congresso Archivi

Il momento è ora

Il momento è ora

Riflessioni sull’ennesima annunciata crisi del berlusconismo.

Le evidenti difficoltà del Presidente del Consiglio nel tenere insieme la maggioranza di questo paese utilizzando il Parlamento come uno strumento per la difesa dei propri interessi ha visto negli ultimi anni l’allontanamento prima dell’UdC di Pier Ferdinando Casini ed oggi del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che seguito da una pattuglia di parlamentari, ha appena costituito un nuovo gruppo parlamentare e si prepara a fondare un nuovo partito politico di centrodestra.

L’uscita di Fini dal PdL rischia di trasformarsi prima ancora che in una crisi di governo in una crisi istituzionale. Da un lato infatti l’uscita dei deputati dal gruppo della PdL cancella la vasta maggioranza di parlamentari conquistata con le elezioni del 2008 e rende molto più difficoltoso il cammino parlamentare del Governo, soprattutto la realizzazione dell’agenda personale del presidente del consiglio. Dall’altro il doppio ruolo di Gianfranco Fini di leader di una nuova formazione politica e Presidente della Camera dei Deputati lo hanno reso bersaglio di attacchi che si sono trasformati in spallate alle istituzioni repubblicane, prima la Presidenza della Camera, poi il Parlamento, ora il Presidente della Repubblica.

Di fronte alle indebite pressioni sul Presidente della Repubblica, tese ad allontanare ogni possibile ipotesi di governo alternativo, è utile una rapida rilettura della contestata legge Calderoli che al terzo comma dell’art 3 prevede che :

Contestualmente al deposito del contrassegno di cui all’articolo 14, i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione.

Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall’articolo 92, secondo comma, della Costituzione

L’ultimo passaggio non di questo articolo non è affatto superfluo, ma sta anzi a ricondurre la legge Calderoli nei profili costituzionali di una repubblica parlamentare.

Dunque se la maggioranza dovesse dissolversi del tutto sarà dovere del Presidente della Repubblica verificare la possibilità di formare un governo sostenuto da una maggioranza effettivamente alternativa.

Esistono però anche ragioni di opportunità politica, l’Italia oggi ha più che mai bisogno di una guida autorevole. Tuttavia noi crediamo che una maggioranza sostenuta dalle forze di opposizione in appoggio a chi è stato per quasi due decenni alleato di Berlusconi e che ne condivide le proposte in materia di immigrazione, lavoro, ambiente, informazione, giustizia non sarebbe meno traballante del teatrino cui gli italiani stanno assistendo in questi giorni. Un eventuale governo alternativo non potrebbe che essere di transizione con pochi punti precisi quali una seria riforma della legge elettorale e delle regole dell’informazione.

Un compito non affatto semplice vista la distanza tra le posizioni della forze politiche. Lasciando da parte la questione dell’informazione, data l’impossibilità di un accordo che trovi una maggioranza nell’attuale parlamento, resta la discussione sull’eventualità di un accordo di scopo con il compito di gestire l’adozione una nuova legge elettorale.

Berlusconi e larga parte della maggioranza si limitano a proporre una modifica al premio di maggioranza al Senato per renderlo, come alla camera, nazionale. Questo garantirebbe alla coalizione più forte, probabilmente la sua, la maggioranza per governare a patto che non si verifichi un risultato come quello del 2006 dove Senato e Camera avrebbero prodotto due maggioranze diverse.

Dunque, al di là dei dettagli tecnici, oggi certamente Berlusconi può essere collocato nel campo dei difensori del bipolarismo, così come Di Pietro e fino a qualche settimana fa Fini. Tra i sostenitori di un sistema proporzionale senza vincoli di coalizione o premi di maggioranza c’è l’UdC oltre ad alcune forze della sinistra non rappresentate oggi in Parlamento. Ed il Partito Democratico?

Il Partito Democratico che nei prossimi mesi si troverà di fronte alla richiesta, da parte delle altre forze politiche, di un confronto sulla legge elettorale, di fronte alle probabili divisione anche interne su questa materia, deve far riferimento alle linee programmatiche già discusse in occasione dell’ultima Assemblea nazionale.

Nelle “linee per la modernizzazione e la riforma democratica dell’ordinamento costituzionale” la legge elettorale viene inquadrata all’interno di una più profonda riforma istituzionale dove è previsto un riequilibrio di poteri tra le due camere. In questa chiave il Partito Democratico ha individuato il un sistema “di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali” quale quello più indicato per garantire agli italiani il diritto di scegliere davvero i propri rappresentanti ed allo stesso tempo consentire la formazione di una solida maggioranza di governo.

In questo quadro il Partito Democratico si troverà a dover mediare tra un sostanziale status quo e le forze favorevoli alla chiusura della stagione bipolare.

