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Prepariamoci ad un nuovo Campionato.

Prepariamoci ad un nuovo Campionato.

Di Bruno Melani

Ho pronunciato per la prima volta il termine “rottamato” che avevo 50 anni (oggi ne ho 59).

L’azienda nella quale lavoravo, nel nome della “globalizzazione” decise di fondere insieme tre diverse Società e dar vita ad un Gruppo Assicurativo ancora più agguerrito, con strategie di mercato fortemente innovative.

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La buona politica: l’intervento di Pippo Civati

La buona politica: l’intervento di Pippo Civati

Primarie; Rappresentatività e  rinnovamento; Diritti Civili; Lavoro. Questi alcuni temi trattati nel corso della serata di Venerdì 15 al Circolo Le Grazie di Colle che ha visto protagonista Giuseppe (Pippo) Civati, Consigliere Regionale Lombardia.

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ANALISI DEL NON VOTO

ANALISI DEL NON VOTO

Di Fausto Tanzarella. Sì, il non voto è ancora il problema. Dicono: Grillo ci ha fatto perdere il Piemonte.
Non credo. Chi ha votato 5 stelle, non ci fosse stato quel simbolo non avrebbe votato.
Troppi elettori potenzialmente di sinistra restano a casa, perché non credono più nella
politica dei partiti. Anche da questa valutazione partì, anni fa, il progetto del Partito Democratico,
ricordate? Un partito come quello che avevamo sognato di costruire avrebbe intercettato quest’area
di scontento e disillusione. Ma quel partito non è mai nato, non hanno voluto che nascesse e, temo,
non nascerà mai. Cominciamo, serenamente, pacatamente, a prenderne atto.

Il PD è un grosso partito, ben strutturato, che ha buone ramificazioni in termini di gestione del
potere e amministrazione di clientele in varie zone del paese. A tenerlo in piedi è l’autoalimentazione
del potere in sè per sè (Siena nè è un brillante esempio). Olter a questo c’è la rete
di strutture intermedie, sindacati, cooperative, acli, arci e bocciofile varie che aiutano.
Ma il PD sta pressoché azzerando la sua potenzialità di partito d’opinione, di polo attrattivo di opzioni culturali,
nuovi disagi sociali, fermenti…. E si perde.

Poi è vera anche una cosa che, udite, udite, diceva ieri Alfano a Ballarò (a chiunque, ogni diceci anni, può
succedere di aver ragione): Cota, Polverini, Scopelliti, Caldoro, Zaia, sono tutti,qualcuno abbondantemente, sotto i 50 anni.
I nostri candidati erano tutti in media INPS.

Cioè il partito non si rigenera, non vive un turno over.

Sì, la mia analisi è spietata, ma il medico pietoso fa morire l’ammalato, chi dorme non piglia pesci e chi
non risica non rosica.

Perché non sia una sconfitta inutile

Perché non sia una sconfitta inutile

di Ivan Scalfarotto (per l’Unità)

L’unica cosa peggiore di una sconfitta gravissima è una sconfitta inutile. Il senso di frustrazione che milioni di democratici italiani hanno provato ieri mattina credo stia tutto là. Abbiamo perso queste elezioni regionali senza appello e senza nemmeno aver fatto molto, dalla Campania al Veneto, che rendesse la sconfitta un punto di partenza per la ricostruzione. In questa giornata nella quale tutti noi abitanti del nord ci siamo svegliati, nostro malgrado, parecchio più padani di ieri, due storie raccontano meglio di mille parole la nostra svogliatezza e la nostra miopia.

Nella provincia di Treviso, “Pars Infidelium”, Laura Puppato ha preso il doppio dei voti del più votato dei leghisti. A Monza, Lombardia Formigunensis, Pippo Civati ha surclassato in preferenze molti candidati del centrodestra. Pippo e Laura non sono due sconosciuti: entrambi presiedono forum del partito, entrambi siedono in Direzione Nazionale. I nomi di entrambi erano circolati insistentemente per la candidatura alla presidenza delle rispettive regioni e scartati senza troppe discussioni. Avrebbero perso lo stesso se avessero corso? Forse. Avrebbero perso in modo così disonorevole come chi li ha sostituiti? Forse no, ma non è questo il punto. Il punto è che oggi, in Lombardia e Veneto abbiamo perso l’occasione di avere in sella due leader credibili per il futuro, due persone la cui presenza in un ruolo di leadership avrebbe significato costruire sui territori un’alternativa solida e credibile per il domani.

E’ per questo che sentir parlare dal nostro segretario di un’inversione di tendenza aggiunge la beffa al danno: chi la gestirà l’inversione di tendenza, Bortolussi? O sentir parlare di modello ligure (nove sigle contro le otto del Titanic dell’Unione) quando l’unico successo a cui oggi possiamo aggrapparci è evidentemente quello politicamente opposto di Nichi Vendola, colui che abbiamo sottoposto all’attacco del fuoco amico poiché qualcuno sosteneva che con lui non avremmo vinto mai. Abbiamo tenuto una strategia debolissima sulle candidature, che quando non erano discutibili nel merito lo erano senza dubbio nel metodo: vedi il caso Bonino, candidata fuoriclasse capitataci più per inerzia che per precisa volontà.

Non siamo riusciti nemmeno dove la leadership bersaniana avrebbe dovuto spingerci al successo: avremmo dovuto essere quelli che parlavano al nord e ai ceti produttivi, e si è visto com’è finita.Aggiungiamoci l’astensionismo, il successo delle liste collegate a Grillo, la Lega che sfonda anche nelle regioni rosse e la sconfitta attesa nelle terre di Bassolino e di Lojero e si capisce quanto urgente sia a questo punto pensare in modo concreto e, se mancasse la lungimiranza, almeno con grande generosità al futuro. E certo non solo per chi ieri mattina si è svegliato, suo malgrado, parecchio più padano di prima.