Emilio Fede e Lele Mora.

Siamo indignati sentendo ministri della Repubblica che risolverebbero il problema dei clandestini gettandoli in mare o sparando loro prima che approdino sulle nostre coste alimentando paura e violenza, così come sosteneva Don Luigi Ciotti dichiarando testualmente:

-È come se ci sentissimo tutti su una nave in balia delle onde, e sapendo che il numero delle scialuppe è limitato, il rischio di affondare ci fa percepire il nostro prossimo come un concorrente, uno che potrebbe salvarsi al nostro posto. La reazione è allora di scacciare dalla nave quelli considerati “di troppo”, e pazienza se sono quasi sempre i più vulnerabili.-

Ecco, io vorrei risolvere il problema aumentando il numero delle scialuppe e non diminuendo il numero di coloro che ne potrebbero usufruire.

Siamo indignati quando un gruppo di persone, che a mio parere non va frettolosamente derubricato come uno sparuto gruppo  di imbecilli, offende sistematicamente una giocatrice di basket solo perché ha una pelle di colore diverso dalla loro.

Pensate quanto è bello un abbraccio tra persone di etnia e di colore  diversi, è l’emblema dell’accoglienza e della contaminazione culturale, un arricchimento per tutti.

Siamo indignati per l’arroganza di questo governo che, con un atto di inaudito cinismo, ha istituito la Giornata degli Stati vegetativi  il 9 febbraio, cioè nello stesso giorno della ricorrenza della morte di Eluana Englaro, che in quel  tragico stato è stata per ben 6.233 lunghissimi giorni.

6.233 interminabili giorni vissuti con grande dignità dal padre Beppino e dalla Madre Saturna, ai quali va tutta la mia solidarietà e il mio affetto più sincero.

Siamo indignati  di fronte  alle dichiarazioni di un autorevole esponente politico  quando  paragona il Testamento Biologico alla famigerata RUPE TARPEA.

Tutto questo quando al Senato si sta discutendo una proposta di legge sulle volontà anticipate di fine vita presentata dal senatore Calabrò del PDL, nella quale si sostiene che la volontà espressa dal cittadino non è vincolante, dove si sostiene che è determinante  il parere del medico, dove si sostiene che non è possibile interrompere l’alimentazione e l’idratazione, omettendo molto spesso di aggiungere l’aggettivo artificiale, come se non si trattasse di una terapia ma di alimentare un malato in stato vegetativo con del cibo che si compra all’alimentari sotto casa.

Siamo indignati se a un disabile non viene garantito il rispetto, negandogli la possibilità di poter accedere là dove tutte la altre persone possono accedere.

Siamo indignati se una persona viene umiliata, offesa, picchiata solo perché di un orientamento sessuale diverso dal proprio. Perché Cardinale Bagnasco anziché sponsorizzare e sollecitare l’approvazione di una  legge aberrante come è quella presentata dal PDL sul Testamento biologico, non sponsorizza e sollecita l’approvazione di una legge contro l’omofobia, anziché considerare l’omosessualità una malattia degenerativa?  Dove è l’umana pietà che spesso predicate, ma non sempre applicate?

E si vergogni il sottosegretario Giovanardi che vede in un manifesto pubblicitario dell’Ikea un grave attentato alla Costituzione, quella stessa Costituzione che quotidianamente viene oltraggiata e vilipesa da autorevoli esponenti del governo e del suo stesso partito.

Siamo indignati se una donna non può avere le stesse opportunità di un uomo nella vita lavorativa:

- l’Italia, con il suo misero 2% è penultima in Europa, davanti solo al Portogallo per il numero di donne occupate nei CDA delle aziende quotate in Borsa, nonostante ricerche e statistiche dimostrino che le aziende guidate da una donna funzionano e rendono  meglio di quelle guidate da uomini-.

Siamo indignati se una coppia di conviventi che si ama, così come si ama una coppia regolarmente sposata, non può avere i loro stessi diritti, quale è la differenza tra di loro, perché discriminare anche gli affetti?

Oggi quando esco da qui potrei essere una donna, un omosessuale, una persona con la pelle nera, un convivente, un disabile, un malato terminale in stato vegetativo, ebbene in nessuna di queste identità vedrei tutelati i miei diritti più naturali.

