Assemblea nazionale Archivi

Parola chiave: “ENERGIA”

Parola chiave: “ENERGIA”

Di Francesco Bellumori

Tra poco più di un mese saremo chiamati a votare per i referendum. Ancora non sappiamo, se ci potremo esprimere o meno sul quesito riguardante l’abrogazione della norma, che reintroduce la possibilità di costruire centrali per la produzione di energia nucleare.

Il Governo attraverso le parole del premier e ribadite ieri dal ministro Romani, ci ha dato conferma di quello che già in molti sospettavamo, e cioè che questa moratoria altro non fosse che un escamotage, un espediente per aggirare il referendum.

Il premier ha detto: “se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni”.

Mi chiedo allora che fine abbia fatto “il consenso popolare”, con cui tanto si riempe la bocca, quando gli viene sbattuta in faccia la realtà dei numeri alla Camera e del fatto che oramai il Parlamento non svolge quasi più l’attività legislativa.

Il nostro partito si è impegnato e si stà impegnando in questa battaglia per il NO al terzo quesito referendario, quello appunto sul nucleare.

La posizione del PD sul nucleare e sulla produzione di energia, è stata ribadita anche in documenti votati dall’assemblea nazionale, le priorità sono:

  • l’efficienza e il risparmio energetico;
  • la modernizzazione delle reti di distribuzione;
  • lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili.

Vi sono inoltre

  • il sostegno alla ricerca e all’innovazione dell’offerta a prezzi più concorrenziali

e credo che a queste priorità nessuno possa dirsi contrario.

In più è aggiunto

  • l’impegno nell’attività di ricerca per nuove tecnologie nucleari in grado di risolvere i problemi legati alla sicurezza e alle scorie radioattive, le cosiddette centrali di quarta generazione.

Perchè nessuno può venirci a dire che il nucleare è un’energia pulita, perchè le scorie dove le mettiamo? dato che in più di cinquant’anni di utilizzo delle centrali nucleari, nessuno stato al mondo ha definito una soluzione per lo stoccaggio finale delle scorie radioattive.

Non sono contrario all’energia atomica a priori, ma come ha detto Eugenio Scalfari in una sua intervista: “il nucleare comporta rischi, se fosse fondamentale per i nostri approvvigionamenti di energia forse voterei a favore, ma è estremamente costoso e non è affatto fondamentale, nè come prezzo nè come quantià e quindi, non essendo necessario, prevale la considerazione del rischio”.

I reattori previsti dal piano del Governo sono di terza generazione avanzata, e per il momento non esistono centrali funzionanti di questo tipo, ma solamente due in fase di costruzione.

Questa tipologia di centrali produce scorie ancora più radioattive e ha bisogno di quantità d’acqua assai maggiori, questo porta ad individuare tra i siti già presenti quello di Montalto di Castro, tra i più idonei, andando però a sostituire la centrale termoelettrica più potente d’Italia.

Dobbiamo puntare sulla riduzione della nostra dipendenza energetica dall’estero e investire soprattutto nell’insieme di fonti energetiche rinnovabili, come acqua, vento, sole e biomasse.

Investire significa anche e soprattutto ricerca, che deve essere svolta con gli strumenti necessari e supportata con fondi adeguati. Questo governo invece si stà muovendo in direzione contraria, non solo togliendo fondi alla ricerca, ma anche tagliando i finanziamenti per le rinnovabili, questo porterà secondo le stime alla perdità di 120.000 posti di lavoro, all’interno di un contesto come quello italiano già falcidiato dalla crisi.

L’unica soluzione al bieco ripiego sul nucleare, è la ricerca, ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Ma l’energia che intendo non è solo quella prodotta, ma soprattutto quella dei ricercatori e dei ragazzi che intendono avviare percorsi di studio in questo settore, i quali devono essere incentivati e messi nelle migliori condizioni di svolgere i loro studi, perchè proprio il loro lavoro sarà fondamentale per superare questa “non soluzione”, rappresentata dal nucleare e per un futuro non più caratterizzato dal vile inquinamento dell’ambiente che ci circonda e in cui viviamo.

Quindi concludo con una citazione di uno dei più importanti intellettuali e non solo, che abbiamo avuto in Italia: “Istruitevi, perchè avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza”.

