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Io il 6.9.2011 sciopererò, senza se e senza ma!

Io il 6.9.2011 sciopererò, senza se e senza ma!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Bruno Melani che trovate anche sul sito del PD di Casole d’Elsa.

Voglio riprendere il titolo di un Post di Mario Batoni pubblicato due giorni fa sul sito del PD di Casole d’Elsa portando un contributo alla discussione sulle ragioni che hanno portato la CGIL a proclamare questa giornata di mobilitazione generale e perché non condivido le conclusioni del documento di Claudia Rumachella pubblicato sempre sullo stesso sito (www.pdcasoledelsa.net).

Premesso che Martedì prossimo scenderò in piazza per denunciare una manovra che non ha “padri”, una manovra che condanna il Paese alla recessione e alla disgregazione sociale” per difendere invece “le grandi ricchezze e gli interessi che rappresentano la base di consenso del Governo”. La manovra è “depressiva” e “socialmente iniqua”, perchè non viene destinata alcuna risorsa né alla crescita (la BCE ci richiama!), né all’occupazione, mentre i redditi e i consumi dei cittadini continuano a ridursi. Una manovra dove ad essere colpiti sono, ancora una volta, i soggetti sociali più deboli: lavoratori, pensionati, famiglie, mentre si continua ad evitare di intervenire sull’evasione fiscale(Tremonti oggi minaccia la galera per gli evasori) , sulle rendite finanziarie e sulle grandi ricchezze.

In Italia, abbiamo davanti un paese in pessime condizioni. Secondo la mappa delle denunce IRPEF, solo il 2% degli italiani dichiara più di 100.000 euro l’anno, mentre l’82% dichiara meno di 35.000 euro, ed il 12% meno di 10.000 euro. Anche tenendo conto dell’evasione fiscale, che fa tra l’altro ipotizzare che quel 2% di ricchi sia più ricco di quanto dichiara, lo scenario è quello di un paese governato dalla disuguaglianza sociale. Un quarto della popolazione tra i 25 ed i 54 anni non ha lavoro (il 25%, contro circa il 15% della media europea). Questo scenario di disuguaglianza si accentua con la constatazione delle politiche di tagli alla spesa pubblica, che hanno portato al calo sostanziale della qualità dei servizi nei settori cruciali della Sanità e dell’Istruzione, a chiaro svantaggio dei ceti poveri. L’ultima finanziaria non tocca in nessun modo i grandi patrimoni. Non è un reato essere ricchi. E’ un reato che un paese chieda ai poveri di diventare sempre più poveri per proteggere i privilegi dei benestanti.

Una manovra dove è prevista una norma con la quale si vorrebbe modificare la collocazione temporale di tre festività civili e laiche (fra l’altro, le uniche) per accorparla con la domenica. una norma che colpisce l’identità e la storia del nostro Paese, ne indebolisce la memoria e rappresenta un grave limite per il futuro. Per altro, mentre irrisorio è il beneficio economico che ne deriverebbe i costi civili sul versante della memoria e dell’identità sarebbero, se la norma venisse confermata, di gran lunga maggiori.

E’ di oggi la notizia che nella contro-della contro -della controriforma ci stanno infilando dentro la “ottimizzazione ” degli uffici giudiziari….. quindi la riforma di giustizia in finanziaria?

E’ di oggi la denuncia degli Amministratori Pubblici (Presidenti Regioni, Provincie, Sindaci) che insoddisfatti dell’incontro con il Governo denunciano che non ci saranno risorse per soddisfare i servizi ai cittadini, e li costringerà ad alzare le tariffe dei servizi essenziali.

Tutto quanto premesso mi porta a non concordare con Rumachella quando dice “…Il Pd non può e non vuole aderire con un suo documento ufficiale allo sciopero della Cgil…”

Credo che quello che manca ad una parte della classe politica del PD è la capacità di interpretare la spinta della società civilissima che si è manifestata in questi mesi. E anche, ed è la cosa più rilevante, la capacità di dare rappresentanza al conflitto che in queste settimane esplode, accompagnato da una profonda disgregazione sociale a cui il governo attualmente in carica contribuisce quotidianamente.

