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Parola chiave: “Indignazione”

Parola chiave: “Indignazione”

di Giancarlo Pagliai

C’è un’Italia diversa da quella rappresentata dal Presidente del Consiglio e da i suoi mezzi di informazione.

C’è un paese che non è solo il paese di Scilipoti e di Borghezio.

Ci sono giovani che non credono che  partecipare a un reality  sia l’unico modo per vedere realizzati i propri sogni.

Ci sono tanti cittadini  profondamente indignati per tutto quello che sta succedendo intorno a loro.

Siamo indignati nel vedere un Parlamento ingessato a discutere solo e soltanto di quella, che con presunzione viene definita riforma della Giustizia, mascherando miseramente l’unico vero obiettivo, quello di salvare una sola persona dai processi in corso, causando danni irreversibili per tanti altri procedimenti penali, uno per tutti il processo sulla Strage alla stazione di Viareggio.

Quanti sono a conoscenza del pericolo che può arrivare per la nostra democrazia dalla prescrizione breve e dal bavaglio messo alle indagini della magistratura dalla assurda legge sulle intercettazioni?

Ormai Berlusconi è sempre più simile a Cluenzio, spero per il paese, anzi ne sono convinto, che l’avvocato Ghedini non è paragonabile a Marco Tullio Cicerone.

Siamo indignati nel vedere parlamentari che dovrebbero sventolare alta la bandiera dell’onestà e della moralità, far finta di credere, solo per il proprio tornaconto personale, che una giovane ragazza  viene pagata  per non indurla alla prostituzione, e pronti a credere alla ridicola versione che il Premier ha agito nel pieno rispetto delle sue funzioni perché convinto  si trattasse della nipote di Mubarak.

Nemmeno il grande Totò, nonostante la sua brillante fantasia sarebbe arrivato a tanto.

Siamo indignati nell’assistere al comportamento esecrabile di chi, anziché cercare di risolvere i problemi dei giovani, li invita a casa propria per esaudire le proprie maniache ossessioni o racconta loro aneddoti e barzellette che ormai fanno ridere solo lui, Emilio Fede e Lele Mora.

Siamo indignati sentendo ministri della Repubblica che risolverebbero il problema dei clandestini gettandoli in mare o sparando loro prima che approdino sulle nostre coste alimentando paura e violenza, così come sosteneva Don Luigi Ciotti dichiarando testualmente:

-È come se ci sentissimo tutti su una nave in balia delle onde, e sapendo che il numero delle scialuppe è limitato, il rischio di affondare ci fa percepire il nostro prossimo come un concorrente, uno che potrebbe salvarsi al nostro posto. La reazione è allora di scacciare dalla nave quelli considerati “di troppo”, e pazienza se sono quasi sempre i più vulnerabili.-

Ecco, io vorrei risolvere il problema aumentando il numero delle scialuppe e non diminuendo il numero di coloro che ne potrebbero usufruire.

Siamo indignati quando un gruppo di persone, che a mio parere non va frettolosamente derubricato come uno sparuto gruppo  di imbecilli, offende sistematicamente una giocatrice di basket solo perché ha una pelle di colore diverso dalla loro.

Pensate quanto è bello un abbraccio tra persone di etnia e di colore  diversi, è l’emblema dell’accoglienza e della contaminazione culturale, un arricchimento per tutti.

Siamo indignati per l’arroganza di questo governo che, con un atto di inaudito cinismo, ha istituito la Giornata degli Stati vegetativi  il 9 febbraio, cioè nello stesso giorno della ricorrenza della morte di Eluana Englaro, che in quel  tragico stato è stata per ben 6.233 lunghissimi giorni.

6.233 interminabili giorni vissuti con grande dignità dal padre Beppino e dalla Madre Saturna, ai quali va tutta la mia solidarietà e il mio affetto più sincero.

Siamo indignati  di fronte  alle dichiarazioni di un autorevole esponente politico  quando  paragona il Testamento Biologico alla famigerata RUPE TARPEA.

Tutto questo quando al Senato si sta discutendo una proposta di legge sulle volontà anticipate di fine vita presentata dal senatore Calabrò del PDL, nella quale si sostiene che la volontà espressa dal cittadino non è vincolante, dove si sostiene che è determinante  il parere del medico, dove si sostiene che non è possibile interrompere l’alimentazione e l’idratazione, omettendo molto spesso di aggiungere l’aggettivo artificiale, come se non si trattasse di una terapia ma di alimentare un malato in stato vegetativo con del cibo che si compra all’alimentari sotto casa.

Siamo indignati se a un disabile non viene garantito il rispetto, negandogli la possibilità di poter accedere là dove tutte la altre persone possono accedere.

Siamo indignati se una persona viene umiliata, offesa, picchiata solo perché di un orientamento sessuale diverso dal proprio. Perché Cardinale Bagnasco anziché sponsorizzare e sollecitare l’approvazione di una  legge aberrante come è quella presentata dal PDL sul Testamento biologico, non sponsorizza e sollecita l’approvazione di una legge contro l’omofobia, anziché considerare l’omosessualità una malattia degenerativa?  Dove è l’umana pietà che spesso predicate, ma non sempre applicate?

E si vergogni il sottosegretario Giovanardi che vede in un manifesto pubblicitario dell’Ikea un grave attentato alla Costituzione, quella stessa Costituzione che quotidianamente viene oltraggiata e vilipesa da autorevoli esponenti del governo e del suo stesso partito.

Siamo indignati se una donna non può avere le stesse opportunità di un uomo nella vita lavorativa:

- l’Italia, con il suo misero 2% è penultima in Europa, davanti solo al Portogallo per il numero di donne occupate nei CDA delle aziende quotate in Borsa, nonostante ricerche e statistiche dimostrino che le aziende guidate da una donna funzionano e rendono  meglio di quelle guidate da uomini-.

Siamo indignati se una coppia di conviventi che si ama, così come si ama una coppia regolarmente sposata, non può avere i loro stessi diritti, quale è la differenza tra di loro, perché discriminare anche gli affetti?

Oggi quando esco da qui potrei essere una donna, un omosessuale, una persona con la pelle nera, un convivente, un disabile, un malato terminale in stato vegetativo, ebbene in nessuna di queste identità vedrei tutelati i miei diritti più naturali.

Per questo io sono profondamente indignato,  e  VOI??

Giancarlo Pagliai

(Responsabile PD Siena per i Diritti civili)

Concia contro Bindi? E’ una trappola

Concia contro Bindi? E’ una trappola

Ripubblichiamo sul nostro Blog un articolo di Crstiana Alicata tratto da l’Unità.

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La città dei democratici

La città dei democratici

Il percorso che il Partito Democratico della città ha scelto per individuare il proprio candidato a Sindaco, ha visto la convocazione dei 17 circoli della città per pronunciarsi sui nomi dei possibili candidati e per proporre idee per la città. Abbiamo elaborato un documento con le nostre proposte che abbiamo presentato in diversi circoli e i cui contenuti sono serviti da spunto per molti interventi.

Qui sotto trovate la versione che è stata presentata alla direzione comunale del PD e che è stata pubblicata nel Corriere di Siena di domenica 28 novembre.

Clicca qui per la versione più lunga che è stata sottoposta agli organismi dirigenti del PD e al candidato a sindaco

Nella primavera del 2011 i senesi eleggeranno un nuovo governo della città, in uno scenario caratterizzato da condizioni economiche e sociali ben diverse rispetto al passato. Il voto delle elezioni amministrative avverrà in un quadro politico nazionale confuso, dove il governo Berlusconi, incapace di affrontare i problemi del paese, avrà forse preso atto del proprio fallimento.
Sappiamo che esiste un elettorato progressista critico nei confronti del dibattito politico, propenso all’astensione oppure orientato verso un voto di protesta.

Noi crediamo che il Partito Democratico possa ancora essere il progetto che riporti gli italiani a credere nella politica come strumento per cambiare le cose e migliorare la vita delle persone. Noi pensiamo che forza di governo del centro sinistra che amministrerà la città, ed il paese, dipendano dalla forza e dal successo del Partito Democratico.

Queste sono alcune proposte discusse nelle assemblee di circolo di questi giorni e che vorremmo sottoporre all’attenzione dell’Assemblea Comunale del Partito Democratico

Un nuovo governo della città. Come affermato nel documento approvato dalla Direzione Comunale, il PD della città dovrà sottoporre “al giudizio elettorale della città una nuova classe dirigente che si misuri per la prima volta con il governo cittadino”. Chiediamo al candidato sindaco parità di genere nella composizione della giunta comunale, e che quest’ultima sia anagraficamente, socialmente e culturalmente eterogenea.

Il Partito Democratico ha un codice etico chiaro che garantisce i nostri elettori rispetto all’autonomia della politica dagli interessi privati e garantisce candidature limpide tramite un sistema di condizioni ostative. Nell’attuazione del codice etico chiediamo di seguire quella che è una prassi di molti paesi europei: domandare ai propri amministratori e rappresentanti di sottoscrivere all’atto della candidatura una dichiarazione sulla propria situazione lavorativa, patrimoniale e associativa.

