Una recente legge del governo Berlusconi prevede l’affidamento della gestione di alcuni servizi pubblici locali a favore di imprenditori privati e la cessazione degli affidamenti a società interamente pubbliche e controllate dai Comuni entro il 31.12.2011. Il governo Berlusconi espropria così gli enti locali e le comunità locali della libertà della possibilità di scegliere la forma attraverso la quale gestire ed erogare i servizi pubblici locali.
La privatizzazione dell’acqua è un epilogo da scongiurare essendo l’acqua un bene comune e non un bene da commercializzare indipendentemente dalla sua tutela. L’utilizzo sostenibile delle risorse idropotabili del nostro territorio e l’ottimizzazione delle reti idriche sono necessariamente alternative al concetto di privatizzazione della gestione della risorsa. Per chi gestirà la distribuzione saranno infatti maggiori gli introiti quanta più acqua verrà consumata. Questo non può che portare ad un progressivo impoverimento delle risorse idropotabili a disposizione delle future generazioni, fenomeno già in atto a causa della diminuzione delle precipitazioni atmosferiche sul lungo periodo. Si dovranno invece gestire le risorse idriche in funzione di un miglior utilizzo e di una riduzione degli sprechi.
Nei Paesi della UE, dopo sporadici tentativi di privatizzazione di alcuni servizi pubblici locali e dopo aver constatato l’abbassamento della qualità dei servizi ed un vertiginoso incremento delle tariffe, si è registrata una decisa e ferma inversione di tendenza verso la ripubblicizzazione degli stessi (ad esempio il Comune di Parigi ha avviato l’iter di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato).
Consapevoli che l’obbiettivo del quorum di ogni referendum sia difficile da raggiungere, riteniamo che questa battaglia in favore della gestione pubblica dell’acqua rappresenti l’occasione migliore per affermare un valore imprescindibile nelle politiche di sinistra e contrastare la privatizzazione dei beni primari operata dalla destra.
Riteniamo che l’iniziativa referendaria non sia in conflitto con il proposito di una legge di iniziativa popolare sull’acqua i cui tempi però saranno molto lunghi. Sollecitiamo dunque il PD a discutere al suo interno e con la società in merito alle modalità ottimali di gestione delle risorse idropotabili ed a farsi portatore in Parlamento di una nuova proposta di legge volta alla regolamentare della materia in oggetto.
Cambia l’Italia – PD Area Marino Siena
L’acqua pubblica non si svende
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Assolutamente daccordo che si inizi a parlare dell’acqua dentro il PD: l’acqua deve restare certamente pubblica. Il controlllo sui prezzi deve essere assolutamente aderente ai costi effettivi convinti anche che, come spesso nei sevizi accade, non venga caricato dal “costo della politica” come il riciclaggio di ex amministratori a fine mandato, o, peggio ancora, premiare ex dirigenti di partito senza spazio e con scarse capacità.
Franco Savini
Riporto questo annuncio:
Oggi apre il blog: il PD a favore del referendum sull’acqua pubblica.
http://pdacquapubblica.wordpress.com/ per invitare il PD nazionale a cambiare la posizione sui tre quesiti referendari in difesa dell’acqua pubblica, passando da una simpatia ad una attiva adesione alla raccolta delle firme.
Tutto nasce con la spontanea presa di posizione di molti circoli (Pavia, Monza-Brianza in primis) che hanno deciso di appoggiare la raccolta delle firme per il referendum.
Da qui l’apertura della pagina su facebook: “Anche il PD a favore del referendum sull’acqua pubblica” (http://www.facebook.com/pages/Anche-il-PD-a-favore-del-referendum-sullacqua-pubblica/115462725152887).
Crediamo che il Pd, in questa fase di difficoltà debba riappropriarsi di questo tipo di battaglie di civiltà: è il momento delle scelte radicali, è il momento di essere pragmatici e di stare tra la gente.
Invitiamo tutti i circoli, i livelli provinciali e regionali del Pd ad aderire all’iniziativa.