C’è chi giustifica questa incapacità con la ricerca costante di “mediazione” tra le varie anime che hanno dato vita al Pd ( Ds e la Margherita). Come possiamo accettare che Fioroni subito dopo che la Camusso ha proclamato lo sciopero generale abbia etichettato la CGIL come “Irresponsabili?”. Io credo, che “irresponsabili” oggi sono tutti coloro che hanno paura di essere “responsabili”, criticando la manovra, ma nei fatti sostenendo il Governo con la loro “responsabilità”. Il Pd deve trovare la forza di aggredire, rispolverando quell’antico concetto, sospeso per un ventennio, dell’uguaglianza.

Quello che chiedo al PD e in particolare al Segretario Bersani è avere la capacità e la forza di liberarsi da tatticismi e equilibrismi cominciando con coraggio e forza a intraprendere la vera strada verso un partito di popolo (sinistra).

Ecco perchè mi pare inutile oggi tergiversare, distinguere, puntualizzare.
Questa classe politica (Pdl e Lega) non ha nè saputo nè voluto amministrare l’Italia.
I cittadini devono riprendersi in mano il paese, con gli strumenti della democrazia.
Lo Sciopero è una delle grandi armi di massa democratiche.

Quello che accade, accade non tanto perché una minoranza vuole che accada, quanto piuttosto perché la gran parte dei cittadini ha rinunciato alle sue responsabilità e ha lasciato che le cose accadessero. [Antonio Gramsci]

Giovedì 1 Settembre 2011 Bruno Melani (Membro segreteria PD Casole d’Elsa)

Una giornata di neve sulla politica

Una giornata di neve sulla politica

Di Luigi Dallai

Le previsioni davano neve e puntualmente la neve è arrivata determinando la giornata campale di un sistema di trasporti ormai al collasso. Le strade toscane, quelle su cui l’ANAS vuole mettere il pedaggio, chiuse per impraticabilità.

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Una mattina di buona politica con Ceccuzzi e Civati

Una mattina di buona politica con Ceccuzzi e Civati

Domenica 12 dicembre, il giorno successivo alla manifestazione del PD a Roma, si è tenuto presso il circolo Arci del Ruffolo l’incontro dal titolo “la politica come servizio civico”.

La questione di fondo affrontata nel dibattito coordinato da Francesco Carnesecchi è stata il rapporto tra politica e cittadini, rapporto che tocca alcuni dei temi più discussi nel nostro paese, come il ricambio della classe dirigente, la partecipazione dei cittadini nella scelte pubbliche, il rapporto tra eletti ed elettori.

Il primo intervento è stato di Pippo Civati, che partendo dalla propria esperienza di blogger ha affrontato la questione dei nuovi media e della comunicazione del PD con uno sguardo ironico e un po’ disincantato. Non sono mancate le critiche ad un partito che non è capace di coinvolgere un elettorato stanco che preferisce l’astensione o è tentato dall’offerte protestataria di un Beppe Grillo.

A seguire l’intervento di Franco Ceccuzzi, incentrato sul rapporto tra parlamentari e cittadini e che ha toccato anche una delle questioni più discusse in questi giorni: in frequenti cambi di casacca dei parlamentari nelle democrazie moderne non esiste un vincolo di mandato, ma devono comunque esserci dei meccanismi di scrutinio degli eletti da parte degli elettori. Quello del rapporto eletti elettori è ancora più problematico nei partiti a guida personalistica e caratterizzati da una bassa democrazia interna come l’IdV e la Lega, ha spiegato Ceccuzzi.

I partiti politici devono essere capaci di coinvolgere i territori e gli amministratori in un dialogo continuo, ma la politica non può separarsi dalle proposte concrete, punto su cui ha insistito Niccolò Guicciardini, che richiamandosi al discorso di Bersani a Roma ha messo sul tavolo alcune delle idee del PD sul nostro paese.

Un dei temi più attuali è il rapporto tra cittadini e ambiente, anche alla luce delle nuove forme di partecipazione e protesta, quali i comitati di territorio. Su questo argomento è intervenuto Luigi Dallai affrontando questioni di livello nazionale e locale, quali ad esempio la nascita del movimento che ha raccolto le firme per una legge che regolamenti la gestione delle reti idriche, oppure la nascita di comitati locali, quali ad esempio quello contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano. Entrambi i casi sono stati caratterizzati dall’insufficiente capacità delle istituzioni e dei partiti politici nel coinvolgere i cittadini, determinando il radicalizzarsi di posizioni almeno in parte conciliabili.