Di fronte alle ipotesi di un ritorno ad un sistema proporzionale simile quello cui sono stati i scelti i nostri rappresentati fino al 1992, magari in questo caso senza la reintroduzione delle preferenze, il Partito Democratico dovrà sostenere le ragioni dei cittadini e difendere la necessita che il voto abbia valore e sia allo stesso tempo utile, quindi che il voto sia determinante nello scegliere il candidato percepito come più vicino alle proprie posizioni ed allo stesso tempo che questo possa contribuire alla formazione di una maggioranza stabile. Né le modifiche alla attuale legge elettorale, né il nostalgico ritorno al passato garantirebbero queste due caratteristiche del voto. Non solo, con il ritorno al proporzionale si incoraggerebbero le fughe centrifughe e verrebbero meno le condizioni che hanno visto la nascita del nostro partito: la necessità di riunire tutte le forze democratiche e riformiste dentro un grande progetto unitario superando i particolarismi.

Questa crisi non riguarda ormai soltanto il governo, ma coinvolge le istituzioni del nostro paese e rischia di minare le premesse per l’esistenza di una opposizione capace davvero di diventare alternativa, destinando il governo del paese ad accordi tattici tra segreterie di partito.

Il Partito Democratico si adoperi dunque a cercare una soluzione condivisa che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti anche in assenza di una crisi formale, dove questo non fosse possibile e di fronte ad una maggioranza lacerata si presenti di fronte agli italiani preparandosi alle elezioni scegliendo il propri candidati con lo strumento che lo ha caratterizzato fin dalla sua fondazione: le primarie. E tuttavia, anche su queste, dovremo fare una riflessione seria. La promuoviamo noi che abbiamo appoggiato Ignazio Marino al congresso del PD, e che abbiamo fatto delle primarie uno dei valori fondativi del nostro partito. Si percepisce infatti, all’interno del PD e soprattutto tra gli iscritti al partito, una certa stanchezza per questo modi di selezionare i candidati alle varie cariche amministrative. Ovverosia, si percepisce molta stanchezza nel “ratificare” mediante finte primarie scelte già avvenute. Da qui, la critica alle primarie, forse perché strumento “meno consolidato” e quindi “corpo ancora estraneo” rispetto ad accordi di partito, criticabili, ma pur sempre “tradizionali” e comunque operati secondo il principio di delega degli iscritti ai dirigenti. Forse chi aveva in mente le primarie, pensava anche ad un partito più vivo, ed è probabilmente per questo, che l’ondata emotiva che ha fatto crescere il PD degli inizi, si è poi affievolita con le modifiche progressive del partito, della sua natura, del suo statuto.

*Foto: Campagna elettorale 1948, archivio Life

Torniamo a fare politica

Torniamo a fare politica

Il 25 giugno 2010 si è concluso il percorso congressuale del Partito Democratico nella provincia di Siena. Con l’election day si è chiusa finalmente la lunga stagione di costruzione del PD, con la costituzione degli organi rappresentativi della provincia, delle unioni comunali e dei direttivi di circolo.

Alle valutazioni molto spesso critiche che abbiamo avanzato nei riguardi della linea politica espressa dal gruppo dirigente, forse con durezza ma sempre con onestà intellettuale, è stata associata la nostra disponibilità a contribuire alla gestione ed all’elaborazione politica di questo partito.

L’Area Marino ha scelto dunque di partecipare ad un percorso congressuale unitario, ovvero di assumersi la responsabilità di accettare scelte da noi non propriamente condivise, e di condividere la responsabilità nella gestione del PD a tutti i livelli.

Chi vorrà seguirci con attenzione si accorgerà (se non è stato chiaro finora) quanto valga per noi il termine che caratterizza l’identità del nostro partito, “democratico”. Un termine spesso dato per scontato, ma faticoso da assumere in un partito che è stato aperto, plurale, riformista molto più nei propositi iniziali che nella pratica politica quotidiana.

Abbiamo deciso di condividere il percorso unitario con l’ambizione di migliorare il PD e con la consapevolezza dei limiti dettati dal risultato congressuale. Nei giorni scorsi abbiamo presentato le nostre proposte per il partito in questo documento e crediamo che queste siano state in buona parte accolte nella piattaforma di Elisa Meloni.

Facciamo gli auguri ad Elisa Meloni e a tutti i nuovi segretari delle Unioni Comunali e di circolo appena eletti ed a tutti i delegati delle assemblee territoriali. Dal loro lavoro dipenderà la capacità di questo partito di migliorare il proprio radicamento nel territorio per affrontare le difficili sfide che ci si pongono davanti.

*Nella foto: primo congresso dei Partigiani della Pace, 1949. Fonte Life

UNA TERRA AD ALTA DENSITÀ DEMOCRATICA

Siena, 1 giugno 2010

Piattaforma politico – programmatica dell’Area Marino per il congresso dell’Unione territoriale di Siena

IL NOSTRO CAPITALE

I risultati delle ultime elezioni regionali hanno visto la provincia di Siena confermare i suoi tratti di terra dei democratici. Un cittadino su due nella nostra provincia ha sostenuto il Partito Democratico. Il radicamento e l’esistenza stessa del Partito Democratico discendono dunque dalla fiducia espressa dagli elettori, prima ancora che dai suoi dirigenti e dai suoi iscritti. Una fiducia che garantisce il funzionamento e la rappresentatività delle istituzioni ma che da sola, senza il lavoro dei dirigenti nel coinvolgere gli iscritti e gli elettori nell’elaborazione della politica e nei processi decisionali, non riuscirebbe a mette al riparo il nostro radicamento da una lenta frantumazione.

