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Una nuova maggioranza

Una nuova maggioranza

di Francesco Carnesecchi

Le sconfitte di solito sono orfane, le vittorie invece hanno sempre molti padri. I risultati di lunedì hanno portato, per la prima volta dopo sedici anni, i referendum ad essere di nuovo uno strumento di democrazia diretta, dove i cittadini possono intervenire nelle scelte pubbliche. Il governo si è comprensibilmente affrettato a minimizzare i risultati, separando il significato contingente da quello politico più generale. Se nessuno allora ha perso, i padri di questa vittoria sono molti: le opposizioni in senso plurale, i comitati per l’acqua che hanno lavorato per costruire una rete nazionale su un bene comune e soprattutto i singoli cittadini che hanno scelto di tornare ad essere protagonisti.

A Siena i sì all’abolizione della norma sulla retribuzione del servizio idrico, per dire, sono stati 25.524. Confrontando questo con i risultati delle ultime amministrative emerge come oltre 7 mila elettori che alle ultime elezioni avevano sostenuto forze alternative al centrosinistra hanno scelto di votare sì al referendum.

Il dato è ancora più rilevante al livello nazionale. Sempre nel referendum sulla tariffa del servizio idrico, quello che ha avuto l’affluenza più alta, i sì sono stati 26.130.637. Oltre 26 milioni di italiani insomma hanno riconosciuto questo tema, e gli altri, come proprio del dibattito nazionale, hanno compreso la rilevanza dei quesiti e si sono espressi in maniera netta. Un maggioranza nuova e larghissima, basti pensare che la coalizione a sostegno di Berlusconi nel 2008 aveva ottenuto alla Camera17.064.506 voti, quella a sostegno di Romano Prodi nel 2006, sempre alla Camera  ne aveva ottenuti 19.002.598.

Oggi, il primo sbaglio della politica sarebbe quello di considerare la consultazione di domenica e lunedì un referendum sul Governo, o meglio sul Presidente del Consiglio, una spiegazione semplicistica che nasce da una visione degli italiani incapaci di comprendere i quesiti referendari. C’è anche un segnale al Governo, ma non c’è solo questo, perché la vittoria referendaria non era una condizione necessaria per battere Berlusconi, ma soprattutto non è una condizione sufficiente a determinare una nuova alternativa di governo.

I referendum, e questi ultimi non sono stata un’eccezione, hanno una sia una portata limitata che una generale. Da una lato fanno sì che la “normativa di risulta” dopo l’abrogazione venga qualificata tra gli atti aventi forza di legge vincolando il Parlamento a non disciplinare in maniera identica la materia. Esiste poi una portata più generale e politica: consultare i cittadini su un determinato tema legato ma non necessariamente circoscritto al quesito dando un segnale sul sentimento del paese che le forze politiche non sempre sono in grado di cogliere.

Sull’acqua, l’energia, e la giustizia gli italiani si sono dunque espressi in maniera chiara. Se nel caso del nucleare, dopo i tristi fatti del Giappone, il risultato era abbastanza atteso non così nel caso dell’acqua. Eppure i referendum sull’acqua e sui servizi sono stati quelli che hanno avuto il quorum più alto e la percentuale di sì relativamente più alta. Si tratta di messaggi chiari, dopo anni in cui la gestione privata veniva presentata come l’unica strada possibile verso l’efficienza dei servizi pubblici ed il nucleare come il progresso, i cittadini hanno scelto diversamente.

Trasformare questa ritrovata maggioranza in una coalizione di governo non deve però tradursi in una discussione sulla geometria delle alleanze o sull’ingegneria istituzionale. Al contrario al centro sinistra tutto, ed  al Partito Democratico in particolare, spetta il compito di farsi interprete di questi segnali e lavorare ad un nuovo progetto per il paese. Un progetto culturalmente alternativo al centrodestra, ma profondamente diverso delle risposte offerte dal centrosinistra negli ultimi quindici anni.

Il vero segnale da cogliere da questo referendum, allora, è che cambiare il paese è ancora possibile.

4 volte sì!

4 volte sì!

