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		<title>9 colpi di pistola non fermano il coraggio</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 09:19:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ucciso Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, impegnato da anni nella lotta per la legalità e per l&#8217;ambiente. Bersani: &#8220;Profondo sgomento, era un sindaco onesto e capace&#8221;. La Festa Democratica apre con un minuto di silenzio in suo onore. Leggi il resto
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ucciso Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, impegnato da anni nella lotta per la legalità e per l&#8217;ambiente. Bersani: &#8220;Profondo sgomento, era un sindaco onesto e capace&#8221;. La Festa Democratica apre con un minuto di silenzio in suo onore. <a href="http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/106508/9_colpi_di_pistola_non_fermano_il_coraggio">Leggi il resto</a></p>
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		<title>La scuola di un paese per vecchi</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 08:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FrancescoC</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo tanto parlare e discutere di riordino della scuola fra addetti ai lavori, la presunta riforma è arrivata e le più nere previsioni si stanno avverando. La scuola effettivamente cambia, nel senso che peggiora e la precarietà, da condizione di molti docenti, diventa sentimento diffuso in tutti quelli che vi hanno a che fare. Insomma non si “riforma” un bel nulla, e sì che ce ne sarebbe davvero bisogno. Ci si limita a ridurre l’impegno dello Stato nella scuola, quella pubblica, ovvero si taglia il personale; non i peggiori, ma gli ultimi arrivati (secondo rigidi criteri burocratici), e si eliminano le risorse a disposizione delle scuole, non solo per l’innovazione ma anche per il semplice funzionamento.<br />
La novità di questi giorni è che famiglie e studenti stanno realizzando che le spese della presunta riforma-Gelmini sono anche a loro carico, non solo del personale precario della scuola tanto inviso alla ministra. Perché per ridurre il numero dei docenti bisogna aumentare il numero degli studenti per classe, fino a non saper più dove metterli (la Legge ha ispirato la costruzione di aule per ospitare massimo 25 studenti). Mentre ridurre i bidelli significa avere scuole meno “aperte” e minori attività extra scolastiche, così come ridurre il personale tecnico significa meno attività pratiche e di laboratorio. E ridurre i fondi significa obbligare le scuole a chiedere maggiori contributi “volontari” alle famiglie. Così mentre in tutto il mondo si riflette su come personalizzare l’apprendimento scolastico per andare incontro a molteplicità e complessità che caratterizzano gli studenti e i processi educativi, da noi si aumenta vertiginosamente il numero degli studenti per classe, si allontanano i docenti più giovani e spesso più motivati dalle aule, si riducono le compresenze e gli insegnanti di “sostegno” e gli investimenti in tecnologie educative, e si sostituisce l’idea di apprendimento diffuso attraverso l’uso distribuito delle tecnologie in classe (dopo il docente-presentatore delle Lavagne Interattive Multimediali, forse l’insegnamento delegato al mezzo televisivo?).<br />
Si tratta nel complesso di una ricetta stupidamente familista, sottrarre risorse collettive e rimandare al “ghé pensi mi” dei parenti per le risposte individuali. I bisogni degli alunni sono in realtà sempre più ampi e complessi e le famiglie, in assenza di un moderno sistema di welfare, assegnano alla scuola una funzione e una responsabilità impropria, diciamo “terapeutica”, chiedendo aiuto e supporto nella cura ed educazione dei figli, anche al di là delle questioni legate strettamente all’istruzione e alla formazione.<br />
Tutto ciò è coerente con un’idea nostalgica e semplicistica di una scuola del passato (la retorica del maestro unico) che stride con la realtà quotidiana: classi con studenti di ogni parte del mondo, nativi “digitali” capaci di accedere ma non di selezionare e scegliere fra enormi quantità di informazioni, spesso affetti da disturbi di attenzione e apprendimento, sempre più difficili da motivare da parte di una scuola identica a se stessa da oltre 50 anni.<br />
Da questo nasce il senso di disorientamento e precarietà che pervade il mondo della scuola, di fronte a risposte illogiche e paradossali alle domande della società.<br />
Il ruolo dei partiti politici di opposizione è quello di rendere quest’operazione chiara a tutto l’elettorato, dato che buona parte di questo ha sostenuto e sostiene l’attuale maggioranza di governo. E sì che i figli a scuola ce li manderà anche chi ha votato Berlusconi…Come PD stiamo cercando di offrire agli insegnanti una sponda politica e parlamentare. Speriamo di riuscire a farlo compiutamente. Noi ce la stiamo mettendo tutta.<br />
La cosa più grave è che dalle politiche scolastiche si capisce come l’attuale governo non abbia nessuna idea di futuro per questo Paese. Per questo non investe nella scuola, nella formazione e nella ricerca, fregandosene altamente dello smarrimento delle generazioni più giovani di fronte a un quadro di differenziali intergenerazionali, territoriali, socio-culturali che rendono l’Italia un paese “vecchio e per vecchi”.</p>
<p><em><br />
* Foto Margaret Bourke-White. Classe di bambini rifugiati in una scuola provvisioria a Cinecittà, Roma 1944. Fonte Archivio Life. </em></p>
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		<title>Tre lettere per tre segretari</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 08:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FrancescoC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Verso una improbabile riforma elettorale
Nell’ultimo scorcio di agosto tre protagonisti della recente storia del centro sinistra italiano hanno scritto al Corriere della Sera e a La Repubblica portando le proprie preoccupazioni e proponendo alcune soluzioni alla crisi politica che caratterizza da mesi, o da anni, il nostro paese.