Nel nostro territorio, come nel resto del nostro paese, sono in atto processi di cambiamento del tessuto sociale ed economico che ridisegnano profondante i tratti delle nostre comunità. A rischio, oggi, non è solo il consenso alle forze politiche di centro sinistra, ma l’insieme intero di relazioni e valori condivisi alla base della vita democratica.

Il Partito Democratico nel nostro territorio contribuisce assieme alle altre formazioni politiche all’esistenza di quelle reti sociali e di rapporti tra cittadini che hanno un valore collettivo fondamentale. Il Partito Democratico con i suoi circoli, le sue feste e le sue iniziative è un attore fondamentale nella produzione di quel capitale sociale che è componente chiave per la costruzione ed il mantenimento della democrazia.

Questo capitale sociale si nutre di partecipazione, per sostenerlo è necessario allargare la partecipazione dei nostri elettori e dei nostri iscritti anche al di fuori delle naturali scadenze elettorali attraverso l’istituzione e l’identificazione di forum tematici permanenti quale luogo di elaborazione e proposta politica del partito cui sia garantito il diretto collegamento con gli organismi dirigenti accanto ad una adeguata organizzazione del loro lavoro.

UNA CASA NUOVA PER TUTTI

Il Partito Democratico è una casa nuova per tutti. Lo è per gli elettori e gli iscritti provenienti dai due principali partiti fondatori come lo è per tutti coloro i quali si sono avvicinati ad un partito politico per la prima volta. Il Partito Democratico non è però nato da un semplice restauro di uno dei suoi soggetti fondatori, ma è un edificio nuovo, con sensibilità diverse ed espressioni plurali, dotato di regole certe date dai propri statuti.

Come per ogni trasferimento in una nuova abitazione è normale che vi sia un periodo di adattamento nel quale cercare le proprie coordinate, come è normale fare riferimento alla vecchia abitazione per cercare di orizzontarsi. Oggi dopo due anni e mezzo possiamo dire di conoscere le nostre nuove coordinate.

Possiamo dire che questa è la casa di tutti e che il Partito Democratico riconosce e favorisce la libertà e il pluralismo interno. Possiamo dire che il Partito Democratico, nella ricerca di soluzioni unitarie ed autorevoli per la guida del partito nei rispettivi livelli territoriali, riconosce fin dalla composizione degli organi esecutivi tutte le proprie sensibilità. Possiamo dire che nel Partito Democratico tutte le componenti culturali hanno pari dignità e partecipano all’elaborazione politica condividendo l’accesso a tutte le risorse del partito.

Il Partito Democratico è la nostra nuova casa e tutti ne abbiamo le chiavi.

PERSONE AL SERVIZI DEI CITTADINI

Dopo due anni mezzo dalla propria fondazione il Partito Democratico si avvia con i congressi locali a chiudere la lunga fare transitoria che ha visto un continuo ricambio del proprio gruppo dirigente al livello nazionale come a quello locale. La chiusura di questa stagione congressuale deve consegnare alle unioni territoriali e comunali un gruppo dirigente riconoscibile e condiviso da tutto il partito. Al segretario territoriale ed ai segretari comunali viene chiesto l’impegno alla guida del partito per la durata del mandato prevista dalle regole statutarie. Con l’elezione dei segretari territoriali e comunali, il Partito Democratico si avvia a coinvolgere i propri iscritti in scelte che potranno essere modificate solo attraverso una nuova consultazione degli iscritti.

I segretari ed i gruppi dirigenti delle unioni territoriali e comunali sono prima di tutto cittadini al servizio dei cittadini, cui è richiesto di rispettare le regole di incompatibilità previste dallo statuto nazionale e da quello regionale, accanto alla massima trasparenza riguardo alle eventuali appartenenze ad altra associazione e rispetto ad eventuali incarichi, pubblici e privati ricoperti al momento dell’incarico.

UNA RAPPRESENTANZA COSTRUITA INTORNO ALLA PERSONA

Il Partito Democratico ha negli organismi previsti dallo statuto nazionale e regionale la capacita di rappresentare i propri iscritti ed allo stesso tempo designare i necessari spazi e momenti di elaborazione politica e di confronto. Il largo numero dei componenti delle assemblee territoriali e comunali e della direzione provinciale ed il riequilibrio proporzionale previsto dai regolamenti congressuali corrono il rischio di disegnare organismi pletorici scarsamente frequentati e composti esclusivamente sulla base delle appartenenze alle differenti aree culturali.