12 e 13 Giugno 2011 si terranno le consultazioni REFERENDARIE. Ai referendum con 4 volte Sì

Siena democratica ed accogliente

Siena democratica ed accogliente

Il 15 e 16 Maggio prossimi si svolgeranno le elezioni amministrative a Siena.
Crediamo che Siena debba continuare ad essere una città democratica ed accogliente e per questo appoggiamo quei candidati caratterizzati da impegno verso il sociale, i diritti, la laicità.

Mi chiamo Manuel Menzocchi ho 36 anni e sono ricercatore a tempo determinato presso il Dipartimento di Fisiologia dell’Università di Siena.
Ho scelto di sostenere Franco Ceccuzzi e di candidarmi al consiglio comunale con il Partito Democratico per fare di Siena la città dei diritti.Votandomi darai sostegno ad un impegno politico ispirato dalla laicità. Essere laico per me significa leggere la realtà senza il fardello dell’ideologia, analizzare i fatti ed impegnarmi nel risolvere i problemi rispettando le esigenze e le identità altre e promuovendo la libertà di coscienza la possibilità di scegliere in base ai propri convincimenti morali.
Laicità è operarsi per costruire una società inclusiva e migliore. Insieme alle donne che chiedono dignità, servizi, lavoro ed il diritto ad una maternità consapevole. Insieme a tutte quelle persone che rivendicano la propria libertà sessuale ed affettiva e la possibilità di esercitarla senza timori di ritorsioni più o meno violente e più o meno istituzionali. Insieme a tutti coloro che difendono orgogliosamente la vita propria ed altrui affermando il diritto alla libertà di cura ed al testamento biologico. Insieme a quelle coppie che scelgono la convivenza e la vorrebbero veder riconosciuta, insieme ai docenti che rivendicano la libertà di insegnamento e la stabilizzazione delle loro condizioni. Insieme a tanti per un percorso di libertà e diritti che parta dalle istituzioni locali.
Sono Giuliana De Angelis ed in occasione delle elezioni amministrative del prossimo 15 maggio sono stata di nuovo candidata a consigliere comunale a sostegno di Franco Ceccuzzi che vorrei, per la nostra città, fosse eletto Sindaco. Negli anni, già altre volte, con spirito di servizio, ho messo a disposizione il mio nome a sostegno di una parte politica che ha a cuore il bene della città.Da tempo, nell’esercizio del volontariato mi sono dedicata all’accoglienza e al sostegno di ogni forma di disagio. Chi mi conosce sa quanto abbia a cuore la mia città e i bisogni dei cittadini in particolare degli anziani, categoria che ormai mi accoglie a pieno diritto.
Un impegno che ho svolto con la mia partecipazione nell’Auges, nell’Associazione “Donna Chiama Donna”, in “Federconsumatori”, ed nell’AUSER.
Un impegno che ho svolto anche nel mio territorio, sono iscritta al Circolo del PD di Sant’Andrea e vivo in questa parte della città dal 1963. Per venti anni la circoscrizione ha avuto tra i suoi compiti anche quello di tutelare gli interessi territoriali. Da oggi la circoscrizione non cʼè più per questo mi metto a disposizione per tutto quello che i cittadini vorranno sapere o chiedere al governo della città e se sarò eletta dedicherò un pomeriggio alla settimana per ricevere le istanze di tutti.

Per il sociale, per i diritti, per la laicità.

Per il sociale, per i diritti, per la laicità.

Siamo entrati nelle ultime due settimane di campagna elettorale per le elezioni amministrative del Comune di Siena. L’attività politica in questi mesi è stata intensa, talora difficile da seguire compiutamente. Il PD ha messo in campo una lista molto competitiva, in appoggio ad un candidato sindaco forte. Tutti noi siamo impegnati per l’affermazione del nostro partito, un partito plurale, in cui le differenze costituiscono una ricchezza.

Crediamo che Siena debba continuare ad essere una città democratica ed accogliente e per questo appoggiamo quei candidati caratterizzati da impegno verso il sociale, i diritti, la laicità.