Oggi nelle città l’elettorato è più maturo e distaccato, la sfida che si pone di fronte ai partiti è dunque nuova e più difficile, un temo su cui è intervenuto il vice segretario cittadino Alessandro Trapassi.

Naturalmente non sono mancati gli interventi dal pubblico e alcune riflessioni sul momento politico nazionale e sulle scelte del PD. Civati ha insistito sulla necessità di elezioni primarie per definire i rappresentanti del nostro partito a livello parlamentare e amministrativo; Ceccuzzi ha spiegato che allo statuto di un partito si può derogare sulla base di una discussione politica condivisa, ma che le modalità dell’azione politica devono rispondere a quelle di un servizio civico ed essere svolte all’interno di un quadro di valori ben definito.

La mattinata di politica si è conclusa con un pranzo preparato dai militanti del circolo del Ruffolo coordinati da Romolo Lenzi, a cui va tutta la nostra gratitudine. Pippo Civati si è intrattenuto con i cuochi ed ha avuto modo di apprezzare il calore del nostro circolo. La discussione politica si è protratta anche in cucina, segno che la buona politica si sostanzia di rapporti umani oltrechè di incontri formali.

Questo PD che corre verso la Dc

Questo PD che corre verso la Dc

Ho letto con molta preoccupazione l’intervista di Bersani a La Repubblica della scorsa settimana in cui diceva che il Partito Democratico sarebbe disposto a rinunciare alle primarie in nome di un’alleanza con il nascente Terzo Polo.
Ero convinto che, pur nelle differenze talvolta aspre che convivono nel Partito Democratico, due elementi ci unissero tutti senza distinzioni: l’essere il PD un partito sempre e comunque alternativo alle destre (a tutte le destre) e che il metodo del PD per scegliere le candidature fosse quello delle primarie aperte ai nostri elettori come tra l’altro prevede il nostro statuto.
Il proposito smentisce entrambi questi minimi comuni denominatori, senza peraltro che sia stato possibile su questo consultare la base o almeno discuterne nelle sedi opportune, in modo trasparente.
Il ragionamento di Bersani contiene una vistosa mancanza, un tema che sembra non interessarlo affatto: la disaffezione degli elettori del centrosinistra per il nostro Partito Democratico e per la coalizione di cui dovrebbe fare parte. Nelle elezioni del 2008 più di due milioni di persone che nel 2006 avevano votato per l’Unione hanno preferito restarsene a casa e non votare. Una tendenza confermata oggi da alcuni istituti di ricerca secondo cui quasi il 40 per cento degli elettori è intenzionato ad astenersi. Di fronte a questa crescente disaffezione, il PD e il centrosinistra dovrebbero cercare un’alleanza col proprio popolo prima che con qualsiasi altra forza in campo.
E invece no.
Con le sue ultime parole, invece, sembra che il Partito Democratico preferisca la manovra di palazzo, la strategia fine a se stessa che fino ad oggi non ha pagato, il politicismo che scoraggia ulteriormente il nostro elettorato e sembra peraltro non suscitare molto interesse nella controparte, come continuamente ci ricorda il leader del nascente terzo polo.

Bersani ha parlato della necessità di costruire un progetto per il Paese. Ne ha elencato i titoli, e da colui che guida il maggiore partito di opposizione ci aspetteremmo un maggiore dettaglio, ma forse è questa la prova di quanto sia velleitaria la sua proposta di coalizione: come è possibile pensare di affrontare con l’Udc, l’Api e Fli temi come i diritti dei lavoratori, la riforma dell’università, l’immigrazione e i diritti civili? Poiché sono questi e non altri, i temi di cui bisogna occuparsi se si vuole riportare a votare la gente: delle cose che cambiano la vita quotidiana delle persone e che speriamo possano migliorare.
Io spero che il nostro segretario ci ripensi e che tenga fede allo schema che abbiamo sempre sostenuto e cioè costruire un programma, su quel programma stabilire le alleanze, e poi lasciare ai cittadini il compito di scegliere con le primarie, in quella coalizione, una leadership che rappresenti il centrosinistra come accade in tanti Comuni, Provincie e Regioni.
Abbiamo perso le primarie a Milano e forse accadrà la stessa cosa anche a Bologna, ma paradossalmente non affrontiamo il vero problema, che non sono le primarie, che riguarda il confronto interno al PD, ma proponiamo ci cambiare le regole. In qualsiasi sport se si perdono le partire si cerca di capire perché e caso mai si rafforza la squadra, si cambiano giocatori, schemi ect. ma mai si chiede di cambiare le regole del gioco, sembra che nel nostro caso valga un altro principio.
Io credo che il nostro partito debba costruire un percorso di partecipazione vera, altrimenti il nostro popolo non ci seguirà, decretando una sconfitta che ricadrà sulle persone che il PD vuole rappresentare e continuando a fare regali a Vendola e Di Pietro.