Sapere e conoscenza, chiave del nostro sviluppo. I tagli alla cultura, alla scuola, all’Università, mostrano l’incapacità del governo nazionale di lavorare per il futuro del Paese. Le città italiane, e Siena in particolare, sono da sempre città dei saperi e delle conoscenze. La ripresa economica e la creazione di nuova occupazione non può che passare dall’investimento nella cultura, intesa nel suo significato plurale di conservazione, produzione e trasmissione. Questo comprende la valorizzazione dei beni artistici ed architettonici, la tutela del paesaggio, la difesa dei prodotti agroalimentari tradizionali ed ad indicazione geografica tipica. Cultura significa anche creazione di nuova conoscenza attraverso la ricerca, quindi rilanciando i settori più dinamici della nostra comunità a cominciare dai nostri due atenei, laboratorio del nostro futuro. Cultura che passa anche dal sostegno alla scuola pubblica, che il Comune, nel rispetto delle proprie prerogative, deve garantire nella forma di servizi a tariffe agevolate, e dove necessario, nell’attivazione di forme di supporto alle famiglie e ai  bambini in difficoltà. Cultura infine intesa come trasmissione della conoscenza e del sapere, quindi attraverso politiche capaci di promuovere le nostre eccellenze nel mondo.

Il lavoro, motore della crescita. Siena è destinata a dover affrontare una fase in cui sia i trasferimenti da parte dello stato sia le erogazioni della Fondazione MPS saranno inferiori a quanto ricevuto finora. Di fronte a risorse limitate Siena dovrà necessariamente mantenere i servizi essenziali senza deprimere l’economia.

La generosità dei senesi rispetto alle generazioni future  destinerà le erogazioni della Fondazione per investimenti produttivi piuttosto che per il bilancio corrente. Lo sforzo che la politica dovrà fare sarà dunque quello di sostenere le imprese che potranno garantire un’offerta lavorativa a figure altamente professionalizzate e specializzate. Pensiamo che Siena possa ospitare incubatori scientifici rivolti a discipline diverse, che attraggano dalla Toscana le competenze migliori.

I diritti della persona al centro della politica. Siena è una città democratica ed accogliente. In nessun caso potranno essere tollerate le politiche discriminatorie che troppo spesso ricorrono nel dibattito politico nazionale. Anche gli immigrati che scelgono di vivere nella nostra città devono sentirsi i genitori dei senesi di domani. A loro va garantita una piena integrazione. La società italiana sta mutando profondamente, e anche a Siena non deve mancare particolare attenzione ai diritti, uguali per tutti: senza discriminazioni di genere, di religione, orientamento sessuale, salute. Anche a Siena come in altri comuni della nostra provincia sia istituito un registro delle volontà di fine vita.

Il nostro territorio, la nostra ricchezza. Siena è cresciuta e continuerà a crescere nei prossimi anni. Tuttavia se è vero che una parte cospicua delle nuove costruzioni realizzate dovranno intervenire su un mercato insostenibile anche per le famiglie medie, dobbiamo rilevare che a fronte della presenza sul mercato di nuove strutture non si è rilevata una vera crescita dei residenti né determinando l’effetto calmieratore atteso.

In un momento in cui molti comuni hanno deciso di sviluppare piani senza consumo del territorio, Siena deve chiedersi se davvero una ulteriore e massiccia immissione sul mercato di nuove abitazioni nei prossimi anni come previsto dagli strumenti approvati o in corso di approvazione da parte del Consiglio comunale, sia necessaria, o se invece impoverirà il patrimonio paesaggistico che costituisce il componente fondamentale della nostra ricchezza.

La politica come servizio civico. Come ha affermato il presidente della regione Toscana Enrico Rossi, dobbiamo tornare a concepire la politica come “servizio civico”. Questo significherà sostituire le indennità con gettoni di presenza ma soprattutto ripensare i criteri di selezione per scegliere i componenti nominati dalla pubblica amministrazione, facendo prevalere il merito.

Noi sosteniamo l’attuale forma statutaria della Fondazione MPS e crediamo che spetti al Sindaco motivare le proprio scelte sulla composizione della deputazione e allo stesso temo crediamo chi è indicato per nomina pubblica debba rendere trasparenti i propri atti e sottoporli alla valutazione dei cittadini.

*Foto Edgar Barany

Siena 2011, la città dei democratici



Cittadini e politica: leali ma non conformisti

1. La politica come “servizio civico”.

2. Il nostro codice etico.

I contenuti:

1. Ambiente e territorio

2. Lavoro e Sviluppo

3. Conoscenza e sapere

4. La persona e la politica.

Cittadini e politica: leali ma non conformisti

Cittadini e politica

  • La politica come “servizio civico”
  • Limiti nelle retribuzioni e nel cumulo degli incarichi
  • Rispetto e promozione del codice etico.
  • Ricambio e rispetto della parità generi nella composizione del consiglio comunale

Il Partito Democratico è nato con lo scopo di riportare tra gli italiani la fiducia nella politica. In un momento in cui i partiti politici non godono di particolare fiducia tra i cittadini, dopo un decennio di campagne mediatiche di Berlusconi condotte cavalcando l’antipolitica, dopo la constata impossibilità per l’Italia di riconoscersi in un governo di centrosinistra stabile a causa della frammentazione del nostro schieramento, un nuovo progetto politico doveva riportare i democratici e i riformisti sotto le stesse bandiere, rispondendo alle esigenze del paese di unità e ritrovata governabilità.

Oggi dopo tre segretari ed una serie di sconfitte elettorali questo progetto è messo a dura prova. Eppure noi continuiamo a credere che un Partito Democratico forte sia l’unica alternativa al governo delle destre e all’ingovernabilità della vecchia coalizione di centro sinistra.

Sappiamo che esiste un elettorato progressista critico nei confronti del nostro partito, propenso all’astensione oppure orientato verso un voto di protesta in favore di liste che impropriamente cercano di connotarsi alternative al sistema, ma che finiscono per parlare il linguaggio delle destre ed in qualche caso di esprimere contenuti simili alle stesse.

I risultati delle ultime elezioni regionali hanno mostrato che prima ancora dei confini delle alleanze del centrosinistra è il consenso verso il PD a determinare la vittoria del centrosinistra. Dove il PD riesce a recuperare il suo elettorato critico il centrosinistra vince.

Oggi di fronte alla crisi della maggioranza parlamentare che sostiene Berlusconi, solo un Partito Democratico capace di mobilitare intorno ad un progetto riformista gli italiani altrimenti orientati verso l’astensione o il voto di protesta possiamo costruire l’alternativa ad un ennesimo governo delle destre.

Nella prossima primavera, indipendentemente dal destino del governo Berlusconi, i cittadini senesi saranno chiamati ad elegge i governo della città.

Noi crediamo che per il radicamento sul territorio, per il numero di iscritti, le responsabilità di governo, e per il dialogo intessuto con i cittadini, il Partito Democratico sia davvero il partito della città. Pensiamo che  un dibattito aperto tra militanti e dirigenti sia indispensabile per consolidare il PD nei luoghi di lavoro e sul territorio.

Per noi è evidente come la sfida lanciata a Siena da forze che si presentano con tanta disinvoltura come il cambiamento sia invece lo strumento di riproposizione di facce ben conosciute in città.

Noi crediamo che al partito della città spetti nei prossimi mesi sfidare l’opinione spesso diffusa che la politica sia utilizzata per l’affermazione di gruppi o per la promozione personale piuttosto che come amministrazione della cosa pubblica.

Noi pensiamo che sia compito del Partito Democratico dimostrare che la politica è fatta di contenuti e di proposte, che queste possano essere discusse in modo “leale ma non conformista”, e che solo con un Partito Democratico aperto, libero e forte avremo una Siena migliore.

Abbiamo identificato alcuni elementi che riguardano il rapporto tra cittadini e politica ed alcuni contenuti che proponiamo alla valutazione delle assemblee di circolo perché diventino patrimonio comune nel sostegno al candidato sindaco:

1. La politica come “servizio civico”.

Come ha affermato il presidente della regione Toscana Enrico Rossi, dobbiamo tornare a concepire la politica come “servizio civico”. Questo non significherà soltanto sostituire le indennità con gettoni di presenza come giustamente ha fatto il presidente Rossi, ma anche ripensare i criteri di selezione per scegliere i componenti dei consigli di amministrazione di fondazioni, società ed enti collegati alle amministrazione locale, criteri che devono essere fondati su dimostrate competenze, evitando allo stesso tempo il cumulo degli incarichi.

Per non lasciare inevasa una questione molto spesso usata strumentalmente, noi sosteniamo l’attuale forma statutaria della Fondazione MPS, perché riteniamo che i principi che l’hanno ispirata siano tuttora validi e rispondano all’esigenza di una gestione della Fondazione orientata agli interessi della collettività. Pensiamo che spetti al Sindaco motivare le scelta sulla composizione della deputazione e che chi è indicato per nomina pubblica debba rendere trasparenti i propri atti e sottoporli alla valutazione dei cittadini nelle forme che il Sindaco ed il Consiglio Comunale riterranno idonee.

Il percorso di costruzione della coalizione di centro-sinistra che il Segretario del PD cittadino sta perseguendo tende in maniera chiara a delineare un governo della città che si regga su una solida alleanza delle forze riformiste. Come sottolineato nel documento approvato dalla Direzione Comunale, il PD della città dovrà sottoporre “al giudizio elettorale della città una nuova classe dirigente che si misuri per la prima volta con il governo cittadino”.

Chiediamo al candidato sindaco parità di genere nella composizione della giunta comunale, e che quest’ultima sia anagraficamente, socialmente e culturalmente eterogenea.