In queste pagine trovi il filo logico che ha contraddistinto la nostra attività politica dal congresso fino ad oggi, quando le mozioni non hanno più ragione di esistere, ma le aree culturali sono senza dubbio utili ad arricchire il PD. Dall’appoggio alla candidatura di Franco Ceccuzzi, al nostro documento programmatico di supporto alla medesima, al modo di intendere la politica nel PD prima, durante e dopo una competizione elettorale. In questi mesi ci siamo impegnati perché nei Consigli Comunali di tutta la Provincia fossero approvate mozioni contro l’omofobia, a favore del testamento biologico (nel sito troverete quella recentemente approvata nel Comune di Montepulciano). Dentro al partito abbiamo promosso le iniziative contro la riforma Gelmini nella scuola, fatto incontrare e dialogare costruttivamente presunti “rottamatori” e presunti “conservatori”, verificando nei fatti come le etichette a volte siano del tutto sbagliate. Abbiamo strattonato il partito rispetto ai quesiti referendari, consapevoli che un partito plurale sa confrontarsi nel merito degli argomenti. Siamo consapevoli del fatto che le battaglie per la scuola pubblica, per i diritti civili, per l’ambiente e le risorse naturali, per uno sviluppo davvero sostenibile della nostra economia sono patrimonio diffuso nel PD e vanno al di là dei nostri numeri, delle nostre iniziative, della nostra area. Dunque ci auguriamo che anche altri candidati possano riconoscersi nei temi che abbiamo sopraelencato e vogliano impegnarsi nelle battaglie politiche che ci attendono e vogliano inviarci contributi tematici individuali.

Lavoriamo dunque per l’affermazione del Partito Democratico e per l’affermazione di una politica che faccia di Siena la città dei diritti, una città democratica ed accogliente.

Dare e Avere

Dare e Avere

di Luigi Dallai

Il ritornello dello scettico è lo stesso da anni: “Ti ammiro per l’impegno, ma non riuscirai a cambiare niente”. Dunque perché impegnarsi? Perché fare politica in un partito che in molti vorrebbero votare, in moltissimi sentono come il partito appropriato per rispondere alle sfide del presente, ma che sembra non riuscire a decollare? La risposta è semplice e sta esattamente nel credito ognuno dà all’attività politica. Se è ancora interessante dedicare tempo ed energie per cercare di cambiare le cose, ecco che lo si fa. Se al contrario si ritiene che le cose non siano modificabili e dunque non ci sia gusto a provarci, si fa altro. Mi domando quanti elettori del centrosinistra, in questi giorni a Milano, magari dopo anni di amarezza e disillusione, possano davvero essere tentati dal disimpegno. La sensazione è che siano pochi, e che davvero un uomo perbene come Pisapia, dopo aver ricreato armonia in un centrosinistra poco avvezzo alla discussioni politiche, possa smuovere il primo sassolino della valanga che travolgerà il berlusconismo. A Milano assistiamo alla lotta di Davide contro Golia, e con essa al confronto di due stili politici molto diversi. Sarebbe un bel segnale per l’Italia se vincessero la sobrietà e l’impegno al posto della ricchezza e delle promesse di appalti. Riporto dal sito di Giuliano Pisapia: “La cultura stimola la formazione di un pensiero critico autonomo nei cittadini, combatte l’assuefazione ai luoghi comuni, mette in movimento idee e pensieri.  Come l’ossigeno è indispensabile al cuore perché crea occasioni di felicità condivise, realizza un senso di appartenenza ad una comunità, indipendentemente da condizionamenti sociali o etnici, abitua al confronto e al dialogo”.

Noi che candidiamo Siena ad essere Capitale della Cultura del prossimo futuro dobbiamo assumere queste parole come impegno per il presente, perché le occasioni per una crescita economica della nostra città passano inevitabilmente dalla crescita sociale, e quindi culturale, dei singoli cittadini.