Leonardo Boschi

Il diavolo e l’acqua santa

Il diavolo e l’acqua santa

Prendo spunto dalle dichiarazioni del leader dell’UDC rilasciate ieri durante una trasmissione a canale 5 per fare alcune riflessioni.

Casini nel rilanciare la possibilità di poter fare un “governo di armistizio”, a tal proposito tutti i giorni coniano un termine nuovo per definire un inciucio, ha detto che “il PD in questo momento è confuso e se non si decide finisce che vince Vendola”.

Personalmente non commento le parole di Casini relative al possibile nuovo governo, che si commentano da sole, ma sono molto arrabbiato di dover condividere le sue affermazioni sullo stato di salute del mio partito.
Purtroppo il PD in questo momento è davvero confuso e solo ora sta iniziando a svegliarsi da un letargo durato oltre un anno. Io credo che il mio partito debba scegliere con chiarezza con chi stare e soprattutto debba scegliere con chiarezza cosa fare. Io spero che i dietrofront di Fini e Casini degli ultimi giorni convincano anche chi all’interno del PD pensa di poter fare una autentica ammucchiata in nome dell’antiberlusconismo, a tal proposito la Bindi una settimana fa diceva: “Gli elettori democratici capiranno una alleanza con Fini e Casini”, io credo che ciò sarebbe un vero suicidio politico per il nostro partito che porterebbe solo vantaggi a Vendola e Di Pietro.

Io spero che finalmente il nostro partito possa dire con chiarezza, e senza aver paura di scontentare qualcuno, che è contro il nucleare, io spero che il nostro partito possa dire con chiarezza quale è la sua posizione sul testamento biologico, sulle unioni civili e su gli altri diritti civili, o come tristemente le ha definite Bersani all’ultima assemblea nazionale “quelle robe là”.
Faccio presente che anche sul tema dei diritti civili l’Italia dei Valori ha recentemente presentato un disegno di legge sulle unioni civili per cui rischiamo anche su questo di farci passare avanti dall’IDV così come è già successo su altre vicende dove ci siamo fatti anticipare, se pur per motivi demagogici, da Fini.
E’ arrivato il momento di dire se stiamo dalla parte degli operai di Pomigliano o dalla parte di Marchionne, poiché come è stato dimostrato in altre realtà imprenditoriali si possono trovare anche alternative che consentono di rispettare il diritto alla salute ed allo sciopero previsti dalla carta costituzionale.

Io credo che per il nostro partito sia arrivato si il momento di rimboccarsi le maniche, ma che soprattutto sia arrivato il momento di fare delle scelte poiché se non vogliamo che davvero vinca Vendola (vedi la Puglia e recentemente Milano) non possiamo continuare a pensare di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa.

Leonardo Boschi

Credente scettico

Credente scettico

- Di Giancarlo Pagliai -

Inizialmente ho guardato all’iniziativa di Firenze organizzata da Matteo Renzi e Pippo Civati con un certo distacco e scetticismo, non a caso  mi ero definito un “credente scettico”, credente perché ritenevo assolutamente condivisibile la proposta e la necessità di un rinnovamento della classe dirigente del PD,

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Il coraggio di cambiare

Il coraggio di cambiare

-di Niccolò Guicciardini

Ci sono alcuni elementi da cui non si può prescindere per poter esprimere un pensiero sull’incontro organizzato a Firenze tra il 5 ed il 7 Novembre da alcuni esponenti di spicco del Partito Democratico, tra cui il primo cittadino di Firenze.

