Chi si è rallegrato degli accadimenti che hanno portato al ridimensionamento delle ipotesi di ampliamento dell’aeroporto, non ha colto il punto della discussione. Il “totem di Ampugnano” è stato infatti uno dei temi che più hanno movimentato il dibattito giornalistico senese, ma né l’inconsistenza del piano operativo (link Piano Galaxy), né l’opposizione del comitato di cittadini, né il crescente ancorché timoroso dissenso all’interno del PD, avrebbero bloccato il proposito di potenziare significativamente l’aeroporto di Ampugnano se la procedura di privatizzazione fosse avvenuta secondo le norme vigenti (link lettera enac) e soprattutto se il potenziamento di questa infrastruttura fosse stato davvero economicamente sostenibile.
E’ dunque, e in primo luogo, la definizione delle sedi del dibattito e delle decisione politiche che andrebbe discussa. Sulla questione di Ampugnano si sono infatti confrontati due distinti schieramenti: da una parte il comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto, e dall’altra una vasta compagine percepita nel suo complesso come “governativa”, favorevole ma con posizioni anche diversificate. La discussione ha messo in evidenza le difficoltà di immaginare una trasformazione qualitativa della rete infrastrutturale del nostro territorio; al contrario ha prevalso, nelle opinioni di chi ha sponsorizzato lo sviluppo dell’aeroporto, una visione dello sviluppo economico della provincia di Siena legata ad aspetti puramente quantitativi. E’ difficile negare che un’accresciuta capacità nel sistema dei trasporti, quale essa sia, porti con sé un indotto, turistico, commerciale, logistico. Pare tuttavia improbabile che lo sviluppo del nostro territorio possa essere attuato attraverso una crescita “casuale” (estemporanea?) delle infrastrutture, che non tenga conto delle particolarità del nostro territorio.
E’ legittimo che il fondo Galaxy promuova i propri interessi sul nostro territorio; ed altrettanto legittimo che ci siano comitati di cittadini contrari al progetto pilota per l’ampliamento dell’aeroporto. Non stupisce che quest’ultimo trovi consenso negli amministratori della società aeroportuale stessa; una maggiore capacità di approfondimento sarebbe invece auspicabile da parte di coloro che sono i rappresentanti delle amministrazioni locali in seno al consiglio di amministrazione della società aeroportuale. E’ perfettamente legittimo che ci siano gruppi, giornali, associazioni, partiti che sostengono pervicacemente l’una o l’altra posizione. E tuttavia, al di là delle ragioni condivisibili contro l’ampliamento, sono le istituzioni locali a dover verificare la fondatezza del progetto, fugare i dubbi sui rischi per l’ambiente, decidere cosa fare e poi rispondere politicamente ed elettoralmente delle proprie scelte. Su queste scelte è mancato un dibattito politico vero che provasse a descrivere le possibili interazioni del nostro sistema di trasporto a livello regionale. Di recente l’Amministrazione comunale ha comunicato l’intenzione di dismettere le proprie quote all’interno della società aeroportuale (link articolo corriere). Su questo, il Partito Democratico è in sintonia con l’Amministrazione. Con lucidità, il neo-presidente della società aeroportuale ha auspicato che la presenza dell’aeroporto di Ampugnano sia considerata “strategica” all’interno del sistema infrastrutturale della nostra zona, indipendentemente da chi finanzierà gli attuali (pochi) lavori di adeguamento della pista. Su questo punto invece conviene che il PD discuta approfonditamente, molto di più di quanto fatto finora e molto più “laicamente”, affinché le varie posizioni si confrontino senza pregiudizi. I molti dubbi che Ampugnano sia da considerarsi strategico devono essere risolti anche di attraverso una seria valutazione della spesa che gli enti locali dovranno sostenere a fronte della eventuale uscita del socio privato. Le reali necessità infrastrutturali che la nostra provincia e la Toscana devono soddisfare nell’immediato futuro e la collocazione geografica dell’aeroporto di Ampugnano all’interno della provincia forse non sono così legate, e converrebbe iniziare a ragionare su come integrare le infrastrutture esistenti e quelle potenzialmente realizzabili in un quadro che veda coinvolte province confinanti. In questo quadro l’asse strategico punterebbe verso est/sud-est invece che ovest/sud-ovest.