A Siena, nella civilissima Siena, anche se mascherato dall’attivismo pre-elettorale, permane un diffuso sentimento di distacco dalla partecipazione politica. Sembra incredibile che in una città dove l’associazionismo, le forme di aggregazione, la vicinanza cittadino-politica sono particolarmente pronunciate, il confronto politico rischi di essere poco percepito dalla maggioranza dei cittadini. Il PD ha cercato di mettere in campo i suoi uomini migliori. Franco Ceccuzzi è il candidato a Sindaco, e forse l’unico che poteva accettare una sfida così impegnativa. Non tanto per il valore degli avversari, purtroppo modesto nel progetto e nelle forme di aggregazione politica; quanto per le difficoltà che si troverà ad affrontare nella gestione del Comune una volta sperabilmente eletto. Dipenderà da lui il livello di progettualità che questa campagna elettorale saprà esprimere. La figura del nostro candidato sindaco ha sorpreso chi non lo conosceva, ed è cresciuta nel rapporto con i cittadini e con i bisogni della città. A suo sostegno le liste della coalizione, ma soprattutto la lista del PD, che davvero sembra competitiva. Dipenderà dal successo del PD la stabilità del Consiglio Comunale, e anche dal tasso di responsabilità che ogni candidato consigliere saprà esprimere nel corso della campagna elettorale, e anche dopo. E dunque dipenderà da ognuno di noi, che abbiamo deciso di impegnarci in questa difficile competizione. Poi, sarà compito del partito cittadino far sì che il gruppo consiliare traduca in atti amministrativi ciò che verrà elaborato e proposta a livello politico. Ovvero che il partito e il gruppo consiliare svolgano ruoli diversi ma complementari.

Il programma di Franco Ceccuzzi è quello di chi ha voluto calarsi nel ventre della città, di coglierne gli aspetti meno evidenti, che costituiscono l’anima di Siena: non solo gli argomenti da prima pagina, che pure ci sono e marcano una discontinuità con il recente passato, ma anche quella rete di attività sociali, culturali, economiche che si intrecciano ed il cui deteriorarsi ha contribuito alla mutazione di settori importanti della città, nel centro storico come nei quartieri esterni alle mura. Per dirla con una battuta, fare politica a livello amministrativo è più complesso che additare qualche comunità straniera come responsabile dell’impoverimento culturale e commerciale di Siena. I temi delle Amministrative si assomigliano in ogni città perché simili sono i problemi delle società moderne. Cambiano profondamente il livello da cui si parte per risolverli e la qualità degli amministratori. Pur con dei limiti oggettivi, negli anni passati a Siena è stato fatto molto per mantenere la città ad un alto grado di vivibilità. Adesso dobbiamo pensare alla Siena dei prossimi venti anni, e in primo luogo dobbiamo porci il problema di dove collocare la nostra città non solo in termini di bellezza e di vivibilità secondo i parametri del benessere e della qualità della vita definiti da altri. Dobbiamo infatti capire se i parametri che ci collocano ai vertici della vivibilità su scala nazionale tendano inevitabilmente a soddisfare  i bisogni presenti di fasce limitate (e privilegiate) della città. Dobbiamo cioè fare attenzione a non cadere in un ragionamento circolare secondo cui a Siena si deve produrre, culturalmente, socialmente, e dunque economicamente, soltanto quello che riusciamo ad immaginare per noi stessi. Il pericolo è quello di rimanere fiduciosi ed orgogliosi di ciò che siamo stati, ma inevitabilmente miopi di fronte ad un progresso che non riusciamo ad identificare nei suoi contorni. Nei prossimi decenni Siena sarà ciò che saremo capaci di pensare e di essere noi stessi in primo luogo. E dunque sarà quello che impareremo dalle risorse umane che riusciremo ad attrarre nel nostro territorio. Lo sforzo di Siena dovrà essere quello di una grande apertura culturale e tecnologica e al tempo stesso di una grande attenzione alla sua bellezza ed al suo ambiente. E per fare ciò è necessario rompere le rendite di posizione che favoriscono l’esatto opposto dei nostri bisogni: il consumo di territorio e l’omologazione culturale. Interroghiamoci su quale potrà essere il modello per i giovani senesi nei prossimi decenni, e a quali domande tale modello dovrà rispondere. Ognuno di noi avrà una propria risposta a questa domanda, ma ogni risposta dovrà tenere in considerazione la possibilità che i senesi possano giocare un ruolo in Italia e in Europa e non debbano rinchiudersi dentro una città che non hanno costruito loro. In definitiva, è solo un questione di valutare quanto ognuno di noi e di coloro che saremo chiamati a votare abbia dato e quanto preso da questa meravigliosa città.