Per questo io sono profondamente indignato,  e  VOI??

Giancarlo Pagliai

(Responsabile PD Siena per i Diritti civili)

La costituzione e l’ospite più inquietante

La costituzione e l’ospite più inquietante

Molto spesso viene citata la Costituzione, sempre più spesso però non viene rispettata e onorata, ma addirittura vilipesa :

Art 1 – “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro” (forse è meglio dire dovrebbe)

Art 3 – “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” (o qualcuno è più uguale di altri?)

Art 4 – “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (è così? oppure c’è una forte sperequazione a discapito dei giovani per i quali la disoccupazione ha raggiunto il 30%)

Art 11 – “L’Italia ripudia la guerra” (l’alpino Massimo Ranzani è il 37° militare italiano ucciso in Afghanistan)

Art 32 – La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana (è stata rispettata la Costituzione nei casi di Eluana Englaro e Piergiorgio Welby?)

Art 36 – “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (purtroppo sempre più famiglie non arrivano a fine mese)

Art 37 – “ La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore (è così? In particolare, nel settore economico, a titolo di esempio, le donne rappresentano soltanto il 10% dei membri dei consigli di amministrazione delle principali società quotate in borsa e appena il 3% dei dirigenti di tali consigli)

Un famoso filosofo individuava molti anni fa nel nichilismo, e cioè nell’assenza di valori e ideali, quello che lui definiva “l’ospite più inquietante”, oggi purtroppo “l’ospite più inquietante” va ricondotto alla perdita di dignità dovuta alla mancanza di lavoro, sia per chi lo perde che per chi ha difficoltà insormontabili ad entrarci.

Giancarlo Pagliai

Inizio, fine vita e la Sinistra

Inizio, fine vita e la Sinistra

Ultimamente ho partecipato alla presentazione dei seguenti libri:

  • “RU486 Non tutte le streghe sono state bruciate” ed L’asino d’oro : aut: Flamini, Melega
  • “ Gli ultimi giorni di Eluana” ed. Biblioteca dell’immagine. Aut: De Monte, Gori

In entrambi gli eventi erano presenti gli autori e relatore comune il Prof. Mauro Barni – Ordinario di medicina legale all’università di Siena.

La presenza del Prof. Barni mi porta a due riflessioni che vorrei condividere con tutti i lettori.
“Quale legame tra chi attraverso una pillola nega o blocca l’inizio di una vita, e chi invece vuol gestire la fine della vita” e “La Sinistra ?”

Penso che i temi proposti come la “Procreazione assistita, legge 194”, “il testamento biologico” possono essere accomunati perché nel nostro pensare sono definiti “temi materialmente sensibili”.

Entrambi i libri sono stati presentati dagli autori come un desiderio di verità con l’obbiettivo di sgretolare questa montagna di mistificazione, finzioni, bugie, ipocrisia, falsa moralità da parte della Chiesa e di una
parte politica dove si faceva vedere le cose per come non erano. I libri quindi riportano informazioni, episodi realmente accaduti, riscontri medici, esperienze mediche.

Entrambi i libri dovrebbero essere letti da coloro che vanno a proporre leggi abrogative o in contrasto a questi temi.

Tutti hanno sentito parlare dell’aborto clandestino.
Tutti hanno avuto contatti dirette o indirette con persone sottoposte ad interruzione di gravidanza.
Tutti hanno avuto contatti con persone che hanno avuto problemi per assistere una persona alla fine della sua vita.

Conferenze, come queste, mirano a cercare di far capire come in questi tempi al di la di chi governa, c’è un tentativo di limitare i diritti civili, la libertà di scelta che ognuno di noi ha. C’è un tentativo di insegnarci come dobbiamo nascere , come dobbiamo morire, come dobbiamo far dei figli. Tentativi seri di minare la vita civile di questo paese, dare a questa nazione un impronta etica forzata. Etica personale che non si può limitare per legge. Occasione per riprendere un discorso su temi importanti dove nelle sedi politiche questi argomenti sono oscurati da una pressione che tutto negano al nostro paese di poter progredire anche nelle coscienze e nella democrazia delle persone. Siamo oppressi da paladini che difendono la vita che non è ancora vita, la vita che non è più vita e poi mandano a morire annegati in mare poveri disgraziati in cerca di un soldo di fortuna.