Dobbiamo chiederci quale sia il tipo di utente che si muoverà attraverso il territorio senese nei prossimi dieci o venti anni; per lo più sarà un cittadino che si sposta quotidianamente da un capo all’altro della provincia per lavoro, oppure un pendolare che si sposta sul territorio regionale e nazionale, o ancora un turista interessato alla Toscana, al Chianti, a Siena, al Palio. Dovremo quindi pensare a questa tipologia di utente e dunque privilegiare coloro che “attraversano” il territorio, fisicamente e culturalmente, non coloro che pensano Siena come lo sfondo da cartolina per il tempo di una cena in Piazza del Campo.
E’ stato giustamente osservato dagli organi di stampa che il progetto relativo al potenziamento di Ampugnano risale ad almeno venticinque-trenta anni fa, e che anche in passate legislature si è cercato di promuovere l’opera. L’ipotesi di ampliamento di Ampugnano poteva infatti essere un’opportunità di sviluppo per Siena e la sua provincia venti o trenta anni fa. Adesso è un progetto di parecchi anni fa che deve fare i conti con le condizioni di sviluppo economico del nostro territorio, mutate rispetto al passato, ed ancor più con le sfide energetiche, e quindi infrastrutturali, dell’intero territorio nazionale nei prossimi anni.
Allo stesso tempo è mutato profondamente lo scenario globale che ha visto la fine di un ciclo espansivo del settore e della capacità di attrarre investimenti, fine che ha toccato Ampugnano molto da vicino. Non è un caso che infatti che i ministeri del Tesoro dei tre paesi soci del fondo Galaxy stiano riflettendo sulla necessità di liquidare il fondo stesso per dirigere risorse utili su altre iniziative, quali ad esempio il fondo energia ed ambiente 2020 (Link Reuters), conosciuto anche come fondo Margherita (Link EiB).
La Provincia di Siena sta pagando oggi lo scotto delle scelte favorevoli al trasporto su gomma operate nei passati venti, trent’anni, a livello locale e regionale, nonché al modello che ha caratterizzato la crescita dell’Italia, tutto imperniato sull’utilizzo dei combustibili fossili come fonte di energia per il trasporto. Con l’aeroporto, a Siena si è proposta per il futuro la prosecuzione di questo modello: spostamenti teoricamente rapidi (ma non si contano le ore di attesa), agili (ma l’ente per la sicurezza aerea ha già sancito che sono troppi gli scali aeroportuali sul territorio italiano), comodi (ma un aeroporto medio-piccolo serve solo per voli intermedi), energeticamente dipendenti dal costo del carburante (progressivamente sempre più elevato) e soprattutto non riconvertibili.
Chi si è posto con onestà intellettuale di fronte alla possibilità di ampliare l’aeroporto non si è potuto sottrarre all’evidente necessità di migliorare i collegamenti ferroviari della provincia. Questa necessità, anch’essa su un asse nord-ovest/sud-est prescinde da qualsiasi altro intervento infrastrutturale, e se fosse soddisfatta risolverebbe di colpo anche il problema dell’aeroporto senza bisogno di interventi su Ampugnano, rendendo i cittadini senesi dignitosamente collegati con i due scali toscani di Pisa e Firenze. E’ persino superfluo paragonare le prospettive di successo e di sostenibilità economica del trasporto su rotaia (sul treno si muovono persone e merci) rispetto a quelle del trasporto aereo. Se dunque ammodernare la rete ferroviaria che collega Siena agli snodi principali (Empoli, Firenze Rifredi, ma anche Chiusi e Arezzo) in modo da ridurre il tragitto ad un tempo inferiore all’ora di viaggio è una priorità per il prossimo futuro (3-5 anni), cosa fare invece nell’immediato? La risposta sta ancora una volta nel privilegiare la qualità degli interventi più che la quantità degli stessi: ovvero nel “migliorare il tempo” del viaggio ferroviario. E’ facile calcolare il costo, peraltro minimo, di servizi offerti sul treno, quali disponibilità di connessioni elettriche ed efficiente ricezione telefonica, servizi telematici wi-fi, minimi servizi bar e giornali. Come si può capire, servizi basilari che forse non hanno lo stesso appeal dei progetti aeroportuali. Tuttavia, nell’immediato, questi servizi renderebbero fruibile il tempo da trascorrere sulle carrozze ferroviarie, creerebbero un modesto indotto economico e di posti di lavoro, e renderebbero gli spostamenti ferroviari molto più appetibili di quelli su gomma.