*Foto Edgar Barany

Parola chiave: “ENERGIA”

Parola chiave: “ENERGIA”

Di Francesco Bellumori

Tra poco più di un mese saremo chiamati a votare per i referendum. Ancora non sappiamo, se ci potremo esprimere o meno sul quesito riguardante l’abrogazione della norma, che reintroduce la possibilità di costruire centrali per la produzione di energia nucleare.

Il Governo attraverso le parole del premier e ribadite ieri dal ministro Romani, ci ha dato conferma di quello che già in molti sospettavamo, e cioè che questa moratoria altro non fosse che un escamotage, un espediente per aggirare il referendum.

Il premier ha detto: “se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni”.

Mi chiedo allora che fine abbia fatto “il consenso popolare”, con cui tanto si riempe la bocca, quando gli viene sbattuta in faccia la realtà dei numeri alla Camera e del fatto che oramai il Parlamento non svolge quasi più l’attività legislativa.

Il nostro partito si è impegnato e si stà impegnando in questa battaglia per il NO al terzo quesito referendario, quello appunto sul nucleare.

La posizione del PD sul nucleare e sulla produzione di energia, è stata ribadita anche in documenti votati dall’assemblea nazionale, le priorità sono:

  • l’efficienza e il risparmio energetico;
  • la modernizzazione delle reti di distribuzione;
  • lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili.

Vi sono inoltre

  • il sostegno alla ricerca e all’innovazione dell’offerta a prezzi più concorrenziali

e credo che a queste priorità nessuno possa dirsi contrario.

In più è aggiunto

  • l’impegno nell’attività di ricerca per nuove tecnologie nucleari in grado di risolvere i problemi legati alla sicurezza e alle scorie radioattive, le cosiddette centrali di quarta generazione.

Perchè nessuno può venirci a dire che il nucleare è un’energia pulita, perchè le scorie dove le mettiamo? dato che in più di cinquant’anni di utilizzo delle centrali nucleari, nessuno stato al mondo ha definito una soluzione per lo stoccaggio finale delle scorie radioattive.

Non sono contrario all’energia atomica a priori, ma come ha detto Eugenio Scalfari in una sua intervista: “il nucleare comporta rischi, se fosse fondamentale per i nostri approvvigionamenti di energia forse voterei a favore, ma è estremamente costoso e non è affatto fondamentale, nè come prezzo nè come quantià e quindi, non essendo necessario, prevale la considerazione del rischio”.

I reattori previsti dal piano del Governo sono di terza generazione avanzata, e per il momento non esistono centrali funzionanti di questo tipo, ma solamente due in fase di costruzione.

Questa tipologia di centrali produce scorie ancora più radioattive e ha bisogno di quantità d’acqua assai maggiori, questo porta ad individuare tra i siti già presenti quello di Montalto di Castro, tra i più idonei, andando però a sostituire la centrale termoelettrica più potente d’Italia.

Dobbiamo puntare sulla riduzione della nostra dipendenza energetica dall’estero e investire soprattutto nell’insieme di fonti energetiche rinnovabili, come acqua, vento, sole e biomasse.

Investire significa anche e soprattutto ricerca, che deve essere svolta con gli strumenti necessari e supportata con fondi adeguati. Questo governo invece si stà muovendo in direzione contraria, non solo togliendo fondi alla ricerca, ma anche tagliando i finanziamenti per le rinnovabili, questo porterà secondo le stime alla perdità di 120.000 posti di lavoro, all’interno di un contesto come quello italiano già falcidiato dalla crisi.

L’unica soluzione al bieco ripiego sul nucleare, è la ricerca, ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Ma l’energia che intendo non è solo quella prodotta, ma soprattutto quella dei ricercatori e dei ragazzi che intendono avviare percorsi di studio in questo settore, i quali devono essere incentivati e messi nelle migliori condizioni di svolgere i loro studi, perchè proprio il loro lavoro sarà fondamentale per superare questa “non soluzione”, rappresentata dal nucleare e per un futuro non più caratterizzato dal vile inquinamento dell’ambiente che ci circonda e in cui viviamo.