*Foto Edgar Barany

Inizio, fine vita e la Sinistra

Inizio, fine vita e la Sinistra

Ultimamente ho partecipato alla presentazione dei seguenti libri:

  • “RU486 Non tutte le streghe sono state bruciate” ed L’asino d’oro : aut: Flamini, Melega
  • “ Gli ultimi giorni di Eluana” ed. Biblioteca dell’immagine. Aut: De Monte, Gori

In entrambi gli eventi erano presenti gli autori e relatore comune il Prof. Mauro Barni – Ordinario di medicina legale all’università di Siena.

La presenza del Prof. Barni mi porta a due riflessioni che vorrei condividere con tutti i lettori.
“Quale legame tra chi attraverso una pillola nega o blocca l’inizio di una vita, e chi invece vuol gestire la fine della vita” e “La Sinistra ?”

Penso che i temi proposti come la “Procreazione assistita, legge 194”, “il testamento biologico” possono essere accomunati perché nel nostro pensare sono definiti “temi materialmente sensibili”.

Entrambi i libri sono stati presentati dagli autori come un desiderio di verità con l’obbiettivo di sgretolare questa montagna di mistificazione, finzioni, bugie, ipocrisia, falsa moralità da parte della Chiesa e di una
parte politica dove si faceva vedere le cose per come non erano. I libri quindi riportano informazioni, episodi realmente accaduti, riscontri medici, esperienze mediche.

Entrambi i libri dovrebbero essere letti da coloro che vanno a proporre leggi abrogative o in contrasto a questi temi.

Tutti hanno sentito parlare dell’aborto clandestino.
Tutti hanno avuto contatti dirette o indirette con persone sottoposte ad interruzione di gravidanza.
Tutti hanno avuto contatti con persone che hanno avuto problemi per assistere una persona alla fine della sua vita.

Conferenze, come queste, mirano a cercare di far capire come in questi tempi al di la di chi governa, c’è un tentativo di limitare i diritti civili, la libertà di scelta che ognuno di noi ha. C’è un tentativo di insegnarci come dobbiamo nascere , come dobbiamo morire, come dobbiamo far dei figli. Tentativi seri di minare la vita civile di questo paese, dare a questa nazione un impronta etica forzata. Etica personale che non si può limitare per legge. Occasione per riprendere un discorso su temi importanti dove nelle sedi politiche questi argomenti sono oscurati da una pressione che tutto negano al nostro paese di poter progredire anche nelle coscienze e nella democrazia delle persone. Siamo oppressi da paladini che difendono la vita che non è ancora vita, la vita che non è più vita e poi mandano a morire annegati in mare poveri disgraziati in cerca di un soldo di fortuna.

Il Prof. Barni, ricordava che la Legge 194 del 28-3-78, porta la firma di Leone, Andreotti, Morleo, Anselmi, Ruffini. Un gruppo di persone che decise pensando ai cittadini e non a vincoli di partito. Una legge che ha un
limite: l’obiezione di coscienza.

L’ obiezione di coscienza a volte è strumentale perchè tutti sanno che molte di queste scelte sono legate a motivi di comodo, come dimostrano i numerosi processi a carico di sanitari obbiettori accusati di eseguire
aborti clandestini.

Il servizio sanitario deve, invece, garantire ai cittadini di poter usufruire di questa terapia.

Il 21 Febbraio p.v. riprenderà alla Camera la discussione sul disegno di legge Calabrò sul “testamento biologico”,e sinceramente, la mia speranza è quella che ritorni nel cassetto dove ha riposato per lungo tempo.

E’ l’ora che la Sinistra, se vuol essere alternativa a questo paese, prenda una precisa e chiara posizione, perché sull’autodeterminazione non ci può essere nessun compromesso. La Sinistra credo che sia perdente sulla battaglia dei diritti civili. Il Pd non può pensare di rinviare ulteriormente la discussione su i temi etici e civili. Fare una Commissione, come deciso nell’ultima Assemblea Nazionale, per discutere di questi temi, è come rimandare ulteriormente la questione.

Io, invece credo, e propongo, che un segnale importante debba essere dato: inserire i diritti civili in tutti i programmi politici del Centrosinistra.

Il Movimento Marino, si dovrebbe far promotore di una proposta in tal senso, verso il candidato Sindaco di Siena del Pd Ceccuzzi , dove il Pd ha già bocciato una mozione sul testamento biologico in Consiglio Comunale.