Accanto alla necessaria rappresentanza di genere il Partito Democratico deve anche,  prendere in considerazione le diversità della nostra società, la voglia di mettersi a disposizione e le capacità dei singoli nella scelta dei candidati alle assemblee rappresentative ed ai direttivi. Il Partito Democratico nel farsi promotore del ricambio generazionale e della cultura del merito deve saper migliorarsi anche al proprio interno aprendosi alle migliori energie che la nostra società offre.

IL PARTITO DEI DIRITTI, D       ELL’AMBIENTE, DEL LAVORO

Il nostro territorio non è immune dai cambiamenti sociali ed economici che riguardano il nostro paese ed il mondo intero. Nuove tensioni politico sociale sono generate sia da fattori esterni al sistema locale sia interni.

Nella nostra provincia rispetto alla continua migrazione interna da altre aree del nostro paese si è innestata negli ultimi vent’anni una forte immigrazione da paesi stranieri. Oggi un residente su dieci nella nostra provincia ha origini straniere ed entro una generazione la geografia sociale del nostro territorio sarà profondamente mutata. Poiché l’immigrazione non può essere separata dalla questione della cittadinanza il Partito Democratico deve dotarsi di un forum provinciale permanente su diritti e cittadinanza e dove necessario deve coordinare eventuali tavoli comunali sullo stesso tema.

Accanto alla crisi finanziaria ed economica globale, la crisi dell’Università di Siena e la vera e propria emergenza nelle scuole dovuta ai tagli del Governo hanno messo in luce quanto la questione del lavoro riguardi anche nel nostro territorio le professioni intellettuali. Il Partito Democratico deve ripensare le questione lavoro confrontandosi con tutte le forme di precariato dotandosi di un forum tematico aperto a tutte le realtà contemporanee del lavoro e, dove necessario, ripensare il proprio approccio verso la scuola, l’università, la pubblica amministrazione.

La crescita economica nella nostra provincia ha troppo spesso sfruttato il consumo del territorio e cavalcato i movimenti del mercato immobiliare per creare nuova ricchezza. Il risultato è stato l’immissione di un numero considerevole di unità immobiliari, sopratutto nel capoluogo e nei comuni limitrofi senza risolvere il problema abitativo di molti cittadini. Il nostro territorio sconta ancora una fortissima carenza infrastrutturale con un dibattito che negli ultimi due anni e stato inutilmente prigioniero delle questione aeroporto. Il Partito Democratico deve subito dotarsi di uno strumento di confronto sulle questioni ambientali che si avvalga anche delle competenza scientifiche presenti sul territorio oltre che della partecipazione degli amministratori e delle forze imprenditoriali.

Oggi i temi ambientali si legano a quelli economici, in particolar modo in una fase di crisi economica e finanziaria dove il rapporto tra costi ambientali e benefici occupazionali delle tradizionali attività industriali è troppo elevato, e la pressione antropica sulle risorse (acqua, aria, energia) è probabilmente ad un limite. Il Partito Democratico deve dunque istituire un forum tematico relativo alle problematiche energetiche ed ambientali anche per il PD senese.

Chiediamo infine che i coordinatori dei forum tematici siano membri effettivi dell’esecutivo e che siano scelti sulla base di competenze e autorevolezza dimostrate nei ruoli svolti nella società e nella vita pubblica.

Documenti

Election day 2010

Primarie del 25 ottobre 2009,  i nostri candidati:

Circoli e Codice etico

Circoli e Codice etico

Di  Bruno Melani – PD Casole

Ho partecipato Sabato 12 a Firenze all’Assemblea Regionale del Partito Democratico. Un evento per fare un passo decisivo verso il radicamento del Partito Democratico.

Come ricordava il Segretario Regionale Manciulli nel corso del suo intervento di apertura, il titolo del Congresso è “Fare Politica. In Toscana per l’Italia” tema ripreso da una frase di Nelson Mandela, quando ricordava che ciò che lo ha sorretto nei suoi 18 anni di carcere è stata la “passione di fare Politica”.

I delegati si sono suddivisi in commissioni con il compito di discutere tre documenti che saranno la base del dibattito nei Congressi locali che nei prossimi mesi si svolgeranno nei Circoli della Toscana.

Un elemento forte è emerso da questa Assemblea, la grande voglia della”base” del Partito di confrontarsi, di discutere, di proporre.

La Commissione “Radicamento del Partito” alla quale ho partecipato, ha visto oltre 30 interventi. Segretari di Circolo, Territoriali, Provinciali ed Amministratori hanno espresso una serie di valutazioni sul Partito che vorrebbero. Punti qualificanti della discussione sono stati, il richiamo al Codice Etico, al finanziamento dei Circoli, la comunicazione e il dibattito attraverso la Rete, la legge Toscana sulle Primarie, il rapporto Circoli – Esecutivo Territoriale – Amministratori.

Credo, che, solo se verranno recepite le indicazioni emerse, facendole proprie  nel documento per i Congressi, potremo dire che una vera nuova stagione è iniziata per il Partito Democratico.