Quindi concludo con una citazione di uno dei più importanti intellettuali e non solo, che abbiamo avuto in Italia: “Istruitevi, perchè avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza”.

*Foto Edgar Barany

I valori e la tutela nel lungo termine

I valori e la tutela nel lungo termine

Sito Unesco Centro Storico di Siena di Enrica Burroni

E’ ormai idea comune che la tutela del patrimonio storico-artistico e culturale vada pensata in senso dinamico o  evolutivo; il concetto di tutela non può essere difatti essere rappresentato esclusivamente come il problema di proteggere il patrimonio dagli agenti di minaccia e reperire le risorse per farlo; è invece necessario partire da questo concetto per allargare la rappresentazione del problema nella direzione di un’analisi delle cause delle minacce, della loro origine e valutarne gli sviluppi.

Partiamo dal porci alcune domande: E’ oggi integro ed autentico il patrimonio culturale rappresentato dalla città? Ci sono meccanismi in atto che lo stanno minacciando? Quali sono le azioni da attivare per far fronte a tale problematica e quali potrebbero essere messe in campo nel futuro? Ne abbiamo le capacità?. Una ulteriore domanda: cosa sarebbe preferibile per Siena, un centro storico in perfette condizioni, perfettamente restaurato ma svuotato di ogni attività o un centro storico minacciato da molte pressioni e cambiamenti ma vivo, multifunzionale ed abitato?

La risposta a queste domande rappresenta il lavoro cui l’Amministrazione si è sempre mossa dalla metà degli anni ’50 e che, anche nel prossimo futuro, dovrà attivarsi per ricercare nuove risposte e nuove idee; ma oggi la questione va letta in una nuova ottica e sotto la generale minaccia della globalizzazione e non può prescindere dalla considerazione che il centro storico di Siena, Sito Unesco dal 1995, è un organismo vivo ed in continua evoluzione, luogo di sviluppo, di mutamenti e di attività. Il sito Unesco è appunto la città, non un parco archeologico, non una riserva naturale. E la città è fatta dai cittadini, dalle persone che ci abitano, ci lavorano; la città è il luogo degli scambi, è il luogo della vita sociale, è il luogo del turismo. Ma è anche il luogo della politica, dell’economia, del sapere. Tutelare la città in senso dinamico vuol dire quindi preoccuparsi ti tutelare tutte queste cose e non solo dell’aspetto fisico dell’edificato o dei reperti della tradizione, che diventerebbero solo delle rappresentazioni vuote.

La salvaguardia e la valorizzazione diventano oggi più che in passato esigenze di sempre più cogente attualità, in un ottica capace di coniugare gli aspetti teorici con la definizione di strumenti e misure in grado di rispondere alle concrete esigenze di amministratori, società civile e operatori di settore. Oltre alla finalità della tutela per il futuro della città sarà fondamentale una comunicazione ed una sensibilizzazione sui temi del patrimonio mondiale che vada al di là della semplice conoscenza del centro storico. Sempre in questo processo di sensibilizzazione, un ulteriore chiave di lettura è legata al settore del turismo, vera risorsa per la città; occorre difatti che il turista che visita Siena si senta in una città amica: una città funzionante che possa ampliare, con una gamma diversificata di servizi collettivi o privati, le varie tipologie di turismo, un centro dove le occasioni culturali possano rispondere e adeguarsi ai bisogni delle diverse categorie di turisti, gradevole, non inquinato, esteticamente bello, pulito, sicuro; servizi che dovrebbero anche consentire di evitare dinamiche di antagonismo tra il turista ed il residente. Per il centro storico deve tenersi ben presente che il valore di un bene culturale non si calcola in moneta, ma sulla base del beneficio che dalla sua conservazione ne trae la società nel suo complesso e che si traduce anche, ma non solo e non primariamente, nei vantaggi economici.