Concludo queste riflessioni con le esclamazioni finali del libro di Flamini, Melega:
Se vivessimo in un paese normale……. Se fossimo in un paese normale…….
In un Paese normale medici, amministratori, politici si siederebbero attorno ad un tavolo e discuterebbero su temi etici, avendo in mente solo l’interesse delle cittadine e dei cittadini senza se e senza ma.

Bruno Melani

Il diavolo e l’acqua santa

Il diavolo e l’acqua santa

Prendo spunto dalle dichiarazioni del leader dell’UDC rilasciate ieri durante una trasmissione a canale 5 per fare alcune riflessioni.

Casini nel rilanciare la possibilità di poter fare un “governo di armistizio”, a tal proposito tutti i giorni coniano un termine nuovo per definire un inciucio, ha detto che “il PD in questo momento è confuso e se non si decide finisce che vince Vendola”.

Personalmente non commento le parole di Casini relative al possibile nuovo governo, che si commentano da sole, ma sono molto arrabbiato di dover condividere le sue affermazioni sullo stato di salute del mio partito.
Purtroppo il PD in questo momento è davvero confuso e solo ora sta iniziando a svegliarsi da un letargo durato oltre un anno. Io credo che il mio partito debba scegliere con chiarezza con chi stare e soprattutto debba scegliere con chiarezza cosa fare. Io spero che i dietrofront di Fini e Casini degli ultimi giorni convincano anche chi all’interno del PD pensa di poter fare una autentica ammucchiata in nome dell’antiberlusconismo, a tal proposito la Bindi una settimana fa diceva: “Gli elettori democratici capiranno una alleanza con Fini e Casini”, io credo che ciò sarebbe un vero suicidio politico per il nostro partito che porterebbe solo vantaggi a Vendola e Di Pietro.

Io spero che finalmente il nostro partito possa dire con chiarezza, e senza aver paura di scontentare qualcuno, che è contro il nucleare, io spero che il nostro partito possa dire con chiarezza quale è la sua posizione sul testamento biologico, sulle unioni civili e su gli altri diritti civili, o come tristemente le ha definite Bersani all’ultima assemblea nazionale “quelle robe là”.
Faccio presente che anche sul tema dei diritti civili l’Italia dei Valori ha recentemente presentato un disegno di legge sulle unioni civili per cui rischiamo anche su questo di farci passare avanti dall’IDV così come è già successo su altre vicende dove ci siamo fatti anticipare, se pur per motivi demagogici, da Fini.
E’ arrivato il momento di dire se stiamo dalla parte degli operai di Pomigliano o dalla parte di Marchionne, poiché come è stato dimostrato in altre realtà imprenditoriali si possono trovare anche alternative che consentono di rispettare il diritto alla salute ed allo sciopero previsti dalla carta costituzionale.

Io credo che per il nostro partito sia arrivato si il momento di rimboccarsi le maniche, ma che soprattutto sia arrivato il momento di fare delle scelte poiché se non vogliamo che davvero vinca Vendola (vedi la Puglia e recentemente Milano) non possiamo continuare a pensare di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa.

Leonardo Boschi

Il coraggio di cambiare

Il coraggio di cambiare

-di Niccolò Guicciardini

Ci sono alcuni elementi da cui non si può prescindere per poter esprimere un pensiero sull’incontro organizzato a Firenze tra il 5 ed il 7 Novembre da alcuni esponenti di spicco del Partito Democratico, tra cui il primo cittadino di Firenze.

Leggi il resto dell’articolo »

Alternativa & Alternativa

Alternativa & Alternativa

Essere alternativi a questa maggioranza, non significa soltanto alternarsi alla guida del Governo, ma ovviamente significa e deve significare avere un progetto politico alternativo, un progetto chiaro e condivisibile che restituisca ai cittadini di questo Paese il sogno di poter vivere in condizioni migliori di quelle attuali.

Leggi il resto dell’articolo »

Fare Politica

Fare Politica

Noi crediamo che fare politica imponga innanzitutto di essere capaci di capire il mondo che ci circonda, comprendere quali siano i problemi delle persone e proporre delle soluzioni. Crediamo che il tema dei diritti tocchi davvero da vicino la vita delle persone e non possa essere accantonato o evitato per prudenza o timore di divisioni interne. Pubblichiamo volentieri la lettera aperta di Stefano Ciatti delegato dell’assemblea nazionale del PD apparsa sul sito Laicità e Diritti.

Caro Segretario Bersani, eppure mi era piaciuto il suo discorso a Torino.

