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Risparmiare sulla semina? Il resoconto

Risparmiare sulla semina? Il resoconto

Si è svolto Lunedì 7 Giugno un iniziativa pubblica a cura del gruppo senese del PD-Area Marino sul tema:

Risparmiare sulla semina? “Scuola” è la parola che disegna il futuro. Non è solo un capitolo del Bilancio dello Stato, ma il più  grande investimento sul capitale umano e sul futuro del nostro Paese. L’Educazione non si taglia. Qualità alla Scuola Pubblica.

Relatori: Francesca PUGLISI Responsabile Nazionale scuola del PD; Simonetta PELLEGRINI Assessore provinciale formazione professionale e istruzione ; Daniela LASTRI Consigliere regionale, responsabile regionale dell’Area Marino-Cambia l’Italia ed ex assessore all’Istruzione  del Comune di Firenze.

L’iniziativa rientra in un programma di “ascolto e proposte” che il Gruppo dell’Area Marino della Toscana ha organizzato negli ultimi mesi su temi quali “Futuro della natura” a Talamone; “Omofobia” a Follonica con Paola Concia e Ivan Scalfarotto; e “Diritti Civili – Biotestamento” a Colle Val d’Elsa con Simone Siliani.

I relatori si sono soffermati sugli effetti del “riordino Gelmini” degli ordinamenti scolastici superiori e sui tagli alla scuola primaria e secondaria di primo grado. “Riordino” e tagli che trovano la loro origine e la motivazione del loro inarrestabile procedere nella L. 133/2008, finalizzata a “razionalizzare” l’utilizzo delle risorse umane nella scuola al fine di conseguire un significativo risparmio nelle parti del bilancio dello stato destinata alla scuola pubblica.

Il “riordino” della scuola secondaria superiore, spacciato per riforma, rappresenta in realtà un aggiustamento dell’esistente, senza alcun salto di qualità nei modelli educativi e nell’organizzazione scolastica; un sicuro impoverimento professionale ed economico per le scuole, scambiato con le impraticabili possibilità offerte dall’autonomia:

per le scuole medie superiori, conferma l’impianto di una scuola organizzata per classi di età e per discipline, accentuando la gerarchizzazione “gentiliana” tra Licei, Istituti Tecnici e Istituti Professionali;

va in controtendenza rispetto ai tentativi di integrare le filiere del sistema di istruzione accentuandone la separatezza (licei | istruzione tecnica | istruzione professionale | istruzione e formazione professionale | formazione in apprendistato);

non fornisce mission e obiettivi chiari all’istruzione professionale, schiacciata fra istruzione tecnica e formazione professionale, affidandone le sorti alle alterne e divergenti strategie regionali;

taglia sensibilmente le ore nei tecnici e nei professionali e non le prevede ai licei, e riduce la compresenza dei docenti specialisti del laboratorio; con classi sempre più numerose e laboratori sempre peggio attrezzati per i tagli delle risorse, la tanto citata laboratorialità sarà “virtuale”;

manca del coraggio di ridurre la durata della scuola secondaria di un anno (per la ragione che non avrebbe consentito di fare immediatamente “cassa”) adeguandola al quadro europeo, presentando un anno terminale poco caratterizzato e significativo;

aumenta la consistenza numerica delle classi, frustrando la possibilità di personalizzare gli apprendimenti e obbligando a “seconde” scelte di ripiego, come già accade negli ordini inferiori, studenti e famiglie in “sovrannumero” rispetto al numero minimo e massimo di studenti per classe;

allontana dalla scuola gli insegnanti più giovani, frustrando motivazioni e investimenti;

non prevede alcuna innovazione sul versante della governance scolastica, sui modi e i tempi dell’organizzazione scolastica, rendendo difficilmente praticabile qualsiasi tentativo di innovare l’offerta formativa;

riconduce gli spazi dell’autonomia scolastica (attività opzionali, materie facoltative, arricchimento dell’offerta formativa) al “deserto delle risorse” rendendoli realizzabili solo facendo leva sull’acquisizione di risorse dagli Enti territoriali (su cui si sta abbattendo la scure della manovra economica) o direttamente dalle famiglie attraverso i contributi “volontari”;

non contiene alcuna idea nuova di scuola, in grado di affrontare la discesa dei livelli medi di preparazione dei giovani italiani, confrontati con i giovani europei, e di ripensare l’educazione nell’era dei “nativi digitali” e della globalizzazione.