Siena ed il suo centro, può senza dubbio essere considerata un inestimabile bene culturale la cui “conservazione” deve tradursi in un arricchimento culturale della collettività. E’ del resto di stretta attualità la proposta attivata per la candidatura a città europea della cultura 2019; l’avvento della globalizzazione ha portato con se, tra le altre cose, la tendenza a omogeneizzare i modelli sociali, produttivi, di consumo ecc. per cui oggi, per Siena, vivere nella globalizzazione (con tutte le implicazioni in termini di sviluppo pur mantenendo la propria specificità culturale) significa innanzitutto godere di un valore emergente da tutelare come valore universale. Per questo motivo Siena ha tutte le possibilità per concorrere efficacemente alla candidatura ed a promuovere nel mondo la sua irripetibile ed inestimabile bellezza.

Nella foto dettagli del Duomo

La politica come servizio civico

La politica come servizio civico

Vogliamo continuare a parlare di buona politica nella nostra città. Per questo abbiano organizzato un incontro:

Domenica 12 dicembre alle ore 11 presso il Circolo Arci del Ruffolo

Per discutere di amministrazione, valori, lavoro , conoscenza, ambiente con:

Giuseppe CIVATI, Franco CECCUZZI, Niccolò GUICCIARDINI, Luigi DALLAI, Alessandro MUGNAIOLI. Coordina Francesco CARNESECCHI.

Scarica l’invito qui_

- *Foto Edgar Barany

La città dei democratici

La città dei democratici

Il percorso che il Partito Democratico della città ha scelto per individuare il proprio candidato a Sindaco, ha visto la convocazione dei 17 circoli della città per pronunciarsi sui nomi dei possibili candidati e per proporre idee per la città. Abbiamo elaborato un documento con le nostre proposte che abbiamo presentato in diversi circoli e i cui contenuti sono serviti da spunto per molti interventi.

Qui sotto trovate la versione che è stata presentata alla direzione comunale del PD e che è stata pubblicata nel Corriere di Siena di domenica 28 novembre.

Clicca qui per la versione più lunga che è stata sottoposta agli organismi dirigenti del PD e al candidato a sindaco

Nella primavera del 2011 i senesi eleggeranno un nuovo governo della città, in uno scenario caratterizzato da condizioni economiche e sociali ben diverse rispetto al passato. Il voto delle elezioni amministrative avverrà in un quadro politico nazionale confuso, dove il governo Berlusconi, incapace di affrontare i problemi del paese, avrà forse preso atto del proprio fallimento.
Sappiamo che esiste un elettorato progressista critico nei confronti del dibattito politico, propenso all’astensione oppure orientato verso un voto di protesta.

Noi crediamo che il Partito Democratico possa ancora essere il progetto che riporti gli italiani a credere nella politica come strumento per cambiare le cose e migliorare la vita delle persone. Noi pensiamo che forza di governo del centro sinistra che amministrerà la città, ed il paese, dipendano dalla forza e dal successo del Partito Democratico.

Queste sono alcune proposte discusse nelle assemblee di circolo di questi giorni e che vorremmo sottoporre all’attenzione dell’Assemblea Comunale del Partito Democratico

Un nuovo governo della città. Come affermato nel documento approvato dalla Direzione Comunale, il PD della città dovrà sottoporre “al giudizio elettorale della città una nuova classe dirigente che si misuri per la prima volta con il governo cittadino”. Chiediamo al candidato sindaco parità di genere nella composizione della giunta comunale, e che quest’ultima sia anagraficamente, socialmente e culturalmente eterogenea.

Il Partito Democratico ha un codice etico chiaro che garantisce i nostri elettori rispetto all’autonomia della politica dagli interessi privati e garantisce candidature limpide tramite un sistema di condizioni ostative. Nell’attuazione del codice etico chiediamo di seguire quella che è una prassi di molti paesi europei: domandare ai propri amministratori e rappresentanti di sottoscrivere all’atto della candidatura una dichiarazione sulla propria situazione lavorativa, patrimoniale e associativa.