Leggi il resto dell’articolo »

DIVERSITA’ e DIRITTI : contro ogni forma di discriminazione

DIVERSITA’ e DIRITTI : contro ogni forma di discriminazione

“Credo che il rispetto sia una virtù, credo che la diversità sia una ricchezza, credo che accettare opinioni diverse dalle proprie sia estremamente intelligente, credo che considerare diversi coloro che non rientrano nei nostri “canoni di normalità” sia decisamente stupido.”

26 agosto 2010 Diversità e diritti

nella foto Giancarlo Pagliai


Nell’iniziativa che si è tenuta a Siena il 26 agosto presso la festa del PD alla presenza di Ivan Scalfarotto (vice presidente assemblea nazionale del PD) e Fausto Raciti (segretario nazionale Giovani Democratici), e nel dibattito che ne è seguito, stimolato dalle domande delle amiche Eleonora Sassetti e Natascia Maesi di “Oltre le differenze”, programma che va in onda su Antenna Radio Esse, è emersa la necessità di affrontare con intelligenza, buon senso e coraggio tematiche che riguardano la libertà di scelta di ogni individuo per poter arrivare un giorno ad avere “diritti uguali” per tutti e non “diritti speciali “solo per qualcuno!

All’iniziativa hanno partecipato anche Alessandro Maggi (presidente Movimento Pansessuale) e Serenella Pallecchi (presidente Arci Siena)

Nella diatriba sorta tra Fausto Raciti, che indica nel buon senso la ricetta per affrontare e risolvere i problemi sollevati e Ivan Scalfarotto, che al contrario ritiene che una maggiore dose di coraggio sia indispensabile per arrivare all’obiettivo; io credo che l’unione delle due azioni sia assolutamente necessaria, servono si l’intelligenza e il buon senso, ma senza qualcuno che coraggiosamente e con decisione si fa carico del problema, difficilmente arriveremo ad una ragionevole e ormai non più procrastinabile soluzione.

I diritti civili devono valere per tutti, ognuno deve avere il diritto a non partorire, il diritto a fecondare artificialmente, il diritto alla ricerca, il diritto ad unirsi civilmente (eterosessuali e omosessuali), il diritto di libera scelta di cosa fare della propria vita.

Va affermato il principio secondo cui uno Stato laico deve sempre proteggere i diritti civili e la libertà di ciascuno.

Io non voglio uno Stato “ad inclinazione dogmatica” particolarmente attento ai dettami della Chiesa.

Non è più pensabile di evitare il problema per paura di affrontarlo!!!

Giancarlo Pagliai

26 agosto 2010 Diversità e diritti

26 agosto 2010 Diversità e diritti contro ogni forma di discriminazione

Il momento è ora

Il momento è ora

Riflessioni sull’ennesima annunciata crisi del berlusconismo.

Le evidenti difficoltà del Presidente del Consiglio nel tenere insieme la maggioranza di questo paese utilizzando il Parlamento come uno strumento per la difesa dei propri interessi ha visto negli ultimi anni l’allontanamento prima dell’UdC di Pier Ferdinando Casini ed oggi del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che seguito da una pattuglia di parlamentari, ha appena costituito un nuovo gruppo parlamentare e si prepara a fondare un nuovo partito politico di centrodestra.

L’uscita di Fini dal PdL rischia di trasformarsi prima ancora che in una crisi di governo in una crisi istituzionale. Da un lato infatti l’uscita dei deputati dal gruppo della PdL cancella la vasta maggioranza di parlamentari conquistata con le elezioni del 2008 e rende molto più difficoltoso il cammino parlamentare del Governo, soprattutto la realizzazione dell’agenda personale del presidente del consiglio. Dall’altro il doppio ruolo di Gianfranco Fini di leader di una nuova formazione politica e Presidente della Camera dei Deputati lo hanno reso bersaglio di attacchi che si sono trasformati in spallate alle istituzioni repubblicane, prima la Presidenza della Camera, poi il Parlamento, ora il Presidente della Repubblica.

Di fronte alle indebite pressioni sul Presidente della Repubblica, tese ad allontanare ogni possibile ipotesi di governo alternativo, è utile una rapida rilettura della contestata legge Calderoli che al terzo comma dell’art 3 prevede che :

Contestualmente al deposito del contrassegno di cui all’articolo 14, i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione.

Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall’articolo 92, secondo comma, della Costituzione

L’ultimo passaggio non di questo articolo non è affatto superfluo, ma sta anzi a ricondurre la legge Calderoli nei profili costituzionali di una repubblica parlamentare.