2. Il nostro codice etico.

Il Partito Democratico ha un codice etico chiaro che garantisce i nostri elettori rispetto all’autonomia della politica dagli interessi privati e garantisce candidature limpide tramite un sistema di condizioni ostative alla candidatura. Nell’attuazione del codice etico chiediamo di seguire quella che è una prassi di molti paesi europei: domandare ai propri amministratori di sottoscrivere una dichiarazione sulla propria situazione lavorativa, associativa e patrimoniale. Poiché riteniamo che il rapporto di fiducia tra appartenenti allo stesso partito sia prioritario, chiediamo che siano i candidati stessi a valutare autonomamente e dunque a fornire in piena coscienza le informazioni che ritengono di stretta pertinenza con i ruoli politico-amministrativi a cui si candidano. A nostro avviso queste informazioni possono essere le medesime che vengono comunque rese accessibili anche in Italia nel momento in cui il candidato viene eletto nell’ente di riferimento.

  • Al fine di marcare la differenza tra i candidati del PD e quelli degli altri partiti, noi proponiamo dunque che i nostri candidati nelle liste per il Consiglio Comunale alle elezioni amministrative del 2011 rendano disponibili in forma pubblica alcune informazioni sul proprio profilo già in campagna elettorale.
  • Nel rispetto del codice etico del nostro partito chiediamo ai candidati di dichiarare eventuali questioni aperte con la giustizia.
  • Al fine di rendere di candidature libere da ogni condizionamento chiediamo ai nostri candidati di dichiarare eventuali nomi di finanziatori o sottoscrittori alla propria campagna elettorale.
  • Ai nostri candidati chiediamo inoltre di chiarire se la propria situazione lavorativa e/o patrimoniale possano sollevare eventuali conflitti di interesse con il proprio mandato e quale modalità intendano perseguire per affrontare la questione.
  • Chiediamo di dichiarare gli incarichi lavorativi e l’eventuale presenza in cariche di nomina pubblica, e di  menzionare l’eventuale adesione ad associazioni e l’iscrizione a sindacati.
  • Nel caso in cui il candidato fosse anche datore di lavoro chiediamo lui di dichiarare di essere in regola con tutte le norme che tutelano i diritti dei lavoratori.

I contenuti: territorio, lavoro, conoscenza, diritti.

Territorio, lavoro, conoscenza, diritti

  • Valorizzare la bellezza come origine della nostra ricchezza e chiave del nostro futuro
  • Fondare il futuro della città sul lavoro e l’impresa piuttosto che sulla crescita immobiliare
  • Rivolgere le risorse esterne disponibili in investimenti piuttosto che per compensare il bilancio corrente.
  • Siena, città dei saperi e delle conoscenze
  • Siena città dei diritti, aperta ed accogliente

1. Ambiente e territorio

Prima dei candidati, dei partiti o delle coalizioni vengono i contenuti e le politiche. Noi crediamo che sia stata riposta troppa fiducia da parte delle amministrazioni passate nella crescita continua del valore immobiliare quale volano per la crescita economica complessiva.

Di fronte a una popolazione cittadina sempre più anziana e sempre più bisognosa di servizi dedicati è stato giusto cercare di riequilibrare la bilancia demografica dando possibilità ai giovani e alla nuove famiglie di trasferirsi nel comune di Siena piuttosto che nei comuni limitrofi. Tuttavia se è vero che una parte cospicua delle nuove costruzioni realizzate e via di realizzazione dovevano intervenire su un mercato (quello della compravendita immobiliare e degli affitti) insostenibile anche per le famiglie medie, dobbiamo rilevare che a fronte della presenza sul mercato di nuove strutture non si è rilevata una vera crescita dei residenti.

La crescita dell’offerta immobiliare è avvenuta senza però determinare un vero effetto calmieratore sul prezzo delle case e senza produrre un aumento significativo della popolazione residente. Questa constatazione ci consente di fare due osservazioni importanti che spingono nella direzione di una revisione delle politiche abitative e della gestione dell’ambiente e del territorio.

La prima osservazione è che probabilmente molte delle nuove costruzioni non hanno avuto la destinazione sperata. Si sono invece trasformate in beni di investimento per privati, residenti e non, e per società che hanno considerato il territorio senese come un’appetibile opportunità speculativa. Si tratta dunque di una politica distributiva dove gli spazi del territorio appartenenti al pubblico o ai privati vengono trasformati in volumi destinati ad un mercato particolarmente redditizio, creando ricchezza per i proprietari dei terreni, per i costruttori e infine per gli investitori. Se questa politica distributiva ha portato risorse necessarie nelle casse comunali sotto forma di oneri di urbanizzazione e di tassazione sui nuovi immobili, non ha tuttavia contribuito a creare una ricchezza che rimanesse davvero nel territorio: le imprese di costruzione si affidano a manodopera esterna, magari subappaltando in quel mercato che potremmo definire “grigio” che è l’edilizia, non fanno crescere la professionalità delle imprese locali e alimentano un mercato al ribasso della manodopera.

La seconda osservazione che possiamo fare è che probabilmente la domanda di nuove costruzioni da parte di singole famiglie a scopo abitativo era quantomeno sovrastimata. Siena ha perso tra gli anni ‘70 e l’inizio degli anni 2000 quasi 10.000 residenti. E’ stato imputato l’esodo dei cittadini anche al costo degli immobili e all’assenza di contratti di locazione a buon mercato. In realtà la popolazione residente è invecchiata, e l’indice di natalità è tendenzialmente basso. A differenza di alcuni comuni limitrofi (Val d’Elsa, Val d’Arbia) Siena non ha visto l’arrivo di una popolazione immigrata di dimensioni considerevoli. Ma a Siena, l’invecchiamento demografico della popolazione è stato causato anche da un silenzioso esodo di giovani e adulti in cerca di lavoro. Nonostante la presenza di importanti istituzioni bancarie, di grandi aziende del settore bio-medicale, di un grande ospedale, e di un ateneo di medie dimensioni Siena non è stata in grado di offrire opportunità a tutti i giovani che sono entrati nel mercato del lavoro, sia diplomati che laureati.

Al di là dei progetti previsti di espansione nel territorio sud del comune, Siena deve oggi più che mai guardarsi allo specchio e riconoscere che la sua ricchezza architettonica deriva dall’unicità del rapporto tra edifici (nuovi e antichi) e verde antropizzato, combinazione che crea scenari straordinari tanto da rendere il nostro comune e la nostra provincia uno dei luoghi più ambiti per abitare al mondo. Siena deve chiedersi se davvero una ulteriore e massiccia immissione sul mercato di nuovi appartamenti nei prossimi cinque – dieci anni, come prevista dal nuovo Regolamento Urbanistico, sia necessaria, quando anche comuni vicini alla nostra realtà (es. Firenze) hanno deciso di sviluppare piani senza consumo del territorio. Siena deve inoltre chiedersi se questa espansione creerà davvero opportunità abitative per i giovani, se aumenterà il livello qualitativo di quartieri già densamente urbanizzati, se produrrà innovazione tecnologica nel settore edilizio, o se invece impoverirà il patrimonio paesaggistico che costituisce il componente fondamentale della propria ricchezza.

E’ dunque necessario muoversi verso un modello dove la ricchezza non sia più generata dalla crescita continua del valore immobiliare o da redditi derivanti da locazioni particolarmente alte nel nostro Comune. E’ necessaria una virata, dobbiamo far dipendere la nostra crescita dal lavoro e dalla capacità di inventare nuove forme di occupazione, piuttosto che dalla rendita.

2. Lavoro e Sviluppo

La nostra amministrazione ha potuto beneficiare oltre che del proprio normale bilancio anche di importantissimi trasferimenti da parte della Fondazione Monte dei Paschi. Oggi sappiamo che questi trasferimenti non saranno una certezza nei prossimi anni. La certezza che abbiamo è invece che i trasferimenti da parte del governo centrale saranno inferiori a quanto ricevuto finora, anche nell’ipotesi sperata di un governo di centro-sinistra alla guida del paese.

Di fronte a risorse inferiori la sfida dovrà necessariamente essere quella di mantenere servizi essenziali senza deprimere l’economia.

Partendo dalla preziosa indagine che il partito democratico ha svolto tramite la recente campagna di ascolto  dei cittadini senesi “Diccene Quattro” possiamo trarre alcuni suggerimenti. Una delle domande del questionario era infatti relativa alle priorità di erogazione delle risorse della Fondazione MPS. Ebbene la risposta che ha avuto la frequenza più alta tra i senesi è quella che chiede che queste risorse siano destinate al sostegno a nuovi investimenti per lo sviluppo, risposta seguita immediatamente da quella che chiede che queste risorse siano utilizzate con funzione calmieratrice delle tariffe dei servizi sociali.

Noi crediamo di interpretare la generosità dei senesi rispetto alle generazioni future quando diciamo che le erogazioni della Fondazione e di altre istituzioni dovranno essere utilizzate principalmente per investimenti produttivi. Dobbiamo valutare con lucidità quali servizi debbano essere prioritari per una società che investe poco nella formazione, cresce poco demograficamente e tende ad invecchiare con una rete di protezione sociale spesso non sufficiente. Dobbiamo chiederci se la scelta di rivedere le tariffe dei servizi comunali (es. mense scolastiche) sia prioritarie rispetto al rendere più efficiente la macchina pubblica. Siena vive per larga parte del settore terziario avanzato; dunque puntare alla più alta efficienza nel settore dei servizi pubblici è imprescindibile per una forza politica progressista.