Tralasciando le critiche che da più parti sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-weight: normal; font-size: 13px;">Verso una improbabile riforma elettorale</span></h2>
<p>Nell’ultimo scorcio di agosto tre protagonisti della recente storia del centro sinistra italiano hanno scritto al Corriere della Sera e a La Repubblica portando le proprie preoccupazioni e proponendo alcune soluzioni alla crisi politica che caratterizza da mesi, o da anni, il nostro paese.</p>
<p>Tralasciando le critiche che da più parti sono venute rispetto all’opportunità ed alla forma degli interventi, le lettere di Veltroni (<a href="http://www.corriere.it/politica/10_agosto_24/veltroni-lettera_50de02f4-af44-11df-bad8-00144f02aabe.shtml">link</a>), Bersani (<a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/08/26/news/lettera_bersani-6514997/">link</a>) e Rutelli (<a href="http://www.corriere.it/politica/10_agosto_30/rutelli-sulle-riforme-nascera-un-nuovo-polo_2d42fc1c-b400-11df-913c-00144f02aabe.shtml">link</a>) sono comunque dei validi tentativi di analisi e di proposta. Il terreno di confronto per tutte e tre sembra essere il sistema politico italiano, in particolare il sistema dei partiti ed il rapporto di questo con la legge elettorale.</p>
<p>Cominciando in ordine strettamente cronologico, Veltroni nella seconda parte della sua lunga lettera al Corriere porta avanti una strenua difesa del bipolarismo caratterizzato da “schieramenti fondati sulla comunanza dei valori e dei progetti”, un sistema rispetto a cui Berlusconi è stato “un limite drammatico”.</p>
<p>Bersani propone invece uno schema più complesso dove il bipolarismo e l’alternanza sono l’approdo finale di un processo politico, meta che però prevede prima una fase costituente in cui oltre alle forze progressiste tutte  le “forze contrarie al berlusconismo” possano convergere in una alleanza capace di riformare le istituzioni democratiche, cominciando dalla legge elettorale. Insomma secondo il segretario del Partito Democratico, poiché il superamento del berlusconismo non è possibile attraverso una “semplice alternanza di governo” è necessario il superamento almeno temporaneo del bipolarismo stesso.</p>
<p>Francesco Rutelli attraverso un semplice elenco puntato illustra quali saranno gli scenari futuri del paese. Anche se non è chiaro dove sia il nesso logico nei quattro punti illustrati propone una visione dell’Italia nuova e imputa proprio nel bipolarismo la principale causa dell’attuale crisi politica, concludendo con quello che sembra essere un auspicio piuttosto che una osservazione basata sui fatti: “un nuovo Polo politico nascerà. Nascerà su un coraggioso programma di governo”.</p>
<p>Il terreno di confronto è dunque ancora una volta il sistema dei partiti ed il suo rapporto con la società. Sebbene nelle scienze sociali parlare di leggi richieda una certa cautela, leggi intese come proposizioni derivanti da un sistema di assiomi e sottoposte ad una sistematica verifica empirica, esiste comunque un importante bagaglio di conoscenza accumulata sul rapporto tra istituzioni e sistemi politici.</p>
<p>Parlando di sistemi elettorali in particolare, l’insieme di proposizioni note come legge di Duverger, dal nome del sociologo francese, individuano, tra l’altro, una forte relazione tra il ricorso al sistema maggioritario ed la presenza di due grandi partiti. Più generalmente possiamo parlare di un approccio istituzionale che vede il sistema di partiti quale conseguenza della legge elettorale, cui si contrappone un approccio che invece cerca le principali spiegazioni al sistema di partiti nella natura dei partiti stessi e nelle spettro ideologico che caratterizza la società. Senza dover cercare di dimostrare la validità di questi approcci attraverso gli ultimi due decenni di storia politica italiana possiamo però fare alcune semplici osservazioni partendo dai risultati ottenuti dalle forze politiche dal 1994 ad oggi.</p>
<p>La prima è che pur rimanendo il nostro sistema politico quanto mai frammentato, la maggioranza degli italiani si è collocata dal 1994 in poi su due schieramenti ben definiti. Lo ha fatto con una legge elettorale mista di proporzionale e maggioritario, il Mattarellum dove i tre quarti dei deputati venivano celti in collegi uninominali e lo ha fatto sotto il sistema elettorale voluto da Berlusconi nel 2005 simpaticamente ribattezzato Porcellum, proporzionale con premio di maggioranza per la colazione vincente.</p>
<p>La seconda osservazione riguarda il rapporto tra partiti e cittadini. La nostra Costituzione individua proprio nei partiti il ruolo di tramite tra società e politica. Le forze politiche possono anche nascere in Parlamento, ma senza un confronto vero con i cittadini rimangono strumenti tattici per la creazione, o soprattutto lo sfascio, di maggioranze parlamentari, prive della legittimazione del voto popolare. In questi mesi si sta consolidando una forza politica di centro l’Alleanza per l’Italia nata da una mini scissione dal PD. All’inizio di settembre dovrebbe nascere Futuro e Libertà per l’Italia sostenuta da una pattuglia di deputati vicini al presidente della Camera Gianfranco Fini. E’ una importante conseguenza del divieto di mandato imperativo per i parlamentari, principio rivoluzionario che solo Berlusconi, dimostrandosi ancora una volta il contrario di un vero liberale, si affretta a stigmatizzare. Ora però per entrambe queste forze politiche la sfida dovrà essere anche forze nel paese per questo non sarà sufficiente soltanto una nuova legge elettorale proporzionale, sarà importante una proposta seria ai cittadini, senza di questa, ed i sondaggi parlano chiaro, il consenso di queste due nuove forze politiche sembra piuttosto limitato.</p>
<p>La terza osservazione è che la legge elettorale non può essere varata sull’emergenza di una crisi dei rapporti tra partiti e con lo scopo di favorirne alcuni rispetto ad altri. Questo è già accaduto nel 2005, la legge approvata infatti dal governo Berlusconi, ormai in evidente crisi di consensi, aveva infatti un obiettivo chiaro: garantire in qualche modo la tenuta del bipolarismo, assicurando però la rappresentanza politica delle formazioni più piccole a condizione che queste si alleino in coalizioni più grandi. Il risultato è stato quello di mantenere inalterata la riottosità delle forze politiche facendo aumentare, piuttosto che diminuire, i soggetti dotati di ciò che Sartori ha definito il “potenziale di ricatto”. Oltretutto la legge ha riposto completamente nelle mani delle segreterie dei partiti la scelta dei parlamentari, eletti in liste bloccate su base ragionale o sub regionale.</p>
<p>Per uscire dall’impasse che sembra imprigionare anche l’opposizione in uno dibattito sterile è bene ricordarsi che qualunque accordo politico sulle riforme istituzionali deve avere come obiettivo primario ricostruire il rapporto tra eletti ed elettori e tra società e partiti. Un rapporto talmente deteriorato che neanche la classe dirigente del nostro paese riconosce ai partiti alcun ruolo, come emerge chiaramente leggendo il testo di <a href="http://www.uninominale.it/">questo appello per l’uninominale </a>firmato, forse distrattamente, anche da autorevoli esponenti del centro sinistra che nella foga di restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti vorrebbe togliere ai partiti il ruolo di tramite tra cittadini e politica che la costituzione stessa assegna loro.</p>
<p>Se questo accordo politico non dovesse, come sembra, essere all’orizzonte di fronte al rischio evidente che la crisi di governo paralizzi per mesi il nostro paese, il Partito Democratico nel prepararsi alle elezioni si prenda cura di ristabilire il principio della rappresentanza e di promuovere il rinnovamento della classe dirigente anche in assenza di riforme. In questa direzione è il caso di prendere seriamente in considerazione la proposta fatta il direttore de l’Unita, Concita De Gregorio per <a href="http://concita.blog.unita.it/Le_primarie_nei_collegi_1533.shtml">primarie in tutti i collegi</a>. Una misura che non richiede una nuova maggioranza parlamentare e che, come scrive il direttore, farebbe in modi di restituire nelle mani dei cittadini la scelta dei candidati.</p>
<p style="text-align: right;">Francesco C.</p>
<p>*Foto Archivio Life</p>
