Mentre stanno divenendo definitivi i dati delle primarie di domenica 25 ottobre cominciano ad arrivare le prime riflessioni sul voto.
Prima di analizzare il dato nazionale e quello locale è però necessaria una premessa. Spesso ci sentiremo dire che dire che la mozione Marino ha preso voti da una o dall’altra mozione. Si tratta di un errore perché è più corretto dire che le tre mozioni sono cresciute diversamente rispetto ai voti del congresso. Anzi solo la mozione Marino è cresciuta in rapporto alle altre due mozioni, questo perché non doveva convincere gli elettori delle altre mozioni bastava trovarne di nuovi. Come mozione, ne abbiamo trovati molti e, credetemi, abbiamo fatto il massimo per quanto siamo (s)conosciuti. Veniamo ad una breve analisi del voto:
Veniamo ad una breve analisi del voto:
Sul piano nazionale la prima osservazione da fare è la sconfitta completa di un gruppo dirigente: Veltroni, Fassino, Rutelli, Franceschini, Fioroni, ecc. Veltroniani e Popolari hanno avuto il partito in mano per 2 anni e si sono fatti sfrattare. Non solo, è paradossale che quelli che volevano il partito leggero poi hanno fatto peggio alle primarie che ai congressi di circolo.
La seconda osservazione riguarda noi: siamo andati bene, ma potevamo fare meglio.
Giuseppe Civati indica una serie di ragioni tra le quali la mancata enfasi sul programma, la mancata enfasi sul rinnovo della classe dirigente ecc…
Alla mozione Marino è mancata soprattutto la visibilità necessaria sia tra gli iscritti che tra gli elettori. Abbiamo candidato un medico sconosciuto, non troppo telegenico e relativamente nuovo alla vita pubblica.
Allora tra le critiche di Civati la più interessante è quella sul mancato Chiamparino.
Oggi tutti sembrano contenti per l’uscita di Rutelli, prima però dovremmo fermarci un attimo a riflettere: se se ne va l’ex segretario di una delle due componenti che ha fondato il PD, ne resta una solo. Stiamo tornando ai DS? Sono le riflessioni di un “esponente di peso” del mozione Franceschini, da non trascurare.
Il rischio evidente è che dopo questa fase congressuale muoia il bipartitismo perché vince la mozione che più esplicitamente ha criticato la vocazione maggioritaria del PD. Non solo, con il “nuovo centro” di Rutelli forse muore anche il bipolarismo e noi, se il progetto di Rutelli dovesse decollare, rischieremo di ritrovarci a lavorare dentro in un anacronistico partito socialdemocratico, costretto ad allearsi sia al centro che a sinistra, proprio quando questo modello di partito si è rivelato incapace di raccogliere consensi nel paese dove è nato.
Infine non sono chiusi i congressi regionali ma il successo della mozione Bersani è evidente visto che riesce a ribaltare il risultato dei congressi che vedeva Franceschini in vantaggio in almeno quattro regioni.
Sul piano locale la nostra mozione è andata meglio di ogni aspettativa, non avevamo allegri vecchietti da scorrazzare in macchina per votarci, non avevamo esponenti di rilievo del partito con noi, abbiamo candidato persone davvero nuove alla politica eppure abbiamo superato il 10% senza difficoltà.
La mozione Bersani nel Comune di Siena va molto male. E’ un dato talmente evidente che in città si evita di commentarlo.
Facciamo l’appello, le liste a sostegno di Bersani e Manciulli vedevano tra i loro candidati:
- i segretari provinciali del partito e della sua organizzazione giovanile,
- dieci sindaci della provincia incluso quello del capoluogo e dei comuni più popolosi (Castelnuovo Berardenga, Montepulciano, Chianciano Terme, Monteroni d’Arbia, Abbadia San Salvatore, Chiusi, Poggibonsi, Gaiole in Chianti, Colle di Val d’Elsa);
- i due parlamentari eletti nella nostra provincia;
- due (su tre) consiglieri regionali espressione del nostro territorio;
- il presidente della provincia;
- il segretario provinciale della Cgil;
- e, per mettere d’accordo le doppiette, il segretario regionale della Federcaccia e quello provinciale dell’Arci Caccia.
Queste due liste non raggiungono il 50% nel Comune di Siena, sul territorio provinciale solo la lista Bersani nazionale supera il 50% di mezzo punto percentuale, una manciata di voti.
Sembra chiaro che Bersani non avrà la maggioranza assoluta in Toscana, l’avrà invece Manciulli grazie alla lista Made In Toscana che appoggia Franceschini al livello nazionale e Manciulli al regionale. Solo grazie a questo accordo il segretario uscente potrà evitare un faticoso voto di riconferma dell’assemblea regionale.
La lista Siliani per Marino va molto bene sia in provincia che nel comune di Siena. Anche questo non è un dato scontato, visto che potevamo contare molto meno sul voto di opinione per Siliani. Invece la nostra proposta ha funzionato, significa che un po’ del lavoro di propaganda ha raggiunto il risultato voluto, infatti in provincia superiamo la lista Made in Toscana che vedeva candidato capolista il Presidente dell’assemblea territoriale del PD.
La seconda lista collegata a Franceschini non sfonda, 6% al nazionale e meno del 4% al regionale questo nonostante al candidatura del coordinatore provinciale della mozione.
In attesa della proclamazione degli eletti speriamo di avere sette rappresentanti al Assemblea regionale ed uno all’Assemblea nazionale.
Francesco C.