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Una tappa per un nuovo impegno

Una tappa per un nuovo impegno

- di Franco Ceccuzzi
La sconfitta di Obama nelle elezioni di mid term sembra avere tante cause tra le quali non si può escludere la crescente impotenza delle nazioni a governare il ciclo economico. Due anni fa gli americani avevano scelto il primo presidente di colore della loro storia, per voltare pagina rispetto ai repubblicani, considerati, a ragione, responsabili della recessione più profonda del dopoguerra. Il 2 novembre scorso i repubblicani hanno riconquistato la maggioranza alla Camera premiati da un voto di protesta che punisce Obama perché non ha ancora condotto gli Stati Uniti fuori dalla crisi economica. Si cambia, nonostante che i risultati attesi non siano nella disponibilità di chi governa. Un sistema bipolare che funziona e che rispecchia l’umore e le aspettative di questo grande paese. Per l’Italia non si può dire altrettanto. Con un governo paralizzato da mesi per la crisi politica della sua maggioranza, con un premier interessato solo alla sua exit strategy personale per sfuggire ai processi, e divenuto esempio negativo e disgustoso nei comportamenti privati, l’Italia paga ancora più duramente la crisi economica e sta precipitando nell’immagine internazionale. Eppure l’alternativa non decolla. Se i partiti svolgono una funzione storica quella del Pd, in questa fase della vita del paese, e proprio quella di rendere credibile l’alternativa al centrodestra dopo la fine del berlusconismo. Serve un nuovo progetto per l’Italia ed una nuova classe dirigente che vada ben oltre la terza edizione del governo de l’Ulivo che ebbe la stagione più feconda nel 1996 e quella già stanca e meno produttiva nel 2006. Questo percorso il PD lo ha imboccato con fatica e soprattutto non e ancora un cantiere aperto. La convention di Firenze organizzata da Matteo Renzi può costituire una tappa per suscitare nuovo impegno e raccogliere energie che trovano nelle forme e nei linguaggi in uso nel partito un ostacolo alla propria espressione. L’importante e che il Pd sappia cogliere i segnali che arriveranno da questa tre giorni e che questo sforzo di elaborazione sia utile per rafforzarlo. Il Pd in Toscana può accogliere con soddisfazione questo evento perché esprime al tempo stesso esperienze di governo di valore nazionale come Enrico Rossi e tanti sindaci, e una nuova leva di dirigenti trentenni con molte donne alla guida delle organizzazioni territoriali. Se da Firenze parte una sfida per il rinnovamento del Pd, la Toscana sarà protagonista attiva per dimostrare che si può tenere insieme alta capacita di governo e ricambio continuo dei gruppi dirigenti, come dimostra anche il fatto che da noi le prime esperienze di primarie si sono svolte già vent’anni fa. Per questo al di la delle provocazioni dell’eccesso di personalismo, che certo non è segno di rinnovamento, la convention di Renzi merita di essere seguita con attenzione.
Con questo spirito sabato prossimo andrò a Firenze.