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		<title>Previsioni Meteo</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 08:40:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FrancescoC</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’atmosfera dentro il PD senese è serena, frutto senza dubbio della bella Festa in Fortezza e dell’impegno dei volontari, così come del paziente lavoro politico che Elisa Meloni ha svolto da Giugno ad oggi. Non era scontato e non era facile, ma così come nel PD abbiamo criticato le lacune politiche del passato, dobbiamo onestamente riconoscere al segretario/a la capacità di tenere insieme il partito, le sue anime e le diversificate aspirazioni. Un partito correntizio non trasmette grande fascino ai propri iscritti. Se però le sensibilità diverse competono sul terreno dell’elaborazione politica, allora sono un ricchezza. Noi cercheremo di “strattonare” il PD sui temi che per noi rivestono un ruolo fondamentale per un partito che abbia l’aspirazione a modificare le condizioni sociali e dare spazio a chi non gode di rendite di posizione. Un partito che guardi al futuro, insomma, senza buttare ciò che di buono ha elaborato finora, ma consapevole che lo scenario nazionale (e anche locale) è profondamente mutato.</p>
<p>Se dunque il cielo sopra il PD senese volge al sereno, non  altrettanto può dirsi del PD nazionale, dove i dirigenti sembrano tuttora presi da manie di protagonismo che ormai, più che disorientare l’elettorato, lo infastidiscono fino a deprimerlo. Abbiamo più volte detto che occorre una nuova classe politica capace di interpretare i mutamenti avvenuti nella società e nel mondo del lavoro. Quello che sta accadendo con il mutamento delle relazioni industriali in Italia, impone una riflessione su come si esce dal pantano di una competizione al ribasso salariale a vantaggio di una delocalizzazione verso Est. Occorre capire come i mutamenti climatici influenzeranno i flussi dell’immigrazione e la distribuzione del cibo, e sarà necessario capire rapidamente quali tipologie  di infrastrutture dovremo privilegiare in previsione del progressivo mutare delle fonti energetiche, dei bisogni di trasporto, dello sviluppo abitativo. In campo sanitario occorrerà aumentare la qualità dei servizi diminuendo i costi collettivi, e quindi sarà importante privilegiare la prevenzione delle malattie che incidono su una società opulenta. Dovremo probabilmente mettere mano ad una nuova legislazione in tema alimentare, in modo da incoraggiare la qualità dei prodotti e al tempo stesso la sostenibilità alimentare delle produzioni ed il corretto uso di queste. E dovremo davvero promuovere l’istruzione e la conoscenza, perché questo è l’unico investimento su cui avremo sempre un ritorno economico e sociale.</p>
<p>Ecco, io non credo che la nostra classe politica nel suo complesso, non solo quella del PD, sia capace di promuovere queste riforme. Semplicemente non le sente urgenti, forse non le capisce o semplicemente non ne vede alcun ritorno. Evidentemente ci saranno singoli che potranno ben rappresentare le esigenze sopracitate, ma dubito che questi saranno i dirigenti attuali, a cui più o meno tutti siamo affezionati (forse perché ci ricordano la nostra infanzia e già li vedevamo in TV).</p>
<p>Ancora una volta la politica della Regione Toscana ci viene in aiuto, e risulta sempre più evidente la vicinanza di un presidente come Enrico Rossi alle esigenze del cittadino comune. Forse perché, molto semplicemente, anche lui è un cittadino comune, nato da una famiglia semplice e abituato a fare le cose normalmente.</p>
<p>Il PD deve essere il partito delle persone normali, che si stimano per i propri comportamenti, e in cui ci sia gusto ad essere “leali ma non conformisti”. Su questo, dobbiamo ancora lavorare, e se non è tardi, forse a Siena abbiamo imboccato la strada giusta. Si sa che un partito unito è la condizione prioritaria per affrontare le prossime campagne elettorali, ed è abbastanza certo che dovremo affrontarne sia di amministrative (previste) che di politiche (incombenti). Ma certo non basta per vincere le elezioni se il messaggio che trasmette all’esterno non è credibile o almeno un po’ convincente. La “svolta” di Bersani, da noi tanto invocata, forse è arrivata, con il suo richiamo al progetto Ulivo. Ci piace leggere questa svolta, come un richiamo allo “spirito dell’Ulivo” che permise ai partiti del 1996 di farsi portatori delle aspettative del proprio elettorato, ma molto di più, di farsi promotori di un senso comune di cittadinanza in uno stato sull’orlo del collasso. L’Ulivo guidato da Romani Prodi vedeva l’alleanza del Partito Democratico della Sinistra, del Partito Popolare, dei Verdi, Rinnovamento Italiano e l’accordo di desistenza con Rifondazione. Adesso il panorama politico è un po’ diverso: la pattuglia dei Diniani è alleata di Berlusconi, ed i Radicali, allora in qualche caso alleati con il centro-destra, hanno molto influenzato l’elaborazione del PD su temi importanti e sono nostri alleati leali. A Berlusconi hanno regalato Capezzone, brillante quanto disinvolto dal cambiare casacca in tempo reale. Allora il CCD, come adesso l’UDC esprimeva senza difficoltà posizioni tipicamente conservatrici (ovviamente a vantaggio di chi già gode di molti benefici). Casini e la sua pattuglia, così spregiudicati in Parlamento sono invece immobili nella società, ed esprimono visioni culturalmente analoghe a quelle del PDL, difficili quindi da coniugare con un’alleanza che vuole modificare questa società. Al di là della comunanza dei ruoli dei dirigenti politici nazionali, davvero non si capisce in cosa della nostra società potrebbe concretizzarsi un’azione di governo con l’UDC. Ne si capisce dove siano le ragioni di un terzo polo che abbia per protagonisti chi fino a qualche giorno o mese fa ha condiviso tutte le scelte di Berlusconi sui diritte, la giustizia, il lavoro.</p>
<p>Un questione questa della terzietà che si riproporrebbe anche in chiave locale se dovesse concretizzarsi un accordo con una forza che poco ha condiviso con la storia del centro sinistra e che e che incoraggerebbe l’IdV, nella campagna elettorale contro il PD.</p>
<p style="text-align: right;">Luigi Dallai</p>
<p>*Foto: Archivio Life</p>
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		<title>Risparmiare sulla semina? La pessima riforma del duo Gelmini &#8211; Tremonti</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 13:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scuola è la vita quotidiana di studenti, professori, custodi, dirigenti, segretari, tecnici, è il pensiero di milioni di famiglie ed è il banco di prova della capacità e della lungimiranza della classe dirigente politica ed intellettuale.
Anche quest&#8217;anno, come quello passato, la scure dei tagli della riforma Gelmini &#8211; Tremonti ha colpito duramente i lavoratori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scuola è la vita quotidiana di studenti, professori, custodi, dirigenti, segretari, tecnici, è il pensiero di milioni di famiglie ed è il banco di prova della capacità e della lungimiranza della classe dirigente politica ed intellettuale.</p>
<p>Anche quest&#8217;anno, come quello passato, la scure dei tagli della riforma Gelmini &#8211; Tremonti ha colpito duramente i lavoratori del comparto scuola con fortissime riduzioni. Questo comporterà la formazione di classi con un numero di alunni sempre più elevati (fino a 30 o più alunni per classe), l&#8217;accorpamento di classi distinte, la diminuzione delle ore di sostegno, l&#8217;eliminazione delle compresenze nelle scuole elementari, il blocco del turnover e degli scatti di anzianità con la conseguente riduzione di posti di lavoro per i precari.</p>
<p>L&#8217;articolo 34 della Costituzione garantisce a tutti il diritto allo studio:</p>
<blockquote><p>La scuola è aperta a tutti.<br />
L&#8217;istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.<br />
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.<br />
&#8230;</p></blockquote>
<p>Una scuola pubblica e di qualità è il miglior investimento di un paese per il proprio futuro.</p>
<p>Per questi motivi saremo presenti, con l&#8217;onorevole del PD Susanna Cenni, martedì 7 Settembre alle operazioni di nomina dei docenti pre protestare contro i tagli indiscrimati di questa cosidetta &#8220;riforma&#8221;.<br />
<a href="http://sottomarinisenesi.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/la-pessima-riforma.pdf">Scarica il volantino: la pessima riforma</a></p>
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		<title>Il momento è ora</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 08:52:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FrancescoC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riflessioni sull&#8217;ennesima annunciata crisi del berlusconismo.