Per quanto riguarda gli effetti sulle scuole elementari sono già percepibili dalle famiglie e mettono in crisi un modello di qualità, come riconosciuto dai principali organismi internazionali. I tagli  portano alla  riduzione del tempo pieno nelle elementari, alla scomparsa della compresenza dei maestri, alla riduzione significativa dell’insegnamento di sostegno. In Provincia di Siena nel 2009/10 i tagli tra personale insegnante e non insegnante ha toccato 150 posti. Peggiore il quadro che si sta profilando per il prossimo anno scolastico. Il peggioramento del servizio educativo della scuola pubblica è sotto agli occhi di tutti: nell’immediato, si nega ad una parte delle famiglie il modello di scuola prescelto per i propri figli. Infine la situazione finanziaria delle scuole, al “collasso”, con il Governo centrale che si “dimentica” di saldare i debiti contratti verso i singoli istituti, costretti a fare ricorso improprio ai contributi volontari dei genitori.

I processi di riforma non sono in alcun modo orientati all’equità, accentuando un quadro di differenziali, territoriali, socio-culturali, intergenerazionali che costituiscono i nodi irrisolti della crisi del nostro paese.

La riunione, a cui sono intervenute circa 50 persone, si è caratterizzata per le numerose proposte uscite dagli interventi dei presenti, sia studenti, che insegnanti, che genitori. Fattore comune : “Riportare a considerare la cultura e la formazione un investimento per il futuro, responsabilizzando gli amministratori, i politici e gli operatori della scuola”.

Si è discusso delle modalità per contrastare la dispersione scolastica, con una scuola flessibile e capace di personalizzare i propri obiettivi, inclusiva e di qualità. Da più parti è stata avanzata la considerazione di quanto sia folle l’idea di ridurre gli investimenti in educazione (risparmiare sulla semina) e urgente la necessità di aumentare le risorse per il sistema di istruzione, come fanno in tutta Europa sulla base dei traguardi fissati da Lisbona 2020 (la conoscenza come fattore di ricchezza). Più risorse assegnate in modo selettivo, valorizzando le esperienze migliori e intervenendo sulle aree di criticità: autonomia e valutazione devono muoversi di pari passo, per consentire agli operatori della scuola, dal ministro agli insegnanti, di verificare la bontà delle scelte effettuate. E così restituire alla scuola una funzione sociale e di sviluppo dei territori.

Nelle conclusioni alcune proposte concrete per tutelare la qualità nelle scuole italiane. Tra queste:

rimettere al centro delle riforme lo studente e l’apprendimento, pur considerando la gravità dell’impatto diretto dei cambiamenti sui lavoratori della scuola e sul sistema sociale del paese;

dare piena attuazione al titolo V della costituzione, aumentando ruolo e responsabilità degli enti territoriali;

aggiornare i dispositivi dell’autonomia scolastica, potenziando la governance, anche con la presenza di nuove figure e ruoli, e procedendo celermente alla costruzione di un sistema nazionale di valutazione;

riformare lo status giuridico ed economico della professione insegnante, differenziando i ruoli e premiando l’impegno di coloro che operano nelle realtà più difficili;

rivedere i meccanismi di reclutamento del personale in modo da ridurre l’eta media del personale e non disperdere il patrimonio di motivazioni e professionalità dei docenti più giovani, spesso precari e a rischio di emarginazione lavorativa e sociale.

Gli organizzatori dell’iniziativa, nell’intento di portare un contributo concreto alla discussione che ci sarà nei Circoli Pd nelle prossime settimane per il rinnovo dei Coordinatori e Segretari Unioni Territoriali, metteranno prossimamente in Rete  ulteriori proposte emerse nel corso della serata.

*Nella foto: Carmel Woods School. Fonte Life

La capacità di indignarsi

La capacità di indignarsi

di Giancarlo Pagliai

Esiste ancora la capacità di indignarsi? A mio avviso è troppo blando il rumore e l’indignazione dei cittadini rispetto a situazioni e scelte scellerate effettuate dall’attuale Governo.

Come è possibile accettare la dichiarazione di “tutti” i telegiornali nazionali secondo i quali è stato un grande senso di responsabilità quello che ha spinto il neo-ministro Brancher a rassegnare le proprie dimissioni davanti ai giudici di un Tribunale, Tribunale nel quale “si trovava per una casualità dovuta al fato”.

Come è possibile accettare con una sorta di arrendevolezza la gabella del pedaggio sui raccordi Autostradali in base ad una percorrenza presunta, il richiamo al Medio Evo mi sembra appropriato, una rivoluzione culturale sarebbe opportuna e necessaria, ma quanti sono disposti a farla??