Come sottolineato in precedenti elaborazioni del Partito Democratico gli effetti della crisi sono ancora largamente in atto e ci portano a pensare che il panorama economico del nostro paese, e quindi anche del nostro territorio, non sarà più lo stesso. Sappiamo che la Banca Monte dei Paschi e le altre istituzioni bancarie non saranno in grado di garantire l’offerta occupazionale degli anni passati. La crisi profonda del nostro Ateneo preoccupa tutta la città e le sue conseguenze non sono ancora completamente prevedibili. Sappiamo che si sono perse occasioni lavorative per le fasce più deboli della società che offrivano manodopera presso l’ateneo tramite cooperative sociali e di servizi. Inoltre alcuni ruoli tecnici amministrativi non hanno visto rinnovato il proprio contratto di lavoro. Molte posizioni di ricerca come dottorati e assegni di ricerca sono scomparse nell’ultimo anno accademico,  molte collaborazioni come i contratti di docenza sono state cancellate e in alcuni casi sono stati unilateralmente ridotti gli stipendi. Lo sforzo che la politica dovrà fare sarà dunque quello di sostenere le imprese private che possono garantire un’offerta lavorativa a figure altamente professionalizzate e specializzate. Pensiamo che Siena possa ospitare incubatori scientifici rivolti a discipline diverse, non esclusivamente biomedicali, che attraggano dalla Toscana le competenze migliori.

Per fare tutto questo sono necessari investimenti e capacità di valutazione. Dunque nel momento in cui le risorse sono minori diventa ancora più importante valutare bene le proprie scelte. Questo è il compito della politica intesa nel senso più alto della parola. Siena necessita di coinvolgere sul tema dello sviluppo le forze produttive della città con particolare attenzione a quei privati che potrebbero investire nel nostro territorio e a quei giovani che godono di formazione, capacità e idee, ma non dispongono degli strumenti e delle risorse economiche per attivare nuove attività imprenditoriali.

Come abbiamo sottolineato per la gestione del territorio, la nuova amministrazione non si troverà semplicemente di fronte alla domanda di un cambio di passo, ma di fronte alla necessità di un cambio di paradigma, ovvero al ripensamento dei riferimenti culturali, dei modelli di sviluppo e delle politiche di stimolo alla crescita.

3. Conoscenza e sapere

I tagli alla cultura, alla scuola, all’Università, mostrano ancora una volta la miopia del governo nazionale. Le città italiane, e Siena in particolare, sono da sempre città dei saperi e delle conoscenze. La ripresa economica e la creazione di nuova occupazione non può che passare dall’investimento nella cultura, cultura deve essere intesa nel suo significato plurale.

Il percorso di investimento comprende naturalmente la valorizzazione dei beni artistici ed architettonici, la tutela del paesaggio, la difesa dei prodotti agroalimentari tradizionali ed quelli ad indicazione geografica tipica. Dalla compresenza del patrimonio di beni, territorio e saperi diffusi dipendono le attività turistiche commerciali ed artigianali della nostra città e della nostra provincia. Si tratta di un delicato equilibrio che dobbiamo proteggere non solo come risorsa economica, ma come nostro tratto identificativo.

Ma il termine cultura non deve essere inteso solo come conservazione ma anche come creazione di nuova conoscenza attraverso la ricerca, rilanciando i settori più dinamici della nostra comunità a cominciare dai nostri due atenei laboratorio del nostro futuro. Pensiamo che l’Università debba essere più trasparente nel suo rapporto con le istituzioni, e debba tornare a far crescere culturalmente la città, piuttosto che trarre da essa finanziamenti per progetti locali di corto respiro. L’Università ben governata può essere un grande motore di sviluppo culturale e scientifico per la nostra città. Può tornare ad essere un polo di attrazione per studiosi non senesi, piuttosto che luogo per comodi impieghi sotto casa. Ma può e, secondo noi, deve farlo compatibilmente con le necessità di una ristrutturazione economica, in virtù delle proprie capacità e non in funzione del tessuto economico della società senese. Per essere più chiari, non ha senso pensare ad una ristrutturazione regionale delle università e una non meglio precisata idea di redistribuzione delle facoltà sulla base della presenza locale di una banca o di un’industria. Le scelte possono essere operate soltanto sulla base delle competenze presenti a livello dipartimentale. Ciò implica un percorso di trasparenza da parte dell’Università “da dentro a fuori” ed un percorso di curiosità della città verso il suo Ateneo “da fuori a dentro”. Perché le competenze di alto livello sono difficili da acquisire ed ancor più da diffondere in un tessuto cittadino da troppo tempo abituato a valutare più le tradizioni ed i titoli onorifici che il merito.

Cultura deve infine essere intesa come contenitore di trasmissione della conoscenza e del sapere. Le politiche culturali della nostra città devono essere capaci di promuovere le nostre eccellenze ben oltre i confini locali. In questo senso la candidatura di Siena a “Capitale Europea della Cultura 2019” rappresenta oltre che una sfida anche una occasione per riflettere su come viene comunicata nel modo la città.

4. La persona e la politica.

Siena è una città democratica ed accogliente. A Siena non può mancare una particolare attenzione ai “Diritti civili”, che devono essere uguali per tutti e non speciali per qualcuno, non possiamo più accettare discriminazioni e ingiustizie sociali che quotidianamente si consumano nel nostro Paese. Particolare attenzione va quindi rivolta alle donne, agli anziani, ai bambini, ai diversamente abili, al fine vita con l’istituzione dei Registri per il Testamento biologico, alle unioni civili anche tra persone dello stesso sesso (gli stessi diritti che ha una coppia eterosessuale unita in matrimonio, devono valere per ogni alta forma di convivenza). Una città come Siena non può tollerare le politiche berlusconiane sulla scuola, e tantomeno accettarle passivamente. In particolare, per quanto riguarda il settore della formazione scolastica, noi riteniamo che il Comune di Siena debba integrare, nelle forme che considererà legalmente percorribili, il supporto didattico necessario ai bambini in difficoltà e, nel rispetto delle proprie prerogative, monitorare la qualità dell’offerta didattica nella nostra città.

Particolare sensibilità e attenzione va rivolta agli immigrati, in particolare a coloro che scelgono di vivere nella nostra città, e che dunque costituiscono un arricchimento culturale e sociale a cui va garantita una piena integrazione. Anche questa, a nostro avviso, passa da una migliore efficienza della macchina pubblica.

La città dei democratici (Long)

Cittadini e politica: leali ma non conformisti

1. La politica come “servizio civico”.

2. Il nostro codice etico.

I contenuti:

1. Ambiente e territorio

2. Lavoro e Sviluppo

3. Conoscenza e sapere

4. La persona e la politica.

Cittadini e politica: leali ma non conformisti

Cittadini e politica

  • La politica come “servizio civico”
  • Limiti nelle retribuzioni e nel cumulo degli incarichi
  • Rispetto e promozione del codice etico.
  • Ricambio e rispetto della parità generi nella composizione del consiglio comunale

Il Partito Democratico è nato con lo scopo di riportare tra gli italiani la fiducia nella politica. In un momento in cui i partiti politici non godono di particolare fiducia tra i cittadini, dopo un decennio di campagne mediatiche di Berlusconi condotte cavalcando l’antipolitica, dopo la constata impossibilità per l’Italia di riconoscersi in un governo di centrosinistra stabile a causa della frammentazione del nostro schieramento, un nuovo progetto politico doveva riportare i democratici e i riformisti sotto le stesse bandiere, rispondendo alle esigenze del paese di unità e ritrovata governabilità.

Oggi dopo tre segretari ed una serie di sconfitte elettorali questo progetto è messo a dura prova. Eppure noi continuiamo a credere che un Partito Democratico forte sia l’unica alternativa al governo delle destre e all’ingovernabilità della vecchia coalizione di centro sinistra.

Sappiamo che esiste un elettorato progressista critico nei confronti del nostro partito, propenso all’astensione oppure orientato verso un voto di protesta in favore di liste che impropriamente cercano di connotarsi alternative al sistema, ma che finiscono per parlare il linguaggio delle destre ed in qualche caso di esprimere contenuti simili alle stesse.

I risultati delle ultime elezioni regionali hanno mostrato che prima ancora dei confini delle alleanze del centrosinistra è il consenso verso il PD a determinare la vittoria del centrosinistra. Dove il PD riesce a recuperare il suo elettorato critico il centrosinistra vince.

Oggi di fronte alla crisi della maggioranza parlamentare che sostiene Berlusconi, solo un Partito Democratico capace di mobilitare intorno ad un progetto riformista gli italiani altrimenti orientati verso l’astensione o il voto di protesta possiamo costruire l’alternativa ad un ennesimo governo delle destre.

Nella prossima primavera, indipendentemente dal destino del governo Berlusconi, i cittadini senesi saranno chiamati ad elegge i governo della città.

Noi crediamo che per il radicamento sul territorio, per il numero di iscritti, le responsabilità di governo, e per il dialogo intessuto con i cittadini, il Partito Democratico sia davvero il partito della città. Pensiamo che  un dibattito aperto tra militanti e dirigenti sia indispensabile per consolidare il PD nei luoghi di lavoro e sul territorio.

Per noi è evidente come la sfida lanciata a Siena da forze che si presentano con tanta disinvoltura come il cambiamento sia invece lo strumento di riproposizione di facce ben conosciute in città.