Dunque se la maggioranza dovesse dissolversi del tutto sarà dovere del Presidente della Repubblica verificare la possibilità di formare un governo sostenuto da una maggioranza effettivamente alternativa.

Esistono però anche ragioni di opportunità politica, l’Italia oggi ha più che mai bisogno di una guida autorevole. Tuttavia noi crediamo che una maggioranza sostenuta dalle forze di opposizione in appoggio a chi è stato per quasi due decenni alleato di Berlusconi e che ne condivide le proposte in materia di immigrazione, lavoro, ambiente, informazione, giustizia non sarebbe meno traballante del teatrino cui gli italiani stanno assistendo in questi giorni. Un eventuale governo alternativo non potrebbe che essere di transizione con pochi punti precisi quali una seria riforma della legge elettorale e delle regole dell’informazione.

Un compito non affatto semplice vista la distanza tra le posizioni della forze politiche. Lasciando da parte la questione dell’informazione, data l’impossibilità di un accordo che trovi una maggioranza nell’attuale parlamento, resta la discussione sull’eventualità di un accordo di scopo con il compito di gestire l’adozione una nuova legge elettorale.

Berlusconi e larga parte della maggioranza si limitano a proporre una modifica al premio di maggioranza al Senato per renderlo, come alla camera, nazionale. Questo garantirebbe alla coalizione più forte, probabilmente la sua, la maggioranza per governare a patto che non si verifichi un risultato come quello del 2006 dove Senato e Camera avrebbero prodotto due maggioranze diverse.

Dunque, al di là dei dettagli tecnici, oggi certamente Berlusconi può essere collocato nel campo dei difensori del bipolarismo, così come Di Pietro e fino a qualche settimana fa Fini. Tra i sostenitori di un sistema proporzionale senza vincoli di coalizione o premi di maggioranza c’è l’UdC oltre ad alcune forze della sinistra non rappresentate oggi in Parlamento. Ed il Partito Democratico?

Il Partito Democratico che nei prossimi mesi si troverà di fronte alla richiesta, da parte delle altre forze politiche, di un confronto sulla legge elettorale, di fronte alle probabili divisione anche interne su questa materia, deve far riferimento alle linee programmatiche già discusse in occasione dell’ultima Assemblea nazionale.

Nelle “linee per la modernizzazione e la riforma democratica dell’ordinamento costituzionale” la legge elettorale viene inquadrata all’interno di una più profonda riforma istituzionale dove è previsto un riequilibrio di poteri tra le due camere. In questa chiave il Partito Democratico ha individuato il un sistema “di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali” quale quello più indicato per garantire agli italiani il diritto di scegliere davvero i propri rappresentanti ed allo stesso tempo consentire la formazione di una solida maggioranza di governo.

In questo quadro il Partito Democratico si troverà a dover mediare tra un sostanziale status quo e le forze favorevoli alla chiusura della stagione bipolare.

Di fronte alle ipotesi di un ritorno ad un sistema proporzionale simile quello cui sono stati i scelti i nostri rappresentati fino al 1992, magari in questo caso senza la reintroduzione delle preferenze, il Partito Democratico dovrà sostenere le ragioni dei cittadini e difendere la necessita che il voto abbia valore e sia allo stesso tempo utile, quindi che il voto sia determinante nello scegliere il candidato percepito come più vicino alle proprie posizioni ed allo stesso tempo che questo possa contribuire alla formazione di una maggioranza stabile. Né le modifiche alla attuale legge elettorale, né il nostalgico ritorno al passato garantirebbero queste due caratteristiche del voto. Non solo, con il ritorno al proporzionale si incoraggerebbero le fughe centrifughe e verrebbero meno le condizioni che hanno visto la nascita del nostro partito: la necessità di riunire tutte le forze democratiche e riformiste dentro un grande progetto unitario superando i particolarismi.

Questa crisi non riguarda ormai soltanto il governo, ma coinvolge le istituzioni del nostro paese e rischia di minare le premesse per l’esistenza di una opposizione capace davvero di diventare alternativa, destinando il governo del paese ad accordi tattici tra segreterie di partito.