Quanti percepiscono il pericolo che può arrivare per la nostra democrazia dal bavaglio messo all’informazione dalla assurda legge sulle intercettazioni?

Ancora una volta appare chiara l’anomalia italiana, dove un Presidente del Consiglio è possessore di quasi tutti i mezzi di informazione e ne manipola quotidianamente le notizie da dare ai cittadini, tanto da creare un appiattimento generale e una sorta di soap-opera dove tutto sembra andare bene.

Difendiamoci da questa sorta di sonnifero culturale creando dibattiti e confronti su temi importanti quali sono il lavoro, l’ambiente, i diritti civili, l’informazione, la cultura; combattiamo quotidianamente l’attuale sistema.

Chiudo con una citazione di Flaiano che ben rappresenta l’attuale Governo: “Questa è una banda di incapaci, capace di tutto”.

*Nella foto: protesta studentesca a Yale. Archivio Life

Laicità, diritti civili e Biotestamento – note da Quartaia

Laicità, diritti civili e Biotestamento – note da Quartaia

Gli argomenti che sono stati trattati sabato scorso, durante l’iniziativa politica di Quartaia, riguardano la libertà ed i diritti di ognuno di noi e sono per questo molto sentiti dalla maggioranza degli italiani anche se purtroppo molto spesso non ci sono leggi specifiche che ci concedano la libertà di scegliere su questioni che riguardano solamente la nostra coscienza, il nostro corpo e la nostra anima.

Prima di tutto credo sia molto importante precisare che l’Italia è una Repubblica democratica ‘Laica’, come sancito dalla carta costituzionale, ma troppo spesso, soprattutto su questioni cosiddette ‘etiche’, il termine ‘Laico’ sembra scomparire dal vocabolario e dal pensiero di chi ci rappresenta in Parlamento. Essere laici, come precisa anche il giurista Stefano Rodotà in una recente intervista ad un quotidiano nazionale, non significa, essere ostili in via pregiudiziale ed immotivata alla Chiesa, al mondo cattolico e alla fede, quello si chiama laicismo ed è un pensiero estremista e di avversione alla fede ed alla Chiesa in generale.

Essere laico non ha nulla a che vedere con l’essere credenti o non credenti, ma significa credere fermamente nella divisione netta tra Stato e Chiesa, cosa peraltro detta e scritta anche nel Vangelo e dallo stesso Aldo Moro, che certo non era ateo, in un suo intervento al congresso della Democrazia Cristiana già nel lontano 1962.

E’ quindi con estrema laicità che dovremmo affrontare e regolamentare tutta una serie di problematiche che negli ultimi anni hanno avuto e continuano ad avere ripercussioni pesanti sia sulle libertà individuali di ognuno di noi sia sul più generale contesto delle ricerca scientifica. Mi riferisco a norme che regolamentino e puniscano l’omofobia, mi riferisco a leggi che regolamentino le unioni civili tra gay e a leggi che regolamentino il fine vita di ogni essere umano (il cosi detto testamento biologico).

Questi argomenti, come ribadisce anche il senatore Ignazio Marino nel suo ultimo libro, visti dall’ottica del cittadino e visti dall’ottica della maggioranza del Parlamento sono due cose diverse. Da una parte c’è chi chiede solo il rispetto dei diritti e della libertà, dalla’altra un mondo politico avvitato su se stesso che utilizza qualunque mezzo, in questo caso la legge, come un’arma da scagliare contro l’avversario politico, oppure come uno strumento per assecondare le pressioni di una parte della chiesa.

A causa dell’inerzia delle istituzioni nazionali a regolamentare tematiche delicate come queste, spesso sono le amministrazioni locali a sostituirsi con delibere specifiche. Questo è accaduto a Colle di Val d’Elsa sull’omofobia, sul testamento biologico e prima ancora sulle unioni civili ed è accaduto nella nostra Regione dove il neo governatore Rossi ha addirittura istituito un assessorato specifico contro l’omofobia.

E’ di questo e di molto altro che ne abbiamo parlate con Simone Siliani coordinatore regionale dell’area politica del PD – Cambia l’Italia, con Gabriele Marini presidente del consiglio comunale di Colle Val d’Elsa e con Niccolò Guicciardini consigliere provinciale e segretario provinciale dei Generazione Democratica.

Simone Siliani ha come sempre fatto un intervento superlativo su questioni delicate quali quelle della laicità, del testamento biologico, della bioetica e dei diritti civili in generale non mancando di attaccare anche una parte dei dirigenti del PD troppo spesso ambigui su queste questioni e troppo spesso autoreferenziali e pronti più a difendere i propri diritti che non quelli dei cittadini.