Il Prof. Barni, ricordava che la Legge 194 del 28-3-78, porta la firma di Leone, Andreotti, Morleo, Anselmi, Ruffini. Un gruppo di persone che decise pensando ai cittadini e non a vincoli di partito. Una legge che ha un
limite: l’obiezione di coscienza.

L’ obiezione di coscienza a volte è strumentale perchè tutti sanno che molte di queste scelte sono legate a motivi di comodo, come dimostrano i numerosi processi a carico di sanitari obbiettori accusati di eseguire
aborti clandestini.

Il servizio sanitario deve, invece, garantire ai cittadini di poter usufruire di questa terapia.

Il 21 Febbraio p.v. riprenderà alla Camera la discussione sul disegno di legge Calabrò sul “testamento biologico”,e sinceramente, la mia speranza è quella che ritorni nel cassetto dove ha riposato per lungo tempo.

E’ l’ora che la Sinistra, se vuol essere alternativa a questo paese, prenda una precisa e chiara posizione, perché sull’autodeterminazione non ci può essere nessun compromesso. La Sinistra credo che sia perdente sulla battaglia dei diritti civili. Il Pd non può pensare di rinviare ulteriormente la discussione su i temi etici e civili. Fare una Commissione, come deciso nell’ultima Assemblea Nazionale, per discutere di questi temi, è come rimandare ulteriormente la questione.

Io, invece credo, e propongo, che un segnale importante debba essere dato: inserire i diritti civili in tutti i programmi politici del Centrosinistra.

Il Movimento Marino, si dovrebbe far promotore di una proposta in tal senso, verso il candidato Sindaco di Siena del Pd Ceccuzzi , dove il Pd ha già bocciato una mozione sul testamento biologico in Consiglio Comunale.

Concludo queste riflessioni con le esclamazioni finali del libro di Flamini, Melega:
Se vivessimo in un paese normale……. Se fossimo in un paese normale…….
In un Paese normale medici, amministratori, politici si siederebbero attorno ad un tavolo e discuterebbero su temi etici, avendo in mente solo l’interesse delle cittadine e dei cittadini senza se e senza ma.

Bruno Melani

Diritti civili, Pagliai (Pd): “Un’altra sofferenza per Beppino Englaro” « PD Siena

Diritti civili, Pagliai (Pd): “Un’altra sofferenza per Beppino Englaro” « PD Siena

Diritti civili, Pagliai (Pd): “Un’altra sofferenza per Beppino Englaro”

Venerdì 26 novembre il Consiglio dei Ministri ha approvato e indetto la “giornata nazionale degli stati neurovegetativi”, scegliendo come data per tale ricorrenza il 9 febbraio, data della morte di Eluana Englaro. Personalmente lo ritengo un atto di assoluta crudeltà, oltre che di arroganza nei confronti del dolore di persone come Beppino Englaro, Mina Welby e di tutti coloro che hanno sostenuto battaglie estenuanti e disperate affinché le persone amate non rimanessero attaccate ad una macchina contro la propria volontà, e rispettare pertanto il diritto all’autodeterminazione.

Credo che in uno Stato laico non sia accettabile la prepotenza di chi vuole imporre le proprie posizioni, offendendo la memoria di Eluana e di chi ritiene non degna di essere vissuta una vita vegetativa – senza ritenere sbagliata la decisione di coloro che optano per una scelta diversa: è giusto che ognuno possa decidere liberamente della propria vita.

E’ assolutamente sbagliato il modo con il quale il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, contrappone alle scelte di Beppino Englaro e di Mina Welby i comitati pro-vita, come se si trattasse di essere favorevoli alla morte piuttosto che alla vita.

Recentemente Rita Levi Montalcini ha dichiarato: “Non è tanto importante dare giorni alla vita, quanto dare vita ai giorni”. Io credo che in questa citazione stia il vero senso dell’autodeterminazione. Per me, e spero per molti di voi, il 9 di febbraio sarà soltanto il ricordo della scomparsa di Eluana Englaro e del dolore di tutti coloro che l’hanno amata.