Nei  Circoli senesi inizia un percorso di discussione dei documenti che poi ci porterà all’assemblea regionale di ottobre

Un primo fatto importante è che la candidatura a Segretario Territoriale Siena di Elisa Meloni, è unitaria. Mi aspetto quindi un programma  con proposte innovative, dove il ruolo dei Circoli e il Codice etico, trovino quella considerazione che il dibattito ha fatto emergere.

Laicità, diritti civili e Biotestamento – note da Quartaia

Laicità, diritti civili e Biotestamento – note da Quartaia

Gli argomenti che sono stati trattati sabato scorso, durante l’iniziativa politica di Quartaia, riguardano la libertà ed i diritti di ognuno di noi e sono per questo molto sentiti dalla maggioranza degli italiani anche se purtroppo molto spesso non ci sono leggi specifiche che ci concedano la libertà di scegliere su questioni che riguardano solamente la nostra coscienza, il nostro corpo e la nostra anima.

Prima di tutto credo sia molto importante precisare che l’Italia è una Repubblica democratica ‘Laica’, come sancito dalla carta costituzionale, ma troppo spesso, soprattutto su questioni cosiddette ‘etiche’, il termine ‘Laico’ sembra scomparire dal vocabolario e dal pensiero di chi ci rappresenta in Parlamento. Essere laici, come precisa anche il giurista Stefano Rodotà in una recente intervista ad un quotidiano nazionale, non significa, essere ostili in via pregiudiziale ed immotivata alla Chiesa, al mondo cattolico e alla fede, quello si chiama laicismo ed è un pensiero estremista e di avversione alla fede ed alla Chiesa in generale.

Essere laico non ha nulla a che vedere con l’essere credenti o non credenti, ma significa credere fermamente nella divisione netta tra Stato e Chiesa, cosa peraltro detta e scritta anche nel Vangelo e dallo stesso Aldo Moro, che certo non era ateo, in un suo intervento al congresso della Democrazia Cristiana già nel lontano 1962.

E’ quindi con estrema laicità che dovremmo affrontare e regolamentare tutta una serie di problematiche che negli ultimi anni hanno avuto e continuano ad avere ripercussioni pesanti sia sulle libertà individuali di ognuno di noi sia sul più generale contesto delle ricerca scientifica. Mi riferisco a norme che regolamentino e puniscano l’omofobia, mi riferisco a leggi che regolamentino le unioni civili tra gay e a leggi che regolamentino il fine vita di ogni essere umano (il cosi detto testamento biologico).

Questi argomenti, come ribadisce anche il senatore Ignazio Marino nel suo ultimo libro, visti dall’ottica del cittadino e visti dall’ottica della maggioranza del Parlamento sono due cose diverse. Da una parte c’è chi chiede solo il rispetto dei diritti e della libertà, dalla’altra un mondo politico avvitato su se stesso che utilizza qualunque mezzo, in questo caso la legge, come un’arma da scagliare contro l’avversario politico, oppure come uno strumento per assecondare le pressioni di una parte della chiesa.

A causa dell’inerzia delle istituzioni nazionali a regolamentare tematiche delicate come queste, spesso sono le amministrazioni locali a sostituirsi con delibere specifiche. Questo è accaduto a Colle di Val d’Elsa sull’omofobia, sul testamento biologico e prima ancora sulle unioni civili ed è accaduto nella nostra Regione dove il neo governatore Rossi ha addirittura istituito un assessorato specifico contro l’omofobia.

E’ di questo e di molto altro che ne abbiamo parlate con Simone Siliani coordinatore regionale dell’area politica del PD – Cambia l’Italia, con Gabriele Marini presidente del consiglio comunale di Colle Val d’Elsa e con Niccolò Guicciardini consigliere provinciale e segretario provinciale dei Generazione Democratica.

Simone Siliani ha come sempre fatto un intervento superlativo su questioni delicate quali quelle della laicità, del testamento biologico, della bioetica e dei diritti civili in generale non mancando di attaccare anche una parte dei dirigenti del PD troppo spesso ambigui su queste questioni e troppo spesso autoreferenziali e pronti più a difendere i propri diritti che non quelli dei cittadini.

Gabriele Marini ha fatto una lucidissima relazione su quanto il comune di Colle Val d’Elsa dal 2005 ad oggi ha fatto su queste materie dimostrando una sensibilità notevole sulle questioni dei diritti dei cittadini.

Niccolò Guicciardini ha portato la sua testimonianza come referente dei giovani democratici su queste materie molto sentite dalle nuove generazioni invitando a sua volta tutto il PD a fare chiarezza su questi problemi molto sentiti dalla maggioranza degli italiani.

Leonardo Boschi
Cambia l’Italia Siena

Cartoline da Orvieto – 2

Cartoline da Orvieto – 2

di Francesco C. Ero ad Orvieto per cercare di capire in che direzione stiamo andando. Chi come molti alcuni di noi si è avvicinato ad un partito politico per la prima volta ed ha sostenuto la mozione Marino all’ultimo congresso del PD sta vivendo, con sfumature diverse secondo il proprio territorio, una specie di “sindrome da abbandono”.