Gabriele Marini ha fatto una lucidissima relazione su quanto il comune di Colle Val d’Elsa dal 2005 ad oggi ha fatto su queste materie dimostrando una sensibilità notevole sulle questioni dei diritti dei cittadini.

Niccolò Guicciardini ha portato la sua testimonianza come referente dei giovani democratici su queste materie molto sentite dalle nuove generazioni invitando a sua volta tutto il PD a fare chiarezza su questi problemi molto sentiti dalla maggioranza degli italiani.

Leonardo Boschi
Cambia l’Italia Siena

Laicità, diritti civili e Biotestamento

Laicità, diritti civili e Biotestamento

“Laicità, diritti civili e Biotestamento – il ruolo politico delle amministrazioni locali”. Questo il titolo dell’incontro che organizziamo Sabato 5 Giugno alle ore 17.30 al Circolo di Quartaia.

All’incontro, coordinato da Leonardo Boschi parteciperanno:

Simone Siliani
Coordinatore regionale Cambia l’Italia

Gabriele Marini
presidente Consiglio Comunale di Colle Val d’Elsa

Niccolò Guicciardini
segretario provinciale Giovani Democratici

Seguirà un piccolo buffet.

Scaricate il volantino dell’iniziativa.

Cartoline da Orvieto – 1

Cartoline da Orvieto – 1

di  Luigi D. Siamo tornati dalla due giorni di Orvieto, di cui hanno parlato l’Unità, Libero, la Stampa, il Riformista e per un mezzo rigo la Repubblica. Potete trovare la rassegna stampa e l’intervento di Ignazio Marino sul sito http://www.ignaziomarino.it/. Raccolte le idee e letti i resoconti dei giornali, cerco di illustrarvi cosa è stato detto. La Mozione Marino, ovvero la ex Mozione Marino, per come è stata definita nei due gg di Orvieto, si è trasformata nell’associazione “cambia l’Italia”, secondo la definizione data dall’Unità, ovvero secondo l’Area Marino, secondo quanto riportato dal Riformista. Andando con ordine: 1) ci siamo dati una struttura centrale che organizzativamente fa capo a Michele Meta, ed un portale che funzioni da rete di comunicazione:http://www.cambialitalia.it/.

Per una mozione che pesca tra movimenti e associazioni, fino quasi ad essere essa stessa un movimento, darsi una struttura e far convivere senza eccessive fibrillazioni un’anima molto spontaneista ed un’anima molto partitica, non è cosa da poco. Chiedere, come ha fatto Marino, maggiore coinvolgimento all’interno del PD, sollecitarci a non rifuggire le battaglie elettorali, sia amministrative che partitiche, vuol dire nella sostanza, formare una “specie di corrente” dentro il PD.  Una “specie di corrente” che cerchi tuttavia di portare nel PD pezzi di società e istanze nuove e diverse da quelle già presenti; che voglia essere cioè qualcosa di ben definito negli argomenti, ma di indefinito nelle appartenenze. Ovvero, alla fin fine, essere “una specie di corrente” che fa l’esatto contrario di quello che farebbe una corrente, dove le appartenenze sono ben definite e le argomentazioni molto variabili.

Dunque, per non perderci nelle definizioni, una parte del PD che si identifica nel modo di essere di Marino, che è un po’ dentro e un po’ fuori dagli schemi dell’attuale PD; e che inevitabilmente guarda alle aree politiche impersonificate da Emma Bonino e Nichi Vendola, figure a loro volta rappresentative di valori ben più ampi di quelli rivendicati dai Radicali e da Sinistra e Libertà (o forse soltanto persone coerenti con i propri valori..). Un’area del PD che ha molte affinità con l’area politica dell’Idv, e forse molte meno con Di Pietro..Un’area dove rimane naturale assumere dei “sì” e dei “no” ragionati, ma pur sempre dei “sì” e dei “no”. Se il PD fosse un partito ben definito,  maturo nei suoi contenuti, in cui è effettivamente avvenuta una sintesi tra culture e tradizioni diverse, potremmo pensare che l’area Marino oppure “cambia l’Italia” ha un ruolo di confine, perché si pone a cavallo del partito facendosi portatrice delle istanze più moderne che salgono dalla società. Essa è invece l’area della sinistra che perfettamente incarna il concetto di Partito Democratico e che, nella sostanza, restaura le assi portanti del vecchio Ulivo, dove culture politiche diverse intersecavano il bisogno di cambiamento del paese e la disponibilità di ampie fasce della popolazione, a farsi carico delle difficoltà del cambiamento. Forse non è un caso che D’Alema, Bertinotti ed i politici più conservatori e più legati alle rendite di potere interne alla sinistra siano agli antipodi dell’area Marino.