Le evidenti difficoltà del Presidente del Consiglio nel tenere insieme la maggioranza di questo paese utilizzando il Parlamento come uno strumento per la difesa dei propri interessi ha visto negli ultimi anni l’allontanamento prima dell’UdC di Pier Ferdinando Casini ed oggi del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che seguito da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riflessioni sull&#8217;ennesima annunciata crisi del berlusconismo.</p>
<p>Le evidenti difficoltà del Presidente del Consiglio nel tenere insieme la maggioranza di questo paese utilizzando il Parlamento come uno strumento per la difesa dei propri interessi ha visto negli ultimi anni l’allontanamento prima dell’UdC di Pier Ferdinando Casini ed oggi del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che seguito da una pattuglia di parlamentari, ha appena costituito un nuovo gruppo parlamentare e si prepara a fondare un nuovo partito politico di centrodestra.</p>
<p><strong>L’uscita di Fini dal PdL rischia di trasformarsi prima ancora che in una crisi di governo in una crisi istituzionale</strong>. Da un lato infatti l’uscita dei deputati dal gruppo della PdL cancella la vasta maggioranza di parlamentari conquistata con le elezioni del 2008 e rende molto più difficoltoso il cammino parlamentare del Governo, soprattutto la realizzazione dell’agenda personale del presidente del consiglio. Dall’altro il doppio ruolo di Gianfranco Fini di leader di una nuova formazione politica e Presidente della Camera dei Deputati lo hanno reso bersaglio di attacchi che si sono trasformati in spallate alle istituzioni repubblicane, prima la Presidenza della Camera, poi il Parlamento, ora il Presidente della Repubblica.</p>
<p>Di fronte alle indebite pressioni sul Presidente della Repubblica, tese ad allontanare ogni possibile ipotesi di governo alternativo, <strong>è utile una rapida rilettura della <a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/05270l.htm">contestata legge Calderoli</a></strong> che al terzo comma dell’art 3 prevede che :</p>
<p>Contestualmente al deposito del contrassegno di cui all&#8217;articolo 14, i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione.</p>
<p>Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall&#8217;articolo 92, secondo comma, della Costituzione</p>
<p>L’ultimo passaggio non di questo articolo non è affatto superfluo, ma sta anzi <strong>a ricondurre la legge Calderoli nei profili costituzionali di una repubblica parlamentare. </strong></p>
<p>Dunque se la maggioranza dovesse dissolversi del tutto sarà dovere del Presidente della Repubblica verificare la possibilità di formare un governo sostenuto da una maggioranza effettivamente alternativa.</p>
<p>Esistono però anche ragioni di opportunità politica, l’Italia oggi ha più che mai bisogno di una guida autorevole. Tuttavia <strong>noi crediamo che una maggioranza sostenuta dalle forze di opposizione in appoggio a chi è stato per quasi due decenni alleato di Berlusconi e che ne condivide le proposte in materia di immigrazione, lavoro, ambiente, informazione, giustizia non sarebbe meno traballante del teatrino cui gli italiani stanno assistendo in questi giorni.</strong> Un eventuale governo alternativo non potrebbe che essere di transizione con pochi punti precisi quali una seria riforma della legge elettorale e delle regole dell’informazione.</p>
<p>Un compito non affatto semplice vista la distanza tra le posizioni della forze politiche. Lasciando da parte la questione dell’informazione, data l’impossibilità di un accordo che trovi una maggioranza nell’attuale parlamento, resta la discussione sull’eventualità di un accordo di scopo con il compito di gestire l’adozione una nuova legge elettorale.</p>
<p>Berlusconi e larga parte della maggioranza si limitano a proporre una modifica al premio di maggioranza al Senato per renderlo, come alla camera, nazionale. Questo garantirebbe alla coalizione più forte, probabilmente la sua, la maggioranza per governare a patto che non si verifichi un risultato come quello del 2006 dove Senato e Camera avrebbero prodotto due maggioranze diverse.</p>
<p>Dunque, al di là dei dettagli tecnici, oggi certamente Berlusconi può essere collocato nel campo dei difensori del bipolarismo, così come Di Pietro e fino a qualche settimana fa Fini. Tra i sostenitori di un sistema proporzionale senza vincoli di coalizione o premi di maggioranza c’è l’UdC oltre ad alcune forze della sinistra non rappresentate oggi in Parlamento. Ed il Partito Democratico?</p>
<p>Il Partito Democratico che nei prossimi mesi si troverà di fronte alla richiesta, da parte delle altre forze politiche, di un confronto sulla legge elettorale, <strong>di fronte alle probabili divisione anche interne su questa materia, deve far riferimento alle linee programmatiche già discusse in occasione dell’ultima Assemblea nazionale</strong>.</p>
<p>Nelle “<a href="http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/100229/linee_per_la_modernizzazione_e_la_riforma_democratica_dellordinamento_costituzionale">linee per la modernizzazione e la riforma democratica dell’ordinamento costituzionale”</a> la legge elettorale viene inquadrata all’interno di una più profonda riforma istituzionale dove è previsto un riequilibrio di poteri tra le due camere. In questa chiave <strong>il Partito Democratico ha individuato il un sistema “di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali” quale quello più indicato per garantire agli italiani il diritto di scegliere davvero i propri rappresentanti ed allo stesso tempo consentire la formazione di una solida maggioranza di governo.</strong></p>
<p>In questo quadro il Partito Democratico si troverà a dover mediare tra un sostanziale status quo e le forze favorevoli alla chiusura della stagione bipolare.</p>
<p>Di fronte alle ipotesi di un ritorno ad un sistema proporzionale simile quello cui sono stati i scelti i nostri rappresentati fino al 1992, magari in questo caso senza la reintroduzione delle preferenze<strong>, il Partito Democratico dovrà sostenere le ragioni dei cittadini e difendere la necessita che il voto abbia valore e sia allo stesso tempo utile</strong>, quindi che il voto sia determinante nello scegliere il candidato percepito come più vicino alle proprie posizioni ed allo stesso tempo che questo possa contribuire alla formazione di una maggioranza stabile. Né le modifiche alla attuale legge elettorale, né il nostalgico ritorno al passato garantirebbero queste due caratteristiche del voto. Non solo, con il ritorno al proporzionale si incoraggerebbero le fughe centrifughe e verrebbero meno le condizioni che hanno visto la nascita del nostro partito: la necessità di riunire tutte le forze democratiche e riformiste dentro un grande progetto unitario superando i particolarismi.</p>
<p>Questa crisi non riguarda ormai soltanto il governo, ma coinvolge le istituzioni del nostro paese e rischia di minare le premesse per l’esistenza di una opposizione capace davvero di diventare alternativa, destinando il governo del paese ad accordi tattici tra segreterie di partito.</p>