In effetti il movimento che si è raccolto intorno a Marino l’estate scorsa era composto sia dai nuovi iscritti: bloggers, movimentisti, attivisti, FB addicts;  sia da vecchi militanti magari ecodem, ex correntone, ex…..

Chi aveva precedenti esperienze di vita di partito sarà stato sicuramente più a proprio agio nella fase post congressuale di chi invece era approdato nel PD all’ultimo momento ed aveva preso la tessera il 21 luglio con una ragione precisa.

Facciamo però un gesto di onesta intellettuale: volontariamente o involontariamente le due componenti marinaie si sono rese partecipi di un momento fondamentale della vita di un partito politico. Cosa diversa sarebbe stato presentare una lista di contributi come esterni al PD su cui chiedere un confronto. Non è stato così, e dalla scelta di presentarci come soggetto interno al partito sono derivate una serie di opportunità e di responsabilità. Capire ed interpretare queste opportunità e responsabilità è quindi fondamentale per chiarire alcuni comportamenti dei nostri esponenti negli ultimi quattro mesi .

Cominciamo con le opportunità: non mi pare affatto sbagliato che ci sia stato un sforzo per le nomine dei nostri eletti all’interno degli esecutivi locali e regionali. Capisco che chiedere posti suona un po’ socialdemocratico (nel senso PSDI) ma allora che l’abbiamo fatto a fare il congresso? Credo anzi, al contrario di Civati, che nella fase immediatamente successiva al congresso “fare corrente” ci avrebbe invece fatto comodo perché una volta deciso di presentare una piattaforma distinta questo non può essere fatto in un’ottica di tipo elettorale dove chi vince governa e chi perde sta all’opposizione, il congresso si fa in un’ottica di partecipazione, quindi si diventa parte, seppur minoritaria, di un’organizzazione complessa. E’ chiaro il nostro essere in minoranza nel PD non pregiudica affatto il valore del nostro contributo, al contrario ci offre l’opportunità di crescere e diventare maggioranza, ma se non abbiamo rappresentanti all’interno degli organismi dirigenti difficilmente riusciremo a far sì che le “nostre buone idee” diventino le “idee del PD”.

Partecipare alla vita del partito non è solo un’opportunità, ma un dovere verso tutti quelli che ci hanno sostenuto nei congressi di circolo e magari in casa non hanno neanche un modem a 14.4Kbps è grazie a questi che siamo arrivati alle primarie. E’ anche un dovere  verso tutti quelli che ci hanno invece votato alle primarie e magari sono disgustati dal PD ma credono in Marino (e nei suoi candidati locali), con il loro voto siamo approdati nelle assemblee nazionali e regionali, nelle direzioni e negli esecutivi ora dobbiamo far vedere che siamo in grado portare avanti le nostre proposte, di are in modo che i nostri sì ed i nostri no anche i sì ed i no del PD.

Ed ora veniamo all’area Marino. Non si tratta di un’associazione, non ci sono tessere, e spero non ce ne saranno mai, si tratta piuttosto di un modo di coordinare gli eletti ed i sostenitori iscritti o meno al PD attraverso un contenitore nazionale e dei contenitori regionali, per ora ancora embrionali, nel sito Cambia l’Italia. Il resto è ancora tutto da costruire eppure alcune delle funzioni di quest’aria mi paiono evidenti innanzitutto combattere quelle specie di sindrome di abbandono e di smobilitazione che ha seguito la fase post congressuale. Perché alle fine se ci sono le idee e le persone che le condividono non dovrebbe essere difficile stare insieme, e nel nostro caso a differenza di altri, le idee chiare non mancano. La creazione di un’area ha anche una funzione di supplenza, dove il PD non vuole o non è capace di confrontarsi attraverso le sue articolazioni in forum noi non ci tireremo indietro e come ha annunciato Marino il forum “diritti e cittadinanza” assente tra i forum “ufficiali” lo faremo noi.

Cartoline da Orvieto – 1

Cartoline da Orvieto – 1

di  Luigi D. Siamo tornati dalla due giorni di Orvieto, di cui hanno parlato l’Unità, Libero, la Stampa, il Riformista e per un mezzo rigo la Repubblica. Potete trovare la rassegna stampa e l’intervento di Ignazio Marino sul sito http://www.ignaziomarino.it/. Raccolte le idee e letti i resoconti dei giornali, cerco di illustrarvi cosa è stato detto. La Mozione Marino, ovvero la ex Mozione Marino, per come è stata definita nei due gg di Orvieto, si è trasformata nell’associazione “cambia l’Italia”, secondo la definizione data dall’Unità, ovvero secondo l’Area Marino, secondo quanto riportato dal Riformista. Andando con ordine: 1) ci siamo dati una struttura centrale che organizzativamente fa capo a Michele Meta, ed un portale che funzioni da rete di comunicazione:http://www.cambialitalia.it/.