Città, infrastrutture, accesso alla casa

Città, infrastrutture, accesso alla casa

Di Paolo Mazzini – Quali contributi portare a Firenze
Il rilancio dell’Italia deve partire dal rilancio delle sue città, come luoghi di produzione economica, sociale e
culturale. Si è detto molte volte, ma questa ormai è una sfida imprescinidibile per proporre un futuro diverso
all’Italia e a chi la abita.
Le nostre città hanno bisogno – tutte – di introdurre elementi di innovazione che siano motori di riqualificazione
e di adeguamento alle necessità della vita contemporanea; questi elementi sono, sommariamente: energie
rinnovabili, reti di servizi, abitazioni per tutti. Questo va ottenuto puntando in massima parte al recupero del
patrimonio edilizio esistente, ponendosi in linea con le previsioni che dicono che nel prossimo futuro gli
interventi edilizi saranno al 20% di nuova edificazione e all’80% di recupero.
Energie rinnovabili. Quando si parla di energie rinnovabili non si parla di mero adeguamento dell’esistente o
di ovvio ossequio alle norme per il nuovo, si parla proprio della produzione di energia da fonti rinnovabili
all’interno delle città, comprendendovi i centri storici e le città d’arte: oggi le tecnologie sembrano poterlo
permettere (es: studi sui nanomateriali) e comunque si tratta di una sfida che l’Italia deve affrontare e
risolvere, magari facendo da esempio al resto dell’Europa. Come dovrebbe accadere sempre, l’inizio deve
essere dato dall’intervento pubblico, che con casi-scuola dimostri la fattibilità di tale possibilità e spinga i privati
a fare altrettanto.
Per fare questo è altresì essenziale che sia fatta un’analisi, città per città, del patrimonio immobiliare pubblico,
studiandone potenzialità di recupero e di valorizzazione attraverso una visione dinamica della proprietà
immobiliare, che consenta in vari modi (anche semplicemente la produzione di energia rinnovabile) la
creazione di plusvalore e la liberazione di risorse per affrontare i due punti seguenti, dal più spiccato valore
sociale e urbano.
Reti di servizi. Le nuove città devono essere innervate da reti di servizi, virtuali e tradizionali, che consentano
ai cittadini di fruire di tutte le occasioni date dal vivere aggregati riducendo al minimo spostamenti fisici e
sprechi. Per servizi virtuali si intendono quelli legati alle connessioni con le reti (accesso alla “banda larga”) ma
anche servizi anagrafici, medici, catastali ecc. che possano essere diffusi sul territorio in vari nodi, mentre il
centro nevralgico del sistema è uno, e può essere anche molto distante. Vi sono già esempi di diffusione di
servizi sanitari basati su più centri diagnostici “leggeri” che fanno capo ad un unico centro di lettura e
comprensione dei dati risultanti. Per servizi “tradizionali” si intendono quelli organizzati dalle infrastrutture
fisiche del territorio urbano, e che devono ricevere una decisiva attenzione progettuale e anche finanziaria,
con l’obiettivo di aumentare sempre più la quota di trasporto pubblico o a impatto zero (le biciclette) di persone
e merci, disincentivando al contempo l’uso del mezzo privato. Per recuperare anche una dimensione
comunitaria degli spostamenti e liberare strade e piazze dall’oppressiva presenza delle auto e dei motorini
(corsie preferenziali, zone a traffico limitato, parcheggi automatici). Oppure, nel caso delle reti legate ai servizi
idrici, per limitare il più possibile gli sprechi di acqua che affliggono fortemente questo settore.
Abitazioni per tutti. L’accesso alla casa deve divenire uno strumento fondamentale della riqualificazione delle
città, sia nella previsione di destinare a questo uso il recupero del patrimonio edilizio esistente, sia che si
scelga di costruirne di nuovo – ma sulla base di nuovi modelli abitativi, adeguati alla società attuale (e non
vecchi di trent’anni o astratti), e limitando il consumo di suolo al completamento di zone già urbanizzate, anche
per massimizzare l’uso dei servizi esistenti. La ricchezza sociale delle città italiane è storicamente stata quella
di vedere, nelle stesse zone, la compresenza delle diverse classi sociali (ancora oggi in qualche centro storico
rimane): questa caratteristica quintessenziale della cultura urbana italiana va mantenuta e/o ricostruita. Le
nuove abitazioni dovranno inserirsi per completare e rinnovare parti di città già costituite, introducendo forme,
modalità, tecnologie e tipologie contemporanee. Sarà importante sviluppare nuovi modelli abitativi per venire
incontro alle nuove forme dei nuclei familiari e alle moderne possibilità, privilegiando da un lato abitazioni
flessibili per situazioni meno univocamente definite, dall’altro l’affitto rispetto alla proprietà. Soprattutto per i
giovani, considerati gli attuali livelli retribuiti, si dovrà favorire l’accesso alla casa attraverso l’affitto, a costi
bassi, per consentire una vita propria anche transitoriamente in attesa di sistemazioni più o meno “definitive”
ma che comunque saranno necessariamente conseguenti alle possibilità lavorative.
Paolo Mazzini, Siena

Rottamatori!!!

Rottamatori!!!

Di Manuel Menzocchi

Rottamare letteralmente significa smontare un macchinario o una struttura metallica selezionando da essa materiali di recupero, se ce ne sono, destinati diventare qualcosa di nuovo. L’etimologia ci soccorre ed ecco allora che non ci sentiamo di vergognarci nell’indirizzare questo verbo nei confronti del partito alla vita del quale appassionatamente partecipiamo.

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