<p><strong>Il Partito Democratico si adoperi dunque a cercare una soluzione condivisa che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti </strong>anche in assenza di una crisi formale, dove questo non fosse possibile e di fronte ad una maggioranza lacerata si presenti di fronte agli italiani <strong>preparandosi alle elezioni scegliendo il propri candidati con lo strumento che lo ha caratterizzato fin dalla sua fondazione: le primarie.</strong> E tuttavia, anche su queste, dovremo fare una riflessione seria. La promuoviamo noi che abbiamo appoggiato Ignazio Marino al congresso del PD, e che abbiamo fatto delle primarie uno dei valori fondativi del nostro partito. Si percepisce infatti, all’interno del PD e soprattutto tra gli iscritti al partito, una certa stanchezza per questo modi di selezionare i candidati alle varie cariche amministrative. Ovverosia, si percepisce molta stanchezza nel “ratificare” mediante finte primarie scelte già avvenute. Da qui, la critica alle primarie, forse perché strumento “meno consolidato” e quindi “corpo ancora estraneo” rispetto ad accordi di partito, criticabili, ma pur sempre “tradizionali” e comunque operati secondo il principio di delega degli iscritti ai dirigenti. Forse chi aveva in mente le primarie, pensava anche ad un partito più vivo, ed è probabilmente per questo, che l’ondata emotiva che ha fatto crescere il PD degli inizi, si è poi affievolita con le modifiche progressive del partito, della sua natura, del suo statuto.</p>
<p><em>*Foto: Campagna elettorale 1948, archivio Life</em></p>
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		<title>A quali condizioni arriva l’investimento della Fiat</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 09:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FrancescoC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A quali condizioni arriva l’investimento della Fiat? Forse è questa la domanda da cui partire per discutere del significato di una scelta come quella che ha portato all’accordo. La parte gestionale diventa un punto di partenza per considerazioni politiche sui modelli e le tendenze di sviluppo industriale del nostro paese, e forse non solo.
Nei giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A quali condizioni arriva l’investimento della Fiat? Forse è questa la domanda da cui partire per discutere del significato di una scelta come quella che ha portato all’accordo. La parte gestionale diventa un punto di partenza per considerazioni politiche sui modelli e le tendenze di sviluppo industriale del nostro paese, e forse non solo.</p>
<p>Nei giorni della trattativa tra sindacati da un lato (divisi secondo lo schema proposto dal governo) e Fiat dall’altro, il casual-dem  Marchionne ha assunto atteggiamenti  cinici e diversi dall’immagine che aveva voluto fin qui ritagliarsi. Qualcuno potrà confondere la sua richiesta di un referendum tra lavoratori come azione democratica e/o benintenzionata, ma con tutta probabilità sarà costretto a cambiare giudizio dagli avvenimenti che seguiranno e che in parte sono già avvenuti. Il referendum proposto è stato l’atto poco responsabile di un’azienda che per molto tempo ha surrogato il ruolo dello Stato in una regione dove è più semplice cadere nell’illegalità diffusa che lavorare legalmente. Nel referendum, chi ha potuto, ha espresso chiaramente un punto di vista che potrebbe suonare come: “vogliamo lavorare mantenendo una dignità”.</p>
<p>Dunque come fare passi in avanti?  Ovvero, come agire politicamente per dare concretezza ad un programma (quello del PD!?) che ha messo al centro il lavoro e la dignità dei lavoratori?</p>
<p>Chiedere che questa nuova contrattazione  non sia un modello e sia un atto unico e irripetibile è puerile se non ipocrita, perché è evidente a tutti,  per chi non lo avesse capito dall’operazione dell’Alitalia in poi, che si aprirà  un varco difficilmente contenibile nelle future regole della contrattazione. Altri potranno legittimamente pretendere ciò che oggi chiede a forza la Fiat. Si deve tornare dunque ad un incalzante confronto sociale in una fase dove inesorabilmente la concorrenza sui salari sposterà i propri confini sempre più ad Est? Per i prossimi dieci-quindici, forse venti anni, uno Stato vicino, depresso o meno sviluppato, dove investire in manodopera a basso costo sarà verosimilmente sempre disponibile. Lo sono adesso per noi la Serbia o la Polonia, lo sono il Nepal per l’India, la Cambogia per la Tailandia, e via così alla ricerca del più povero. La scelta è veramente fra lavoro a condizioni via via sempre peggiori, (in termini di ritmi, qualità della vita, servizi, reddito) e assenza di lavoro? Veramente il paese è destinato a scegliere fra una graduale regressione della qualità complessiva di vita frutto di estenuanti contrattazioni, ed una mancanza di lavoro? E’ necessario semplificare per arrivare al punto. E il punto è che rischiamo di rendere tremendamente attuale l’immagine del mitico Chaplin in Tempi Moderni: o l’alienazione o la fame. Forse questa è la proposta dell’industria Fiat, della Confindustria e del Governo per il sud meridione d’Italia nel 2010.</p>
<p>Dobbiamo registrare che la qualità totale, basata sulla partecipazione dei lavoratori e sulla loro crescita professionale era solo un’illusione in questo paese (forse non è un caso che i leader mondiali nel mercato dell’auto l’abbiano inventata). O forse questa sarà appannaggio solo dei lavoratori più qualificati, verosimilmente del nord d’Italia, immigrati esclusi, ovviamente.</p>
<p>Spariscono di un colpo, davanti alla cruda realtà, anni di ragionamenti sul futuro delle nuove tecnologie, sull’industria della cultura, sulla green economy, per non dire della conoscenza e della strategia di Lisbona.</p>
<p>Per la sinistra pensiamo sia questo il punto su cui ragionare: dobbiamo ritenere inevitabile uno sviluppo che faccia arretrare le possibilità di crescita personale dei lavoratori (dipendenti o autonomi che siano)?</p>
<p>E parallelamente, che tipo di crescita culturale e di futuro si prevede per una società dove il governo sta mortificando il mondo della scuola, che è il vero architrave da cui partire per i nostri ragionamenti?</p>
<p>Chi nei partiti di opposizione, e soprattutto in quelli progressisti, non comprende a quale punto sia arrivato l’attacco alla possibilità formativa del singolo in una società moderna, che poi è la possibilità di avere un via d’uscita alle situazioni di ricatto contrattuale che una Fiat, una Omsa o una Whirlpool, oggi, o magari un ente pubblico nel prossimo futuro potranno sempre esercitare, e si balocca con le alchimie politiche dentro il palazzo, con le riforme elettorali e con le chiacchiere sulle alleanze “strategiche”, davvero rende un cattivo servizio al nostro paese e al proprio elettorato.</p>
<p>Le forze politiche del nostro paese si sono ancora una volta rivelate inadeguate ad affrontare ad una sfida, quella lanciata con il piano industriale FIAT, che mette in discussione non solo gli accordi sindacali, ma l’utilizzo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro e la permanenza della azienda stessa all’interno della Confindustria. Le poche risposte date sono state ideologiche: pro o contro la FIOM, pro o contro Marchionne, mostrando di non aver compreso che non ci trovavamo più di fronte ad una industria “quasi – pubblica” che stava alzando il prezzo al governo, piuttosto la FIAT stava facendo quello che le multinazionali fanno da anni, contrattare localmente le propria presenza manifatturiera senza però rinunciare a rimanere competitiva. Insomma una normale politica aziendale solo che siamo in Italia, ebbene anche in Italia sarebbe l’ora di prendere il coraggio a piene mani e mettere in soffitta i vecchi arnesi della politica, anche nel PD.</p>
<p><em>*Foto: Alfred Eisenstaedt. Produzione della Fiat Topolino Torino, 1947. Fonte: Archivio Life</em></p>
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		<title>Subito un governo di scopo</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 14:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FrancescoC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;appello del senatore Ignazio Marino
Care amiche, cari amici,
Viviamo un momento davvero gravissimo. Il Pdl si è dissolto, ora ci vuole un Pd d&#8217;attacco. Il quadro in cui è nato il Pdl è cambiato irreversibilmente e l&#8217;Italia non può permettersi di tornare ai meccanismi politici degli anni Sessanta e Settanta.