Noi crediamo che al partito della città spetti nei prossimi mesi sfidare l’opinione spesso diffusa che la politica sia utilizzata per l’affermazione di gruppi o per la promozione personale piuttosto che come amministrazione della cosa pubblica.

Noi pensiamo che sia compito del Partito Democratico dimostrare che la politica è fatta di contenuti e di proposte, che queste possano essere discusse in modo “leale ma non conformista”, e che solo con un Partito Democratico aperto, libero e forte avremo una Siena migliore.

Abbiamo identificato alcuni elementi che riguardano il rapporto tra cittadini e politica ed alcuni contenuti che proponiamo alla valutazione delle assemblee di circolo perché diventino patrimonio comune nel sostegno al candidato sindaco:

1. La politica come “servizio civico”.

Come ha affermato il presidente della regione Toscana Enrico Rossi, dobbiamo tornare a concepire la politica come “servizio civico”. Questo non significherà soltanto sostituire le indennità con gettoni di presenza come giustamente ha fatto il presidente Rossi, ma anche ripensare i criteri di selezione per scegliere i componenti dei consigli di amministrazione di fondazioni, società ed enti collegati alle amministrazione locale, criteri che devono essere fondati su dimostrate competenze, evitando allo stesso tempo il cumulo degli incarichi.

Per non lasciare inevasa una questione molto spesso usata strumentalmente, noi sosteniamo l’attuale forma statutaria della Fondazione MPS, perché riteniamo che i principi che l’hanno ispirata siano tuttora validi e rispondano all’esigenza di una gestione della Fondazione orientata agli interessi della collettività. Pensiamo che spetti al Sindaco motivare le scelta sulla composizione della deputazione e che chi è indicato per nomina pubblica debba rendere trasparenti i propri atti e sottoporli alla valutazione dei cittadini nelle forme che il Sindaco ed il Consiglio Comunale riterranno idonee.

Il percorso di costruzione della coalizione di centro-sinistra che il Segretario del PD cittadino sta perseguendo tende in maniera chiara a delineare un governo della città che si regga su una solida alleanza delle forze riformiste. Come sottolineato nel documento approvato dalla Direzione Comunale, il PD della città dovrà sottoporre “al giudizio elettorale della città una nuova classe dirigente che si misuri per la prima volta con il governo cittadino”.

Chiediamo al candidato sindaco parità di genere nella composizione della giunta comunale, e che quest’ultima sia anagraficamente, socialmente e culturalmente eterogenea.

2. Il nostro codice etico.

Il Partito Democratico ha un codice etico chiaro che garantisce i nostri elettori rispetto all’autonomia della politica dagli interessi privati e garantisce candidature limpide tramite un sistema di condizioni ostative alla candidatura. Nell’attuazione del codice etico chiediamo di seguire quella che è una prassi di molti paesi europei: domandare ai propri amministratori di sottoscrivere una dichiarazione sulla propria situazione lavorativa, associativa e patrimoniale. Poiché riteniamo che il rapporto di fiducia tra appartenenti allo stesso partito sia prioritario, chiediamo che siano i candidati stessi a valutare autonomamente e dunque a fornire in piena coscienza le informazioni che ritengono di stretta pertinenza con i ruoli politico-amministrativi a cui si candidano. A nostro avviso queste informazioni possono essere le medesime che vengono comunque rese accessibili anche in Italia nel momento in cui il candidato viene eletto nell’ente di riferimento.

  • Al fine di marcare la differenza tra i candidati del PD e quelli degli altri partiti, noi proponiamo dunque che i nostri candidati nelle liste per il Consiglio Comunale alle elezioni amministrative del 2011 rendano disponibili in forma pubblica alcune informazioni sul proprio profilo già in campagna elettorale.
  • Nel rispetto del codice etico del nostro partito chiediamo ai candidati di dichiarare eventuali questioni aperte con la giustizia.
  • Al fine di rendere di candidature libere da ogni condizionamento chiediamo ai nostri candidati di dichiarare eventuali nomi di finanziatori o sottoscrittori alla propria campagna elettorale.
  • Ai nostri candidati chiediamo inoltre di chiarire se la propria situazione lavorativa e/o patrimoniale possano sollevare eventuali conflitti di interesse con il proprio mandato e quale modalità intendano perseguire per affrontare la questione.
  • Chiediamo di dichiarare gli incarichi lavorativi e l’eventuale presenza in cariche di nomina pubblica, e di  menzionare l’eventuale adesione ad associazioni e l’iscrizione a sindacati.
  • Nel caso in cui il candidato fosse anche datore di lavoro chiediamo lui di dichiarare di essere in regola con tutte le norme che tutelano i diritti dei lavoratori.

I contenuti: territorio, lavoro, conoscenza, diritti.

Territorio, lavoro, conoscenza, diritti

  • Valorizzare la bellezza come origine della nostra ricchezza e chiave del nostro futuro
  • Fondare il futuro della città sul lavoro e l’impresa piuttosto che sulla crescita immobiliare
  • Rivolgere le risorse esterne disponibili in investimenti piuttosto che per compensare il bilancio corrente.
  • Siena, città dei saperi e delle conoscenze
  • Siena città dei diritti, aperta ed accogliente

1. Ambiente e territorio

Prima dei candidati, dei partiti o delle coalizioni vengono i contenuti e le politiche. Noi crediamo che sia stata riposta troppa fiducia da parte delle amministrazioni passate nella crescita continua del valore immobiliare quale volano per la crescita economica complessiva.

Di fronte a una popolazione cittadina sempre più anziana e sempre più bisognosa di servizi dedicati è stato giusto cercare di riequilibrare la bilancia demografica dando possibilità ai giovani e alla nuove famiglie di trasferirsi nel comune di Siena piuttosto che nei comuni limitrofi. Tuttavia se è vero che una parte cospicua delle nuove costruzioni realizzate e via di realizzazione dovevano intervenire su un mercato (quello della compravendita immobiliare e degli affitti) insostenibile anche per le famiglie medie, dobbiamo rilevare che a fronte della presenza sul mercato di nuove strutture non si è rilevata una vera crescita dei residenti.

La crescita dell’offerta immobiliare è avvenuta senza però determinare un vero effetto calmieratore sul prezzo delle case e senza produrre un aumento significativo della popolazione residente. Questa constatazione ci consente di fare due osservazioni importanti che spingono nella direzione di una revisione delle politiche abitative e della gestione dell’ambiente e del territorio.

La prima osservazione è che probabilmente molte delle nuove costruzioni non hanno avuto la destinazione sperata. Si sono invece trasformate in beni di investimento per privati, residenti e non, e per società che hanno considerato il territorio senese come un’appetibile opportunità speculativa. Si tratta dunque di una politica distributiva dove gli spazi del territorio appartenenti al pubblico o ai privati vengono trasformati in volumi destinati ad un mercato particolarmente redditizio, creando ricchezza per i proprietari dei terreni, per i costruttori e infine per gli investitori. Se questa politica distributiva ha portato risorse necessarie nelle casse comunali sotto forma di oneri di urbanizzazione e di tassazione sui nuovi immobili, non ha tuttavia contribuito a creare una ricchezza che rimanesse davvero nel territorio: le imprese di costruzione si affidano a manodopera esterna, magari subappaltando in quel mercato che potremmo definire “grigio” che è l’edilizia, non fanno crescere la professionalità delle imprese locali e alimentano un mercato al ribasso della manodopera.

La seconda osservazione che possiamo fare è che probabilmente la domanda di nuove costruzioni da parte di singole famiglie a scopo abitativo era quantomeno sovrastimata. Siena ha perso tra gli anni ‘70 e l’inizio degli anni 2000 quasi 10.000 residenti. E’ stato imputato l’esodo dei cittadini anche al costo degli immobili e all’assenza di contratti di locazione a buon mercato. In realtà la popolazione residente è invecchiata, e l’indice di natalità è tendenzialmente basso. A differenza di alcuni comuni limitrofi (Val d’Elsa, Val d’Arbia) Siena non ha visto l’arrivo di una popolazione immigrata di dimensioni considerevoli. Ma a Siena, l’invecchiamento demografico della popolazione è stato causato anche da un silenzioso esodo di giovani e adulti in cerca di lavoro. Nonostante la presenza di importanti istituzioni bancarie, di grandi aziende del settore bio-medicale, di un grande ospedale, e di un ateneo di medie dimensioni Siena non è stata in grado di offrire opportunità a tutti i giovani che sono entrati nel mercato del lavoro, sia diplomati che laureati.

Al di là dei progetti previsti di espansione nel territorio sud del comune, Siena deve oggi più che mai guardarsi allo specchio e riconoscere che la sua ricchezza architettonica deriva dall’unicità del rapporto tra edifici (nuovi e antichi) e verde antropizzato, combinazione che crea scenari straordinari tanto da rendere il nostro comune e la nostra provincia uno dei luoghi più ambiti per abitare al mondo. Siena deve chiedersi se davvero una ulteriore e massiccia immissione sul mercato di nuovi appartamenti nei prossimi cinque – dieci anni, come prevista dal nuovo Regolamento Urbanistico, sia necessaria, quando anche comuni vicini alla nostra realtà (es. Firenze) hanno deciso di sviluppare piani senza consumo del territorio. Siena deve inoltre chiedersi se questa espansione creerà davvero opportunità abitative per i giovani, se aumenterà il livello qualitativo di quartieri già densamente urbanizzati, se produrrà innovazione tecnologica nel settore edilizio, o se invece impoverirà il patrimonio paesaggistico che costituisce il componente fondamentale della propria ricchezza.