Per una mozione che pesca tra movimenti e associazioni, fino quasi ad essere essa stessa un movimento, darsi una struttura e far convivere senza eccessive fibrillazioni un’anima molto spontaneista ed un’anima molto partitica, non è cosa da poco. Chiedere, come ha fatto Marino, maggiore coinvolgimento all’interno del PD, sollecitarci a non rifuggire le battaglie elettorali, sia amministrative che partitiche, vuol dire nella sostanza, formare una “specie di corrente” dentro il PD.  Una “specie di corrente” che cerchi tuttavia di portare nel PD pezzi di società e istanze nuove e diverse da quelle già presenti; che voglia essere cioè qualcosa di ben definito negli argomenti, ma di indefinito nelle appartenenze. Ovvero, alla fin fine, essere “una specie di corrente” che fa l’esatto contrario di quello che farebbe una corrente, dove le appartenenze sono ben definite e le argomentazioni molto variabili.

Dunque, per non perderci nelle definizioni, una parte del PD che si identifica nel modo di essere di Marino, che è un po’ dentro e un po’ fuori dagli schemi dell’attuale PD; e che inevitabilmente guarda alle aree politiche impersonificate da Emma Bonino e Nichi Vendola, figure a loro volta rappresentative di valori ben più ampi di quelli rivendicati dai Radicali e da Sinistra e Libertà (o forse soltanto persone coerenti con i propri valori..). Un’area del PD che ha molte affinità con l’area politica dell’Idv, e forse molte meno con Di Pietro..Un’area dove rimane naturale assumere dei “sì” e dei “no” ragionati, ma pur sempre dei “sì” e dei “no”. Se il PD fosse un partito ben definito,  maturo nei suoi contenuti, in cui è effettivamente avvenuta una sintesi tra culture e tradizioni diverse, potremmo pensare che l’area Marino oppure “cambia l’Italia” ha un ruolo di confine, perché si pone a cavallo del partito facendosi portatrice delle istanze più moderne che salgono dalla società. Essa è invece l’area della sinistra che perfettamente incarna il concetto di Partito Democratico e che, nella sostanza, restaura le assi portanti del vecchio Ulivo, dove culture politiche diverse intersecavano il bisogno di cambiamento del paese e la disponibilità di ampie fasce della popolazione, a farsi carico delle difficoltà del cambiamento. Forse non è un caso che D’Alema, Bertinotti ed i politici più conservatori e più legati alle rendite di potere interne alla sinistra siano agli antipodi dell’area Marino.

La bussola per “cambiare l’Italia” è regolata dalla questione dei diritti civili, delle regole del mercato del lavoro, della tutela dell’ambiente, la difesa del diritto all’istruzione. Queste sono le nostre parole d’ordine; su queste noi saremo “associazione”, appoggeremo i movimenti in atto nella società, sfideremo la pesantezza e la poca coerenza che spesso hanno caratterizzato il PD. E a ben vedere, in ognuna di queste parole si riflettono i doveri imprescindibili per poter rivendicare i diritti con coerenza. La battaglia per un approccio laico alle leggi che investono la sfera privata, il chiaro “no” al nucleare, le proposte per i contratti di lavoro di una società profondamente diversa e più ingiusta di quella che della generazione precedente, hanno spostato i temi del dibattito congressuale del PD. Questi temi sono adesso affrontati in Parlamento, e chi ha vinto il congresso del PD sostanzialmente in nome della preservazione di un partito antico, si trova adesso ad affrontarli impreparato e spesso in affanno rispetto alle logiche insensate del governo.

Non tutto è chiaro su come procederemo e su quale sarà l’approdo del dibattito interno all’area Marino. Su molti aspetti dovremo riflettere al nostro interno e cercare di conciliare posizioni diverse. Sul territorio nazionale l’area Marino si darà coordinamenti regionali e ampia libertà di strutturarsi a seconda delle nessità/possibilità locali. In Toscana, Daniela Lastri formerà un coordinamento, e Simone Siliani ha garantito la continuazione del suo impegno politico/organizzatico per far crescere l”area Marino nella nostra regione. Iniziamo la navigazione dunque, senza la certezza dell’approdo finale, ma con la voglia di fare un viaggio insieme ad altri compagni. Ed in definitiva, con la convinzione che il tragitto sarà molto interessante.

Avanti senza correnti e seguendo il “metodo Marino: laicità e coerenza”.

Avanti senza correnti e seguendo il “metodo Marino: laicità e coerenza”.