Il Partito Democratico si adoperi dunque a cercare una soluzione condivisa che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti anche in assenza di una crisi formale, dove questo non fosse possibile e di fronte ad una maggioranza lacerata si presenti di fronte agli italiani preparandosi alle elezioni scegliendo il propri candidati con lo strumento che lo ha caratterizzato fin dalla sua fondazione: le primarie. E tuttavia, anche su queste, dovremo fare una riflessione seria. La promuoviamo noi che abbiamo appoggiato Ignazio Marino al congresso del PD, e che abbiamo fatto delle primarie uno dei valori fondativi del nostro partito. Si percepisce infatti, all’interno del PD e soprattutto tra gli iscritti al partito, una certa stanchezza per questo modi di selezionare i candidati alle varie cariche amministrative. Ovverosia, si percepisce molta stanchezza nel “ratificare” mediante finte primarie scelte già avvenute. Da qui, la critica alle primarie, forse perché strumento “meno consolidato” e quindi “corpo ancora estraneo” rispetto ad accordi di partito, criticabili, ma pur sempre “tradizionali” e comunque operati secondo il principio di delega degli iscritti ai dirigenti. Forse chi aveva in mente le primarie, pensava anche ad un partito più vivo, ed è probabilmente per questo, che l’ondata emotiva che ha fatto crescere il PD degli inizi, si è poi affievolita con le modifiche progressive del partito, della sua natura, del suo statuto.

*Foto: Campagna elettorale 1948, archivio Life

Il valore delle primarie: patto intoccabile tra democratici e cittadini

Il valore delle primarie: patto intoccabile tra democratici e cittadini

di Ivan Scalfarotto
(da l’Unità di oggi)

Da qualche giorno serpeggia nel PD il timore che la prossima Assemblea Nazionale possa votare modifiche statutarie che indeboliscano le primarie. L’allarme è stato lanciato da Salvatore Vassallo con un’email che si è diffusa in rete con un effetto a valanga che non mi ha certamente sorpreso. Le primarie costituiscono la parte più preziosa del DNA del Partito Democratico. Non tanto in sé, come rito catartico o usanza tribale, ma come elemento rappresentativo di ciò che più e meglio incarna l’essenza stessa di quello che è stato il progetto che ha dato vita al partito e che tante speranze e aspettative ha sollevato in tanta parte del Paese. Le primarie hanno un valore così caro al cuore dei democratici perché esse sono il modo in cui si declina e si materializza quell’apertura del partito nuovo alla società che è il motivo stesso per cui il PD è nato.

Un partito aperto, un partito il cui senso è superare il confine artificiale tra politica e società civile, un partito i cui circoli sono luoghi accoglienti e dove più si è meglio si sta (non il contrario), un partito che rappresenta uno strumento semplice e accessibile per il cittadino che decida di donare parte del proprio tempo alla comunità: è per questo che abbiamo fondato il PD. Non è stato un parto semplice, archiviare la storia dei partiti e le storie di vita di tanti militanti non è stato certamente un sacrificio banale da compiere, eppure la promessa che gli ultimi congressi dei DS e della Margherita fecero al Paese era proprio questa: riempire il vuoto e la distanza tra la politica e il paese, provare a tendere la mano ai tanti italiani che vivevano la politica come qualcosa di estraneo e di altro da sé, offrire uno strumento che interpretasse la complessità dei nostri tempi flettendosi all’esterno e provando ad andare incontro al Paese, invece di aspettare che per necessità o per mancanza di alternative il Paese si decidesse ad andargli incontro.

Tutto questo hanno finito col rappresentare le primarie: milioni di italiani che con la loro partecipazione civile hanno affermato il desiderio di contribuire al destino delle idee di progresso, di modernizzazione, di inclusione che tanta fatica hanno fatto in questi anni a trovare forza e cittadinanza in Italia. Qualsiasi cosa si decida in Assemblea, bisognerà ricordare che quel solenne patto di apertura sta al PD come i principi fondamentali della Costituzione stanno alla nostra Repubblica. Fondamentale come una pietra angolare, intoccabile come un pilastro.

In Assemblea

In Assemblea

Comincia oggi la nostra due giorni democratica. I Sottomarini Senesi saranno presenti sia all’Assemblea nazionale che a quella regionale. Tra le decisioni che saranno prese questo fine settimana vi sono la formazione della Direzione nazionale e regionale e le scelte locali in vista delle primarie in vista delle elezioni regionali.
Lunedì invece i nostri sono invitati alla riunione della direzione provinciale, allargata agli eletti alle assemblee nazionale e regionale del PD. Infine venerdì 13 novembre saremo presenti all’Unione comunale del PD di Siena. Vi terremo informati.