La bussola per “cambiare l’Italia” è regolata dalla questione dei diritti civili, delle regole del mercato del lavoro, della tutela dell’ambiente, la difesa del diritto all’istruzione. Queste sono le nostre parole d’ordine; su queste noi saremo “associazione”, appoggeremo i movimenti in atto nella società, sfideremo la pesantezza e la poca coerenza che spesso hanno caratterizzato il PD. E a ben vedere, in ognuna di queste parole si riflettono i doveri imprescindibili per poter rivendicare i diritti con coerenza. La battaglia per un approccio laico alle leggi che investono la sfera privata, il chiaro “no” al nucleare, le proposte per i contratti di lavoro di una società profondamente diversa e più ingiusta di quella che della generazione precedente, hanno spostato i temi del dibattito congressuale del PD. Questi temi sono adesso affrontati in Parlamento, e chi ha vinto il congresso del PD sostanzialmente in nome della preservazione di un partito antico, si trova adesso ad affrontarli impreparato e spesso in affanno rispetto alle logiche insensate del governo.

Non tutto è chiaro su come procederemo e su quale sarà l’approdo del dibattito interno all’area Marino. Su molti aspetti dovremo riflettere al nostro interno e cercare di conciliare posizioni diverse. Sul territorio nazionale l’area Marino si darà coordinamenti regionali e ampia libertà di strutturarsi a seconda delle nessità/possibilità locali. In Toscana, Daniela Lastri formerà un coordinamento, e Simone Siliani ha garantito la continuazione del suo impegno politico/organizzatico per far crescere l”area Marino nella nostra regione. Iniziamo la navigazione dunque, senza la certezza dell’approdo finale, ma con la voglia di fare un viaggio insieme ad altri compagni. Ed in definitiva, con la convinzione che il tragitto sarà molto interessante.

Una Corrente di Idee

Una Corrente di Idee

Prima delle alleanze, lavoriamo su valori, idee e programmi – Comunicato stampa di Ignazio Marino
“L’elaborazione di contenuti e di idee devono essere il centro delle attività del PD, e quindi prima di tutto pensiamo ai programmi e solo successivamente alle alleanze per le prossime elezioni regionali. Non possiamo pensare di battere la destra semplicemente sommando forze politiche che non condividono valori e programmi. Quindi partiamo dalla condivisione di valori come la laicità e di programmi come l’economia o il nucleare e le alleanze verranno”. Ne è convinto il sen. Ignazio Marino, che oggi ha riunito, nella sede del PD a Roma, per la prima volta la rete dei coordinatori regionali della mozione che ha partecipato alle primarie.

“Il PD non potrà prescindere dal dire parole chiare su temi cruciali come: giustizia e legalità, diritti civili, lavoro e flexicurity, energie rinnovabili e nucleare, ricerca e innovazione. E’ solo partendo dai contenuti che possiamo proporci come concreta alternativa alla destra e a Berlusconi e il primo appuntamento che ci attende è quello delle elezioni regionali.

“Proprio per dare impulso alle idee che abbiamo proposto durante la campagna per le primarie – sottolinea Marino – abbiamo deciso di non perderci di vista. Non vogliamo costruire una corrente politica, piuttosto una corrente delle idee. Con i coordinatori di tutte le Regioni costruiremo un portale, con derivazioni regionali, come contenitore di idee ed elaborazione e strumento di comunicazione e interazione. Con trasparenza, chiarezza e coerenza continueremo a vigilare, insieme al popolo della rete, perché i temi che noi consideriamo prioritari siano anche siano priorità nel programma del PD.”

LA RICREAZIONE E’ FINITA, ORA INIZIA LA POLITICA

LA RICREAZIONE E’ FINITA, ORA INIZIA LA POLITICA

Domenica prossima parteciperò per la prima volta in assoluto ad una assemblea regionale del PD ed in tutta sincerità la cosa oltre ad emozionarmi mi fa anche un po’ di paura vista la mia poca esperienza politica. Questo cammino è iniziato verso metà Luglio con la raccolta delle firme per la mozione Siliani alla segreteria regionale e al primo incontro a Poggibonsi eravamo pochissime persone tra cui ricordo Luigi, Francesco, Michele e Carla che era la “padrona di casa”.

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