Giancarlo Pagliai

Responsabile diritti civili – Pd Siena

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Diritti civili, Pagliai (Pd): “Un’altra sofferenza per Beppino Englaro” « PD Siena.

Il sottosegretario alla salute Eugenia Roccella è “unfit”

Il sottosegretario alla salute Eugenia Roccella è “unfit”

Anni fa The Economist definì Berlusconi “inadatto” (unfit n.d.r.) a governare. Ci risulta che nessuno in questi anni abbia pronunciato lo stesso verdetto a proposito del sottosegretario alla salute Eugenia Roccella. Pensiamo sia giunto il momento di farlo. Dopo due e più anni passati a mettere i bastoni tra le ruote alla libertà di scelta in fatto di riproduzione, cura, morte e malattia (se ne ricorderà il ruolo di fervente vandeana nel caso Englaro), la signora Sottosegretario, da ultimo, ha ‘bacchettato’ Roberto Saviano. Questi, nel commentare il caso Welby, non avrebbe a suo dire usato la parola-chiave per decifrare il caso stesso: eutanasia.
L’accusa rivela una grave approssimazione intellettuale. Il caso Welby è un “caso-scuola” di rifiuto delle cure, che nulla ha a che fare con l’eutanasia – su cui peraltro gli scriventi auspicano che decada al più presto dal dibattito pubblico la tabuizzazione dominante e si affermi una legislazione che adegui l’Italia alle normative di altri e più civili Paesi europei.
Ciò che è accaduto nel caso Welby è che un medico ha sospeso il trattamento (la ventilazione artificiale) che teneva in vita il paziente su richiesta ripetuta e cosciente dell’interessato. Welby è morto perché, cessata la ventilazione surrogata, la malattia ha ripreso il suo fatale e irreversibile corso. Niente a che fare con l’eutanasia in virtù della quale il paziente muore a causa di una iniezione letale o di altra soluzione che può anticipare la morte naturale anche di un tempo significativo e in modo indolore, a differenza di quanto potrebbe purtroppo accadere col mero rifiuto delle cure (è stato il caso di Giovanni Nuvòli, morto tra inutili tormenti…)
Si faccia mente locale. Se dichiaro di non volermi più nutrire, non è plausibile dire che, morendo di denutrizione, chi mi somministra il cibo compia su di me un atto eutanasico se ne sospende la somministrazione. Semplicemente accoglie doverosamente la mia richiesta di non essere obbligato a ricevere quello che non voglio; sarebbe al contrario immorale costringermi a fare ciò che non desidero. Allo stesso modo, se il medico curante, aderendo alla mia richiesta, cessa di prescrivere gli antibiotici necessari alla mia sopravvivenza, non ha senso dire che abbia eseguito un’eutanasia. Ha semplicemente rispettato la mia volontà di non essere curato, evitando di essere biasimato e condannato per avermi costretto a fare il contrario di ciò che voglio.
L’esito della sospensione o del non avvio del trattamento è indubbiamente la morte del paziente, come nell’eutanasia. Ma una cosa è dire che tale esito è il prodotto di un intervento attuato con un farmaco o uno strumento mirati all’interruzione indolore e immediata della vita, altra cosa è dire che la fine della vita conseguirà in un tempo più o meno lungo e in modo più o meno doloroso dalla sospensione delle terapie e dal decorso di una patologia.
Parlare dunque nel caso di Welby di “accanimento terapeutico” a proposito del mantenimento forzoso in vita del paziente è del tutto pertinente, contrariamente a quanto sostenuto dal Sottosegretario. Il fatto che in Italia il governo consideri indisponibile la sospensione dei sostegni vitali artificiali e che anche su iniziativa della sig.ra Roccella abbia scatenato furibondi e irresponsabili conflitti istituzionali all’epoca del caso Englaro, non depone affatto contro l’idea che essere sostenuti contro la proprio volontà è assai più simile alla tortura (altro che accanimento!!) che all’assistenza.
E’ dunque ragionevole dubitare della competenza, della onestà intellettuale o di entrambe queste qualità del Sottosegretario. C’è da supporre che l’attacco a Saviano dipenda solo dai fumi dell’ideologia che la spingono a far uso di un termine (eutanasia) come di un corpo contundente per negare l’esercizio della libertà di scelta alla fine della vita.
Non resta che auspicare che nel prossimo Dicastero la scelta di questa figura istituzionale sia fatta con molta più oculatezza e lungimiranza di quella usata nel caso in parola.