Le proposte dei sottomarini.
Mentre la crisi economica sembra battere con più violenza nella nostra provincia, si delinea anche il quadro di riferimento politico del PD, che come forza di governo deve giornalmente elaborare strategie di contrasto alla crisi. Le primarie del PD si sono inserite in questo contesto, e onestamente, dobbiamo riconoscere ai molti che si sono spesi per le mozioni, si sono calate nel tessuto delle nostra provincia, ed hanno cercato di produrre una discussione che partisse dal merito delle questioni e dei problemi. Sono state dunque un momento vero di discussione su temi di valore nazionale, ma anche su temi puramente locali. Io ho sostenuto la candidatura di Ignazio Marino, che ha ottenuto un buon risultato a Siena e in tutta la Toscana. Molti di noi “marinai”non si aspettavano che così tanta gente a Siena ed in Italia andasse a votare per Ignazio Marino, che trascurasse gli oggettivi limiti della nostra proposta sul territorio, della nostra visibilità su molte questioni, in fin dei conti, della nostra poca forza organizzativa. In politica l’organizzazione conta, e molto. Tuttavia, con Ignazio Marino e attraverso la nostra proposta hanno contato le idee, il progetto, la prospettiva di un partito diverso, più umano perché più vicino alla voglia di politica delle persone; in definitiva di un partito più disposto ad approfondire la complessità delle questioni e meno a barcamenarsi con i posizionamenti tattici, fatti per non scontentare nessuno. Facendo volantinaggio (grazie per la pazienza alla sorveglianza dei supermercati….ma si vede che volantinare a 40 anni fa un po’ pena, oppure tenerezza..) ho potuto vedere la disponibilità al confronto delle giovani coppie, delle mamme con le buste in mano, degli anziani simpatici e solidali (che però ci dicevano avrebbero votato Bersani). Evidentemente esiste una politica che non genera disgusto e nemmeno aspettative di ricompensa. Almeno a Siena ho percepito che è così, anche se troppe volte il mandato che gli elettori hanno conferito alla sinistra senese non si è poi tradotto nelle speranze che vi erano state riposte. Nell’intervento all’assemblea nazionale dell’11 ottobre Marino ha elencato con chiarezza le sue priorità: formazione, ambiente , diritti. Noi ripartiamo da qui e cerchiamo di ampliare questi punti programmatici imprescindibili, adattandoli al momento di crisi che stanno vivendo il territorio senese ed alcune delle sue istituzioni. Ci sono infatti diversi modi di essere di sinistra. Noi abbiamo deciso di essere, o almeno provare ad essere, la sinistra che finito il congresso non sia ostaggio di correnti o di nostalgie, ma che abbia l’orgoglio del “metodo Marino”, quello delle scelte fatte secondo il ”metodo della laicità e della coerenza”. Chi vorrà seguire questo metodo, troverà in noi degli interlocutori aperti ed affidabili. E chi per primo, soprattutto fra chi dirige e governa, vorrà seguire questo metodo, innescherà un effetto domino nella società senese che gli verrà riconosciuto per il futuro. Il metodo Marino è quello di affrontare la regolamentazione del mercato per aumentare le possibilità di crescita per tutti gli attori sociali, per aumentare, quindi, l’uguaglianza e la libertà, scommettendo sulle competenze e sulla conoscenza; quello di incoraggiare l’economia agricola di qualità della nostra provincia guardando al valore del lavoro delle persone prima ancora del valore dei prodotti; è quello di alzare lo sguardo verso il mondo dei precari della scuola e dell’università senza snobbarli perché non hanno rappresentanza; è quello di incoraggiare la meritocrazia delle capacità e non il privilegio dei titoli legali. Discutere insomma a viso aperto e cercare il confronto per dare una forma migliore al significato del fare politica, ed in fine dei conti, qui, a Siena, dare una forma migliore al Partito Democratico, ai circoli, al ruolo dei militanti. Noi discuteremo con chi vorrà confrontarsi con noi su queste basi e cercheremo di dare impulso alla larga parte del PD che si ritrova nei valori espressi dalla nostra mozione e che magari, alle primarie, ha preferito votare per un altro segretario. L’unanimismo, in particolare cercato a livello regionale, non è utile al nostro partito, ma la conflittualità, spesso strumentale e fine a se stessa, è persino peggiore. E comunque, disse Confucio: è più vergognoso non fidarsi dei propri amici, che venire traditi da essi.

Luigi Dallai Assemblea Nazionale

Una domenica d’autunno. Analisi del voto

Una domenica d’autunno. Analisi del voto

Mentre stanno divenendo definitivi i dati delle primarie di domenica 25 ottobre cominciano ad arrivare le prime riflessioni sul voto.
Prima di analizzare il dato nazionale e quello locale è però necessaria una premessa. Spesso ci sentiremo dire che dire che la mozione Marino ha preso voti da una o dall’altra mozione. Si tratta di un errore perché è più corretto dire che le tre mozioni sono cresciute diversamente rispetto ai voti del congresso. Anzi solo la mozione Marino è cresciuta in rapporto alle altre due mozioni, questo perché non doveva convincere gli elettori delle altre mozioni bastava trovarne di nuovi. Come mozione, ne abbiamo trovati molti e, credetemi, abbiamo fatto il massimo per quanto siamo (s)conosciuti. Veniamo ad una breve analisi del voto:

Veniamo ad una breve analisi del voto:

Leggi il resto dell’articolo »