Il Pd insista per un governo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;appello del senatore Ignazio Marino</strong></p>
<p>Care amiche, cari amici,</p>
<p>Viviamo un momento davvero gravissimo. Il Pdl si è dissolto, ora ci vuole un Pd d&#8217;attacco. Il quadro in cui è nato il Pdl è cambiato irreversibilmente e l&#8217;Italia non può permettersi di tornare ai meccanismi politici degli anni Sessanta e Settanta.<br />
Il Pd insista per un governo di scopo, che riformi la legge elettorale per restituire agli elettori (e non alle stanze chiuse delle segreterie dei partiti) la scelta degli eletti. Poi presentiamoci al voto con una rinnovata classe dirigente: non perdiamoci in alte analisi e deboli proposte, non lasciamo che la nostra visione sia offuscata dalla preoccupazione per la ricandidatura; facciamo meno passeggiate in Parlamento sottobraccio ai nuovi leaders del centro-destra e più maratone nel Paese per ascoltare le persone e le necessita` legate a questa drammatica crisi.</p>
<p>In questo incerto scenario, negli ultimi mesi sono riuscito a mettere a segno degli obiettivi certi e concreti, lavorando come senatore e come presidente della Commissione d&#8217;inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale.</p>
<p>In Senato, il 29 luglio è stato approvato all&#8217;unanimità dall&#8217;Aula un mio articolo aggiuntivo al disegno di legge &#8220;Gelmini&#8221;, raggiungendo per la ricerca italiana un obiettivo epocale. Si tratta dell&#8217;introduzione della peer review, il principio della valutazione tra pari, nell&#8217;assegnazione dei fondi pubblici per la ricerca. La nuova procedura prevede anche che la valutazione dei progetti sia affidata a commissioni composte per almeno un terzo da professionisti operanti all&#8217;estero, in modo da garantire quanto più possibile l&#8217;obiettività del giudizio. Dopo tre anni di impegno e battaglie per far passare questo principio, potremo finalmente dire basta ai fondi ottenuti da figli e parenti dei baroni o attribuiti discrezionalmente da Governi e burocrati dei Ministeri.</p>
<p>L&#8217;inchiesta che ho voluto aprire in Commissione sulla drammatica vicenda di Stefano Cucchi si è chiusa con risultati concreti: abbiamo ottenuto, in un primo momento, una modifica sostanziale del protocollo organizzativo della struttura di medicina protetta che aveva ospitato Cucchi Stefano (presso l’ospedale &#8220;Sandro Pertini&#8221; di Roma). In questi giorni abbiamo poi ricevuto una comunicazione ufficiale dal Ministero della Giustizia: il capo del Dipartimento dell&#8217;Amministrazione penitenziaria, il Dott. Franco Ionta, mi ha scritto indicando che tali cambiamenti nel protocollo saranno estesi a tutte le strutture di medicina protetta presenti in Italia. D’ora in poi se un detenuto si ammalerà o si aggraverà i medici potranno colloquiare quotidianamente con i familiari ed informarli di ogni variazione nelle condizioni cliniche. Può sembrare una piccola riforma ma non lo è, se pensiamo che la mamma di Stefano Cucchi ha appreso della morte del figlio dalla richiesta di firmare il consenso all’autopsia. Sino a quel momento non sapeva neanche che si fossero aggravate le sue condizioni cliniche.</p>
<p>C&#8217;è stato poi il capitolo choc degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG). Con i senatori della Commissione d&#8217;inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, abbiamo visitato  (con blitz e sopralluoghi a sorpresa) i sei ospedali psichiatrici giudiziari italiani (Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa, Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere).<br />
Un inferno per 1.500 internati fatto di degrado intollerabile, sporcizia,  abuso della contenzione fisica e assenza di cure psichiatriche. Sono moltissime le persone sottoposte a misure di sicurezza (anche se hanno commesso un reato minore) e mai più uscite a causa delle infinite proroghe, ingiunte anno dopo anno, senza speranza. Gli stessi operatori del Ministero della Giustizia chiamano questa condizione con un termine agghiacciante: ergastolo bianco.<br />
Ora, con la Commissione, mi propongo di raggiungere nuovi obiettivi su questo fronte: ottenere la lista di tutti i pazienti che possono essere affidati ai servizi territoriali; richiedere alle Asl di accoglierli e curarli; trasferire immediatamente gli internati che hanno patologie non curabili all’interno degli OPG (abbiamo ad esempio chiesto e già ottenuto il trasferimento in un reparto ospedaliero specializzato per un internato di Napoli che ha una gangrena); indurre la Conferenza Stato-Regioni ad intervenire per il mancato recepimento in Sicilia del decreto che trasferisce la competenza degli OPG (si tratta dell&#8217;unica Regione in cui il passaggio dal Ministero della Giustizia a quello della Salute non è avvenuto); spingere le Regioni a chiudere gli OPG che non rispettano, per condizioni igieniche, sanitarie e strutturali, la salute e la dignità delle persone internate (la Regione Toscana ha già dichiarato &#8211; dopo gli esiti del nostro sopralluogo &#8211; che chiuderà la fatiscente struttura di Montelupo Fiorentino); ho già avviato uno studio comparativo di tutte le legislazioni dei Paesi europei e nord-americani per formulare un disegno di legge (a firma di tutti i membri della Commissione) che porti al superamento delle drammatiche e intollerabili situazioni attuali.</p>
<p>Mentre vi scrivo la situazione politica nazionale appare instabile e scossa in parte da emotività, in parte da ragionamenti che vogliono apparire dotti. Io credo davvero che, da democratici, dobbiamo compiere tutti i passi necessari non per garantire potere o rendite di posizione, ma per modernizzare la nostra società. Insomma, non le strategie per far vincere pochi ma gli obiettivi giusti per il bene di tutti.</p>
<p><em>*Foto: Margaret Bourke-White. manifestazione ANPI in Piazza del Popolo. Roma, 1945</em></p>