Sapere e conoscenza, chiave del nostro sviluppo. I tagli alla cultura, alla scuola, all’Università, mostrano l’incapacità del governo nazionale di lavorare per il futuro del Paese. Le città italiane, e Siena in particolare, sono da sempre città dei saperi e delle conoscenze. La ripresa economica e la creazione di nuova occupazione non può che passare dall’investimento nella cultura, intesa nel suo significato plurale di conservazione, produzione e trasmissione. Questo comprende la valorizzazione dei beni artistici ed architettonici, la tutela del paesaggio, la difesa dei prodotti agroalimentari tradizionali ed ad indicazione geografica tipica. Cultura significa anche creazione di nuova conoscenza attraverso la ricerca, quindi rilanciando i settori più dinamici della nostra comunità a cominciare dai nostri due atenei, laboratorio del nostro futuro. Cultura che passa anche dal sostegno alla scuola pubblica, che il Comune, nel rispetto delle proprie prerogative, deve garantire nella forma di servizi a tariffe agevolate, e dove necessario, nell’attivazione di forme di supporto alle famiglie e ai  bambini in difficoltà. Cultura infine intesa come trasmissione della conoscenza e del sapere, quindi attraverso politiche capaci di promuovere le nostre eccellenze nel mondo.

Il lavoro, motore della crescita. Siena è destinata a dover affrontare una fase in cui sia i trasferimenti da parte dello stato sia le erogazioni della Fondazione MPS saranno inferiori a quanto ricevuto finora. Di fronte a risorse limitate Siena dovrà necessariamente mantenere i servizi essenziali senza deprimere l’economia.

La generosità dei senesi rispetto alle generazioni future  destinerà le erogazioni della Fondazione per investimenti produttivi piuttosto che per il bilancio corrente. Lo sforzo che la politica dovrà fare sarà dunque quello di sostenere le imprese che potranno garantire un’offerta lavorativa a figure altamente professionalizzate e specializzate. Pensiamo che Siena possa ospitare incubatori scientifici rivolti a discipline diverse, che attraggano dalla Toscana le competenze migliori.

I diritti della persona al centro della politica. Siena è una città democratica ed accogliente. In nessun caso potranno essere tollerate le politiche discriminatorie che troppo spesso ricorrono nel dibattito politico nazionale. Anche gli immigrati che scelgono di vivere nella nostra città devono sentirsi i genitori dei senesi di domani. A loro va garantita una piena integrazione. La società italiana sta mutando profondamente, e anche a Siena non deve mancare particolare attenzione ai diritti, uguali per tutti: senza discriminazioni di genere, di religione, orientamento sessuale, salute. Anche a Siena come in altri comuni della nostra provincia sia istituito un registro delle volontà di fine vita.

Il nostro territorio, la nostra ricchezza. Siena è cresciuta e continuerà a crescere nei prossimi anni. Tuttavia se è vero che una parte cospicua delle nuove costruzioni realizzate dovranno intervenire su un mercato insostenibile anche per le famiglie medie, dobbiamo rilevare che a fronte della presenza sul mercato di nuove strutture non si è rilevata una vera crescita dei residenti né determinando l’effetto calmieratore atteso.

In un momento in cui molti comuni hanno deciso di sviluppare piani senza consumo del territorio, Siena deve chiedersi se davvero una ulteriore e massiccia immissione sul mercato di nuove abitazioni nei prossimi anni come previsto dagli strumenti approvati o in corso di approvazione da parte del Consiglio comunale, sia necessaria, o se invece impoverirà il patrimonio paesaggistico che costituisce il componente fondamentale della nostra ricchezza.

La politica come servizio civico. Come ha affermato il presidente della regione Toscana Enrico Rossi, dobbiamo tornare a concepire la politica come “servizio civico”. Questo significherà sostituire le indennità con gettoni di presenza ma soprattutto ripensare i criteri di selezione per scegliere i componenti nominati dalla pubblica amministrazione, facendo prevalere il merito.

Noi sosteniamo l’attuale forma statutaria della Fondazione MPS e crediamo che spetti al Sindaco motivare le proprio scelte sulla composizione della deputazione e allo stesso temo crediamo chi è indicato per nomina pubblica debba rendere trasparenti i propri atti e sottoporli alla valutazione dei cittadini.

*Foto Edgar Barany

I fuochi nella notte

I fuochi nella notte

Spesso le immagini sono più utili delle parole per comprendere un fenomeno. Guardando queste immagini su “il Post” i colori surreali dei fuochi nella notte fanno pensare a quanto sia surreale l’atteggiamento del governo e dei media di fronte alla questione rifiuti in Campania.

hat tip Luca Sofri