Si potrà dire, a ragione, che il progetto di ampliamento di Ampugnano sarebbe (stato) finanziato, mentre quello, forse più costoso, del potenziamento della rete ferroviaria non ha risorse pubbliche attualmente disponibili. Su questo punto occorre assumere posizioni politiche molto chiare: non si può pretendere una risposta economica immediata agli investimenti in tema di mobilità e si deve attingere a finanziamenti pubblici. Il senso della responsabilità pubblica, che è stato alla base della battaglia per mantenere la banca MPS legata al territorio, mi induce a pensare che anche le spese relative al trasporto pubblico, quando si dimostrino strategiche per lo sviluppo economico e culturale del nostro territorio, debbano attingere agli utili, se non nell’immediato, almeno quelli prossimi futuri, della nostra banca; è infatti vitale che le scelte e le priorità infrastrutturali siano governate in funzione dell’interesse complessivo della società senese. Si tratta insomma di recuperare quella capacità di governo di “sistemi complessi” che è stata la dote principale delle amministrazioni di sinistra del nostro territorio. Questo è possibile, se ad una politica che tuteli il patrimonio culturale e paesaggistico della provincia si affianca una politica che promuova l’innovazione tecnologica, le reti telematiche, il trasporto dei saperi e del lavoro oltre che delle persone. Una politica che finalmente promuova l’efficienza e le capacità di inventare e non solo la riproposizione di cliché politici ormai insufficienti per competere con le sfide moderne.






Finalmente qualcuno all’interno della sinistra parla con capacita’ di analisi e onesta’ intellettuale! Grazie!
Grazie, qualcuno che fa un ragionamento finalmente.
Finalmente qualcuno che parla col buon senso e non guarda agli interessi di bottega! Bravo Marino!
Davvero un analisi interessante e intelligente. Sembra scritto dal prof. Maggi? Sorprende che una tale lucidita’ venga da un filone del PD. I sottomarini sarebbero quasi da votare …!
Sinceramente avevo perso ogni speranza che all’interno del PD senese vi fossero ancora menti libere capaci di ragionare e non condizionate dalle logiche di palazzo.La vostra analisi sulle vicende di Ampugnano, in tutto o in parte condivisibile,rappresenta comunque una buona base di partenza per ragionare seriamente (almeno ora)sulla necessità o meno dello sviluppo di Ampugnano. Sarebbe interessante che il vostro gruppo organizzasse approfondimenti pubblici su questo tema, per aprire un vero dibattito, utile anche ai fini delle scelte che dovranno necessariamente essere fatte dagli Amministratori locali.
Un grazie a tutti, abbiamo pubblicato una risposta più articolata al dibattito iniziato con questo intervento, la trovate qui http://sottomarinisenesi.org/blog/2010/09/ripensare-i-modelli-di-sviluppo/
Se nel PD si comincia a ragionare con competenza sui vari temi, si potrà dire di fare Politica vera, pulita,efficace.Il ragionamento su Ampugnano,finalmente,mi riempie di speranza.Sull’argomento vanno organizzati incontri con i cittadini per riparlarne, unitamente agli Amministratori dell’area. Bene lavoriamo così.Maria