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		<title>Ampugnano e dintorni</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 14:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FrancescoC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi si è rallegrato degli accadimenti che hanno portato al ridimensionamento delle ipotesi di ampliamento dell’aeroporto, non ha colto il punto della discussione. Il “totem di Ampugnano” è stato infatti uno dei temi che più hanno movimentato il dibattito giornalistico senese, ma né l’inconsistenza del piano operativo (link Piano Galaxy), né l’opposizione del comitato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi si è rallegrato degli accadimenti che hanno portato al ridimensionamento delle ipotesi di ampliamento dell’aeroporto, non ha colto il punto della discussione. Il “totem di Ampugnano” è stato infatti uno dei temi che più hanno movimentato il dibattito giornalistico senese, ma né l’inconsistenza del piano operativo <a href="http://sottomarinisenesi.org/blog/wp-content/uploads/2010/08/Proposta_e_Piano_di_Sviluppo_per_lAeroporto_di_Siena.pdf">(link Piano Galaxy</a>), né l’opposizione del comitato di cittadini, né il crescente ancorché timoroso dissenso all’interno del PD, avrebbero bloccato il proposito di potenziare significativamente l’aeroporto di Ampugnano se la procedura di privatizzazione fosse avvenuta secondo le norme vigenti (<a href="http://sottomarinisenesi.org/blog/wp-content/uploads/2010/08/enac2.pdf">link lettera enac</a>) e soprattutto se il potenziamento di questa infrastruttura fosse stato davvero economicamente sostenibile.</p>
<p>E’ dunque, e in primo luogo, la definizione delle sedi del dibattito e delle decisione politiche che andrebbe discussa. Sulla questione di Ampugnano si sono infatti confrontati due distinti schieramenti: da una parte il comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto, e dall’altra una vasta compagine percepita nel suo complesso come “governativa”, favorevole ma con posizioni anche diversificate. La discussione ha messo in evidenza le difficoltà di immaginare una trasformazione qualitativa della rete infrastrutturale del nostro territorio; al contrario ha prevalso, nelle opinioni di chi ha sponsorizzato lo sviluppo dell’aeroporto, una visione dello sviluppo economico della provincia di Siena legata ad aspetti puramente quantitativi. E’ difficile negare che un’accresciuta capacità nel sistema dei trasporti, quale essa sia, porti con sé un indotto, turistico, commerciale, logistico. Pare tuttavia improbabile che lo sviluppo del nostro territorio possa essere attuato attraverso una crescita “casuale” (estemporanea?) delle infrastrutture, che non tenga conto delle particolarità del nostro territorio.</p>
<p>E’ legittimo che il fondo Galaxy promuova i propri interessi sul nostro territorio; ed altrettanto legittimo che ci siano comitati di cittadini contrari al progetto pilota per l’ampliamento dell’aeroporto. Non stupisce che quest’ultimo trovi consenso negli amministratori della società aeroportuale stessa; una maggiore capacità di approfondimento sarebbe <span style="text-decoration: underline;">invece</span> auspicabile da parte di coloro che sono i rappresentanti delle amministrazioni locali in seno al consiglio di amministrazione della società aeroportuale. E’ perfettamente legittimo che ci siano gruppi, giornali, associazioni, partiti che sostengono pervicacemente l’una o l’altra posizione. E tuttavia, al di là delle ragioni condivisibili contro l’ampliamento, sono le istituzioni locali a dover verificare la fondatezza del progetto, fugare i dubbi sui rischi per l’ambiente, decidere cosa fare e poi rispondere politicamente ed elettoralmente delle proprie scelte. Su queste scelte è mancato un dibattito politico vero che provasse a descrivere le possibili interazioni del nostro sistema di trasporto a livello regionale. Di recente l’Amministrazione comunale ha comunicato l’intenzione di dismettere le proprie quote all’interno della società aeroportuale (link articolo corriere). Su questo, il Partito Democratico è in sintonia con l’Amministrazione. Con lucidità, il neo-presidente della società aeroportuale ha auspicato che la presenza dell’aeroporto di Ampugnano sia considerata “strategica” all’interno del sistema infrastrutturale della nostra zona, indipendentemente da chi finanzierà gli attuali (pochi) lavori di adeguamento della pista. Su questo punto invece conviene che il PD discuta approfonditamente, molto di più di quanto fatto finora e molto più “laicamente”, affinché le varie posizioni si confrontino senza pregiudizi. I molti dubbi che Ampugnano sia da considerarsi strategico devono essere risolti anche di attraverso una seria valutazione della spesa che gli enti locali dovranno sostenere a fronte della eventuale uscita del socio privato. Le reali necessità infrastrutturali che la nostra provincia e la Toscana devono soddisfare nell’immediato futuro e la collocazione geografica dell’aeroporto di Ampugnano all’interno della provincia forse non sono così legate, e converrebbe iniziare a ragionare su come integrare le infrastrutture esistenti e quelle potenzialmente realizzabili in un quadro che veda coinvolte province confinanti. In questo quadro l’asse strategico punterebbe verso est/sud-est invece che ovest/sud-ovest.</p>
<p>Dobbiamo chiederci quale sia il tipo di utente che si muoverà attraverso il territorio senese nei prossimi dieci o venti anni; per lo più sarà un cittadino che si sposta quotidianamente da un capo all’altro della provincia per lavoro, oppure un pendolare che si sposta sul territorio regionale e nazionale, o ancora un turista interessato alla Toscana, al Chianti, a Siena, al Palio. Dovremo quindi pensare a questa tipologia di utente e dunque privilegiare coloro che “attraversano” il territorio, fisicamente e culturalmente, non coloro che pensano Siena come lo sfondo da cartolina per il tempo di una cena in Piazza del Campo.</p>
<p>E’ stato giustamente osservato dagli organi di stampa che il progetto relativo al potenziamento di Ampugnano risale ad almeno venticinque-trenta anni fa, e che anche in passate legislature si è cercato di promuovere l’opera. L’ipotesi di ampliamento di Ampugnano poteva infatti essere un’opportunità di sviluppo per Siena e la sua provincia venti o trenta anni fa. Adesso è un progetto di  parecchi anni fa che deve fare i conti con le condizioni di sviluppo economico del nostro territorio, mutate rispetto al passato, ed ancor più con le sfide energetiche, e quindi infrastrutturali, dell’intero territorio nazionale nei prossimi anni.</p>
<p>Allo stesso tempo è mutato profondamente lo scenario globale che ha visto la fine di un ciclo espansivo del settore e della capacità di attrarre investimenti, fine che ha toccato Ampugnano molto da vicino. Non è un caso che infatti che l’intenzione dei ministeri del Tesoro dei tre paesi soci del fondo Galaxy stiano riflettendo sulla necessita di liquidare il fondo stesso per dirigere risorse utili su altre iniziative quali ad esempio il fondo energia ed ambiente 2020 <a href="http://uk.reuters.com/article/idUKLNE5AQ01X20091127">(Link Reuters</a>), conosciuto anche come fondo Margherita <a href="http://www.eib.org/projects/pipeline/2009/20090360.htm">(Link EiB)</a>.</p>