E’ dunque necessario muoversi verso un modello dove la ricchezza non sia più generata dalla crescita continua del valore immobiliare o da redditi derivanti da locazioni particolarmente alte nel nostro Comune. E’ necessaria una virata, dobbiamo far dipendere la nostra crescita dal lavoro e dalla capacità di inventare nuove forme di occupazione, piuttosto che dalla rendita.

2. Lavoro e Sviluppo

La nostra amministrazione ha potuto beneficiare oltre che del proprio normale bilancio anche di importantissimi trasferimenti da parte della Fondazione Monte dei Paschi. Oggi sappiamo che questi trasferimenti non saranno una certezza nei prossimi anni. La certezza che abbiamo è invece che i trasferimenti da parte del governo centrale saranno inferiori a quanto ricevuto finora, anche nell’ipotesi sperata di un governo di centro-sinistra alla guida del paese.

Di fronte a risorse inferiori la sfida dovrà necessariamente essere quella di mantenere servizi essenziali senza deprimere l’economia.

Partendo dalla preziosa indagine che il partito democratico ha svolto tramite la recente campagna di ascolto  dei cittadini senesi “Diccene Quattro” possiamo trarre alcuni suggerimenti. Una delle domande del questionario era infatti relativa alle priorità di erogazione delle risorse della Fondazione MPS. Ebbene la risposta che ha avuto la frequenza più alta tra i senesi è quella che chiede che queste risorse siano destinate al sostegno a nuovi investimenti per lo sviluppo, risposta seguita immediatamente da quella che chiede che queste risorse siano utilizzate con funzione calmieratrice delle tariffe dei servizi sociali.

Noi crediamo di interpretare la generosità dei senesi rispetto alle generazioni future quando diciamo che le erogazioni della Fondazione e di altre istituzioni dovranno essere utilizzate principalmente per investimenti produttivi. Dobbiamo valutare con lucidità quali servizi debbano essere prioritari per una società che investe poco nella formazione, cresce poco demograficamente e tende ad invecchiare con una rete di protezione sociale spesso non sufficiente. Dobbiamo chiederci se la scelta di rivedere le tariffe dei servizi comunali (es. mense scolastiche) sia prioritarie rispetto al rendere più efficiente la macchina pubblica. Siena vive per larga parte del settore terziario avanzato; dunque puntare alla più alta efficienza nel settore dei servizi pubblici è imprescindibile per una forza politica progressista.

Come sottolineato in precedenti elaborazioni del Partito Democratico gli effetti della crisi sono ancora largamente in atto e ci portano a pensare che il panorama economico del nostro paese, e quindi anche del nostro territorio, non sarà più lo stesso. Sappiamo che la Banca Monte dei Paschi e le altre istituzioni bancarie non saranno in grado di garantire l’offerta occupazionale degli anni passati. La crisi profonda del nostro Ateneo preoccupa tutta la città e le sue conseguenze non sono ancora completamente prevedibili. Sappiamo che si sono perse occasioni lavorative per le fasce più deboli della società che offrivano manodopera presso l’ateneo tramite cooperative sociali e di servizi. Inoltre alcuni ruoli tecnici amministrativi non hanno visto rinnovato il proprio contratto di lavoro. Molte posizioni di ricerca come dottorati e assegni di ricerca sono scomparse nell’ultimo anno accademico,  molte collaborazioni come i contratti di docenza sono state cancellate e in alcuni casi sono stati unilateralmente ridotti gli stipendi. Lo sforzo che la politica dovrà fare sarà dunque quello di sostenere le imprese private che possono garantire un’offerta lavorativa a figure altamente professionalizzate e specializzate. Pensiamo che Siena possa ospitare incubatori scientifici rivolti a discipline diverse, non esclusivamente biomedicali, che attraggano dalla Toscana le competenze migliori.

Per fare tutto questo sono necessari investimenti e capacità di valutazione. Dunque nel momento in cui le risorse sono minori diventa ancora più importante valutare bene le proprie scelte. Questo è il compito della politica intesa nel senso più alto della parola. Siena necessita di coinvolgere sul tema dello sviluppo le forze produttive della città con particolare attenzione a quei privati che potrebbero investire nel nostro territorio e a quei giovani che godono di formazione, capacità e idee, ma non dispongono degli strumenti e delle risorse economiche per attivare nuove attività imprenditoriali.

Come abbiamo sottolineato per la gestione del territorio, la nuova amministrazione non si troverà semplicemente di fronte alla domanda di un cambio di passo, ma di fronte alla necessità di un cambio di paradigma, ovvero al ripensamento dei riferimenti culturali, dei modelli di sviluppo e delle politiche di stimolo alla crescita.

3. Conoscenza e sapere

I tagli alla cultura, alla scuola, all’Università, mostrano ancora una volta la miopia del governo nazionale. Le città italiane, e Siena in particolare, sono da sempre città dei saperi e delle conoscenze. La ripresa economica e la creazione di nuova occupazione non può che passare dall’investimento nella cultura, cultura deve essere intesa nel suo significato plurale.

Il percorso di investimento comprende naturalmente la valorizzazione dei beni artistici ed architettonici, la tutela del paesaggio, la difesa dei prodotti agroalimentari tradizionali ed quelli ad indicazione geografica tipica. Dalla compresenza del patrimonio di beni, territorio e saperi diffusi dipendono le attività turistiche commerciali ed artigianali della nostra città e della nostra provincia. Si tratta di un delicato equilibrio che dobbiamo proteggere non solo come risorsa economica, ma come nostro tratto identificativo.

Ma il termine cultura non deve essere inteso solo come conservazione ma anche come creazione di nuova conoscenza attraverso la ricerca, rilanciando i settori più dinamici della nostra comunità a cominciare dai nostri due atenei laboratorio del nostro futuro. Pensiamo che l’Università debba essere più trasparente nel suo rapporto con le istituzioni, e debba tornare a far crescere culturalmente la città, piuttosto che trarre da essa finanziamenti per progetti locali di corto respiro. L’Università ben governata può essere un grande motore di sviluppo culturale e scientifico per la nostra città. Può tornare ad essere un polo di attrazione per studiosi non senesi, piuttosto che luogo per comodi impieghi sotto casa. Ma può e, secondo noi, deve farlo compatibilmente con le necessità di una ristrutturazione economica, in virtù delle proprie capacità e non in funzione del tessuto economico della società senese. Per essere più chiari, non ha senso pensare ad una ristrutturazione regionale delle università e una non meglio precisata idea di redistribuzione delle facoltà sulla base della presenza locale di una banca o di un’industria. Le scelte possono essere operate soltanto sulla base delle competenze presenti a livello dipartimentale. Ciò implica un percorso di trasparenza da parte dell’Università “da dentro a fuori” ed un percorso di curiosità della città verso il suo Ateneo “da fuori a dentro”. Perché le competenze di alto livello sono difficili da acquisire ed ancor più da diffondere in un tessuto cittadino da troppo tempo abituato a valutare più le tradizioni ed i titoli onorifici che il merito.

Cultura deve infine essere intesa come contenitore di trasmissione della conoscenza e del sapere. Le politiche culturali della nostra città devono essere capaci di promuovere le nostre eccellenze ben oltre i confini locali. In questo senso la candidatura di Siena a “Capitale Europea della Cultura 2019” rappresenta oltre che una sfida anche una occasione per riflettere su come viene comunicata nel modo la città.

4. La persona e la politica.

Siena è una città democratica ed accogliente. A Siena non può mancare una particolare attenzione ai “Diritti civili”, che devono essere uguali per tutti e non speciali per qualcuno, non possiamo più accettare discriminazioni e ingiustizie sociali che quotidianamente si consumano nel nostro Paese. Particolare attenzione va quindi rivolta alle donne, agli anziani, ai bambini, ai diversamente abili, al fine vita con l’istituzione dei Registri per il Testamento biologico, alle unioni civili anche tra persone dello stesso sesso (gli stessi diritti che ha una coppia eterosessuale unita in matrimonio, devono valere per ogni alta forma di convivenza). Una città come Siena non può tollerare le politiche berlusconiane sulla scuola, e tantomeno accettarle passivamente. In particolare, per quanto riguarda il settore della formazione scolastica, noi riteniamo che il Comune di Siena debba integrare, nelle forme che considererà legalmente percorribili, il supporto didattico necessario ai bambini in difficoltà e, nel rispetto delle proprie prerogative, monitorare la qualità dell’offerta didattica nella nostra città.

Particolare sensibilità e attenzione va rivolta agli immigrati, in particolare a coloro che scelgono di vivere nella nostra città, e che dunque costituiscono un arricchimento culturale e sociale a cui va garantita una piena integrazione. Anche questa, a nostro avviso, passa da una migliore efficienza della macchina pubblica.