Dr. Amato De Monte (Direttore Dipartimento Anestesia e Rianimazione Az. Ospedaliero-Universitaria S. M. Misericordia di Udine. Capo Equipe di assistenza al fine vita di Eluana Englaro )
Dr. Sergio Bartolommei (Dipartimento di Filosofia – Univ. Di Pisa)
Dr. Seila Bernacchi (Segretaria della Consulta di Bioetica)
Cinzia Gori (Coordinatrice Infermieristica Equipe di assistenza al fine vita di Eluana Englaro)

Fare Politica

Fare Politica

Noi crediamo che fare politica imponga innanzitutto di essere capaci di capire il mondo che ci circonda, comprendere quali siano i problemi delle persone e proporre delle soluzioni. Crediamo che il tema dei diritti tocchi davvero da vicino la vita delle persone e non possa essere accantonato o evitato per prudenza o timore di divisioni interne. Pubblichiamo volentieri la lettera aperta di Stefano Ciatti delegato dell’assemblea nazionale del PD apparsa sul sito Laicità e Diritti.

Caro Segretario Bersani, eppure mi era piaciuto il suo discorso a Torino.

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Per Eluana, per scegliere. Ignazio Marino: “Scriviamo a Fini”

Per Eluana, per scegliere. Ignazio Marino: “Scriviamo a Fini”

video

Il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro, dopo 17 anni passati senza coscienza in un letto, divenne finalmente libera. Potremmo dire, anzi, liberata. Da due forze straordinarie: l’impegno instancabile di suo padre Beppino, un autentico “eroe civile”, e il sussulto democratico di una parte del Paese che rifiutava un’idea di Stato non laico, pronto a imporre terapie ad una persona prolungandone l’agonia.

Il dibattito sul testamento biologico fu allora travolto e reimpostato con un’altra velocità, e così in Senato si arrivò all’approvazione di una legge contro la libertà di scelta, contro il principio dell’autodeterminazione dell’individuo. La legge allora approvata dalla destra è ora in discussione alla Commissione Affari Sociali della Camera e rischia di essere presto definitiva. Se fosse approvata senza modifiche sostanziali tutti noi saremo obbligati a terapie mediche quali nutrizione e idratazione artificiali, anche se ci siamo chiaramente detti contrari ad esse, anche se dovessero prolungare inutilmente la nostra agonia.

In questo messaggio video il senatore Ignazio Marino, da sempre in prima fila su questa battaglia, ci ricorda che dobbiamo impegnarci tutti affinché non venga dato il via libera a una legge contro la libertà di scegliere. La strada da percorrere è quella di un confronto aperto e libero da condizionamenti ideologici, per una legge che tutti condividano. Per questo l’idea lanciata da Ignazio – anche attraverso Cambialitalia – è quella di promuovere un’azione di pressione sul presidente della Camera Gianfranco Fini, che peraltro ha spesso mostrato importanti aperture su questo tema. E’ il momento di far sentire la nostra voce scrivendo al presidente Fini attraverso il suo indirizzo email istituzionale, fini_g@camera.it.

Chi vuole può usare questo modello di lettera.

Presidente Fini,
sono un sostenitore dell’appello per il testamento biologico (www.appellotestamentobiologico.it) promosso dal senatore Ignazio Marino e da numerose personalità del mondo giuridico, scientifico e culturale italiano.
La legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, approvata dal Senato sarà presto all’esame dell’Aula della Camera dei Deputati.

Le scrivo per invitarLa a non ignorare la mia voce.
Chiedo una legge per il diritto alla salute ma contro l’obbligo alle terapie.
Chiedo una legge laica, tracciata nel solco dell’art. 32 della nostra Costituzione.

Mi auguro che il Suo contributo sia determinante nell’aprire una nuova fase di riflessione e condivisione su un testo che attualmente è contro le evidenze scientifiche e la libertà individuale.
Un confronto che consenta di uscire da un’impostazione ideologica, rendendo la legge utile per le persone in modo che ciascuno possa scegliere liberamente a quali terapie sottoporsi e a quali rinunciare.

Grazie

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