<p>La Provincia di Siena sta pagando oggi lo scotto delle scelte  favorevoli al trasporto su gomma operate nei passati venti, trent’anni, a livello locale e regionale, nonché al modello che ha caratterizzato la crescita dell’Italia, tutto imperniato sull’utilizzo dei combustibili fossili come fonte di energia per il trasporto. Con l’aeroporto, a Siena si è proposta per il futuro la prosecuzione di questo modello: spostamenti teoricamente rapidi (ma non si contano le ore di attesa), agili (ma l’ente per la sicurezza aerea ha già sancito che sono troppi gli scali aeroportuali sul territorio italiano), comodi (ma un aeroporto medio-piccolo serve solo per voli intermedi), energeticamente dipendenti dal costo del carburante (progressivamente sempre più elevato) e soprattutto non riconvertibili.</p>
<p>Chi si è posto con onestà intellettuale di fronte alla possibilità di ampliare l’aeroporto non si è potuto sottrarre all’evidente necessità di migliorare i collegamenti ferroviari della provincia. Questa necessità, anch’essa su un asse nord-ovest/sud-est prescinde da qualsiasi altro intervento infrastrutturale, e se fosse soddisfatta risolverebbe di colpo anche il problema dell’aeroporto senza bisogno di interventi su Ampugnano, rendendo i cittadini senesi dignitosamente collegati con i due scali toscani di Pisa e Firenze. E’ persino superfluo paragonare le prospettive di successo e di sostenibilità economica del trasporto su rotaia (sul treno si muovono persone e merci) rispetto a quelle del trasporto aereo. Se dunque ammodernare la rete ferroviaria che collega Siena agli snodi principali (Empoli, Firenze Rifredi, ma anche Chiusi e Arezzo) in modo da ridurre il tragitto ad un tempo inferiore all’ora di viaggio è una priorità per il prossimo futuro (3-5 anni), cosa fare invece nell’immediato? La risposta sta ancora una volta nel privilegiare la qualità degli interventi più che la quantità degli stessi: ovvero nel “migliorare il tempo” del viaggio ferroviario. E’ facile calcolare il costo, peraltro minimo, di servizi offerti sul treno, quali disponibilità di connessioni elettriche ed efficiente ricezione telefonica, servizi telematici wi-fi, minimi servizi bar e giornali. Come si può capire, servizi basilari che forse non hanno lo stesso appeal dei progetti aeroportuali. Tuttavia, nell’immediato, questi servizi renderebbero fruibile il tempo da trascorrere sulle carrozze ferroviarie, creerebbero un modesto indotto economico e di posti di lavoro, e renderebbero gli spostamenti ferroviari molto più appetibili di quelli su gomma.</p>
<p>Si potrà dire, a ragione, che il progetto di ampliamento di Ampugnano sarebbe (stato) finanziato, mentre quello, forse più costoso, del potenziamento della rete ferroviaria non ha risorse pubbliche attualmente disponibili. Su questo punto occorre assumere posizioni politiche molto chiare: non si può pretendere una risposta economica immediata agli investimenti in tema di mobilità e si deve attingere a finanziamenti pubblici. Il senso della responsabilità pubblica, che è stato alla base della battaglia per mantenere la banca MPS legata al territorio, mi induce a pensare che anche le spese relative al trasporto pubblico, quando si dimostrino strategiche per lo sviluppo economico e culturale del nostro territorio, debbano attingere agli utili, se non nell’immediato, almeno quelli prossimi futuri, della nostra banca; è infatti vitale che le scelte e le priorità infrastrutturali siano governate in funzione dell’interesse complessivo della società senese. Si tratta insomma di recuperare quella capacità di governo di “sistemi complessi” che è stata la dote principale delle amministrazioni di sinistra del nostro territorio. Questo è possibile, se ad una politica che tuteli il patrimonio culturale e paesaggistico della provincia si affianca una politica che promuova l’innovazione tecnologica, le reti telematiche, il trasporto dei saperi e del lavoro oltre che delle persone. Una politica che finalmente promuova l’efficienza e le capacità di inventare e non solo la riproposizione di cliché politici ormai insufficienti per competere con le sfide moderne.</p>
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		<title>Torniamo a fare politica</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 13:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FrancescoC</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 25 giugno 2010 si è concluso il percorso congressuale del Partito Democratico nella provincia di Siena. Con l&#8217;election day si è chiusa finalmente la lunga stagione di costruzione del PD, con la costituzione degli organi rappresentativi della provincia, delle unioni comunali e dei direttivi di circolo.</p>
<p>Alle valutazioni molto spesso critiche che abbiamo avanzato nei riguardi della linea politica espressa dal gruppo dirigente, forse con durezza ma sempre con onestà intellettuale, è stata associata la nostra disponibilità a contribuire alla gestione ed all&#8217;elaborazione politica di questo partito.</p>
<p>L&#8217;Area Marino ha scelto dunque di partecipare ad un percorso congressuale unitario, ovvero di assumersi la responsabilità di accettare scelte da noi non propriamente condivise, e di condividere la responsabilità nella gestione del PD a tutti i livelli.</p>
<p>Chi vorrà seguirci con attenzione si accorgerà (se non è stato chiaro finora) quanto valga per noi il termine che caratterizza l’identità del nostro partito, “democratico”. Un termine spesso dato per scontato, ma faticoso da assumere in un partito che è stato aperto, plurale, riformista molto più nei propositi iniziali che nella pratica politica quotidiana.</p>
<p>Abbiamo deciso di condividere il percorso unitario con l’ambizione di migliorare il PD e con la consapevolezza dei limiti dettati dal risultato congressuale. Nei giorni scorsi abbiamo presentato le nostre proposte per il partito in <a href="http://sottomarinisenesi.org/blog/documenti/una-terra-ad-alta-densita-democratica/" target="_blank">questo documento</a> e crediamo che queste siano state in buona parte accolte nella piattaforma di Elisa Meloni.</p>
<p>Facciamo gli auguri ad Elisa Meloni e a tutti i <a href="http://www.sienapartitodemocratico.it/pdsiena/congresso-partito-democratico-2010/" target="_blank">nuovi segretari</a> delle Unioni Comunali e di circolo appena eletti ed a tutti i delegati delle assemblee territoriali. Dal loro lavoro dipenderà la capacità di questo partito di migliorare il proprio radicamento nel territorio per affrontare le difficili sfide che ci si pongono davanti.</p>
<p><em>*Nella foto: primo congresso dei Partigiani della Pace, 1949. Fonte Life</em></p>
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