I Cie e il Giardino Dei Sogni

I Cie e il Giardino Dei Sogni

L’intervento di Giancarlo P. all’Assemblea territoriale del 20 febbraio. Premetto che ritengo Enrico Rossi il miglior candidato che il PD potesse esprimere, condivido le priorità evidenziate nell’accordo di coalizione, LA TUTELA DELL’AMBIENTE, IL NO AL NUCLERARE, LA SCUOLA , IL SOCIALE, LO SVILUPPO ECONOMICO, L’ATTENZIONE PER LE POTICHE GIOVANILI

Devo però ribadire, avendolo già fatto in occasione della campagna di ascolto promossa dal PD provinciale, ma molto SPESSO  SI ASCOLTA MA NON SI SENTE,  una critica su un passaggio, a mio avviso importante del programma, e questa è l’occasione giusta per esprimere questa mia perplessità.

Come tutti sapete, l’obiettivo del ministro dell’Interno, è  di aprire nuove strutture: ogni regione dovrà avere un CIE, i Centri per l’identificazione e l’espulsione degli immigrati irregolari. Dall’8 agosto 2009, con l’entrata in vigore della legge n. 94, il termine massimo di permanenza degli stranieri in tali centri è passato da 60 a 180 giorni complessivi.

Attualmente i centri operativi in ITALIA sono 13:

Rossi, in una intervista a L’UNITA’ del 29 gennaio aveva testualmente dichiarato di “NON ESSERE PREGIUDIZIALMENTE CONTRARIO” all’apertura di un centro in Toscana, scatenando le critiche di tutta la Sinistra e non solo, ha successivamente cercato di addolcire tale dichiarazione dicendo di: «Non volere centri di detenzione dove non si rispettano i diritti umani. Sarà fondamentale il ruolo degli enti locali e del volontariato per umanizzare la permanenza degli immigrati limitandone i tempi ed evitare che diventi una carcerazione preventiva. Piccoli centri gestiti in collaborazione con volontariato e mediatori culturali dove gli immigrati privi di documenti possono essere trattenuti nel rispetto della loro dignità, in attesa di essere identificati. E dove, per quelli che sono disponibili ad accogliere eventuali offerte di lavoro, possono essere avviati percorsi di regolarizzazione».

Credo che il GIARDINO DEI SOGNI ipotizzato da Rossi si scontri fatalmente con la legge sul reato di clandestinità introdotto dall’attuale Governo e con una intolleranza sempre più diffusa nel nostro Paese.

Rimango dell’idea che la discussione sul tema “Sicurezza” sia pretestuoso e strumentale, oltre che gonfiato ad arte da chi non vuole che si affrontino i problemi veri e drammatici del nostro Paese, viene usato un problema reale, ma non il principale in questo momento, come diversivo alla tragica situazione economica, alla precarietà del lavoro, alla difficoltà per molte famiglie di arrivare a fine mese, alla mediocrità del sistema scolastico, alla libertà di informazione, alla omologazione del pensiero, alla deriva xenofoba……

Chiedere Sicurezza è un diritto naturale, ma questo termine viene troppo generalizzato e usato spesso in modo improprio, non è la stessa cosa combattere la criminalità o desiderare un lavoro sicuro, non è la stessa cosa difendere la propria incolumità o difendere i propri privilegi, a tal proposito prendo a prestito uno spezzone dell’articolo che Don Luigi Ciotti ha scritto recentemente per L’Unità, lo cito testualmente, è a mio parere molto significativo:

-È come se ci sentissimo tutti su una nave in balia delle onde, e sapendo che il numero delle scialuppe è limitato, il rischio di affondare ci fa percepire il nostro prossimo come un concorrente, uno che potrebbe salvarsi al nostro posto. La reazione è allora di scacciare dalla nave quelli considerati “di troppo”, e pazienza se sono quasi sempre i più vulnerabili. La logica del capro espiatorio – alimentata anche da un uso irresponsabile di parole e immagini, da un´informazione a volte pronta a fomentare odi e paure – funziona così. Ci si accanisce su chi sta sotto di noi, su chi è più indifeso, senza capire che questa è una logica suicida che potrebbe trasformare noi stessi un giorno in vittime-

Ecco, io vorrei risolvere il problema aumentando il numero delle scialuppe e non diminuendo coloro che ne potrebbero usufruire, vorrei creare tutti i presupposti per una sempre più larga integrazione e convivenza civile, chi vive ai margini ed è continuamente offeso nella propria dignità ha molte più probabilità di delinquere, i CIE non possono in nessun modo rappresentare una scialuppa di salvataggio, al contrario sono luoghi di ingiustizia sociale che fomentano la violenza.

La Toscana si è sempre detta contraria a questi centri, ribadendolo anche con una recente legge regionale sull’immigrazione, se discontinuità ci deve essere con il passato, è bene che ci sia sulle cose sbagliate, per cercare di migliorarle e non su quelle giuste, la solidarietà, la tolleranza, l’accoglienza, l’istruzione aiutano sicuramente di più di una detenzione inumana, anche se in un “piccolo Centro”, come vorrebbe Enrico Rossi.

Sul sito web di Enrico Rossi Presidente è pubblicata una campagna di comunicazione e partecipazione dal titolo: “LA TOSCANA CHE VOGLIO” , dove ogni cittadino può inserire un proprio commento, ebbene il primo commento postato è di una ragazza di nome Linda e recita così: “La toscana che voglio non discrimina. la toscana che voglio guarda e agisce con gli occhi di un bambino. fa bilanci di genere (bambino, anziano, uomo, donna).
la toscana che voglio ha la priorità di riconoscere e difendere i diritti degli immigrati e di chi è discriminato”

Sono personalmente convinto che se il 30 novembre del 1786  in Toscana ci fossero stati i Centri di Identificazione ed espulsione, oggi con ogni probabilità non festeggeremo in quella data soltanto l’Abolizione della pena di morte, ma sicuramente anche la soppressione dei CIE.

Io non vorrei che tra qualche anno il mio partito  venisse ricordato per essere stato il primo ad istituire i CIE nella mia “civilissima e accogliente” regione.

(Intervento di Giancarlo Pagliai all’Assemblea provinciale del PD di Siena in data 20 febbraio ’10)

Nella foto il centro di identificazione e espulsione che orge tra l’aeroporto di Fiumicino e la Fiera di Roma. Altre foto del centro sono visibili qui


Cambia l’Italia!

Cambia l’Italia!

Siamo stati ad Orvieto alla presentazione del portale CAMBIA L’ITALIA,
qui trovate la rassegna stampa sul seminario qui invece gli interventi della giornata di sabato. Qui e qui il racconto dei sottomarini senesi.

Cambia l’Italia è una rete di persone, è un collettore di idee, un propulsore di innovazione.
Lavoreremo, al servizio del PD e del paese, per produrre quel cambiamento che in tanti aspettiamo ed invochiamo.

Su queste pagine commenteremo insieme le notizie interessanti, quelle d’attualità nazionale, ma anche quelle che vengono dai territori, segnaleremo gli esempi positivi di chi sta operando per il cambiamento, seguiremo i percorsi legislativi sulle tematiche centrali per l’Italia che vogliamo, lanceremo nuove proposte, confronteremo le nostre opinioni.

Cambia l’Italia è un luogo di dialogo orizzontale, che mette la persona al centro del cambiamento: per incoraggiare le aspirazioni di ciascuno, garantire sicurezze a tutta la comunità, preservare l’ambiente.

Cambia l’Italia è uno spazio politico innovativo, come innovativa è la nostra proposta, come innovativa vogliamo che sia la proposta del PD.
Lanceremo campagne tematiche e comunicative, iniziative fisiche o virtuali, seminari residenziali di confronto, approfondimento, elaborazione.

Guarderemo alla società partendo dal web, difendendone la libertà e assumendolo come campo per la sfida che ci troviamo di fronte: innovare proposte e linguaggi, restituire efficacia alla politica, portare il PD ad essere forza di governo.

Cambia l’Italia!
Buon lavoro a tutti.

Cartoline da Orvieto – 2

Cartoline da Orvieto – 2

di Francesco C. Ero ad Orvieto per cercare di capire in che direzione stiamo andando. Chi come molti alcuni di noi si è avvicinato ad un partito politico per la prima volta ed ha sostenuto la mozione Marino all’ultimo congresso del PD sta vivendo, con sfumature diverse secondo il proprio territorio, una specie di “sindrome da abbandono”.

In effetti il movimento che si è raccolto intorno a Marino l’estate scorsa era composto sia dai nuovi iscritti: bloggers, movimentisti, attivisti, FB addicts;  sia da vecchi militanti magari ecodem, ex correntone, ex…..

Chi aveva precedenti esperienze di vita di partito sarà stato sicuramente più a proprio agio nella fase post congressuale di chi invece era approdato nel PD all’ultimo momento ed aveva preso la tessera il 21 luglio con una ragione precisa.

Facciamo però un gesto di onesta intellettuale: volontariamente o involontariamente le due componenti marinaie si sono rese partecipi di un momento fondamentale della vita di un partito politico. Cosa diversa sarebbe stato presentare una lista di contributi come esterni al PD su cui chiedere un confronto. Non è stato così, e dalla scelta di presentarci come soggetto interno al partito sono derivate una serie di opportunità e di responsabilità. Capire ed interpretare queste opportunità e responsabilità è quindi fondamentale per chiarire alcuni comportamenti dei nostri esponenti negli ultimi quattro mesi .

