ANALISI DEL NON VOTO

ANALISI DEL NON VOTO

Di Fausto Tanzarella. Sì, il non voto è ancora il problema. Dicono: Grillo ci ha fatto perdere il Piemonte.
Non credo. Chi ha votato 5 stelle, non ci fosse stato quel simbolo non avrebbe votato.
Troppi elettori potenzialmente di sinistra restano a casa, perché non credono più nella
politica dei partiti. Anche da questa valutazione partì, anni fa, il progetto del Partito Democratico,
ricordate? Un partito come quello che avevamo sognato di costruire avrebbe intercettato quest’area
di scontento e disillusione. Ma quel partito non è mai nato, non hanno voluto che nascesse e, temo,
non nascerà mai. Cominciamo, serenamente, pacatamente, a prenderne atto.

Il PD è un grosso partito, ben strutturato, che ha buone ramificazioni in termini di gestione del
potere e amministrazione di clientele in varie zone del paese. A tenerlo in piedi è l’autoalimentazione
del potere in sè per sè (Siena nè è un brillante esempio). Olter a questo c’è la rete
di strutture intermedie, sindacati, cooperative, acli, arci e bocciofile varie che aiutano.
Ma il PD sta pressoché azzerando la sua potenzialità di partito d’opinione, di polo attrattivo di opzioni culturali,
nuovi disagi sociali, fermenti…. E si perde.

Poi è vera anche una cosa che, udite, udite, diceva ieri Alfano a Ballarò (a chiunque, ogni diceci anni, può
succedere di aver ragione): Cota, Polverini, Scopelliti, Caldoro, Zaia, sono tutti,qualcuno abbondantemente, sotto i 50 anni.
I nostri candidati erano tutti in media INPS.

Cioè il partito non si rigenera, non vive un turno over.

Sì, la mia analisi è spietata, ma il medico pietoso fa morire l’ammalato, chi dorme non piglia pesci e chi
non risica non rosica.