Cominciamo con le opportunità: non mi pare affatto sbagliato che ci sia stato un sforzo per le nomine dei nostri eletti all’interno degli esecutivi locali e regionali. Capisco che chiedere posti suona un po’ socialdemocratico (nel senso PSDI) ma allora che l’abbiamo fatto a fare il congresso? Credo anzi, al contrario di Civati, che nella fase immediatamente successiva al congresso “fare corrente” ci avrebbe invece fatto comodo perché una volta deciso di presentare una piattaforma distinta questo non può essere fatto in un’ottica di tipo elettorale dove chi vince governa e chi perde sta all’opposizione, il congresso si fa in un’ottica di partecipazione, quindi si diventa parte, seppur minoritaria, di un’organizzazione complessa. E’ chiaro il nostro essere in minoranza nel PD non pregiudica affatto il valore del nostro contributo, al contrario ci offre l’opportunità di crescere e diventare maggioranza, ma se non abbiamo rappresentanti all’interno degli organismi dirigenti difficilmente riusciremo a far sì che le “nostre buone idee” diventino le “idee del PD”.

Partecipare alla vita del partito non è solo un’opportunità, ma un dovere verso tutti quelli che ci hanno sostenuto nei congressi di circolo e magari in casa non hanno neanche un modem a 14.4Kbps è grazie a questi che siamo arrivati alle primarie. E’ anche un dovere  verso tutti quelli che ci hanno invece votato alle primarie e magari sono disgustati dal PD ma credono in Marino (e nei suoi candidati locali), con il loro voto siamo approdati nelle assemblee nazionali e regionali, nelle direzioni e negli esecutivi ora dobbiamo far vedere che siamo in grado portare avanti le nostre proposte, di are in modo che i nostri sì ed i nostri no anche i sì ed i no del PD.

Ed ora veniamo all’area Marino. Non si tratta di un’associazione, non ci sono tessere, e spero non ce ne saranno mai, si tratta piuttosto di un modo di coordinare gli eletti ed i sostenitori iscritti o meno al PD attraverso un contenitore nazionale e dei contenitori regionali, per ora ancora embrionali, nel sito Cambia l’Italia. Il resto è ancora tutto da costruire eppure alcune delle funzioni di quest’aria mi paiono evidenti innanzitutto combattere quelle specie di sindrome di abbandono e di smobilitazione che ha seguito la fase post congressuale. Perché alle fine se ci sono le idee e le persone che le condividono non dovrebbe essere difficile stare insieme, e nel nostro caso a differenza di altri, le idee chiare non mancano. La creazione di un’area ha anche una funzione di supplenza, dove il PD non vuole o non è capace di confrontarsi attraverso le sue articolazioni in forum noi non ci tireremo indietro e come ha annunciato Marino il forum “diritti e cittadinanza” assente tra i forum “ufficiali” lo faremo noi.

Cartoline da Orvieto – 1

Cartoline da Orvieto – 1

di  Luigi D. Siamo tornati dalla due giorni di Orvieto, di cui hanno parlato l’Unità, Libero, la Stampa, il Riformista e per un mezzo rigo la Repubblica. Potete trovare la rassegna stampa e l’intervento di Ignazio Marino sul sito http://www.ignaziomarino.it/. Raccolte le idee e letti i resoconti dei giornali, cerco di illustrarvi cosa è stato detto. La Mozione Marino, ovvero la ex Mozione Marino, per come è stata definita nei due gg di Orvieto, si è trasformata nell’associazione “cambia l’Italia”, secondo la definizione data dall’Unità, ovvero secondo l’Area Marino, secondo quanto riportato dal Riformista. Andando con ordine: 1) ci siamo dati una struttura centrale che organizzativamente fa capo a Michele Meta, ed un portale che funzioni da rete di comunicazione:http://www.cambialitalia.it/.

Per una mozione che pesca tra movimenti e associazioni, fino quasi ad essere essa stessa un movimento, darsi una struttura e far convivere senza eccessive fibrillazioni un’anima molto spontaneista ed un’anima molto partitica, non è cosa da poco. Chiedere, come ha fatto Marino, maggiore coinvolgimento all’interno del PD, sollecitarci a non rifuggire le battaglie elettorali, sia amministrative che partitiche, vuol dire nella sostanza, formare una “specie di corrente” dentro il PD.  Una “specie di corrente” che cerchi tuttavia di portare nel PD pezzi di società e istanze nuove e diverse da quelle già presenti; che voglia essere cioè qualcosa di ben definito negli argomenti, ma di indefinito nelle appartenenze. Ovvero, alla fin fine, essere “una specie di corrente” che fa l’esatto contrario di quello che farebbe una corrente, dove le appartenenze sono ben definite e le argomentazioni molto variabili.

Dunque, per non perderci nelle definizioni, una parte del PD che si identifica nel modo di essere di Marino, che è un po’ dentro e un po’ fuori dagli schemi dell’attuale PD; e che inevitabilmente guarda alle aree politiche impersonificate da Emma Bonino e Nichi Vendola, figure a loro volta rappresentative di valori ben più ampi di quelli rivendicati dai Radicali e da Sinistra e Libertà (o forse soltanto persone coerenti con i propri valori..). Un’area del PD che ha molte affinità con l’area politica dell’Idv, e forse molte meno con Di Pietro..Un’area dove rimane naturale assumere dei “sì” e dei “no” ragionati, ma pur sempre dei “sì” e dei “no”. Se il PD fosse un partito ben definito,  maturo nei suoi contenuti, in cui è effettivamente avvenuta una sintesi tra culture e tradizioni diverse, potremmo pensare che l’area Marino oppure “cambia l’Italia” ha un ruolo di confine, perché si pone a cavallo del partito facendosi portatrice delle istanze più moderne che salgono dalla società. Essa è invece l’area della sinistra che perfettamente incarna il concetto di Partito Democratico e che, nella sostanza, restaura le assi portanti del vecchio Ulivo, dove culture politiche diverse intersecavano il bisogno di cambiamento del paese e la disponibilità di ampie fasce della popolazione, a farsi carico delle difficoltà del cambiamento. Forse non è un caso che D’Alema, Bertinotti ed i politici più conservatori e più legati alle rendite di potere interne alla sinistra siano agli antipodi dell’area Marino.

La bussola per “cambiare l’Italia” è regolata dalla questione dei diritti civili, delle regole del mercato del lavoro, della tutela dell’ambiente, la difesa del diritto all’istruzione. Queste sono le nostre parole d’ordine; su queste noi saremo “associazione”, appoggeremo i movimenti in atto nella società, sfideremo la pesantezza e la poca coerenza che spesso hanno caratterizzato il PD. E a ben vedere, in ognuna di queste parole si riflettono i doveri imprescindibili per poter rivendicare i diritti con coerenza. La battaglia per un approccio laico alle leggi che investono la sfera privata, il chiaro “no” al nucleare, le proposte per i contratti di lavoro di una società profondamente diversa e più ingiusta di quella che della generazione precedente, hanno spostato i temi del dibattito congressuale del PD. Questi temi sono adesso affrontati in Parlamento, e chi ha vinto il congresso del PD sostanzialmente in nome della preservazione di un partito antico, si trova adesso ad affrontarli impreparato e spesso in affanno rispetto alle logiche insensate del governo.

Non tutto è chiaro su come procederemo e su quale sarà l’approdo del dibattito interno all’area Marino. Su molti aspetti dovremo riflettere al nostro interno e cercare di conciliare posizioni diverse. Sul territorio nazionale l’area Marino si darà coordinamenti regionali e ampia libertà di strutturarsi a seconda delle nessità/possibilità locali. In Toscana, Daniela Lastri formerà un coordinamento, e Simone Siliani ha garantito la continuazione del suo impegno politico/organizzatico per far crescere l”area Marino nella nostra regione. Iniziamo la navigazione dunque, senza la certezza dell’approdo finale, ma con la voglia di fare un viaggio insieme ad altri compagni. Ed in definitiva, con la convinzione che il tragitto sarà molto interessante.

Una Corrente di Idee

Una Corrente di Idee

Prima delle alleanze, lavoriamo su valori, idee e programmi – Comunicato stampa di Ignazio Marino
“L’elaborazione di contenuti e di idee devono essere il centro delle attività del PD, e quindi prima di tutto pensiamo ai programmi e solo successivamente alle alleanze per le prossime elezioni regionali. Non possiamo pensare di battere la destra semplicemente sommando forze politiche che non condividono valori e programmi. Quindi partiamo dalla condivisione di valori come la laicità e di programmi come l’economia o il nucleare e le alleanze verranno”. Ne è convinto il sen. Ignazio Marino, che oggi ha riunito, nella sede del PD a Roma, per la prima volta la rete dei coordinatori regionali della mozione che ha partecipato alle primarie.

“Il PD non potrà prescindere dal dire parole chiare su temi cruciali come: giustizia e legalità, diritti civili, lavoro e flexicurity, energie rinnovabili e nucleare, ricerca e innovazione. E’ solo partendo dai contenuti che possiamo proporci come concreta alternativa alla destra e a Berlusconi e il primo appuntamento che ci attende è quello delle elezioni regionali.

“Proprio per dare impulso alle idee che abbiamo proposto durante la campagna per le primarie – sottolinea Marino – abbiamo deciso di non perderci di vista. Non vogliamo costruire una corrente politica, piuttosto una corrente delle idee. Con i coordinatori di tutte le Regioni costruiremo un portale, con derivazioni regionali, come contenitore di idee ed elaborazione e strumento di comunicazione e interazione. Con trasparenza, chiarezza e coerenza continueremo a vigilare, insieme al popolo della rete, perché i temi che noi consideriamo prioritari siano anche siano priorità nel programma del PD.”